Cestinando il Trash del TRS-80
The Digital Antiquarian (traduzione ufficiale italiana)

Nel 1980 il panorama dei microcomputer appariva molto diverso rispetto ai tempi in cui la “trinità del 1977” irruppe sulle scene. Per gli hacker e gli altri utenti pionieri che ne avevano decretato il successo, il TRS-80 era un passo verso la sanità mentale (almeno rispetto alle follie da saldatori di chi si era costruito l'Altair in garage partendo da degli schemi e da un ammasso sciolto di chip), ma... si trattava proprio solo di un passo. Possedere e far funzionare un computer era ancora costoso e difficile, e alla domanda che era sulle labbra di mogli e fidanzate di tutta la nazione ("Ma, esattamente... a che serve?") in realtà non c'era ancora alcuna risposta veramente convincente. Tuttavia già nel 1980 le cose iniziavano a cambiare, quanto basta almeno perché dei segmenti di popolazione iniziassero ad acquistare computer non per il mero fascino della tecnologia in sé, ma piuttosto per ciò che la tecnologia avrebbe permesso loro di realizzare. E questo per merito del lavoro di tutti quegli utenti pionieri, che avevano hackerato come pazzi per creare delle cose utili che avessero potuto giustificare il tempo investito secondo gli standard dell'economia di mercato (e cioè in termini di dollari e centesimi), il tutto per potersi così permettere altro tempo per... hackerare ancora.

Oggi la più celebrata di queste prime "killer application" (tale, forse, per essere comparsa nel documentario  The Triumph of the Nerds) è VisiCalc, il foglio di calcolo il cui approccio di base è ancora oggi echeggiato da quel Microsoft Excel che tutti noi conosciamo e amiamo (?). Introdotto alla fine del 1979, VisiCalc ha dato ai commercialisti, ai piccoli imprenditori, e perfino agli utenti comuni delle ragioni per possedere un microcomputer: che fosse per calcolare le tasse, o per preparare le fatture, o anche solo per tenere il saldo del blocchetto degli assegni. Ma ci sono anche altri esempi. Il primo rozzo programma per scrittura si chiamava The Electric Pencil, ed era perfino antecedente alla “trinità del 1977”, essendo apparso nel Dicembre 1976 per i primissimi computer assemblati a partire da un kit. Ci volle però WordStar per rifinire il concetto di programma di scrittura in uno strumento flessibile e abbastanza potente da poter rimpiazzare le costose macchine da videoscrittura che al tempo della sua pubblicazione nel Settembre 1978 occupavano ancora le scrivanie di tutte le segretarie della nazione. Invece dBase (il primo database relazionale programmabile per i microcomputer) fece la sua comparsa nel 1979. E poi, anche se venivano menzionati apertamente solo raramente come una buona ragione per acquistare uno dei primi computer, c'erano i giochi, sempre presenti come una sorta di piacere proibito e segreta motivazione all'acquisto. Nel 1980 i giochi per computer erano ancora grezzi e limitati, ma crescevano a passi da gigante (sia nelle ambizioni che nelle vendite) mano a mano che spuntavano i primi publisher specializzati nell'entertainment (come la  Adventure International) e che i nuovi microcomputer (molto più adatti al gioco) iniziavano ad apparire sulla scia dello scalpore suscitato dalla console Atari VCS, che iniziò a diffondersi sul serio in tutta la nazione durante il periodo delle feste del 1979.

Ah, sì, le nuove macchine. Mano a mano che le nuove applicazioni mostravano quanto potevano essere utili e/o divertenti i computer, sia a lavoro che a casa, e mano a mano che le vendite rispondevano di conseguenza, tanti nuovi attori si affrettavano a gettarsi nel mercato. Alcuni, come lo Exidy Sorcerer e il Texas Instruments 99/4, vi trovarono ben poche soddisfazioni, diventando solo delle note al margine e degli oggetti per il moderno collezionismo. Altri invece portarono con sé dei significativi sviluppi tecnologici e culturali. Prima o poi ci occuperemo di loro, ma in questo articolo lasciate che provi a mettere un po' di ordine (vale a dire a costruire alcune categorie) nel pazzo intreccio dei microcomputer disponibili al pubblico nel 1980. Stranezze come il TI 99/4 (il primo microcomputer a 16 bit del mondo, basato su una CPU ideata dalla stessa Texas Instruments) a parte, la maggior parte dei computer erano basati su due CPU distinte, entrambe con architetture a 8 bit.

Erano l'Intel 8080 (il chip al cuore dell'originale "computer da assemblare" Altair e degli altri suoi contemporanei) e lo Z80 (una CPU per lo più compatibile prodotta dalla Zilog, che tuttavia offriva un design più flessibile ed efficiente); questo ultimo -come forse vi ricorderete- era il chip che la Tandy aveva scelto per il suo TRS-80. Al di là del TRS-80, che rimase nel bene e (come vedremo tra poco) nel male una cosa a parte, queste macchine generalmente montavano il primo sistema operativo "platform-agnostic" [tecnologicamente neutrale] ad ampia diffusione: il CP/M (Control Program for Microcomputers ["Programma di Controllo per Microcomputer"]). Sviluppato da Gary Kildall all'alba dell'era dei microcomputer e pubblicato dalla sua società Digital Research, il CP/M era l'MS-DOS (o, se preferite, il Microsoft Windows) di quest'epoca, uno standard -di fatto, se non ufficiale- che consentiva a un ampio numero di produttori di condividere software e informazioni (a dire il vero ci sarebbe anche un collegamento più tangibile fra CP/M e MS-DOS: a seconda di chi è l'interlocutore, l'MS-DOS originale del 1981 era o "ispirato dal" CP/M o addirittura un'opera di spudorato reverse engineering di quello. Ma su questo argomento torneremo sicuramente in futuro...).
Però, perché un computer potesse far funzionare il CP/M, aveva bisogno di due cose: di una CPU Intel 8080, o Zilog Z80, e di un certo design standard del bus per le comunicazioni con i  "disk drive" e le altre periferiche, noto come S-100; un design che risaliva al primo Altair. (AGGIORNAMENTO: Come giustamente segnalato da Jonno nei commenti, strettamente parlando l'S-100 non era un requisito necessario per far funzionare il CP/M).

Il CP/M, e le architetture basate sulle CPU Intel e Zilog su cui funzionava, divennero l'ambiente standard per i microcomputer "seri" della fine degli anni '70 e dell'inizio degli '80, quelli cioè utilizzati dalle piccole e medie imprese.  Fu su questi computer che nacquero WordStar e dBase, e che vi approdò rapidamente anche VisiCalc (pur se concepito sull'Apple II). Il CP/M tuttavia non aveva alcuna capacità grafica e aveva solo un supporto limitato per le operazioni in tempo reale, risultando di conseguenza una piattaforma difficile da usare per molti tipi di giochi e perfino per i programmi educativi. E poi si affidava alla presenza di almeno un "disk drive" sulla piattaforma che lo ospitava, in un periodo in cui tendevano a essere molto costosi. Questi fattori fecero sì che il CP/M e l'8080 fossero poco adatti per essere impiegati nei computer meno costosi, e solitamente funzionanti a cassette, destinati agli utenti domestici.  Quella fascia di mercato era dominata da un'altra architettura hardware: la CPU 6502 delle MOS Technologies.

Quando il 6502 comparve per la prima volta nel 1975, la MOS era solo un minuscolo produttore indipendente di chip, ma le cose erano destinate a cambiare quando la Commodore acquistò l'intera società nel 1976. Questa mossa (una delle più astute mai fatte da Jack Tramiel, il capo della Commodore), mise la  Commodore nell'invidiabile posizione di guadagnare non solo quando vendeva le proprie macchine come il PET, ma anche ogni volta che un rivale acquistava il 6502 per i suoi prodotti. Tali rivali inizialmente includevano solo la Apple con la linea Apple II e tutta una serie di computer da assemblare tramite kit di svariati produttori; ma anche questo era rapidamente destinato a cambiare.

Non fu però mai sviluppato l'equivalente del CP/M per le macchine basate su 6502; il che comportò che tali macchine restassero sostanzialmente incompatibili le une con le altre. Il BASIC funzionò in parte da "lingua franca", visto che praticamente tutte queste macchine ospitavano nelle loro ROM una versione del BASIC della Microsoft (che era ormai lo standard dell'industria), ma ogni implementazione di tale BASIC era sufficientemente diversa dalle altre da far sì che la maggior parte dei programmi necessitassero comunque di un minimo di ritocchi. E poi, ovviamente, quando ci si spostava dal BASIC al linguaggio assembly per sfruttare al meglio tutto quello che il 6502 aveva da offrire (e in particolare grafica e sonoro, capacità che oltretutto variavano enormemente da modello a modello), si doveva sostanzialmente riprogrammare tutto da zero per ogni macchina che si voleva supportare. Erano tempi folli, anche se con l'attuale [era il 2011; ndAncient] proliferazione di device mobili incompatibili fra loro, lo scenario inizia nuovamente ad assomigliare a quello del 1980.

Tuttavia quello che l'universo del 6502 perdeva in compatibilità, di certo lo acquistava in flessibilità. Liberi dal gravoso compito di dover lavorare con un sistema operativo relativamente complesso e inefficiente come il CP/M, i programmatori avevano molto più controllo su queste macchine, potendo manipolare direttamente ogni elemento dell'hardware per ottenere la massima efficienza. Inoltre le macchine basate sul 6502, generalmente indirizzate ai mercati domestici e educativi, erano tendenzialmente dotate di capacità grafiche e sonore, che erano invece del tutto assenti nell'universo spoglio e testuale del CP/M; l'Apple II per esempio era l'unico membro della “triade del 1977” a supportare una grafica bitmap vera e propria; ma di questo argomento inizierò a parlare in maggior dettaglio nel mio prossimo articolo.

Ora forse vi starete chiedendo in tutto questo dove fosse finito il TRS-80, che di diritto non apparteneva a nessuna delle due categorie appena descritte. Anche se il TRS-80 era costruito sulla CPU Z80, Radio Shack per spilorceria aveva scelto di non implementare il design del bus S-100 (AGGIORNAMENTO: Come accade di quando in quando da queste parti, quest'ultima affermazione non è corretta. In realtà il problema è relativo alla "memory map" del TRS-80, nella quale la ROM veniva prima della RAM; mentre invece una macchina CP/M richiedeva l'opposto. I miei ringraziamenti a Jonno per avermelo fatto notare nei commenti di questo post).  Questo lo rendeva incompatibile con il CP/M. Nonostante l'enorme successo dei primi anni e nonostante avesse ancora la base di installato più ampia di qualunque altro microcomputer, il futuro del TRS-80 era (almeno col senno di poi) già offuscato nel 1980. La sua incompatibilità con il CP/M lo tagliava fuori da tutta la base del software professionale in netta espansione su quel sistema operativo. E poi, nonostante il prezzo abbastanza conveniente del TRS-80, la reputazione di Radio Shack di essere fornitori di spazzatura a buon mercato per le masse faceva ben poco per attrarre gli utenti "business" e -nel classico scenario del gatto che si morde la coda- a sua volta l'assenza di utenti "business" scoraggiava gli sviluppatori dal convertire i loro prodotti dal CP/M alla piccola macchina stravagante della Tandy. A questo si aggiunge il fatto che anche nell'altra metà del mercato dei microcomputer (e cioè nel mondo delle macchine da gioco e dell'informatica hobbistica, dominato dal 6502) il TRS-80 sembrava sempre più inadeguato a causa della sua assoluta mancanza di grafica e sonoro. L'arrivo dell'Atari 400 e dell'Atari 800 (due macchine piene di colori, basate sul 6502, e con capacità grafiche e sonore stupende per il tempo) e, poco dopo, all'inizio del 1981, del Commodore VIC-20 (una macchina con assai meno capacità al confronto, ma comunque dotata di grafica a colori e sonoro, e venduta ad un prezzo che non aveva precedenti) erano presagi particolarmente infausti.

Per quanto la saggezza di molte delle sue scelte fosse quantomeno discutibile, la Tandy se non altro non rimase inerme di fronte a questi sviluppi. Rilasciò infatti un gran numero di nuovo macchine, nessuna della quali però si avvicinò nemmeno lontanamente a recuperare la quota di mercato di cui godeva il TRS-80 alla fine degli anni '70.

La Tandy uscì con una nuova macchina chiamata TRS-80 Model 2 (il primo TRS-80 fu retroattivamente rinominato Model 1) a fine 1979. Il Model 2 era progettato per catturare il mercato aziendale che stava saltando a piè pari il Model 1; veniva venduto con i "disk drive" integrati e implementava correttamente il bus S-100 bus includeva una ROM di tipo bank switching, che gli consentiva di far girare il CP/M. Ma era anche una macchina molto più costosa del Model 1 e, cosa che era ancora peggio, del tutto incompatibile con esso. Grazie al tipico scarso acume per il marketing di Radio Shack, alla loro passione per le linee goffe e pacchiane unite a un prezzo molto alto, il Model 2 non fu un successo nel mercato "business" e al contempo la sua incompatibilità lo rese scarsamente appetibile anche per chi già possedeva un Model 1.

Il Model 3, che doveva rimpiazzare il Model 1 nell'estate del 1980, fu quasi un passo obbligato per Radio Shack. Il Model 1 infatti emetteva talmente tante interferenze radio che, in un classico esempio di sconfinata ingenuità tipica della prima era dei microcomputer, la gente iniziò a scrivere programmi che manipolando la memoria producessero musica utilizzando l'interferenza prodotta dal TRS-80 su una radio a transistor nelle vicinanze. Le nuove regole della FCC [la Commissione Federale per le Comunicazioni] del 1981 costrinsero Radio Shack a costruire un adeguato schermo per le interferenze radio, rovinando per sempre tutto quel divertimento. Oltre a risolvere questo problema, il Model 3 presentava anche una versione leggermente più veloce dello Z80 e (evviva!) fra le varie migliorie c'era anche il supporto per delle vere lettere minuscole sia in fase di input che di output. Non fece invece niente per migliorare le magre capacità di visualizzazione del Model 1. E, nel tipico balletto da un passo in avanti e due indietro che sembrava contraddistinguere sempre Radio Shack, il Model 3 era ottimisticamente definito come "compatibile all'80%" con il Model 1, nonostante ancora una volta l'assenza del bus S-100  la sua progettazione non gli consentisse di far girare il CP/M. A questo punto Radio Shack, autentico genio del marketing, aveva tre macchine separate, tutte etichettate come TRS-80, ognuna parzialmente o interamente incompatibile con le altre. Provate a immaginare cosa significava cercare di capire quale era il software compatibile con la vostra versione della macchina...

E -incredibile a dirsi!- nel 1980 fu rilasciato ancora un altro TRS-80 completamente incompatibile con gli altri, questo però si rivelò il più significativo di tutti. Anche se ufficialmente si chiamava TRS-80 Color Computer, era radicalmente diverso da tutto ciò che si era visto fino ad allora: costruito intorno a quella che probabilmente era la CPU a 8 bit più avanzata mai prodotta, il nuovo Motorola 6809E. Come tanti altri sistemi della Radio Shack, esso coniugava un potenziale interessante a delle debolezze sconfortanti. Gli aspetti positivi erano il potente 6809E e un Microsoft BASIC avanzato che gli fece conquistare i favori dei programmatori per hobby; fra gli aspetti negativi c'erano le sue capacità sonore e grafiche che, seppur un passo sopra agli altri modelli di TRS-80, non lo rendevano ancora competitivo con i modelli nuovi e in arrivo di compagnie come Atari e Commodore. Nonostante questo, il CoCo  -come venne presto chiamato amichevolmente [abbreviando il nome di "Color Computer"; ndAncient]- fece bene nel lungo periodo, durante il quale restò costantemente lontano dalla portata dei radar del mercato mainstream (incapace di attirare poco o niente in termini di giochi e di applicazioni da parte della maggior parte dei  publisher e perfino da parte della stessa Radio Shack), ma riuscì a sopravvivere eleggendosi a prodotto di culto dell'industria e sostenendosi grazie a una base utenti che si rivelò leale fino al fanatismo. La linea del CoCo uscì di produzione solo nel 1991.

Ci sarebbero moltissime altre storie interessanti da raccontare in merito agli stravaganti piccoli computer di Radio Shack, ma la verità è che nessuno di loro riuscì mai nemmeno lontanamente ad avvicinarsi al dominio dell'industria che fu del TRS-80 Model 1 in quei primissimi anni. In verità però va detto che lo stesso Model 1 era divenuto così popolare perché era ampiamente disponibile (in un tempo in cui i canali di distribuzione degli altri marchi erano quasi inesistenti) e perché il suo prezzo era assolutamente ragionevole, e non tanto in virtù delle sue eccellenti qualità tecniche. Il TRS-80 in realtà non era poi così diverso dagli altri prodotti di Radio Shack: nella sostanza faceva ciò che doveva fare, solo che lo faceva nel modo meno cool e meno sexy immaginabile. Tuttavia seppe stimolare l'industria degli home computer e portò i giochi di avventura nelle case della gente per la prima volta; ma nel 1980 era già superato.

Quindi ora non ci resta che cestinare tutto il TraSh del TRS-80 e passare oltre. La prossima volta esamineremo la macchina creata dalla società che è poi riuscita a definire tutto ciò che nella tecnologia è cool e sexy. Sì, sto parlando proprio di quei due ragazzini impavidi nel loro garage in California.

The Digital Antiquarian è un blog, scritto da Jimmy Maher, che si occupa di storia e di cultura del videogioco partendo dall'analisi di singoli videogiochi. OldGamesItalia è lieta di presentarvi la traduzione italiana, autorizzata dall'autore!
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Traduzione a cura di: The Ancient One
Editing a cura di: Festuceto

Articoli precedenti:

Sulle tracce di The Oregon Trail
In difesa del BASIC
A Caccia del Wumpus
L'Avventura di Crowther
TOPS-10 in a Box
L'Avventura completata
Tutto il TRaSh del TRS-80
Eliza
Adventureland
Dog Star Adventure
Qualche domanda per Lance Micklus
Un 1979 indaffarato
The Count

Due diverse culture di avventurieri
Microsoft Adventure
La Narrativa Ludica già nota come Storygame
L'Ascesa dei Giochi Esperienziali
Dungeons And Dragons
Una Definizione per i Giochi di Ruolo per Computer
Dal Tavolo al Computer
- I Primi Giochi di Ruolo per Computer
- Temple of Apshai
- Un 1980 Indaffarato
- L'Interactive Fiction di Robert Lafore



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Giù il cappello per lo zio Jack
Computers for the masses, not for the social classes

L'8 aprile 2012 è scomparso Jack Tramiel, il papà della grande Commodore. Si parlerà per sempre di questo eccezionale personaggio che ha cambiato il mondo e noi redattori di C=FanGazette n.1 ci siamo sentiti in dovere di dedicargli questo affettuoso ricordo.

Nato in Polonia nel 1928, Jack Tramiel è considerato il padre fondatore della “cybercultura”. Sopravvissuto a qualcosa come 6 anni di campi di lavoro nazisti (dove perse entrambi i genitori), fu liberato dagli americani nel 1945. Di lì a poco entrò a far parte dell’esercito USA dove imparò ad accomodare le macchine da scrivere.

Una volta congedatosi dall’esercito lavorò qualche anno come taxista e mise da parte un po’ di denaro con cui comprò una bottega nel Bronx dove vendeva e riparava macchine da scrivere. Il negozio si chiamava: “Commodore Portable Typewriter” ed ebbe un tale successo che il vecchio Jack, spostatosi in Canada l’anno successivo, espanse la sua impresa, rinominata “Commodore Business Machines”, alla vendita di
materiale da ufficio e calcolatrici meccaniche.

Le cose però alla lunga non andarono molto bene per via della concorrenza giapponese e della Texas Instruments (che producevano calcolatrici elettroniche a basso costo) e la CBM fallì nel ‘76. Per tutta risposta lo Zio Jack riuscì ad ottenere 3 milioni di dollari dal ricco socio/investitore Irving Gould, con cui si comprò l’americana “Mos Technologies” cambiandone la ragione sociale in “Commodore International”.

La grande idea che poi divenne rivoluzione fu sua, dello Zio Jack: “Computers for the masses, not for the social classes”. Durante la sua gestione, la C= produsse il Commodore Pet, il Vic-20 ed il Commodore 64. Autentico squalo del mercato nei primi anni ‘80, in meno di 2 anni Zio Jack fece scendere il già basso prezzo del C=64 da quello di lancio di 595 a 199 USD annientando così ogni concorrente e facendo allontanare quasi qualsivoglia investitore dal mercato degli Home Computer.

Nel 1984, Tramiel vendette le sue quote della società ed abbandonò così la sua Commodore. In seguito lo comprò l’Atari e l’ultimo suo contributo degno di nota fu il mitico Atari ST. Zio Jack precedentemente aveva
anche provato ad acquistare Amiga Inc. e la sua tecnologia d’avanguardia ma senza successo perché la Commodore offrì oltre 4 volte la cifra da lui proposta.

Una piccola curiosità sullo Zio Jack riguarda i magnifici gioielli, unici al mondo, che l’Atari aveva fatto costruire come premio per i concorsi sui videogiochi della serie “Sword Quest” per Atari 2600 (cose come spade e corone d’oro tempestate di pietre preziose), 3 dei quali (su 5) non furono mai assegnati per via del fallimento dell’Atari dell’83. Pare che fossero esposti nel suo salotto di casa.

Nella sua accezione più antica, la parola “eroe“ veniva utilizzata per definire grandi condottieri, re o guerrieri di cui si narravano le grandi gesta nei peomi epici. Ora, C=FangGazette non è certo l’Iliade e qua tra le nostre redazioni
non abbiamo nessuno che si chiami Omero... Di fatto però se oggi tutti noi abbiamo un computer in casa lo dobbiamo in gran parte alla Commodore, alla visioni e all’operato di Jack Tramiel, un vero eroe dei tempi moderni.

L'articolo è apparso originariamente su Commodore Fan Gazette n°1e viene qui riproposto per gentile concessione degli autori.

Ricordiamo Jack Tramiel anche sull'Ogi Forum

AV 3x07 - L'Alba di un Nuovo Mondo

Titolo:
L'Alba di un Nuovo Mondo
Serie:
Archeologia Videoludica
Durata:
2 h
Pubblicato il:
17 marzo 2013

Se avete già letto da qualche parte il titolo di questo episodio, avrete già intuito che tratteremo un punto di svolta nella storia dell'Archeologia Videoludica. Siamo infatti lieti di portare all'interno dei vostri padiglioni auricolari il primo vero scontro tra home computer! Se infatti circa un anno fa ci schieravamo a favore di una o l'altra delle due console anglofone, questa volta decideremo in una lotta frarcheologicida all'ultimo bit se sposare la causa dei sangue blu o degli yankee della rivoluzione informatica dei primi anni '80, ovvero Sinclair ZX81 versus Commodore VIC-20, siori e siore! Prelibati bocconi per i fini palati di Italian Podcast Network!
 
Per lo scontro dell'anno abbiamo scomodato un vero specialista e cultore della casa di Cambridge, il prode cavalier Stefano "Pagan" Paganini in tutta la sua loquacità. Capitan Simone Pizzi passa dall'altra parte della barricata, pronto a saettare fuoco e fulmini pur di difendere il suo primo grande amore videoludico (e no, non riascolteremo per l'ennesima volta la sua triste storia d'infanzia), mentre ritroveremo volentieri uno sbadato quanto mefistofelico Marco "il Distruggitore" Gualdi. D'altro canto Peppe "Professor Jones" Scaletta, stavolta neutrale, vi sciorinerà la solita (interessante) solfa, laddove ad Andrea "Vintage" Milana è lasciato l'onere e l'onore di servirci un altro dei suoi entusiasmanti brani, questa volta dalle caratteristiche sonorità targate Sinclair! Il tutto coordinato da un sempre più spumeggiante Alex "Big A" Raccuglia, poliedrico mattatore dal look post-paninaro.
 
Questo episodio ha salutato l'arrivo di una grossa novità in casa AV, l'avvento della diretta! La puntata è stata infatti registrata domenica 10 marzo ed ha visto partecipare un nutrito gruppo di voi auscultatori. Stay tuned, tenete d'occhio i nostri social (in particolar modo la nostra pagina Facebook) per conoscere la prossima data e divertirvi prendendoci per il culo regalandoci i vostri preziosi contributi e ricordi. Dateci sotto col tastino play o cliccate uno dei numerosi numerosi link qua sotto. Poi adoperate uno dei soliti canali per lasciare il vostro commento. Una capatina sul forum di OGI è sempre ben accetta, sappiatelo. Su dai, schieratevi anche voi come ha fatto Guglielmino Startrecco ed iniziamo!
 
IN QUESTO EPISODIO
 
Un giusto bi-pre-embolo
 
Vogliamo subito farci del male? Ecco che il Prof. Jones inizia la sua dissertazione sugli home computer, riportandoci innanzitutto dove avevamo lasciato Jack Tramiel e la sua Commodore, in preda ai cuccioli (e che stiamo, a PETtinare bambole?), fino al concepimento del chip VIC, il cuore di quello che sarebbe divenuto il primo home computer a vendere un milione di esemplari nel mondo, il VIC-20. Cosa portò alla nascita del piccolo di casa CBM? Quando e a che prezzo fu commercializzato? Siciliana, non stanco, vi narrerà la storia del piccolo Lord Sir... Clive Sinclair, dal suo amore per la matematica ai lavoretti per arrotondare, fino ad arrivare alle sue numerosissime società ed i fantasmagorici prodotti che poi portarono alla nascita dell'elegante ZX81.
 
Colpo di gong iniziale
 
Comincia lo scontro fra pesi massimi, e toccherà a Simone Pizzi portare alta la bandiera del Commodoro. Già, perché ormai tutti sanno che il VIC-20 fu il suo primo computer, ormai tutti sanno del suo primo vero shock (con replay) natalizio e di quanto sia politicamente scorretto su questo argomento :) Le sue argomentazioni, i punti di forza del suo protetto elettronico e perché secondo lui il piccolo mostro beige uscì vincitore da questa prima guerra casalingua.
 
Avanti lo sfidante
 
Ma se conosciamo la caparbietà del Capitano, non possiamo non riconoscere la competenza in materia del suo rivale. Il Pagan porta in studio esemplari delle macchine Sinclair (per la gioia di chi ha assistito alla diretta video) e si butta in un'inverosimile difesa a spada tratta del mostriciattolo nero ZX81, con tanto di prove del reato e un'incontenibile voglia di averla vinta. Riuscirà il novello archeologo a difendere il suo pargolo dai tasti a membrana? La risposta a voi, magnifici ascoltatori. Scrivetecelocelo!
 
Dati alla manaccia
 
Torna al microfono Peppe Scaletta con una disamina sui numeri delle due macchine. In particolare, chi avrà vinto (perlomeno dal punto di vista economico) questo match sanguinario? Il campo di distorsione della realtà di Steve Pagan è piuttosto debole, a questo giro :) Inoltre, una ricca sessione di sfiziose curiosità sulle due macchine e rispettivi creatori, per chi non ne avesse avuto ancora abbastanza!
 
Quel Bar su Mêlée Island
 
Veramente esigua la sezione dedicata ai riscontri di voi ascoltatori, nonostante il successo riscontrato dalla scorsa scimmiesca puntata. Che siate diventati timidi tutto d'un botto? Così siamo costretti ad essere ridondanti! Din don dan! Dan don din! Meno male che ci sono i nostri numerosi nuovi followers in Tuittah!
 
Brani in questo episodio
Spectrum - Andrea "Vintage" Milanadalla raccolta Brainwaves del 2010
 
ChittesenGoogle
 
Altri links

 

Addio Jack Tramiel

Questi giorni di Pasqua sono stati sicuramente felici per diversi motivi, ma purtroppo per tutti gli oldgamer hanno rappresentato anche un momento di tristezza: l'8 aprile si è spento infatti Jack Tramiel, papà di Commodore e di gran parte della nostra storia videoludica.

Sebbene da diverso tempo non fosse più parte integrante della scena, Tramiel ha rappresentato il fondamento di gran parte del moderno mercato videoludico e come tale lo vogliamo ricordare con una della sue frasi più celebri: "We need to build computers for the masses, not the classe".

Grazie Jack!

La biografia di Tramiel su Wikipedia
Se volete partecipare alla commemorazione, venite sul nostro Ogi Forum