Pastel Rain

Emi è stata una bambina prodigio: bravissima a disegnare, è stata sempre spinta a puntare su questa sua qualità e nessun'altra. Ma adesso, al liceo, Emi non è più l'unica brava artista, e vivere con questa realtà e con le pressioni della madre, che pretende che Emi eccella sempre e comunque, non le riesce facile. Quando la sua compagna si ritira dal club artistico della scuola, però, Emi vede la luce: adesso è la più brava, e se s'impegna di più, potrà far gridare al miracolo chiunque veda i suoi lavori!

Ma nel club arriva Kou, un ragazzo incapace a disegnare, e ai due viene affidato il compito di realizzare il banner per il festival scolastico... Emi sarà all'altezza?

Pastel Rain è una Visual Novel realizzata da Sayumi 101, che abbiamo visto recentemente con Sister Zoned, e racconta appunto la storia di Emi, questa ragazza schiacciata dal peso delle pressioni familiari da un lato e dal fatto che non trova più gioia nel dipingere dall'altro.

Ve lo dico subito, l'idea non era male, la realizzazione pecca un po'. Pecca per due motivi. Il primo è che i personaggi, a parte Emi, sono bidimensionali. La madre di Emi, specialmente, non esce bene da questa VN: è una specie di mostro psicotico, fissata con l'idea che sua figlia debba essere l'artista più brava del mondo. La costringe a passare l'intero tempo a disegnare, trascurando tutto il resto, tant'è che Emi non ha mai messo piede in una sala giochi (povera figlia!). La madre non ha background, non si capisce perché sia così fissata con questa cosa (peraltro, perché proprio l'arte e non qualcosa di più produttivo?), è un personaggio privo di vita propria e dedito solo a fare pressioni su Emi.

Il secondo problema è il writing, sempre troppo melodrammatico e privo di sottigliezze. La madre di Emi è, di nuovo, il punto basso della visual novel, dove l'autrice neanche ha provato a fare dei dialoghi realistici, si è limitata a farli funzionali (“qua si deve capire che la mamma di Emi non vuole che la figlia esca... facciamole dire che non deve uscire perché deve pensare solo alla pittura!”).

Ma c'è anche del buono in Pastel Rain. Il personaggio di Emi mi è piaciuto, perché in lei si riuniscono diversi conflitti, tutti abbastanza sfaccettati. C'è la pressione della madre; c'è il senso di scoramento che Emi prova perché non può accettare di non essere la più brava; c'è il fatto che ormai per lei dipingere non è più qualcosa che le dà gioia, in quanto le è proibito fare qualsiasi altra cosa e la pittura è diventata un “dovere”; c'è anche il terrore che ha all'idea di dover provare se stessa, e il terrore che ha all'idea di non avere mai l'occasione di farlo. Tutto questo poteva essere sfruttato meglio, ma alcune scene sono ben riuscite, specialmente quelle fra Emi e Kou.

Kou è un personaggio di supporto, sviluppato quel tanto che basta per non essere una macchietta come la madre di Emi. Il compito di Kou è quello di portare Emi fuori dal mondo della pittura e dell'ansia. A sua volta, lui deve disilludersi sul conto di una sua cotta. Purtroppo, Kou non ha un vero arco personale, e la sua vicenda resta un po' sullo sfondo, a fare da contraltare comico alla pesantezza di Emi.

Pastel Rain è una visual novel abbastanza breve: ha un solo finale e quattro (inutili) achievements. Vi porterà via un'oretta o poco più.
La scelte sono numerose, ma essendoci solo un finale (o, quantomeno, io non ne ho trovati altri), servono tanto quanto. Lo scopo principale è quello di sbloccare i vari achievements, nascosti qua e là.

L'inglese utilizzato è molto semplice. Ci sono un paio di typo e ogni tanto i vocaboli mi sembrano usati a muzzo (es, con le matite non si “paint”, anche se si sta su una tela... si “draw”, si “colour”, ma non si “paint”, che io sappia).

Graficamente, sono rimasta soddisfatta: i disegni sono graziosi e gli sprite hanno diverse espressioni, specialmente quello di Emi. Gli sfondi sono bellini: non sono originali (Emi condivide la stessa cameretta di Shuna in Sister Zoned), ma veramente poco importa. Mi sono piaciute meno le illustrazioni in stile chibi, non molto riuscite. Carini anche menu e interfaccia, tutti comodi da usare.
Le musiche si lasciano ascoltare senza dare fastidio e senza farsi ricordare più di cinque minuti dalla fine della VN.

Quando ho iniziato questo Pastel Rain, non mi ero resa conto che fosse della stessa autrice di Sister Zoned. Credo che questo Pastel Rain sia venuto prima, e si vede, perché è più immaturo, artisticamente, di Sister Zoned. C'è del buono, che però non è sfruttato al meglio. Lo stesso, questa autrice è riuscita a farmi leggere due sue visual novel, quando ormai tendo a cancellarle dal mio HD dopo i primi 3 minuti di lettura, se non mi convincono, quindi la ragazza qualcosa la sta facendo bene. Speriamo che i prossimi lavori aggiustino quel che c'è di acerbo in queste due opere.

Straight Up: Sister Zoned

Shuna ha sempre avuto una cotta per Atsuya, il suo amico d'infanzia. Ma lui la vede solo come una sorellina e niente più. Inoltre, Atsuya è idolatrato dalle ragazze, quindi per Shuna non sarà semplice farsi notare... riuscirà a conquistarlo? O finirà con il ragazzo che i suoi genitori hanno scelto per lei?

Straight Up: Sister Zoned è una visual novel realizzata per il NaNoRenO 2017. Le premesse sono abbastanza scontate, ma Sister Zoned riesce a dare un twist ai suoi cliché grazie all'umorismo presente per quasi tutta la storia e al carattere della protagonista, abbastanza ben sfaccettato.

Shuna è una ragazza ricca, più piccola di Atsuya, ed era facile farla ricadere in uno degli stereotipi tipici di questi casi: quello della fanciulla ignara del mondo o quello della piccola peste viziata. Shuna non è nessuna delle due cose, per fortuna: è viziata, ed è, in parte, ignara del mondo, ma in maniera credibile. Per esempio, lei è abituata ad avere soldi, quindi non riesce a immedesimarsi in qualcuno che è abituato a non averne, e questo la porta a fare gaffe anche con le migliori intenzioni. Ciò non significa che sia insensibile o stupida: impara dai suoi errori ed è dotata di coraggio e forza d'animo, due qualità che ce la rendono più simpatica della classica ragazzina ricca senza capacità alcuna di affrontare il mondo.

Anche Atsuya è caratterizzato decentemente. Nonostante Shuna lo adori, lui è lungi dall'essere il ragazzo perfetto che lei immagina. Ma non ha neanche le tipiche qualità del “cattivo ragazzo” spesso presenti nei romance da quattro soldi: no, uno dei problemi principali di Atsuya è quello di ignorare le cose che non gli garbano, cosa che crea frustrazione nella protagonista, quando lei cerca di fargli capire i suoi sentimenti e lui fa il finto tonto.

I primi capitoli della VN, incentrati appunto su Shuna e Atsuya, sono i migliori proprio grazie a questi due personaggi e all'ironia con cui sono viste le sofferenze di Shuna stessa (che, come tutte le innamorate, pensa che essere rifiutata da Atsuya sia la cosa peggiore del mondo). Simpatiche anche le parti in cui Shuna cerca consiglio su internet e le rispondono una manica di svampite; e belle le parti di struggimento in cui Shuna non sa come fare per piacere ad Atsuya senza cambiare troppo se stessa.

Il writing scade un po' con l'aggiunta dei rivali in amore: si tratta del “fidanzato ufficiale” di Shuna e di una spasimante di Atsuya. Due personaggi senza sprite (circa) dallo spessore di carta velina. C'è un tentativo di renderli più tridimensionali, specialmente per quel che riguarda il “Falso Fidanzato” (come lo chiama Shuna), ma non sono sufficienti perché sono troppi i cliché impilati su di loro. Lui è esattamente quello che non è Shuna, ossia il classico riccone snob che evidentemente non è mai uscito di casa perché parla come nell'800. Non è neanche una cosa che fa ridere, perché a parte essere usata come bersaglio per delle battute qua e là nella VN, è una caratteristica del personaggio che viene presa sul serio. E quale ragazzo mai, fosse anche il figlio della Regina Elisabetta, non ha la minima cognizione di come parlano le persone? A questo si aggiunge il fatto che lui è ignorante del mondo, non ha mai messo piede in un bar (!) e via così... insomma!
Lei è, invece, la classica stronzetta della scuola, pronta a usare mezzucci pur di vincere il cuore dell'amato.

Peccato, perché se anche questi due personaggi fossero stati fatti bene, la visual novel ci avrebbe solo guadagnato, specialmente nella terza route, quella del Falso Fidanzato, che lo eleva a personaggio semi-principale.

Il writing in sé è nella media: buoni i dialoghi di Shuna e quelli di Atsuya, penosi quelli dei due rivali. Diverse battute sono simpatiche: fra le immagini a corredo ne vedrete una che mostra lo sprite di Shuna e un esempio di film mentale che si fa lei (pensa di essere la protagonista di una storia d'amore, e quindi di essere destinata ad avere successo...). Ci sono diversi refusi, che mentre scrivo sono in fase di correzione. Il livello cala parecchio verso la fine della route principale (quella di Atsuya), in cui i personaggi si spiattellano i sentimenti reciproci come nelle peggio soap opera: subtext, questo sconosciuto!

Il gameplay è classico: bisogna scegliere diverse risposte in alcune occasioni. Solo i momenti davvero importanti sono lasciati all'estro del giocatore: altre azioni sono compiute in automatico da Shuna, spesso in risposta a quello che abbiamo fatto prima (se abbiamo creato tensione fra lei e Atsuya, per esempio, è possibile che lei in una scena decida di non parlargli).

Le scelte sono soddisfacenti, si capisce l'importanza che hanno e, tranne che in rari casi, si capisce dove andranno a parare. Ho trovato difficile raggiungere il finale dedicato al Falso Fidanzato, ma gli altri sono abbastanza facili.

Giacché ne stiamo parlando: Sister Zoned ha 3 finali: uno dedicato ad Atsuya, uno al Falso Fidanzato e un Bad Ending. Sono tutti abbastanza carini, tenuto conto della caduta di stile nel primo e del fatto che il Falso Fidanzato è un personaggio di cartone per il secondo finale.

Graficamente, la visual novel non è eccelsa, ma è accettabile. Gli sprite hanno tante espressioni e ho apprezzato specialmente Shuna. Mentre Atsuya bene o male ha sempre una faccia da furbetto, Shuna ha un range di espressioni più diversificato.
Gli sfondi, l'interfaccia e i menù sono graziosi e adeguati, direi.

Le musiche le ricordo appena, il che significa che non mi hanno infastidita. Ogni tanto smettono e si deve giocare anche un intero capitolo in silenzio: se è un bug, credo che verrà aggiustato in occasione della prossima versione (quella refusi-free).

La visual novel è solo in inglese e si tratta di un inglese abbastanza semplice, fatta eccezione per le frasi del Falso Fidanzato, che sono piene di parole ed espressioni inusuali. Niente di insormontabile con un dizionario sottomano, ma richiedono quel pizzico di conoscenza in più.

L'inizio di Sister Zoned mi aveva fatto ben sperare; poi le mie aspettative sono state un po' tradite dal prosieguo della storia e da come sono stati trattati i comprimari. Still, non posso bocciare in toto questa visual novel, che mi ha fatta divertire ed è riuscita a trattenere la mia attenzione fino alla fine, anche se fra alti e bassi.