Mickey Mouse Castle of Illusion: Mega Drive e Remake a Confronto
Scontro fra due epoche - Parte 2

Nella prima parte dell'articolo, spiegavo come nessun videogioco Walt Disney in particolare sia mai assurto al livello di eccellenza, sebbene molte case dalla grande notorietà e dal nome spesso altisonante si siano cimentate nell'impresa nel corso degli anni. Non ho acquistato appena uscito sul mercato il remake di Castle of Illusion di mamma Capcom, ma mi sono informato comunque, come un qualsiasi utente, sulla bontà della realizzazione, leggendo un paio di recensioni dai toni discretamente entusiastici. Così, armato di buone speranze, mi sono recato nel negozio on-line di Steam, per eseguire l'acquisto e... e qui ho avuto la prima sorpresa.

Il videogioco non risultava più disponibile alla vendita! Purtroppo, qualsiasi copia del gioco, su pc, viene distribuita appoggiandosi alla piattaforma Steam, non esiste quindi una distribuzione ufficiale DRM-free. "Vabbè," penso un po' scocciato, "procuriamoci il DVD del gioco da Amazon o eBay...", ma ahimè, anche qui scopro che non è più disponibile, se mai fosse esistita una copia fisica del gioco abbinata comunque al servizio Steam. A questo punto, terribilmente scocciato, vado a cercare ancora su Steam una possibile spiegazione logica per questo disservizio e scopro... e scopro che la Banda Bassotti stufa di non apparire quasi mai in questi videogiochi, ha fatto un blitz sequestrando tutte le copie del gioco!

Naaa, sarebbe stato divertente, ma non è ciò che è accaduto... Semplicemente, e in modo molto più banale, in tempi recenti Disney ha revocato i diritti per questo videogioco a Capcom*(vedi nota a fondo articolo), che si è vista costretta a ritirare dal mercato le nuove avventure del Topolone americano. Di solito, quando avviene una cosa di questo tipo, gli utenti che hanno precedentemente acquistato il videogioco da Steam, o dagli altri distributori digitali, possono continuare a usufruirne, mentre chi desidera acquistarlo ex-novo si trova ovviamente impossibilitato a farlo.
Dicevo "di solito", perché, ahimè, in questo caso è successo un marasma: Capcom oltre a ritirare il videogioco dalla vendita, ha disattivato migliaia di chiavi provenienti da rivenditori autorizzati esterni a Steam. Nel mucchio sono stati sicuramente colpiti utenti in possesso di chiavi di gioco di dubbia provenienza, leggasi Kinguin e affini, ma anche videogiocatori in possesso di codici legalmente acquistati da rivenditori autorizzati come Indiegala o Humble Bundle o Gamersgate. "Massì, rimuoviamole tutte!" devono aver sadicamente pensato quei "gegni" (con il "gn") di Capcom.
Il risultato, come dicevo, è stato un vero marasma, con gli utenti incarogniti che chiedevano la riattivazione, coinvolgendo direttamente nella diatriba i negozi on-line dove avevano effettuato l'acquisto. Nonostante ciò, sono stati pochi i fortunati a vedersi riattivare la chiave di gioco, anche se Capcom ha riconosciuto che sono stati fatti “alcuni errori” nell'operazione di rimozione.
Steam in questa situazione ha svolto la parte del leone, lavandosi bellamente le mani di tutto, in perfetto stile Ponzio Pilato. Questo dimostra ancora una volta, se mai ce ne fosse stato bisogno, quanto sia fallace il metodo DRM di Steam, visto che chiunque al primo battito d'ali di un uccello, ci può improvvisamente privare di un bene regolarmente acquistato, ledendo i nostri diritti e facendola franca. In pratica, quando si parla di Steam, bisogna ricordare le mitiche parole di Ash Williams rivolte a Enrico il Rosso nel film l'Armata delle Tenebre: "In questo momento sei il capo di due sole cose: del cazzo e della merda, e anche di quelle per poco."

Comunque, io non demordo e mi affido alla " vera" Banda Bassotti, cioè faccio l’unica cosa possibile al momento: mi affido alla release di un gruppo molto noto di pirati informatici, che magicamente fa comparire nel mio hard disk il gioco, bello installato con la sua iconcina e tutti gli aggiornamenti possibili applicati, compresa la patch che porta gli fps in gioco da 30 a 60. Qui non si parla più di pirateria, ma di giustizia divina e di preservazione artistica di un'opera.

Ma veniamo a noi. Ci sono vari modi per intendere un remake, per esempio, in presenza di un gioco dalla struttura già sufficientemente moderna, ci si può limitare ad aggiornare il suo comparto tecnico, oppure se il videogioco presenta un tipo di giocabilità piuttosto insolito si può effettivamente procedere a un restyling più o meno marcato, che avrà come risultato finale un'opera rivisitata in molte sue parti, dalla giocabilità e struttura riviste e modernizzate e con delle aggiunte ex novo.
Già ai tempi della sua uscita su Mega Drive, come ho spiegato nella prima parte dell’articolo, il gioco non è che brillasse per originalità o che si lanciasse in ardite sperimentazioni, per cui da questo remake mi aspettavo una forte innovazione delle meccaniche
E invece no, alla Capcom hanno pensato di creare un remake che fosse un inno, una celebrazione, un omaggio al vecchio gioco, come se quest'ultimo fosse il capolavoro dei capolavori, l'opera culminante del genio Capcom, la summa dei platform, ma così non era. Il vecchio gioco Mega Drive ha avuto un'importanza storica non indifferente, e vanta uno stuolo di appassionati, ma onestamente mi aspettavo un approccio più realistico: colti i pregi e i difetti del titolo precedente, auspicavo un netto colpo di spugna atto ad eliminare l'obsoleto e il pacchiano, e a introdurre freschezza e innovazione. L'introduzione fa ben sperare, la realizzazione grafica è ovviamente migliorata, viene riproposta la stessa sequenza dell'originale, ma in salsa moderna e con qualche tocco differente.

Non appena termina l'introduzione ci ritroveremo all'interno del castello delle illusioni, e qui c'è la prima delle tre uniche forti differenze tra il vecchio gioco e il nuovo: la struttura del castello. Il castello diventa il centro nevralgico delle operazioni di salvataggio di Minnie, un ambiente diviso su vari piani dove si trovano delle porte che danno accesso ai mondi di gioco.
Per aprire una porta, e quindi accedere alle altre tre porte chiuse che compongono quel mondo in particolare, servono un determinato numero di diamanti, che possono essere raccolti all'interno dei livelli. Per aprire la porta del secondo mondo, per esempio, potremmo aver bisogno di 30 diamanti, per la terza potrebbero volercene 40, e così via. Diciamo che qualsiasi videogiocatore che si rispetti avrà già capito che uno dei tre soli elementi innovativi del gioco è una becera scopiazzatura del castello di Super Mario 64 e della sua struttura.

La seconda scoperta è che la difficoltà del gioco originale è stata totalmente stroncata, in chiara ottica "Dobbiamo permettere a chiunque di terminare il gioco senza troppe difficoltà, da chi non è in grado di tenere un pad in mano, fino al nonno di novant'anni che non ha mai giocato niente in vita sua."
Il gioco è di una facilità disarmante, persino la mossa di attacco di Topolino è stata semplificata: prima bisognava saltare e una volta in volo premere il tasto attacco per eseguire il famoso colpo di deretano di Mickey. Ciò non comportava delle difficoltà incredibili, ma comunque lasciava un margine di errore nelle tempistiche, che poteva portare a perdere una vita; ora invece per uccidere gli avversari basta saltargli in testa e Topolino eseguirà da solo la sua mossa d'attacco.
All'interno dei livelli poi, sarà possibile trovare innumerevoli vite supplementari, e se non bastasse, ogni volta che usciamo da un livello (si può fare in qualsiasi momento) ci ritroveremo nel castello, al cui piano superiore troveremo sempre ad attenderci un bonus vita supplementare... della serie: non riesci a prendere le ottocento vite disseminate per i livelli? Non ti preoccupare, tanto nella hall del castello ne troverai sempre una ad attenderti. Roba che un essere umano dalle capacità psicofisiche appena normali nel giro di mezz'ora arriverà a collezionare almeno 30 vite. Il livello di difficoltà, e questa è la ciliegina sulla torta, non è customizzabile, i programmatori hanno deciso che dobbiamo finire il gioco, in questa maniera, senza faticare, punto e basta. La difficoltà di questo gioco si assesta quindi su quella di un educational game per bambini delle elementari.

A questo punto avevo già i "pilorci", come dice Gwen, ma siccome sono un convinto sostenitore della bontà del gioco del Re Leone e di Aladdin, nonché un pelo masochista, ho deciso di proseguire. Ogni mondo, dicevo, è composto da tre livelli ben distinti, le famose tre porte, e l'ultima porta ci condurrà al boss finale di quel mondo. Le ambientazioni sono più o meno le stesse della vecchia cartuccia, con ovviamente qualche novità. Ma la struttura del gioco è rimasta la stessa: si entra nel livello dalla sinistra dello schermo e si deve proseguire tendenzialmente verso destra fino a raggiungere l'uscita, collezionando vite, diamanti, bonus, zompettando in testa i nemici. Wow, grazie Capcom! Attendevo con ansia il momento in cui qualcuno mi riproponesse un gameplay vecchio di trent'anni! No, davvero, le cose da fare sono solo queste. Alcune boss battle risultano un pelo impegnative, ma niente di particolarmente complicato.

Boss, nemici, livelli, sono ripresi direttamente dal vecchio capitolo, un omaggio\citazione fine a se stessa continua. In effetti il remake di un gioco dovrebbe rivolgersi soprattutto a chi aveva giocato il vecchio capitolo, oltre che alle nuove leve, e qui non si sa bene cosa abbiano pensato mentre lo realizzavano: che senso ha creare un gioco così facile e dalla giocabilità tanto insignificante quando il capitolo d'ispirazione era al contrario piuttosto complicato e difficile? Il risultato finale non può che scontentare i vecchi fan. Allora mi chiedo: a chi è rivolto questo gioco? E purtroppo, o per fortuna, non trovo una risposta.

Il secondo elemento "innovativo" (ormai avrete capito che il mio tono è sarcastico) è la presenza di uno squallido back-tracking: potremo rigiocare i livelli già affrontati per collezionare alcune carte da gioco e dei peperoncini. I peperoncini sono la citazione di una feature di un altro vecchio gioco Disney-Capcom per Mega Drive: Quackshot, dove il protagonista, Paperino, viveva un'avventura tutta sua in giro per il mondo. Un altro classico, un altro platform storico, senza particolari pregi, un Castle of Illusion con protagonista Paperino. Ma lo scopo del back-tracking, vi chiederete voi? Beh, ottenere due o tre (non ricordo) costumi speciali per Topolino (neppure particolarmente belli) e far apparire dei quadretti e delle statue nella hall del castello che descrivono boss e nemici.........
Non riesco a commentare l'inutilità di queste feature e la mancanza di fantasia e creatività dei programmatori, non riesco a trovare dei termini adeguati con cui insultarli. Erano anni che non vedevo un back-tracking così inutile.

La terza sorpresa è invece positiva e consiste nella Boss Battle finale. Nel vecchio capitolo questo scontro era tosto e qui, stranamente, lo è ancora di più. Esatto: dopo aver giocato per ore a un videogioco dalla difficoltà pari a zero, improvvisamente alla Capcom hanno avuto degli scrupoli e hanno inserito uno scontro finale difficile, divertente, fantasioso e ottimamente realizzato. Questo fa arrabbiare ancora di più, perché ci mostra quello che avrebbe potuto essere questo gioco, ma che non hanno voluto e potuto realizzare, accentuando la sensazione di pochezza sperimentata per arrivare sino allo scontro, realizzato invece egregiamente. Vorrei ma non posso, posso ma non voglio.

La visuale di gioco è in 2.5D, i movimenti di Topolino ora sono fluidi e i controlli tramite pad dell'Xbox 360 sono pressoché perfetti; la veste grafica è decisamente carina e ben curata, niente di eccelso, ma comunque piacevole a vedersi. Le musiche sono state ricreate, ma si può decidere di giocare utilizzando la vecchia colonna sonora della cartuccia Mega Drive.

Tirando le somme, ci troviamo di fronte a un gioco realizzato in maniera tecnica eccellente, ma connotato da una pochezza creativa paurosa. Le capacità tecniche per realizzare un gioco valido c'erano e si avvertono, ma chi lo ha ideato, concepito e strutturato, andrebbe escluso dall'industria del videogioco. Queste sono le persone che con la loro incapacità danneggiano l'industria già in crisi creativa. Alla Capcom si sono limitati a eseguire un compitino, così, proprio perché glielo avevano commissionato dai piani alti. Hanno tentato di sfruttare un'ondata di nostalgia da parte di chi aveva amato il vecchio capitolo. Mi sento quindi in dovere di consigliare a chi è incuriosito da questi titoli, di provare la vecchia cartuccia per Mega Drive, ma mi raccomando: fatelo senza nutrire troppe aspettative, affrontando l'esperienza a fini conoscitivi, quasi culturali. Al contrario, posso solo raccomandarmi di non perdere tempo con quell'enorme ciofeca del remake, a meno che non vogliate farlo provare ai vostri figli in tenera età, o che vogliate installarlo solo per vedere di persona se ci sono differenze con il predecessore. Anche in questo caso, potremmo vedere in questa prova un fine didattico: capire cosa non si deve fare a livello creativo quando si vuole realizzare un videogioco. E ricordiamoci i vari 7, 7.5 delle recensioni delle varie testate on-line dedicate al mondo dei videogiochi, ma mi pare più che altro affezionate al fiasco di vino, visto le cantonate che prendono. Ogni volta che siti come Everyeye rifilano un 7.5 in recensione a giochi come il remake di Castle of Illusion, da qualche parte nel mondo un abile developer game indie perde la creatività.

A parte gli scherzi, le mie speranze che Disney sforni qualche killer application ancora sopravvivono, e prima o poi proverò Epic Mickey della Wii, di cui tanti mi parlano bene. La speranza è l'ultima a morire.

Aggiornamento all’articolo, 30 maggio 2017:

Da pochissimo tempo, cioè da un paio di mesi, il gioco è tornato disponibile alla vendita nel negozio Steam, alla cifra di 20 euro. Ovviamente la recensione è stata scritta circa nel mese di Gennaio 2017, quando il gioco non era più disponibile da tempo alla vendita. Probabilmente Capcom e Disney devono aver trovato un nuovo accordo contrattuale, questo però non significa che la problematica delle chiavi legalmente acquistate e poi rimosse sia stata risolta, anzi. Confermo quindi quanto detto nel corpo dell’articolo, e aggiungo questa postilla solo per informarvi che ora potrete tornare ad acquistare e a giocare legalmente questa mezza ciofeca.

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Mickey Mouse Castle of Illusion: Mega Drive e Remake a Confronto
Scontro fra due epoche - Parte 1

L'impero Disney è in continua espansione: dopo aver acquisito i diritti per la realizzazione dei film dei personaggi Marvel, anche Lucasfilm, e con essa i diritti di sfruttamento delle hype di Lucasarts, è entrata in suo possesso.
Da questo evento abbiamo tratto in parte dei benefici, come quello di veder finalmente pubblicati sul sito di GOG i vecchi giochi Lucasarts. Improvvisamente Loom, Zak Mc Kracken, Indiana Jones 3 e 4, The Dig, la saga di Monkey Island, e tutti i giochi ambientati nell'universo di Star Wars hanno fatto capolino nella nostra libreria.

Ma Disney non è nuova al mercato PC. Uno dei primi giochi che un imberbe Micartu, giovane matricola in prima media, ebbe modo di provare nel lontano 1990 fu appunto Ducktales Quest for Gold, un gioco Disney. In realtà la produzione Disney per PC non è mai stata eccessivamente prolifica, abbiamo però avuto la fortuna di vedere arrivare alcune perle, conversioni dirette di giochi platform concepiti per le console 16 bit dell'epoca. Ricorderete tutti per esempio Aladdin e Lion King, giochi tra l'altro presenti nella vetrina di GOG.
In effetti, uno dei primi giochi Disney ad essere uscito per Mega Drive, la console 16bit SEGA, fu Mickey Mouse in the Castle of llusion. Nell'introduzione di questa vecchia cartuccia, il giovane roditore danza felice per i boschi con la sua amata Minnie (che eviterò di chiamare topa o topina per non risvegliare malizie in voi lettori) quando la perfida e vecchia strega Mizrabel, invidiosa della sua bellezza, arriva volando sulla sua scopa, rapisce la giovane top... err Minnie, e la porta nel suo castello con l'intenzione di sottrarle la giovinezza.

A questo punto il nostro eroe, che danza danza con Minnie in campor... err per i boschi, si incavola giustamente con la suocer... errrrr... con la strega che ha fatto saltare tutti i suoi piani ben studiati e si lancia nella classica impresa di salvataggio. Sì, non c'è bisogno di dirlo, i platform Disney quando non seguono fedelmente la storia di uno dei numerosi lungometraggi, non brillano certo di originalità, però li giustifichiamo, riflettendo sul fatto che il miglior platform esistente vede un baffuto idraulico italiano cercare di salvare la solita principessa. Beh... su, un platform deve divertire tramite le sue meccaniche, non chiediamo troppo.
Comunque, Mickey il topolone si intrufola nel Castello delle Illusioni, dove niente è ciò che sembra, e deve raggiungere la torre, inizialmente inaccessibile, dove la strega tiene prigioniera Minnie. Per fare ciò dovrà stendere un ponte dell'arcobaleno, raccogliendo 7 gemme, custodite da 5 boss, ognuno a guardia del suo mondo, celato dietro una delle porte all'interno del castello.

I livelli sono un insieme eterogeneo, l'unico collegamento tra di loro è costituito dai corridoi del castello, su cui si affacciano delle porte che una volta attraversate ci proiettano nei mondi che costituiscono il gioco. Si passa dalla foresta al mondo dei giocattoli, allo studio del mago e via così in un tourbillon di colori e ambientazioni.

In effetti, il gioco era vario e molto colorato, per lo meno dal punto di vista della varietà di nemici offerta e di ambientazioni, non certo nelle meccaniche estremamente ripetitive; la palette grafica a disposizione del Mega Drive era sfruttata in modo eccellente, il sonoro era carino, presentava molte musiche orecchiabili in perfetto stile Disney, e il gioco, a livello di giocabilità, proponeva una discreta sfida. Si avevano a disposizione 3 crediti e una volta esauriti quelli si aveva il game over e si doveva ricominciare il gioco da capo. Nessuna password, nessuna facilitazione, nessun salvataggio: i classici giochi cazzuti dei vecchi tempi, che ti impegnavano per ore e ore, fino a quando non sviluppavi una certa maestria con il pad e riuscivi a terminare il gioco, e ti sentivi un dio in terra, andavi al bar e ti vantavi con gli amici (all'epoca il gentil sesso era ancora utopia).
I livelli sono tosti e alcuni boss ancor di più. Per darvi un'idea più definita, in questo gioco era disponibile una modalità facile, probabilmente concepita come una sorta di tutorial, che se attivata permetteva di avere un assaggio dei vari livelli, ridotti, facilitati e scorciati, senza boss battle e che una volta terminata mandava a schermo una bella scritta che ti consigliava di giocare in modalità normale.

Cosa si può dire di questo gioco? Era il classico videogame Disney dal concept piuttosto semplice, dalla grafica colorata, ben impacchettato e difficile al punto giusto, un gioco onesto che non faceva gridare al capolavoro, ma che mettevi su ogni tanto per farti una bella partita e magari tirare a finirlo. Certo, se lo si guarda al giorno d'oggi bisogna chiudere un occhio sull'animazione davvero legnosa del protagonista e sulla linearità dei livelli, in cui bisogna solamente procedere fino a raggiungere l'uscita.
Ogni 3 livelli ci aspetta una boss battle. Per eliminare gli avversari bisogna far compiere un balzo a Mickey e poi, premendo un altro tasto del pad, farlo ricadere sulla testa del mostro, rifilandogli un colpo di fondoschiena. Insomma, escludendo il tasto Start, si giocava tutto il videogame utilizzando solo due tasti del pad.

Questo videogioco ebbe un discreto successo: a quei tempi SEGA era (ancora) sinonimo di qualità; ci furono anche un paio di porting a 8 bit per Game Gear e Master System e successivamente alcuni seguiti sempre per le vecchie console SEGA.

Effettivamente, Mickey Mouse Castle of Illusion fa parte della seconda ondata di titoli Disney uscita per Mega Drive in un momento successivo al rilascio della console, con lo scopo di valorizzare al meglio la macchina, prima dell'uscita di Sonic. L'intento venne raggiunto: il titolo fu largamente apprezzato dalla critica e dal pubblico dell'epoca. Onestamente, non ricordo un ragazzino che pur possedendo la console non avesse in casa questa cartuccia. Oggigiorno molti tendono a considerare questo titolo come uno dei migliori platform mai realizzati, Retrogamer per esempio lo pone al 25° posto, ma io non sono d'accordo. Il titolo non presenta la giusta varietà di meccaniche di gioco, si può solamente zompettare in testa ai nemici in cerca dell'uscita dal livello, Super Mario 3 per SNES (come anche altri platform dell'epoca) per esempio, con i suoi segreti, bonus, trasformazioni e variazioni nelle dinamiche di gioco, dista anni luce, galassie, da questo titolo.

In realtà, è proprio la storia dei videogiochi Disney a essere particolare... che io ricordi, negli anni uscirono numerosi titoli sia per console che per computer, ma mai si ebbe un vero e assoluto capolavoro. I videogiochi Disney erano dei piacevoli passatempi, spesso molto ben realizzati, proprio come in questo caso, ma mai capolavori veri e propri, e anche questo videogioco non fa eccezione. Il suo valore storico è indiscusso, ma non siamo comunque di fronte ad una killer application. Comuque, chi volesse recuperare questa vecchia gloria, potrà farlo scaricando la rom Mega Drive e uno dei tanti emulatori del Genesis.

Sono passati molti anni dall'epoca in cui provai questo videogioco a casa di un amico e rimasi piacevolmente sorpreso nel 2005 quando Sega annunciò che avrebbe creato un remake di questo titolo, portandolo, oltre che sulle principali console, anche su PC tramite Steam. Però al momento della sua uscita valutai il prezzo del gioco un pelo eccessivo per un platform e quindi, dopo averlo messo in wishlist, decisi di aspettare un taglio di prezzo, vuoi che fossero i saldi Steam o un altro tipo di promozione. Sul ricordo delle partite al videogioco per Mega Drive mi sono deciso solo oggi, nel 2017, a "tentare" di acquistarlo, per recensirlo e fare un confronto con il vecchio gioco Mega Drive. Come sarà andata? Ve lo dirò nella seconda parte dell'articolo.

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Remake, ancora remake

Giusto qualche giorno fa ci domandavamo dove ci avrebbe traghettato la crisi creativa che attanaglia i nostri videoludici tempi (parlando del nuovo DuckTales). Ci chiedavamo inoltre cosa poteva nascere di buono dal remake di un altro titolo storico firmato Disney (la Disney pigliatutto degli ultimi tempi) ma portato alla ribalta dalla SEGA del 1990, Castle of Illusion Starring Mickey Mouse.

In un periodo nel quale anche la stessa Capcom prende le distanze dalle operazioni di rispolvero dei picchiaduro classici, torniamo a concentrarci sui suddetti due titoli, con nuovi importanti dettagli ed alcune considerazioni in appendice.

Il nuovo DuckTales non godrà di un semplice upgrade grafico ma porterà con sé una ventata di nuove features, quali stage inediti o comunque sviluppati meglio ed una trama più approfondita grazie agli stacchi (chiamarli cut scenes è veramente troppo, considerando gli anni che porta il titolo originale sul groppone) aggiuntivi che andranno a tappare alcuni buchi narrativi che la versione NES non si degnava di colmare. D'altronde era un action puro, ai tempi non serviva aggiungere altro.

Qui invece i nostri avventurosi paperi saranno tirati in gran spolvero, addirittura doppiati e ci spiegheranno in dettaglio le loro vicissitudini (anche se la voce scelta per Scrooge non ci piace affatto, diciamocelo). La legnosità del pogo-salto sembra essere stata trasportata nel più pedissequo dei modi, sebbene le nuove animazioni mitighino movimenti tanto elementari quali erano gli originali. Non ci resta quindi che incrociare le dita.

Sul versante SEGA abbiamo, attraverso il trailer ufficiale di Castle of Illusion (lo “starring” l'abbiamo messo da parte, tanto ormai con tutti gli Epic Mickey che sono falliti usciti, sappiamo benissimo chi è il Topo Michele), la conferma che non si tratta di una mera riproposizione del titolo originale, ma vi è l'aggiunta della terza dimensione, il che comporterà alcune varianti nelle meccaniche di gioco. Chissà quanto i nuovi scenari differiranno da quelli incontrati nel classico per Mega Drive!

Adesso due brevi considerazioni in merito. Gli annunci di nuovi remake si susseguono con una frequenza ancora davvero alta negli ultimi mesi. Giusto l'altro giorno Nintendo nel suo Direct annunciava remake per The Legend of Zelda: A Link to the Past, Yoshi Island, Donkey Kong Country Returns (a dire il vero più un porting) e la domanda sorge spontanea: la carta dei remake è davvero l'unica da poter utilizzare in tempi “a rischio” come questi, quando l'investimento su nuove IP risulterebbe davvero al di là della portata di uno studio o di un publisher di grande/media portata in caso di fallimento nelle vendite?

Il risultato non è scontato (leggasi la Capcom dei picchiaduro di cui sopra) ma a quanto pare il filone dei “rifatti” sembra restare saldamente sul podio delle preferenze dei publisher, almeno quanto quello dei sequel sicuri, al momento.

Un altro breve spunto di riflessione. Tali operazioni, a chi sono rivolte veramente? Al trentenne nostalgico o alla nuova guardia che “mi piace più il presente, del passato non me ne frega niente” (citando l'ultima puntata di Archeologia Videoludica, perdonatemi l'autoreferenzialità) e quindi riportiamo alla luce i vecchi titoli aggiornandone meccaniche e gameplay e vediamo se vendono? A noi quest'ultimo interrogativo non tange, perché conosciamo bene la risposta, vero?

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Potete trovare il Prof. Jones anche su Archeologia Videoludica

Castle of Illusion: nuovo remake in arrivo?

Sembra proprio che la corsa al remake stia coinvolgendo a pieno titolo i personaggi disney: dopo il ritorno dei DuckTales ecco arrivare anche il rifacimento di Castle Of Illusion, storico titolo con protagonista il topo più famoso del mondo.

Il teaser che vi proponiamo sembra essere alquanto interessante, soprattutto per le atmosfere che potrebbe portare sui nostri monitor, per un titolo che è previsto per l'estate del 2013. Si prospetta una calda stagione per gli arcade!

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