Il magico mondo dei Let's Play
Dai CD in edicola fino a Youtube

Una mattina stavo tornando da un colloquio di lavoro, molto poco soddisfatto. Camminavo sul lungomare, con il sole addosso. Di tanto in tanto mi trovavo ad intramezzare ai soliti lamenti interni, un pensiero molto fisso e preciso: se il canale Youtube crescesse, potrei fare abbastanza soldi da dedicarmici ed evitare di dover cercare ancora lavoro.

Passione per i videogiochi, un account su quel sito avveniristico che è Youtube ed ecco fatto. Se non avete ancora capito di cosa stiamo parlando, ve lo spiegherò con una frase: monetizzare i video vi porta soldi per chiunque li guardi. Voi potreste definirvi lavoratori, con un numero abbastanza alto di visualizzazioni, di conseguenza. Nessun rischio, fate quello che vi piace, e tutti contenti. Che bel mondo idilliaco.

Lasciamo perdere che, purtroppo, le cose non vanno così. Le leggi di Youtube sono strane e selvagge. Concentriamoci su quello in cui consiste, invece, questo modo di "lavorare" per i videogiocatori: i cosiddetti "Let's Play". Dunque, partiamo con una premessa che potrà sembrare magari nuova a quelli meno "old" nei dintorni: un tempo la parola "video in streaming" aveva lo stesso significato che potrebbe avere la parola "disegno" per un cavernicolo del Paleolitico. Il massimo che si poteva sperare fino ai primi del 2000 e alla comparsa di Flash Player era, con tanta buona volontà, una questione di una mezz'ora per dieci minuti di video da qualche sito che avrebbe aperto il nostro - allora - utile Windows Media Player/RealPlayer/Quicktime per "connettersi" e SCARICARE il video.

Quindi il primo punto è questo: un tempo i video si scaricavano, non per gusto proprio, ma per obbligo e necessità. Il secondo punto, figlio del primo, è: come si vedevano i gameplay di giochi, o video d'informazioni e notizie? Ma elementare, Watson: con i CD, almeno la prima parte.

Ricordo ancora la mia felicità nel comprare le riviste di giochi che oltre alle demo - le quali ho sempre odiato - davano la possibilità, tramite il disco in allegato, di vedere i trailer ed i gameplay del gioco che seguivo. Per me, povero popolano di provincia, aspettare si caricasse un video di cinque minuti su siti sempre sovraccarichi di persone, significava dimenticare l'esistenza di qualsiasi attività informatica per un buon quindici minuti, se non tirava vento forte. Il cd o (raramente) dvd mensile spesso bastava quindi per sedarmi.

Al tempo non c'era nessuna bestialità semantica come let’s play, vlog... c'era provato, giocato, prime impressioni e il resto veniva tutto svolto in religioso silenzio, magari con qualche cero acceso attorno alle casse mentre la demo abbozzata e brutta di un Max Payne o un Gothic ci faceva lanciare dalla finestra i nostri Pentium III già vecchi seguiti dalle candele.

Durò così fino all'avvento - almeno - dei modem a 640kb, momento in cui finalmente si poterono iniziare a guardare video in streaming (con la dovuta calma, e rigorosamente in bassa definizione) sui siti sparsi che al tempo li offrivano. I più nerd ricorderanno con nostalgia i Break.com ed Ebaumsworld di quei tempi, mentre i più piccoli, o semplicemente non anglofoni, gli intramontabili Rivelazioni.com, Tuttogratis, Bastardidentro eccecc... alcuni siti - soprattutto quelli di riviste cartacee o di persone del settore - già si appropinquavano verso le "recensioni in streaming" e un po' tutto quello che oggi sommerge Youtube.

 

 

Che bel nome: il TuoTubo, o TuTubo. Nel 2005 appare come un pokémon selvatico - o all'apparenza un sito di cam e video osé molto curato - su internet, e guadagna prestissimo terreno su altri siti di streaming come Metacafé o Vimeo, arrivando, già nel 2007, ad essere largamente conosciuto. La storia di moltissimi let's player(s) (quasi tutti, perché i professionisti avevano siti propri su cui postare) inizia da qui. Fino ad allora nessuno aveva offerto a chi faceva video un introito SUL video, ma al massimo attorno: io postavo sul mio sito il video, e i banner facevano il resto. Invece, Youtube nel 2007 fa partire il programma di partnership e dà via ai video monetizzati. Oggi adsense ha almeno un milione di persone che incassano, fra cui sicuramente qualche let's player che seguite.

Come siamo arrivati, di preciso, a questo? Si è passati da un ambiente ristretto e strettamente professionale, gestito con ordine, quasi come una trasmissione televisiva o radiofonica pre-registrata, alla briglia sciolta dei let's play "casual". Il "giocato" è diventato "commentary", il "prime impressioni" è un commentary alle fasi iniziali... se quando Youtube ha aperto, molti - incluso me - evitavano i video commentati perché volevano vedere il gioco e basta, ad oggi è prassi cercarsi lo youtuber che ci piace di più e seguirlo, quasi come Youtube e lo streaming ci dessero accesso ad un "sito esclusivo" di quella persona, o di quel gruppo di persone. Addirittura, ormai guardiamo alcuni "show", o serie, come se fossero una puntata di Solletico, o Superquark, o il bollettino del Tgcom. Alcuni siti come That Guy with the Glasses sono nati, addirittura, da Youtube.

Se per certi versi questo ha significato uno "spalmarsi" dei contenuti, dall'altra parte ha segnato indubbiamente l'immensa riduzione di distanza fra i produttori di un gioco, ed i giocatori: io giocatore ho finalmente la possibilità di dire la mia, di condividere con gli altri giocatori, persone come me, i momenti più spettacolari o emozionanti di un gioco, di ricevere le loro critiche e migliorare me stesso in tempo reale, o spingere abbastanza da poter essere di un certo peso nella considerazione di una patch o altro da parte della casa produttrice del gioco.
Dar Nothaft, vice-presidente della Polaris, studio di networking che gestisce PewdiePie, Tobuscus, Yogscast e via dicendo, approfondisce il pensiero:

"People like Felix stand in for the fans. They're the voice of an aspirational fan. People don't want an 8/10 review; they want to share an 'Oh, my God!' moment."

"Le persone come Felix sostituiscono i fan. Loro sono la voce di un fan con delle aspirazioni. Le persone non vogliono una recensione da 8/10; vogliono condividere un momento da "Oh, my God!"

aggiunge inoltre che, secondo lui, è più significativo condividere i momenti belli del gioco, che aiutare a batterlo o darne un voto. Tuttavia viene naturale chiedersi cosa succederebbe se tutti i tecnici, le persone preparate, smettessero di fare il loro mestiere. Alla fine non è poi un pensiero troppo lontano.

Pensandoci... è possibile che oggi, ogni persona con un microfono, delle cuffie, tastiera e mouse, con il suo piccolo o grande canale Youtube, possa risultare né più né meno un piccolo (o gigantesco) editoriale di videogiochi, più o meno serio e professionale? E' giusto che vada così, che i tempi cambino, che l'urlare di terrore mentre si gioca a qualcosa di spaventoso abbia più successo di una recensione misurata? E se così fosse, potrebbe portare un effettivo danno al settore "professionale" del giornalismo videoludico, o addirittura quest'ultimo ne beneficerebbe?

Let's play sull'Ogi Forum

SonoHikizuneMidicediNo! scrive:16/10/2013 - 17:30

Le mie risposte sono:
Si
No
No
Alla terza non si può rispondere si perché coloro che vivono di giornalismo sui videogames sono sicuramente influenzati dal produttore del gioco (non parlo di mazzette od altro ma dal fatto che devono vendere un gioco costato milioni di $). Il risultato è che giochi mediocri (e potrei citarne decine) prendono voti altissime o critiche molto clementi verso difetti enormi...

Ciao

Gamanek scrive:17/10/2013 - 00:04

(non era inteso con offesa "Non ha senso quello che dici", è che ho scritto quello che pensavo XD scusa!)

Gamanek scrive:17/10/2013 - 00:04

In realtà non ha senso quello che dici. Una recensione senza mazzette è influenzata effettivamente soltanto dagli intenti dell'autore: se il gioco è mediocre ma vale la pena giocarlo, farà una recensione in cui dice che vale la pena giocarlo anche se pieno di bug o altre cose. Se il gioco è brutto, dice semplicemente "è brutto, poteva essere fatto meglio" specialmente nel caso ci siano molti soldi di mezzo.

Un recensore che non fa questo, semplicemente fa male il suo lavoro.

Anonimo scrive:14/10/2013 - 10:12

Purtroppo le risposte sono:
-"Sì."
-"No."
-"Sì."

E questo, ahimè, non credo sia causato solo da un'evoluzione dei mass media, ma anche da una vera e propria deriva culturale.
Provate a far caso: siamo in balia di comunicatori (telesisivi, radiofonici ed informatici) che conoscono a malapena l'Italiano, compiendo un vero e proprio strupro della Lingua, della Grammatica e della Sintassi. Ormai, soprattutto per pigrizia, è l'immagine o il video la parte più importante. E se un dinosauro come me osa farlo presente è facile che si becchi irripetibili insulti (che risultano irripetibili anche perchè scritti in linguaggio "SMS"). L'immagine/Il video rende tutto più facile: non c'è bisogno di parlare o di scrivere e il fruitore del video è più passivo che mai. La recensione, frutto di un lavoro serio, costringe al ragionare ed al pensare. Ma adesso, queste un tempo normali funzioni della nostra mente vengono snobbate.
La prova più lampante? Nell'Articolo di Gnupick dedicato a Kingdom Hearts, è intervenuto un/una fanboy/fungirl che ha insultato l'Autore e ha insultato me (scambiandomi per l'Autore), dimostrando di non aver letto per niente il pezzo relativo.
Se la cosa all'inizio mi ha fatto sghignazzare, ora, collegandola a quanto hai scritto, mi riempie di tristezza: per i redattori, come voi, che dovranno (se vorranno sopravvivere) abbassarsi ad un livello, ritengo, poco gratificante per la loro preparazione. Ed anche per i fruitori dei videogiochi, sempre più vicini a diventare una massa di idioti balbettanti capaci di pronunciare solo onomatopee o espressioni stenografiche.

Gamanek scrive:14/10/2013 - 15:18

Purtroppo è l'era dell'immagine, da ormai una cinquantina di anni a questa parte. L'immagine ha il potere maggiore fra tutti i mezzi di comunicazione, ed è oltretutto il più fruibile. Consequenzialmente a questo, tutto ciò che sono parole scritte, statiche e accompagnate da una, due immagini al massimo, diventa terribilmente "lenta" e articolata, rispetto una recensione "video". Più che pigrizia, è assuefazione al mezzo secondo me... non è più facilmente "seguibile" una recensione, se ci si è disabituati alla lettura, no?

Per quanto riguarda il tizio/tizia sull'articolo di Kingdom Hearts... eh, capita, ripeto che alla fine sono "pugni nello stomaco" da leggere, che uno dovrebbe avere il giusto controllo di capire quanto "non sono veri".
C'è di buono che, essendosi tutto semplificato, sia redattori professionisti che non, con una botta di culo possono finire chissà dove :D

Anonimo scrive:14/10/2013 - 17:48

Ma certo, sono d'accordo in linea di massima con quanto hai detto. Oppure, potreste (come "categoria", come redattori) fare, magari in parallelo, una sorta di rivolta culturale e continuare a scrivere le recensioni in stile "old school", in onore di quella grande capacità di incamerare ed elaborare informazioni e ragionamenti che dovrebbe costituire il punto di forza del nostro cervello. Può sembrare ridicolo, ma ho sempre pensato che il punto più alto della Mente umana, a livello intellettuale, sia quella pratica tanto cara alla Filosofia: la capacità di porsi quesiti e di ragionarci sopra. Anche scrivere una recensione, analizzando pregi e difetti di un videogioco, può essere (nel suo piccolo) fare Filosofia, perchè ci si apre al "ragionare".
E questo, con buona pace dello strapotere di YouTube e del suo proprietario Google, con i video non è proprio possibile...

:) Sono un dinosauro, ovvio che cerchi di rimandare la mia estinzione! ;)

Gamanek scrive:14/10/2013 - 22:59

Ti consiglio di fare un salto sul topic del forum :P troverai un buon compromesso con il "rimanere dinosauri" e l'evolersi!

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