Lily of the Valley

Lily of the Valley è una quasi-kinetic novel, quasi-slice of life, scritta dalla stessa autrice di The Sad Story of Emmeline Burns.
Il protagonista, di cui non ci viene svelato il nome nel corso del gioco, torna nel Galles dopo 10 anni in occasione del funerale della madre, soffocata da un muffin.

Nonostante questa premessa, la storia di Lily of the Valley è tutto tranne che umoristica. È, per la maggior parte, una semplice slice of life del protagonista che rimugina su se stesso, sul suo futuro – che sembra alquanto grigio, bloccato a lavorare per una compagnia di assicurazioni, senza sbocchi di alcun tipo – sulle sue (fallimentari) relazioni passate e sulla difficoltà che ha di legare con le persone che lo circondano.

Può sembrare una palla, ma la prima metà è abbastanza sentita e la voce del protagonista esprime bene il senso di alienazione, solitudine e in un certo senso disperazione che prende molti trentenni, quando ci si accorge che gli anni son passati, la vita resta sempre una schifezza e le speranze di miglioramento sono poche.

La “storia” si complica con l'arrivo di Lily, una ragazzina che il protagonista incontra durante una passeggiata e che, apparentemente, conosceva sua madre. Lily sembra molto saggia per la sua età e chiacchiera col protagonista del senso della vita (circa) fino al finale di cui parliamo fra poco.

I primi problemi sorgono con l'arrivo di Lily. Intanto, è esagerato definire un trentenne “uomo di mezz'età”, così com'è esagerato il fatto che lui non sappia distinguere facebook da wikipedia, o che se la tiri con “questi ggiovani, sempre attaccati a internet, eppure così ignoranti, noi giocavamo col frisbee, loro giocano con l'ipad”. Questi sono i ragionamenti di un matusa, non quelli di un trentenne. Inoltre, il modo e il motivo per cui ci si sente vecchi a 30 anni *oggi* sono diversi dal modo e dal motivo per cui ci si sentiva vecchi a 40-45 nelle generazioni passate, ma spesso in Lily of the Valley le cose un po' si confondono.

E capita di confondersi anche nei dialoghi, perché sono presenti pochissimi dialogue tag. In intere schermate, a volte è difficile distinguere se chi sta parlando è il protagonista, Lily, o qualcun altro. Un “disse” una tantum avrebbe aiutato parecchio.

Infine, torna il problema principale di questa autrice, ossia la tendenza verso il melodrammatico. Le riflessioni fra il protagonista e Lily sono abbastanza “adolescenziali” e certe volte troppo spazio è dedicato a passaggi inutili. Il risultato è una lettura pesante, a tratti noiosa, che fa sperare si giunga presto alla fine. Peccato, perché per la prima metà la storia scivolava via abbastanza serenamente.

Due parole per la lingua: il gioco è in inglese, un inglese abbastanza semplice anche se può contenere alcune parole poco usate (in linea col fatto che questo trentenne ragioni e si comporti un po' come un ottantenne).

Nel gioco è presente solo una scelta (da qui il “quasi-kinetic novel” di cui parlavo più su) che determinerà quale dei due finali leggeremo. Leggerli entrambi sbloccherà l'epilogo. Non ho notato enormi differenze fra i due finali e ho letto nei commenti del Lemma Forum che dovrebbe essere aperto a interpretazioni, il che mi lascia perplessa su quale volesse essere il messaggio di fondo della storia (che mi sembra cambi, a seconda di come si interpreta il finale).

L'aspetto tecnico è funzionale e poco più. Gli sfondi sono standard e non restano impressi. L'unico sprite visibile è quello di Lily, neanche il protagonista ne ha uno. Questo non è necessariamente un male. Diciamo che graficamente il gioco non verrà ricordato, né in bene né in male.
Le musiche sono state scelte bene e ricalcano l'atmosfera del gioco; mi è piaciuta molto quella del finale, degna della scena.

Lily of the Valley è un prodotto immaturo sotto molti aspetti, ma ha i suoi pregi e per un buon pezzo di storia riesce a mostrare bene i sentimenti del suo protagonista. Se la seconda parte fosse stata un po' più asciutta e un po' più decisa, sarebbe stata una storia davvero graziosa. Così com'è, non me la sento di raccomandarla, neanche per le due orette richieste per la lettura.

The Sad Story of Emmeline Burns

Toma Andrews è una quattordicenne timida, ancora alla ricerca di una propria identità, con la passione per le passeggiate nei cimiteri – passione nata grazie alla madre, che la portava a spasso fra le tombe alla ricerca di questo o quell'antenato. Toma ha sempre avuto una specie di sesto senso nel trovare “la tomba giusta” e le piace pensare che sia un “dono” di una sua pro-pro-zia, auto-proclamatasi veggente.
Un bel giorno, però, Toma incappa in un'altra ragazza che come lei sta passeggiando nel cimitero, una ragazza che sembra uscita da un romanzo di vari secoli fa.

The Sad Story of Emmeline Burns è una breve (2 orette massimo) kinetic novel, ossia una visual novel senza alcun tipo di scelta o di finale alternativo. La storia è una e una sola e si legge dritta dall'inizio alla fine, senza interazioni. E' stata creata da ebi-hime in occasione dello Yuri Game Jam. Chiunque non sappia cos'è lo yuri, clicchi qua.
E no, non c'è porno e non c'è nudità, è tutto implicito.

In verità, questa kinetic novel contiene due storie. Il problema è che sono tutte gestite abbastanza male, tanto che non si capisce, per esempio, quale delle due storie sia quella principale. Il focus del lettore è sempre incerto: sto seguendo la storia di Toma, a cui quella dell'altra ragazza fa da contraltare, o quella della ragazza, a cui quella di Toma fa da cornice? In verità, le due storie non sono tematicamente legate, nel senso che una si occupa di un tema (la ricerca dell'identità), l'altra, uhhhh... è solo una sequenza di sfighe?

Quello che intendo dire è che, mentre Toma, la “protagonista” della prima storia, ha un problema nella sua vita e deve crescere interiormente per risolverlo, l'altra ragazza, “protagonista” della seconda storia, è solo una sventurata a cui sono capitate delle sfighe e basta. La risoluzione (che tale non è in quanto non c'è niente da risolvere) della storia della ragazza misteriosa avviene per puro magico Culo e questo scatena, in maniera forzata, la crescita interiore di Toma.
Aggiungiamo che entrambe le storie sono abbastanza banali e non dicono niente di nuovo.

Ci sono un paio di lati positivi: è presente una storia d'amore in tutto questo, ed è ben mostrata e basata su sentimenti molto “veri”; e anche il conflitto iniziale di Toma, benché un po' melodrammatico, è sentito e tutto sommato ho creduto alla sua sofferenza.

Arriviamo purtroppo al secondo grosso problema di questa kinetic novel: la scrittura. L'autrice è bravissima a imitare lo stile 700/800esco. Peccato che sia una palla da leggere e fuori luogo quasi ovunque. I dialoghi risultano spesso finti, troppo infiorettati di espressioni che oggi nessuno usa e che non credo proprio usassero le 14enni di secoli fa. Il ritmo è lento e si passa da scena raccontata in scena raccontata. Devo dire che quando l'autrice si focalizza su una scena presente, non fa un lavoro orribile, ma un po' troppi sono i dialoghi inutili, i particolari di troppo.

Ah, va da sé che l'inglese simil-ottocentesco usato rende la lettura più difficile per chi non è ancora esperto nella lingua. Direi che, per chi si ritiene principiante, avere un vocabolario accanto aiuta.

Lo stile grafico è invece molto bello, sia per quel che riguarda sprite e sfondi, sia per quel che riguarda l'interfaccia (anche se quel gioiello è un po' pacchiano...). Mi piace molto lo stile “loli” delle ragazze, dalla colorazione morbida e dai molti dettagli: si addice benissimo al tono della storia, un po' lugubre e un po' etereo. Plauso per il menu iniziale, che cerca, anche se un po' goffamente, di inserire le varie opzioni nel disegno dello sfondo (ok, ok, tutti i giochi lo fanno, ma questo è gratis e amatoriale, non è automatico che succeda!).

Ho trovato adatte e persino graziose anche le musiche, benché siano le classiche robe per pianoforte che detesto. Ma non posso negare che fossero perfette per l'atmosfera del titolo. La musica dei credits, in particolare, è bellina e meno anonima delle altre.

Nonostante tutta questa bontà tecnica, non posso consigliare questa kinetic novel. E' scritta male, non racconta niente di interessante, non commuove, non presenta pg psicologicamente complessi... niente. E se l'avevate trovata sperando in qualche scena hot, non ci sono neanche quelle.