Quiet - Per Cosplay e Action Figures

Dicevo nel precedente articolo sulle donne nei videogiochi, che, per quanto mi riguarda, finché un personaggio è ben caratterizzato, ben costruito e/o ben inserito nell'ambientazione del gioco, non m'importa quanto esso possa risultare maschilista o meno - e facevo l'esempio della Sorceress di Dragon's Crown, personaggio volutamente esagerato in un contesto già di suo esagerato.

Oggi vi mostro un esempio in cui questo non avviene: ecco a voi Quiet, personaggio principale del nuovo Metal Gear Solid V: The Phantom Pain.

Sì, è in bichini. E in collant stracciati.

Quiet è - sarebbe - una soldatessa, nell'universo di MGS, muta. Non capisco, dagli interventi, se non ha la voce o non vuole parlare, fatto sta che nel gioco non emette più di qualche suono, ma è - parrebbe - tosta in combattimento. Combattimento che affronta in bichini e collant strappato. Spero non ci sia bisogno che spieghi perché è un'idiozia, nel senso proprio della parola, che una donna, o chiunque se per questo, combatta in bichini. Idiozia che Kojima, inizialmente, giustifica con:

"Ho ordinato a Yoji [Yoji Shinkawa, character designer di MGS5, ndLan] di rendere il personaggio più erotico, e lui c'è riuscito bene. Recentemente sto facendo personaggi così."
e
"L'obiettivo iniziale è farvi venire voglia di fare il cosplay o di poter creare figures che vendono bene."
Fonte: questo articolo che ha fotografato dei tweet di Maestro Kojima.

Scorno e ilarità hanno seguito queste dichiarazioni, come potete leggere qui. David Ellis, character designer di Halo, ha definito il look di Quiet "disgustoso", vere soldatesse si sono rotolate dalle risate e indignate davanti a questo stupido e insulso "abito", e davanti allo spregio dimostrato per la loro categoria - quella delle donne soldato - e Kojima ha ben pensato di riparare così:

"Forse la parola 'erotico' non era proprio quella giusta per quel che stavo cercando di dire. Quello che sto cercando di fare è creare personaggi unici. Uno di questi è, ovviamente, Quiet. E' un personaggio davvero unico. Volevo aggiungerle questa sensualità. Non doveva essere erotica, ma sexy."

Ecco quindi il problema: Quiet ha quel costume ridicolo perché dev'essere "sexy", non importa se è una soldatessa, e quindi, si presume, più interessata a portare a casa la pelle e ad ammazzare nemici che alle tette - d'altronde, con quel bichini, è evidente che delle tette non gliene importa granché, visto che le basterà correre per due metri perché una le sbuchi dal costume. Non importa quindi se questo costume ha sen- oh, no, scusate! Il designer Jordan Amaro, anche lui all'opera su MGS5, difende Kojima! "Il costume avrà senso col tempo", dice. "Non è gratuito. Fidatevi."
Ci sarà una spiegazione per il costume... magari Quiet è molto povera, e non può permettersi dei pantaloni. Capita. Fidiamoci di Kojima, che, parole sue, vuole rendere il personaggio "unico" e "sexy" (unico, c'è riuscito sicuramente), e vuole vendere tante action figures!

Mettendo un attimo da parte l'ironia, qui c'è davvero un problema: nè Kojima, nè Shinkawa si son preoccupati di creare un personaggio credibile, verosimile, infatti si parla solo di vendite di action figure, di cosplay, di "unicità" (senza altre specificazioni), di "erotismo" e di "sexyness". Il risultato, è, ovviamente, una porcheria inverosimile, fuori dall'ambientazione di qualunque MGS. Per rendere la cosa ancora più palese, questa è la carrellata di personaggi di MGS4:

Sono presenti svariati soldati, tra cui almeno una donna, tutti conciati come soldati. L'ambientazione è quindi abbastanza realistica (per chi volesse fare il pignolo, questo è Solid Snake in MGS5: soldato conciato come tale), e non giustifica abiti "alternativi". In questo caso sì che mi indigno per il maschilismo di Kojima, che lo porta a mettere la "sensualità" di Quiet prima della sua credibilità, come personaggio e come soldatessa.

In questo caso, è palese che il costume sia frutto di un ragionamento secondo il quale una donna, in quanto donna, non è un "vero" soldato, a lei non spettano abiti pratici e decenti, perché per quanto possa essere brava in combattimento, se non è sexy la cosa non importa. E' sexy prima di essere qualsiasi altra cosa. Come hanno fatto notare le vere soldatesse di cui sopra, nessuno prenderebbe sul serio una tipa vestita a questo modo, perché non dà minimamente una sensazione di professionalità; a differenza di tutti gli altri soldati della serie, lei non somiglia a una combattente neanche per sbaglio.

Resto anche basita per l'ottusità dimostrata da Kojima, francamente. Quel costume demente è lì per attirare gli uomini, e direi che dai consensi raccolti su youtube l'obiettivo è stato raggiunto: Quiet è sexy. Ma quale ragazza sarebbe felice, secondo questo genio, di fare un cosplay del genere? Cito da qui, giusto per mostrare che non sono l'unica con questo sentimento: "Ma c'è un elemento di "schifo totale" quando noi come donne genuinamente rispettiamo e amiamo il personaggio che può aver influenzato le nostre vite ad un certo punto, e al quale vengono dati questi costumi di pessimo gusto - creati da uomini, per gli uomini, senza riguardi per le giocatrici donne - quello di fare il suo cosplay, ci si trova immediatamente bollate come "puttane", "sgualdrine", o "coraggiose" non in senso buono (Per Esempio: "E hai il coraggio di girare per la convention quasi nuda/vestita a quel modo?")". C'è differenza fra un costume "sexy" e uno "di pessimo gusto" o anche solo "idiota", e non siamo stupide: la differenza la notiamo benissimo.

Donne e videogiochi, un connubio da Ogi Forum

Le donne nei Videogiochi
Il parere di una videogiocatrice

Sono ormai mesi che si parla un po' ovunque di questo argomento: il sessismo nei videogiochi, o, come sento spesso dire, il sessismo nell'industria videoludica. Non ricordo da dove sia cominciato il tutto, forse dall'episodio del reality Cross Assault, in cui Miranda ‘Super Yan’ Pakozdi si è trovata ad avere a che fare con gli insulti e le molestie di Aris Bakhtanians, il suo team leader, arrivando persino ad abbandonare la partita di Street Fighter VS Tekken perché offesa e sconfortata.
Ad ogni modo, in questi mesi sono fioccati i post sui blog del settore dedicati a vari aspetti della questione, dalle molestie sessuali subite negli uffici, ai pregiudizi che devono sorbirsi le giornaliste inviate alle manifestazioni ufficiali, ai tipi di “forte personaggio femminile” presentati dai videogiochi, al tipo di vestiario che indossa il PG X nel videogioco Y.

L'ultimo caso è quello della Sorceress di Dragon's Crown, e la polemica è iniziata con un articolo su Kotaku in cui Jason Schreier commentava il look del personaggio asserendo che era chiaramente stato pensato da un quattordicenne. Basta dare una rapida occhiata all'immagine qui sopra o all'originale da cui è stata tagliata per capire quali caratteristiche hanno mosso Schreier a scrivere il suo post.

Mi hanno chiesto di esprimere il mio parere sulla questione, in quanto donna videogiocatrice... e la cosa, devo dire, mi ha messa abbastanza in difficoltà, per vari motivi che cercherò di spiegare.
Innanzitutto, sono convinta che il numero di personaggi femminili tettuti e/o irrispettosi della donna in qualsiasi senso immaginabile, sia un fatto infinitamente meno importante di altri argomenti, tipo l'illusione della scelta o cosa rende profondo un gameplay vs cosa lo rende complicato, e cose simili. In sostanza, un videogioco può rappresentare la donna (o gli uomini, i neri, i gay, i politici, gli animali, la religione, i disturbi psicologici, le malattie, scegliete voi) come gli pare, finché è un bel gioco, e penso che le due cose non siano affatto collegate, tranne in certi casi di cui parlerò a breve. Anche prendendo in considerazione solo la storia del gioco in questione, o solo la caratterizzazione dei personaggi, non penso affatto che "tettuta e sessualizzata" sia sinonimo di "irrispettoso". Quindi discutere del ruolo dei personaggi femminili  nei videogame significa smettere di parlare di giochi e parlare di altro: cultura, o società, in questo caso.

Secondariamente, non credo di rappresentare la maggior parte delle donne videogiocatrici in questo aspetto. Quando leggo articoli come quelli sulla Sorceress di Dragon's Crown, il mio commento di solito è: “Bah, le solite lagne per nulla”. Ora, prima che le femministe in lettura mi lincino, provo a spiegare: avete ragione.
Indubbiamente la maggior parte dei personaggi femminili nei videogiochi è sessualizzato, ed è sessualizzato per attirare gli sguardi maschili – e di conseguenza i loro portafogli. D'altronde, proprio ultimamente si è scoperto che se il protagonista di un VG è donna, il budget per il marketing viene più che dimezzato, perché “i personaggi femminili non vendono”, visto che “la maggior parte dell'utenza dei videogame è composta da maschi”. Quindi un PG principale femminile è già considerato un handicap.
Il meno che si possa fare, seguendo il ragionamento di questi signori, è far sì che tali personaggi femminili siano appetibili per l'uomo. Insomma, non si immedesimeranno mai, ma almeno potranno guardarle il culo mentre la fanno correre, e questo potrebbe far sì che sgancino i soldi per comprare il titolo. Trovo la cosa veramente triste e anche un po' squallida, anche se non fatico a credere che i videogiochi con protagonisti femminili vendano di meno, proprio per via del sessismo imperante (o della poca elasticitià mentale, per usare un eufemismo, di molti giocatori maschi).
Ed è anche vero che moltissime personaggi femminili nei videogiochi - come anche in cinema e letteratura - sono costruiti per seguire degli stereotipi quasi sempre denigratori per la donna. Guardate questo episodio di Tropes vs Women , in cui Anita Sarkeesian parla di uno degli stereotipi più famosi, la Damigella in Pericolo.

Però, secondo me, il problema principale in questi casi non è tanto il fatto che la donna viene ridotta a oggetto, o a organi sessuali ambulanti, o che viene mostrata debole e incapace. Quello che mi dà fastidio in questi casi, è il fatto che questi personaggi sono brutti personaggi; non “adatti agli uomini”, semmai “adatti a chi non sente il bisogno/non sa riconoscere una buona caratterizzazione”. Non ci vedo niente di male in un pg femminile sessualizzato apposta per una qualche ragione logica, e molti dei personaggi che sono stati “accusati”, in queste settimane di discussione sul web, hanno una logica nel loro contesto. Isabela di Dragon Age 2, per esempio, anche se non credo sia un personaggio brillante o molto originale, ha una sua precisa caratterizzazione, ed è tettuta, molto scollata e dalle abitudini “libertine”. O le donne di Devil May Cry, gioco che punta moltissimo sui seni che ballonzolano e sul look da super-donne perfettissime dei personaggi femminili che attorniano Dante: in quel contesto è tutto esagerato, sopra le righe, di nuovo non ci vedo niente di male, non mi sento per niente offesa. La Sorceress di Dragon's Crown mi fa lo stesso effetto.
Sì, sono tutti personaggi e situazioni basati su fantasie *maschili*, pensate da uomini per altri uomini, ed è vero che non ci sono videogiochi importanti basati su fantasie femminili – o, se ci sono, non me ne ricordo uno.

Ma, se il personaggio in sé è un *buon personaggio*, che importa che sia o meno maschilista?
Forse la penso così perché sono abituata ormai a vedere che le storie e i personaggi, sia nei videogiochi che nel cinema e nella TV, rappresentano situazioni e persone in maniera quasi sempre antitetica rispetto a quelli che sono i *miei* valori. Quando gioco un videogioco o guardo un film (o leggo un libro), mi trovo quasi sempre ad essere annoiata o proprio a provare disprezzo per gli eroi, i personaggi per cui dovrei tifare, e mi sembra che tutto sia alla storta: vince chi non se lo meriterebbe affatto e i personaggi o le categorie per cui io tengo vengono continuamente bistrattate. Il che ovviamente non vuol dire che io mi trovi sempre davanti a brutte storie e brutte caratterizzazioni, anche se spesso sono porcherie derivate da cliché e buonismo. A volte è solo che l'idea dell'autore di quella storia è diversa dalla mia, e ho imparato a vedere le storie e i personaggi per quel che sono, non con la lente del "come io vorrei che fossero". Quindi applico lo stesso ragionamento alla figura della donna: se è un buon personaggio (cosa che in effetti è raramente, così come i personaggi maschili, ma questo è un altro paio di maniche), l'autore può anche "maltrattarla", o metterla in cattiva luce, non mi sento offesa per forza. Mi sento offesa quando la caratterizzazione è carente, e mi sento offesa prima come cliente pagante che come donna.

Penso che invece di alzare polveroni per ogni quinta di seno di un'eroina e ogni videogioco che non presenti delle donne in ruoli predominanti o alla pari con i protagonisti maschili, bisognerebbe spingere per avere personaggi più *realistici*, e un personaggio realistico può anche essere una donna bellissima e prosperosa, o una donna incapace di salvarsi da sola. A volte si rasenta l'inutile quando si cerca di definire “IL personaggio femminile forte”, cioè, IL modo in cui la donna dev'essere rappresentata in un VG perché non risulti “offensiva” e “irrispettosa verso le donne”. Dico che “si rasenta l'inutile” perché, naturalmente, non si arriva mai da nessuna parte. Se è tettuta e sessualizzata, è una donna-oggetto. Se è femminile e “normale”, significa che la donna non può essere padrona della propria sessualità. Se viene rapita, si mostra che la donna è debole. Se spacca tutti i nemici, significa che le donne “normali” non contano. E sorvolo su tutti gli articoli ridicoli che pretendono che nei VG ci sia un numero di pg femminili pari al numero di pg maschili, così, a prescindere da ogni considerazione sulla trama del gioco, l'ambientazione, e quel che sarebbe logico nel contesto (questi articoli vanno a braccetto con quelli che si battono perché *tutte* le opzioni romantiche in un VG siano aperte a entrambe i sessi, senza considerare la caratterizzazione e il background del singolo personaggio).

Ho anche letto e sentito spesso che questo tipo di stereotipi e in generale il trattamento che riceve la donna nei media, sono causa, o almeno concausa, del generale sessismo che pervade la società. In sostanza, queste opere darebbero un "cattivo insegnamento" ai ragazzi - guardate il video Tropes vs Women, più sopra, o altri fatti dalla stessa ragazza: ribadisce più volte questo punto. Riconosco che questo tipo di rappresentazioni della donna possa alimentare il maschilismo imperante, ma mi sembra come dare la colpa a Superman se i ragazzini volano giù dalle finestre: la radice del problema è l'educazione che si riceve, non aver visto i Puffi da piccoli, e la cosa non si risolve agendo sui *prodotti* della società, ma sulla società stessa. Senza contare che considero abbastanza sciocco porsi il problema "educativo" dell'arte: un autore è libero di esprimersi come gli pare e piace e di mettere in scena quel che vuole, a patto di fare un buon lavoro. Se vuole che il suo eroe sia un torturatore di cani (per prendere una categoria "debole" che mi sta più a cuore delle donne), bene così. La gente lo troverà antipatico e molti smetteranno di giocare, o guardare o leggere la sua opera. Pazienza.

Penso che tutti questi discorsi non facciano altro che chiudere ancor di più “la donna” in un ghetto intoccabile. Un po' come offendersi per le battute politically uncorret: se una categoria di persone non la si può trattare “normalmente”, ma bisogna avere mille cautele per non offenderla, quella categoria non sarà mai normale, sarà sempre vista come “speciale”, bisognosa di più attenzione e aiuto = inferiore a quelle normali. Personalmente, non mi sento una “donna”, ma una “persona”; in quanto tale, non m'importa di interpretare uomini, donne, ermafroditi, asessuati: voglio interpretare *persone*. Se il gioco è caricaturale, non m'importa se c'è la caricatura di una donna. Non ricordo una singola intervista, di qualche autore che ha creato buoni personaggi femminili (Tornquist con la sua April Ryan, per dirne uno), in cui quell'autore abbia detto di aver pensato quel personaggio come donna per le donne: ha pensato una persona, per altre persone.

Naturalmente non è che i problemi con i personaggi femminili nei videogiochi non ci siano, ci sono, e capisco che possa dare fastidio avere per le mani l'ennesima pulzella messa lì solo per fare la gnocca-premio dell'eroe di turno. Nonostante personalmente la cosa mi tocchi molto poco perché, se posso scegliere, interpreto quasi sempre un personaggio maschile, è vero che non si fa quasi nessuno sforzo per pensare al pubblico femminile quando si caratterizzano i personaggi, uomini o donne che siano. Persino per fare i “giochi per le donne” (che non ho idea di quali siano... forse Giulia Passione, o Barbie Fotomodella), a quanto pare le donne non servono.
Ancora escono articoli, pubblicati su riviste cartacee, in cui si parla del “gioco che si tinge di rosa” (sic) quando si nota che il tale titolo è giocato da molte ragazze.
Il sessimo fa purtroppo parte della nostra società, e qui specifico: non solo in ambito videoludico. Leggo spesso che l'industri videoludica "è indietro" rispetto agli altri media, cioè cinema e letteratura... Non è vero. Il cinema non è messo meglio: per ogni Ripley abbiamo mille “Gnokka Tosta-ma-Femminile Che l'Eroe Salverà”, e lo stesso si può dire della letteratura. È miope e offensivo che nessuno “ci” prenda in considerazione, ma di nuovo, non “come donne”, come “persone”. Neanche offrire agli uomini le tettone senza cervello e personalità, come se fossero tutti adolescenti in calore, è molto lusinghiero. Infatti, forse paradossalmente, mi sento più offesa da certe fantasie tutte femminili, scritte da donne e per le donne, in cui il ruolo della donna è quello di “compagna” dell'uomo; lui “cacciatore” e rubacuori, lei che vede solo lui, si dà solo a lui e vive solo per lui. Yuck!

Ma tutti questi esempi sono conseguenze del sessismo nella società, ed è questo il problema che si scorda quando si discute per due mesi sulle tette di Bayonetta.
Il problema è questo.
E questo.
E questo.
Per i non anglofoni: il problema è quando un giornalista, intervistando delle ragazze intente a fare il cosplay di Lara Croft (dai 15 anni in su), inizia l'intervista con una domanda a sfondo sessuale, e quando gli viene fatto notare che le ragazze sono imbarazzate e lui un maleducato, risponde “Sono vestite in modo sexy, se la sono cercata”. il problema è anche quando, ad una festa organizzata dall'ufficio, quelle dove ci si porta dietro moglie e figli, si invitano ragazze che “diventano in topless” (“became topless”, citando il rappresentante della Gameloft, curatrice della feste); il problema è quando alla suddetta festa gli uomini si mettono a fare foto alle tette delle ragazze “diventate topless” come quattordicenni che non hai mai visto luce di paradiso. Il problema è anche quando una giornalista viene inviata ad un E3 e, quando chiede di vedere un tripla A, viene accompagnata al reparto dei giochini di Facebook o, se riesce a trovare e inserirsi nei banchi dei titoli “normali”, le viene negato il pad perché si presume che non sappia giocare.

Questi *sono* motivi per lamentarsi e alzare polveroni; non le tette o lo spacco di un personaggio femminile in un gioco i cui disegni sono evidentemente tutti esagerati.

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