Rigiochiamo insieme Diablo 1 - Parte II
Le run di Micartu con Diablo versione GOG

Mi dirigo così verso la cattedrale e, vicino all’ingresso, trovo riverso a terra un abitante di Tristram agonizzante. Con l’ultimo alito di vita, mi spiega che faceva parte del gruppo guidato dall’Arcivescovo Lazarus nelle profondità della cattedrale, in cerca del giovane principe. Ma Lazarus li ha traditi, conducendoli dritti in un’imboscata, dove un demone soprannominato The Butcher (Il Macellaio) li ha massacrati. Mi chiede dunque di vendicare lui e i suoi compagni caduti in battaglia, uccidendo il demone. La prima quest del gioco! Penetro quindi nella cattedrale.

Il gioco è diviso in 4 sezioni composte da 4 livelli ciascuna, per un totale di 16 livelli. Ogni sezione presenta un’ambientazione diversa: la cattedrale, le catacombe, le caverne e l’inferno.

Due caratteristiche molto importanti di Diablo sono la generazione casuale delle mappe ad ogni partita e la lista delle quest variabile. Infatti, prima di ogni livello, il gioco sceglie una missione in particolare da attivare da un roster di due o tre quest; solo tre missioni in particolare ricorrono sempre.

Questo fattore, assieme alla variabilità delle mappe, fa sì che ogni partita sia unica e diversa dalle altre, aumentando la longevità del titolo e salvaguardando il videogiocatore dalla noia.

Eccomi dunque nel primo livello della cattedrale; attivo subito la mappa automatica per orientarmi meglio. Questa appare in sovrimpressione e trasparenza alla schermata di gioco, quindi posso muovermi ed agire tenendola aperta, il fastidio a livello visivo è minimo. Per quanto riguarda il suo concepimento, Blizzard North non ha mai fatto mistero di essersi ispirata a quella minimalista di Star Wars: Dark Forces.

Lo scopo del personaggio in ogni livello è, oltre a risolvere le quest affidateci, trovare l’uscita, solitamente delle scale, più avanti nel gioco dei passaggi, e scendere sempre di più nel dungeon, fino a raggiungere Diablo.
Muovo pochi passi e incontro subito il primo gruppo di nemici. Questo mi dà occasione di parlarvi della feature più importante del gioco: il combattimento. Una volta equipaggiata un’arma nella scheda dell’inventario, semplicemente premendo il tasto sinistro del mouse a ripetizione sopra ad un nemico, prenderemo a legnarlo sulle gengive come se non ci fosse un domani. Semplice no? Beh, ditelo al mio mouse, che dopo una sessione di Diablo vorrebbe andare in vacanza ai tropici.
Comunque, una volta morto stecchito, il nostro avversario può lasciare a terra delle monete o delle pozioni, degli incantesimi o dei pezzi di equipaggiamento, tutte cose che io raccolgo prontamente.

Questo gioco basa il suo gameplay essenzialmente sugli scontri, che sono immediati e semplici da gestire, visto anche il fatto che non si ha la possibilità di parare i colpi che ci vengono inferti. Questo non significa che mi posso lanciare come un kamikaze contro interi gruppi di nemici: morirei dopo tre secondi, visto l’enorme numero di avversari che il gioco mi piazzerà davanti.
Inizio quindi a muovermi con cautela, mettendo in atto le classiche strategie da ARPG: avanzare poco alla volta, in modo da attivare un numero esiguo di avversari, dopodiché sfruttare l’ambiente circostante a mio favore, per esempio piazzandomi davanti ad una porta, evitando così che i nemici mi possano circondare e attaccare tutti simultaneamente.
Il bestiario presente in Diablo è molto variegato, anche se spesso i modelli base tendono a riproporsi. Inoltre, occasionalmente incontreremo dei singoli elementi “potenziati”, distinguibili dagli altri per via del colore, perché dotati di poteri particolari e perché provvisti di un “nome”. Questi mostri sono quelli che, una volta morti, lasciano a terra le armi più importanti: quelle dal nome in blu o dorato. Ma ci arriveremo più tardi.

Con la prime uccisioni, inizio a raccogliere “loot”, cioè denaro e oggetti di tutti i tipi; l’abbondanza di nemici e loot e la semplicità e ripetitività dei combattimenti sono elementi che verranno ripresi e portati avanti, ampliandone il numero a dismisura, prima da Diablo 2 e poi da tutti gli ARPG successivi, che ne cloneranno le meccaniche, rendendoli il marchio di fabbrica del genere.

Comunque, fiero del mio bottino, inizio a riprendere confidenza con l’interfaccia di gioco. Innanzitutto abbiamo un cerchio rosso nell’angolo in basso a sinistra e uno blu in quello a destra e tra i due una “hotbar” di selezione rapida. I due cerchi rappresentano rispettivamente il livello di punti ferita del mio personaggio e quello del “mana”, cioè dei punti magia.
La hotbar è una piccola striscia, composta da alcuni slot, in cui è possibile riporre pozioni e pergamene contenenti incantesimi, di modo da potersene servire al volo con la semplice pressione di alcuni tasti della tastiera.

Brevik ha più volte dichiarato che quest’utilissima funzione venne aggiunta solo negli ultimi tre mesi di sviluppo, prima era presente un piccolo slot per le sole pozioni nella parte bassa a sinistra della finestra di gioco. Sempre durante queste ultime fasi, arrivarono quasi ad eliminare del tutto le meccaniche di attivazione di skill e incantesimi, che prevedono la pressione del tasto destro del mouse, ma per fortuna non lo fecero.

In effetti, il personaggio è dotato di alcune skill, correlate alla sua classe di appartenenza, e di un libro degli incantesimi. Nel gioco è possibile recuperare alcuni tomi magici, attraverso la cui lettura si possono apprendere nuovi tipi di magia, questo ovviamente a patto che, al passaggio di livello, si decida di incrementare il valore della caratteristica “magic”. Nel mio caso, ho deciso di interpretare un guerriero che sia un panzer d’assalto e ho quindi puntato tutto sulla forza fisica (strenght), servendomi del solo incantesimo “Town Portal” (Portale Cittadino), che, una volta lanciato, crea un portale che riporta in città e poi consente di tornare nello stesso punto del dungeon.

Quest’incantesimo è utilissimo, perché a Tristram ci si torna molto spesso: l’inventario è mignon e si riempie in fretta, perciò si possono vendere i materiali in eccesso ai vari PNG e utilizzare il denaro per acquistare pozioni, farsi identificare da Cain gli oggetti magici, o chiedere a Griswold il fabbro di riparare armi e componenti varie dell’equipaggiamento.
Questi beni si deteriorano mano a mano che si gioca ed esistono solo due modi per ripararli: se si interpreta il guerriero, si può utilizzare la skill dedicata tipica della classe, che però accorcerà via via la durabilità degli elementi riparati, oppure ci si può appunto affidare alle sapienti mani del nostro amico fabbro.

Pepin il guaritore vende pozioni per ristabilire i punti ferita, Adria la strega pozioni per recuperare il mana e incantesimi. Da questi due personaggi è possibile acquistare anche delle pozioni che accrescono di un punto le caratteristiche del personaggio. Forse questa possibilità è stata aggiunta per aiutare quei giocatori che, una volta arrivati alle ultime fasi del gioco, si accorgono di aver sviluppato male il proprio alter ego. Nel gioco infatti i nemici uccisi non respawnano, quindi diventa imperativo ripulire bene ogni piano del dungeon e distribuire con accortezza i punti al passaggio di livello.

Deckard Cain, l’anziano del villaggio che ritornerà anche in Diablo 2, è in grado, come dicevo, di identificare armi e pezzi di equipaggiamento incantati, quelli il cui nome è scritto in blu, oppure quelli unici e speciali dal nome dorato. Ho scoperto di recente che i lettori di una rivista di videogiochi chiesero a Blizzard North, durante lo sviluppo, quale fosse l’origine del nome “Diablo” e che da lì Blizzard North indisse un concorso in cui i lettori potevano proporre dei nomi per i personaggi. Uno di questi lettori se ne uscì con “Deckard Cain” e questo nome parve così “badass” a Brevik, da spingerlo a implementarlo in gioco.

Quindi riassumendo, l’unico modo per curarsi e recuperare mana è attraverso pozze e santuari disseminati per i livelli o utilizzando pozioni e incantesimi. In realtà, gli autori del gioco avevano serissime intenzioni di inserire in Diablo meccaniche legate al cibo e al cucinare, ma non ci riuscirono per questioni di tempo. Devo essere sincero: l’ultima volta che giocai a Diablo, venti anni fa, mi servii di un trucchetto che permetteva di duplicare questo genere di oggetti; non che in realtà fosse davvero necessario, pozioni e incantesimi (o il denaro per acquistarli) si trovano in abbondanza, diciamo che, servendomene, avevo evitato tanti fastidiosi viaggi per Tristram. Beh, probabilmente il cheat a questo punto sarà stato debellato dalle varie patch ufficiali che sono uscite per il gioco, io comunque non ricordo più come si attivava, sono passati troppi anni, quindi a questo giro gioco pulito.

Torniamo alla partita: trovo le prime scale e scendo al secondo livello, qui uccido mostri su mostri, trovo i primi pezzi di armatura magici e guadagno il mio primo passaggio di livello. L’atmosfera è cupa e gotica, diciamo che la percezione di quest’elemento è tanto forte oggi quanto lo era all’epoca.

In genere gli ARPG successivi a Diablo 2, ad eccezione di Nox, mi annoiano terribilmente, li trovo vuoti, ripetitivi e dalle meccaniche alla lunga noiose. Al contrario Diablo, nel 1996, mi aveva stregato, vuoi per la varietà dei nemici, per i livelli generati a random ad ogni partita, per le quest che cambiano di volta in volta, o per l’atmosfera di cui parlavo; così ero timoroso di trovarlo invecchiato male, di scoprirlo noioso e obsoleto. Ebbene, no, nonostante gli anni sul groppone, Diablo è ancora piacevole ed estremamente affascinante. Certo, alcuni aspetti che negli anni ’90 colpivano in bellezza, oggi sono molto comuni, ma è un po’ come con quei vecchi film action anni ’80, che visti oggi trasudano ingenuità, ma hanno ancora fascino da vendere.

La mia partita prosegue, i viaggi a Tristram si intensificano: chiacchiero con Gillian, la cameriera della locanda, ricevo una quest da Ogden (il proprietario), faccio conoscenza con Wirt, il ragazzino con una gamba di legno sempre pronto a vendermi qualche chincaglieria, e con Farnham un vecchio guerriero ormai ridotto a ubriacone del villaggio.

Finalmente al quarto livello del dungeon incontro The Butcher, chiuso in una stanza e intento ad affettare con la sua mannaia i cadaveri dei poveri malcapitati caduti nelle sue grinfie. Lo asfalto letteralmente, il mio guerriero è una vera macchina di morte, i paesani uccisi sono stati vendicati! Raccolgo come premio per le mie fatiche la sua mannaia, un oggetto unico dal nome dorato, che in realtà non mi servirà a nulla, ma che ho conservato fino in fondo al gioco come trofeo.

Scendo al livello successivo e scopro la nuova ambientazione, le catacombe, e che, oltre alle solite scale, per salire o scendere di piano, è presente un passaggio che mi consente di tornare al villaggio in modo diretto. Questi “passaggi” sono presenti ad ogni cambio di ambientazione, sono vere e proprie scorciatoie che permettono di utilizzare un pelino meno l’incantesimo “Town Portal”. In questa partita devo dire che sono stato un po’ sfortunato, fino alle fasi più avanzate del gioco non ho trovato armi o equipaggiamento di rilievo e, a livello di quest, mi sono state affibbiate quelle più insipide. Io speravo in quella del re degli scheletri, che permette di scoprire che fine abbia fatto il sovrano di questo regno, padre del principe scomparso, invece mi si è sbloccata quella più banale che prevede il recupero dell’insegna della taverna. Beh, non che le quest siano capolavori di originalità, si tratta sempre di uccidere qualche mostro o di recuperare un oggetto, però alcune sono davvero carine.

Non vi racconterò la mia partita per intero, vi annoierei; sappiate solo che ho affrontato l’Arcivescovo Lazarus e che questa parte di gioco viene introdotta dal secondo dei tre filmati presenti in gioco, oltre a quello introduttivo e a quello della sequenza finale. Cammina, cammina, sono arrivato a Diablo e l’ho sconfitto per benino, dopo uno scontro molto ben bilanciato, non come quelli con i boss presenti in Diablo 2.

Sapevate che non appena il gioco uscì nei negozi, quelli di Blizzard promisero 100$ a chi avesse ucciso per primo Diablo? La cifra venne vinta da un videogiocatore, che per lo scopo si servì di una skill presente all’epoca, che consentiva di scambiare i propri punti ferita con quelli di un mostro. In pratica, arrivò a scontrarsi con Diablo, si fece ridurre in fin di vita, poi scambiò i propri punti ferita con quelli del boss e gli diede il colpo di grazia.
Inutile dire che Blizzard rimosse subito questa skill dal gioco.

A questo punto, assisto al filmato finale, che già all’epoca faceva presagire un seguito, e gioisco che subito dopo non ci siano credits di sorta ad attendermi. Sono diventato allergico ai chilometri di riconoscimenti, stile film Marvel o Assassin’s Creed 2, dove viene ringraziato anche il ragazzo che consegnava le pizze a domicilio. I credits in Diablo ci sono, ma sono a parte, accessibili in qualsiasi momento dal menu principale di gioco. Ah, i bei vecchi tempi!

La mia partita finisce qui, non conosco easter egg o segreti di sorta da sbloccare, però posso raccontarvi l’aneddoto del Secret Cow Level (il Livello Segreto delle Mucche). Per molti anni si è vociferato dell’esistenza di questo livello segreto in Diablo, che ovviamente non c’era, ma il suo mito si diffuse così tanto, da spingere Blizzard a inserirlo per davvero in Diablo 2!

Ad ogni modo, se non si è ancora sazi, il gioco può essere reiniziato in qualsiasi momento dell’avventura, con il personaggio attualmente in uso, dotato di tutti i suoi beni e caratteristiche raggiunte, ma io mi ritengo soddisfatto così. Non sono interessato al gioco multiplayer, come non lo ero all’epoca, anche se so essere una componente estremamente valida di Diablo, perciò non ho testato questa modalità e non posso parlarvene, mi spiace.

Avrete notato inoltre, che fino ad ora non ho citato l’espansione di Diablo, Hellfire. Questo add-on infatti è “spurio”, cioè non venne realizzato da Blizzard North, ma da Synergistic Software per conto di Sierra On-Line. Blizzard non ne detiene i diritti e comunque l’ha più volte disconosciuto (diciamo pure disprezzato) negli anni, quindi GOG non ha potuto ad oggi allegarlo al pacchetto Diablo.

Che dire? Sono felice di essere riuscito a fare un’ultima run “vanilla” a Diablo e ringrazio per questo GOG e Blizzard che l’hanno reso possibile. La loro collaborazione è poi proseguita e sullo store GOG sono arrivati i primi due titoli della serie Warcraft, io però proseguirò la cronaca delle mie avventure passando a Diablo 2. A presto!

Parliamone insieme nell'OGI Forum!

Invia nuovo commento
Il contenuto di questo campo è privato e non verrà mostrato pubblicamente.
CAPTCHA
Questa domanda serve a verificare che il form non venga inviato da procedure automatizzate
                      _  _     _____ 
_ __ ___ _ __ | || | |___ |
| '_ ` _ \ | '_ \ | || |_ / /
| | | | | | | |_) | |__ _| / /
|_| |_| |_| | .__/ |_| /_/
|_|
Enter the code depicted in ASCII art style.