I Consigli del Drugo - Parte III
Raccolta libera di mini-recensioni sui videogiochi

 
E rieccoci al terzo e ultimo (per ora) appuntamento con "I Consigli del Drugo", prima di salutarci per le vacanze estive e correre a rintanarci in qualche fresco rifugio (e portate la borsa del bowling!). Stavolta troviamo alcuni titoli esclusivi per dispositivi mobile (Android e iOS), purtroppo di qualità non eccelsa e non mancheranno le avventure grafiche, genere piuttosto popolare nella tana del Drugo.
 
Non resta che immergervi nella lettura delle mie mini-recensioni e, come al solito, non dimenticate di scrivermi le vostre opinioni e impressioni se deciderete di provare qualcuno dei titoli in esame (per trovarli cliccate sempre sui titoli!).
 
Buona lettura e ... Felice Natale! (...solo un tragico espediente per invocare la frescura invernale)
 
 
Graziosa reinterpretazione in chiave fumettistica della classica avventura grafica. Non è la prima volta che si tenta di veicolare un messaggio ecologista attraverso un'avventura grafica rivolgendosi ad un pubblico giovane (ricordiamo la serie di EcoQuest della Sierra), ma stavolta la storia è spiccatamente umoristico-demenziale, irriverente, con una certa vena di cinismo. Gli enigmi sono ben costruiti e onesti, peccato non vi sia un sistema per segnalare gli hot spot, ma resta comunque un'avventura alla portata di tutti, compresi ragazzi e neofiti. Qualche citazione videoludica strapperà un sorriso al giocatore più maturo. Speriamo di non attendere troppo per il secondo episodio... e che sia ancora gratuito.
 

CONSIGLIATO

 
 
 
 
Piccolo gioco per Android, semplicissimo nel concept, ma alquanto ostico. Find Frank comprende quattro livelli (l'ultimo aggiunto con il recente aggiornamento, il cui pregio è stato anche di eliminare i molesti banner pubblicitari), tutti labirinti nei quali districarsi alla ricerca dei pinguini Willy e Nigel e riportarli tra le braccia (sudicie) del clochard Frank prima dello scadere del tempo, evitando intanto le trappole mortali disseminate lungo il percorso. All'inizio della partita potremo scegliere liberamente il livello di partenza, non c'è nessuna progressione, sempre lo stesso "maze game", cambia solo lo scenario (bosco, deserto, foresta maledetta...). In caso di successo il punteggio è calcolato in base al tempo residuo. Il problema è che lo schema del labirinto muta ad ogni partita, il che aumenta la longevità del gioco, o almeno dovrebbe... a mio avviso la frustrazione e la ripetitività stroncano il divertimento dopo alcune partite! 
La colonna sonora è carina, sebbene alla lunga risulti alienante. 
Insomma Find Frank è tutto qui, niente di più, niente di meno, un giochino senza pretese, uno scacciapensieri ad "alto tasso di bestemmie" con un comparto tecnico mediamente carino e curato.
 
Nota: sono trascorsi oltre tre anni dalla mia recensione, pubblicata in origine su Play Store, intanto pare vi siano stati ulteriori aggiornamenti, almeno sino al Febbraio 2017, con l'introduzione di nuovi personaggi. Il cuore del gioco è ovviamente lo stesso, ma non è da escludere qualche significativo miglioramento.
 

SCONSIGLIATO

 
 
 
 
Father and Son è il primo e unico videogioco prodotto e sviluppato da un Museo, per la precisione dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli. L'opera, distribuita gratuitamente per piattaforme iOS e Android, si rivela subito esteticamente intrigante, grazie al contributo di Sean Wenham, già autore di "The End of The World", col quale condivide le meccaniche e l'idea della narrazione tra passato e presente; purtroppo delude nettamente sul piano dei contenuti. Un'avventura interattiva con finalità principalmente promozionali, spesso stucchevole, banale, talvolta persino melensa e traboccante di luoghi comuni. L'istanza promozionale del gioco è assolutamente preponderante e si percepisce in ogni dettaglio, la storia padre-figlio non è che un mero pretesto per un continuo, ossessivo autoincensamento campanilistico. 
Dal punto di vista videoludico un titolo dimenticabile.
 

SCONSIGLIATO

 
 
 
 
I primi anni Duemila, gli amori universitari, Windows 98, le chatroom, MSN, le lunghe chiacchierate serali alla pallida luce del monitor, la tastiera suona compulsivamente "TIC-TIC-TIC", le parole piovono sullo schermo, le emoticon rimbalzano e ammiccano, le attese paiono interminabili tra un segreto sussurrato e una tenera confessione, le anime nude avvinghiate danzano in un teatro virtuale dei sentimenti, risate e lacrime, illusioni e delusioni, un mondo di bit e byte ... e poi, naturalmente, la realtà: cruda, spietata, violenta, feroce.
Emily is Away non è solo un simulatore di chat, neppure particolarmente brillante e immersivo ad essere onesti, tuttavia, per chi ha vissuto quegli anni, può rivelarsi un'esperienza epifanica: disturbante, frustrante, amara eppure, allo stesso tempo, dolce e nostalgica. Gli anni dell'università passano, le situazioni cambiano e persino le persone, ma certi sentimenti sono pressoché immuni al potere del tempo, come enormi blocchi di granito, cristallizzati nell'anima e nel cuore.
Ma Emily è andata via... Emily non c'è più.
E non tornerà.
Forse.
 

CONSIGLIATO

 
 
 
 
Sogni è una fiction interattiva, vissuta attraverso "gli occhi" di un detective cieco (!) dotato di poteri medianici, alla ricerca di qualcosa... Un mondo oscuro, di contorni, di sagome e suoni, visioni di luoghi, un misterioso faro. Nonostante le premesse potenzialmente interessanti, Sogni non mi ha impressionato e nemmeno appassionato. Tecnicamente sarebbe quasi pregevole, soprattutto il comparto grafico, tuttavia molti elementi destano qualche perplessità: i sottotitoli scorrono a volte troppo velocemente, il font lillipuziano, gli errori grammaticali (non perdonabili refusi, ma classici errori frutto di antiche lacune scolastiche), l'impossibilità di salvare o anche soltanto di mettere in pausa. L'ultimo problema, immagino, derivi da una scelta voluta - sebbene discutibile - tesa a spingere (o meglio, costringere) il giocatore a vivere un'esperienza narrativa fluida e continuativa della durata approssimativa di un'ora. Il gameplay è inesistente: un minimo di esplorazione, clicca qui, premi lì, seguendo le indicazioni a schermo spesso incoerenti. Il punto di forza di Sogni dovrebbe infatti risiedere nella sua storia. Purtroppo è proprio sul piano della storia che sono rimasto più deluso. La storia semplicemente... non cattura, non trascina, non appassiona... è terribilmente debole, ed il concept non è neanche particolarmente originale. Del resto si tratta della prima parte di una vicenda che, presa singolarmente, nella sua incompletezza, si rivela nettamente insufficiente e inconcludente: molto male per un gioco che dovrebbe reggersi quasi esclusivamente sulla narrazione. 
Una sperimentazione tecnicamente dignitosa, ma nulla di lontanamente rilevante nell'attuale panorama videoludico amatoriale.
Peccato. 
Il giovane autore ha recentemente pubblicato una nuova avventura che parte dalle premesse di Sogni per arrivare, si spera, a un'esperienza più consistente, matura e accattivante: il titolo è Amber County. Non resta che provarla.
 

SCONSIGLIATO

 

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If Comp 2015, le prime recensioni

È iniziato l'If Comp 2015, e il nostro obiettivo è recensire, con il vostro aiuto, quante più avventure possibile. Vi presentiamo quindi le prime recensioni, a opera mia (Gwenelan) e di TheAncientOne. Ricordiamo che potete trovare le regole per partecipare alle recensioni e per prenotare le avventure in questo post.

E ora, bando alle ciance, vi lasciamo ai titoli!

 

5 Minutes to Burn Something!
Alex Butterfield
(a cura di TheAncientOne)

5 Minutes to Burn Something!
è il gioco di esordio di Alex Butterfield, che evidentemente conosce bene il genere, perché esordisce con un titolo confezionato ad hoc per l'IFComp.
Il titolo è quanto di più classico ci possiamo immaginare: scritto in Inform, ironico, con una protagonista fuori di testa, ambientato nell'appartamento del protagonista (composto da 5 ambienti subito accessibili, ma nella sostanza è quasi un one-room game), a tempo, con alcuni risvolti imprevisti nel finale. Insomma la ricetta storica di molti dei titoli che hanno vinto l'IFComp.
Come tutte le cose classiche e tradizionali, anche 5 Minutes to Burn Something! funziona in modo meraviglioso. Senza essere troppo semplice, è tarato alla perfezione sulle due ore della competizione: se in quel tempo non l'avrete ancora finito, probabilmente ci sarete andati molto vicini. Senza considerare l'ottimo sistema di hint progressivi inserito nel gioco.
Richiede un po' di lateral thinking per risolvere certi enigmi e molte situazioni sono al limite del surreale. In questo ricorda molto l'impostazione generale di Violet [LINK]. Già visto, ma comunque apprezzabile, il modo in cui ci presenta la protagonista (e il suo ex ragazzo) in maniera non invadente attraverso la descrizione della sua casa.
5 Minutes to Burn Something! diverte e si lascia giocare, alternando bene esplorazione e risoluzione di enigmi. È ben programmato, ma pecca gravemente in un paio di situazioni in cui costringe il giocatore a trovare il verbo giusto (e una in particolare richiede una buona conoscenza dell'inglese).

Voto = 8

Consulta la mappa di 5 Minutes to Burn Something!
 

Arcane Intern (Unpaid)
Astrid Dalmady

(a cura di TheAncientOne)

Astrid Dalmady è una nuova autrice di interactive fiction approdata come molti altri a questo genere attraverso Twine; Arcane Intern (Unpaid) è il suo quarto titolo in due anni.
Il gioco è strutturato in tre capitoli e racconta la storia di una ragazza qualunque che ottiene un lavoro non pagato di stagista in una società di maghi. L'atmosfera che si respira è palesemente quella dei romanzi di Harry Potter, quella cioé di un fantasy scanzonato che non riesco proprio a farmi piacere fino in fondo. Nel gioco tutto questo è ancora meno convincente che nei romanzi, perché l'autrice è costretta a mettere in scena il mondo di gioco in poche righe e quindi tutto funziona solo nella misura in cui il lettore conosce e riesce ad ambientare nella sua mente il gioco nell'universo creato dalla Rowling.

Il primo capitolo pone le premesse della storia e dell'ambientazione, e... lascia abbondantemente delusi.
Il secondo capitolo ci mostra la noia del lavoro di stagista non pagata attraverso un'esplorazione del magico Otherworld, che ha tutti i tratti di un rpg convertito a Twine: è noioso.
Arcane Intern (Unpaid) trova un minimo di senso solo nell'ultimo capitolo, con finali multipli, in cui si capisce con più chiarezza la vera natura del gioco: una critica (molto soft) al mondo del lavoro precario e interinale, raccontata attraverso la magia, triste simbolo di quella misteriosa barriera che separa inesorabilmente tante persone capaci dal mondo chiuso e segreto del lavoro.
Una fiaba moderna e abbastanza delicata, che trova un po' di significato solo nel finale, ma che non riesce ad appassionare o a lasciare davvero il segno. Solo sufficiente (anche grazie a un'ottima programmazione).

VOTO = 6

 

A Figure Met in a Shaded Wood
Micheal Thomet

(a cura di Gwenelan)

Siamo un vagabondo perso nei boschi, con una sacca in spalla, e veniamo approcciati da uno strano individuo in una radura, che ci vuole leggere la fortuna. Questo il succo dell'avventura in Twine di Michael Thomet, che non fa subito una bellissima impressione a causa di qualche errorino grammaticale – sicuramente delle sviste, ma fastidiose. Il “tema” delle scelte e del destino viene mostrato in modo furbo, che lascia piacevolmente sorpresi alla seconda giocata, ma che non è così profondo come vorrebbe apparire. Niente enigmi, lascia un po' il tempo che trova. Carini i richiami al Viaggio del Folle qui e là.

Voto = 6

 

Emily is Away
Kyle Seeley
(a cura di Gwenelan)

In questa avventura di Kyle Seeley, chatteremo con Emily, una nostra compagna di liceo che, con il passaggio al collegge, potremo frequentare molto meno. Il gioco si basa sul cambiamento della nostra relazione con Emily negli anni, in base a scelte di dialogo che potremo compiere di tanto in tanto. Dal momento che ci troviamo in città diverse, potremo contattare Emily solamente tramite chat – l'interfaccia simula il messenger windows di tanti anni fa. Avremo 3 scelte di dialogo fra cui scegliere, di volta in volta, per rispondere alle frasi di Emily, ma per far comparire la risposta prescelta dovremo battere dei tasti a caso sulla tastiera. Bei dialoghi e realistica la piega che prende la storia dopo un po'. Nelle due orette in cui ho provato il gioco, però, non sono riuscita a far uscire la relazione da quelli che mi paiono due binari pre-determinati, nonostante abbia cambiato più volte le mie scelte. Molto verosimile e graziosa l'interfaccia, che ricorda un po' il mood di Digital – anche se dover cliccare ripetutamente per scrivere le frasi è un po' noioso.

Voto = 7

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