The Raven ottiene una Remastered Edition

La King Art Games e la THQ, dopo aver rilasciato il reboot di Black Mirror, sono al lavoro sulla versione remastered di The Raven.

Questa avventura grafica ispirata a Poirot, originariamente fu rilasciata in 3 episodi, spezzando l'esperienza di gioco in modo un po' infelice.
Questa nuova versione ci porta un upgrade in HD e miglioramenti nelle animazioni, nelle luci e dei modelli dei personaggi.

Sarà disponibile dal 13 Marzo, per Pc, PS4 e XBOX One.

Leggi la recensione di The Raven, partendo dalla prima parte!

Black Mirror

The Black Mirror è un titolo che molti videogiocatori ricordano con nostalgia: uscì nell'ormai lontano 2003 e faceva dell'atmosfera gotica il suo punto forte, riuscendo talmente bene nel compito che il gioco è rimasto nei cuori dei fan nonostante il bel bucazzo di trama del finale.

The Black Mirror fu seguito da due titoli, che ne proseguivano la storia, in maniera abbastanza grottesca e abbandonando le atmosfere tanto amate del primo gioco.

Ora, sul finire del 2017, è uscito il reboot del primo The Black Mirror, ad opera della King Art Games (The Raven, Book of Unwritten Tales). Lo scopo dichiarato era quello di ispirarsi all'originale, di riprendere quelle atmosfere e di “modernizzare” il tutto. Ci saranno riusciti? Vediamolo assieme.

Partiamo con un pizzico di storia. In Black Mirror noi interpretiamo Daniel Gordon, l'erede di un maniero scozzese che lui non ha mai visto: tempo addietro, infatti, i suoi genitori fuggirono per ragioni misteriose, portandoselo dietro. Il padre, in seguito, tornò al maniero senza spiegare i motivi alla famiglia e lì, a quanto pare, morì; l'avvocato dei Gordon, quindi, ha richiamato David “a casa” per sistemare l'eredità (con somma gioia della zia e del cugino, che hanno sempre vissuto lì e ora saranno spodestati da un estraneo... aaah, l'amore dei parenti!).

La storia di Black Mirror ha diversi punti in comune con quella del più illustre predecessore, anche se non ne è la fotocopia. I King Art hanno preso alcuni elementi (ad esempio, il maniero stesso) e li hanno sviluppati diversamente, cercando allo stesso tempo di restare fedeli alle atmosfere gotiche del primo capitolo.

Da questo punto di vista, sono sincera, non mi sono potuta lamentare: si vede la cura che hanno riposto nel documentarsi sugli scenari e sulle usanze scozzesi, per rendere al meglio il background. Ho letto che è stato persino chiamato uno scrittore scozzese, e infatti alcuni personaggi parlano in un inglese-misto scozzese (ci sono i subs se non capite, alcune parole sono diverse anche per chi l'inglese lo sa bene). Durante il gioco, non mi è mai sembrato che si virasse da tutt'altra parte rispetto al focus iniziale: dal maniero, al loch, alle grotte, c'è sempre quel mood di orrore sottile misto ad antiche leggende. Quindi, complimenti ai King Art da questo punto di vista.

La trama in sé, invece, non brilla. Non ho trovato buchi di trama di per sé... ma ammetto che a un certo punto mi sono persa con le parentele varie, quindi è possibile che qualcosa qua non fili e io non me ne sia accorta. Non è questo il problema, in ogni caso. Il problema sono i personaggi, che non prendono mai vita.

David, in particolare, è un manichino a cui tutto passa sopra stile le papere con l'acqua: non importa che cosa orrida accada, lui ha sempre l'espressione da pesce lesso. Ok, in parte è colpa del modello poligonale, ma al 90% è colpa del fatto che non ha personalità, non ha obiettivi personali, non ha conflitti interni.

Non è una cosa voluta: ad un certo punto si suggerisce, anzi, si mostra proprio, che lui ha un conflitto interiore da risolvere, ma... ehm, qualcuno che ci avverta di sta cosa? Non è mai reso noto prima della scena quasi-finale, che David abbia alcun tipo di problema, tant'è che a metà gioco io mi chiedevo perché caspita non facesse i bagagli invece di stare lì in quella casa di pazzi. A posteriori uno capisce le intenzioni degli sceneggiatori, ma a posteriori ormai non serve più a molto.

Gli altri personaggi, in massima parte, fanno figura migliore di lui, perché non devono essere mostrati molto per funzionare. La vecchina, per esempio, già sembra più tridimensionale, così come il cugino debosciato e il vecchio cieco.

Pessima invece Leah, psicologa/aiutante di David, personaggio che serve solo a due cose: 1) ad aiutare David con un paio di situazioni (chiamarle “enigmi” è eccessivo, ne parliamo sotto) e 2) far comparire della figa che non sia avvizzita.
Leah non ha alcun tipo di tridimensionalità, nessun tipo di conflitto, non è neanche credibile che sia andata fino a lì per parlare del paziente morto (lei era la psicologa che curava il padre di David). E' palesemente lì perché la gnocca tira.

Direi di stendere un velo abbastanza pietoso anche sull'avvocato, di cui però non posso parlare perché sarebbe spoiler.

Un'altra cosa che funziona poco è il “dilagare della pazzia”: è detto che lo Specchio Nero (che non vi svelo cosa è effettivamente nel gioco) porta la gente alla pazzia; più volte, quando il tale o il talatro personaggio fa azioni “kattive”, David rimarca “ah, è lo Specchio”. Sinceramente, non sembra. Sembra piuttosto che tutti questi personaggi siano dei pezzi di stronzi: non si vede il passaggio da “normale” a “pazzo”; anche David non è che sembra davvero in bilico fra sanità e follia. Senza contare che sto Specchio funziona su personaggi a caso, perché è detto che ha fatto effetto anche su gente che non è discendente della famiglia di David (a cui lo Specchio è legato, tramite la terra che appartiene loro): ma... quindi... fa effetto sul primo che passa di lì? E perché non ha fatto effetto anche su, tipo, la cameriera? Mah.

Questi difetti ne fanno passare in secondo piano altri “meno gravi” tipo la banalità di alcune scene (Leah rapita, ma dai? Il pazzo col covo segreto... ma tipo, un cassetto o una valigetta invece, no? No, se sei pazzo scrivi sui muri, è dimostrato da centinaia di episodi di serie TV sui serial killer), il finale anticlimatico, il writing quasi sempre fatto a caso...

Insomma, la storia non convince, ha parti affascinanti e una buona atmosfera, ma come trama vera e propria manca di profondità ed è realizzata maluccio. Pity.

Bene, abbiamo finito gli aspetti positivi, passiamo a quelli negativi! Scherzo... un po' XD.
Dal punto di vista tecnico e del gameplay, i dolori sono atroci, come quelli di un vecchietto artritico che cerchi di scalare l'Everest.

Partiamo dai controlli, una schifezza inenarrabile. Mi dicono che col pad la situazione migliora, ma, a parte che questa non è una scusante, c'è chi l'ha giocato su PS4 e ha avuto gli stessi miei problemi.

La telecamera è odiosa e inutile, proprio lammerda. Ora, scusate, ma: se fai un gioco in 3d, fammi girare a 360° nel tuo ambiente! A maggior ragione se devo muovermi stile console! No, le schermate sono fisse, con inquadrature a caso e confusissime, tant'è che orientarsi nel maniero è un'impresa. Giocare a BM è stata una sofferenza principalmente per questo senso di spaesamento misto ai controlli tremendi.

L'interfaccia, ovviamente, è pensata per le console, e questo è un problema per diversi motivi. Intanto, il sistema di controllo durante l'osservazione degli scenari è agghiacciante. Per vedere gli hotspot devo avvicinarmi col pg, metterlo in posizione e poi cliccare il tasto giusto (o col mouse). Non bastava che ci passassi il mouse sopra?? Quando si è in modalità “osserva da vicino”, con il WASD muoveremo “gli occhi” di David, rivelando gli hotspot. Terribile, atroce.

Questo sistema fa anche sì che gli hotspot siano pochini, perché ovviamente se più di due sono vicini, selezionare quello desiderato è un macello. Le aree sono quindi in larga parte “dipinte” - molto bene, eh – con qualche hotspot interagibile qua e là.

Questo ci porta agli enigmi. Nel gioco, che dura circa un 5-6 orette, sono presenti 6 enigmi. Li ho contati, sono 6. Tutto il resto è passare da un'area all'altra, parlare con gente (basta esaurire le opzioni di dialogo, le scelte che il gioco ci fa fare sono prive di conseguenze) e risolvere diversi QTE. I QTE sono, per la maggior parte, inutili, nel senso che non aggiungono nulla, non offrono sfide e sono solo un rompimento di balle. 9 su 10 si tratta di tenere il mouse in un circoletto bianco, e qualche altra volta si tratta di cliccare con tempismo un tastino.

Gli enigmi sono macchinosi e inverosimili. Non c'è il gioco del quadrello, ma ci sono i suoi parenti. Non manca il classico “per aprire questa scrivania devi girare tutta la casa, ricostruire un antico artefatto, calcolare il raggio del sole, inserire due combinazioni diverse e pregare a 7 templi diversi. Bravo, ce l'hai fatta, ecco un pezzo di carta!”. Lagioia.

Ma il colmo è stato l'enigma del baratro invisibile. Ahahahahahahah! Lì il Black Mirror è uscito dal gioco e ha avuto effetto su di me! Con quel sistema di controllo orrendo bisogna guidare David lungo linee invisibili senza sgarrare di un minimo! Lagioia2.

Fronte gameplay, il gioco è bocciato su tutta la linea.

Tornando all'aspetto tecnico, la grafica è molto bellina per quel che riguarda gli sfondi: il maniero è stupendo, il loch bellissimerrimo, anche le caverne sono fighe. I modelli dei pg sono altalenanti invece, e il peggio lo vediamo con David (poraccio!) che a seconda della luce sembra un maialino pronto per il forno (stile Jon Snow) o un tossico in astinenza. I vecchietti invece sono tutti molto ben realizzati, complimenti alla King Art!

Le musiche sono stupende, specialmente quella dei credits. Loro, e gli scenari, sono il 90% dell'atmosfera del gioco. Di nuovo, devo fare i miei complimenti alla King Art. Il doppiaggio inglese è buono, ho apprezzato i tocchi scozzesi: bello sforzo, bene.

Il gioco ha i sottotitoli in italiano. Non li ho tenuti su tutto il tempo, ma per quel che ho visto son decenti, anche se non ispirati. Vi fanno capire che succede o che dovete fare, insomma, ma alcune frasi sono zoppicanti, nel senso di “scritte male in italiano”.

E' presente una sezione EXTRA nel menu, sbloccabile al completamento del gioco. A parte le solite robine (musiche, artworks, ecc), trovate un paio di puzzle da completare. Sono proprio puzzle, ossia delle immagini divise in pezzi da rimettere assieme. Niente di sconvolgente, li fate in 10 minuti, ma sono un extra carino.

Mi dispiace un po' dare un brutto voto a questo gioco, perché ho visto la cura e l'impegno che la King Art ci ha messo. Non è, a differenza di altri reboot, un lavoro fatto a vanvera senza alcun rispetto del titolo originale. Ma non posso neanche, in onestà, promuovere un titolo dal gameplay inesistente e dai comandi atroci come questo. Peccato. Black Mirror non è la porcheria che immaginavo quando ho iniziato a giocare, mi ha sorpresa in positivo, ma non è riuscito a fare abbastanza.

Black Mirror torna sui nostri schermi, con una nuova storia!

The Black Mirror sta per avere un reboot! Sviluppato dalla King Art Games, gli stessi dietro The Book of Unwritten Tales e The Raven e pubblicato da THQ Nordic, il nuovo The Black Mirror racconterà una storia diversa da quello originale, anche se diversi sono i punti in comune..

L'avventura ci metterà nei panni di David Gordon, che torna in Scozia alla morte di suo padre, che non vedeva da tempo, per discutere dell'eredità. Ma questa sarà solo la scusa per indagare sulla morte del padre e scoprire il segreto della famiglia.

Il gioco sarà un classico punta e clicca e l'ambientazione riprenderà l'horror gotico del titolo originale. La data di uscita è fissata per il 28 Novembre.

Sito ufficiale del gioco

The Raven - Legend of a Master Thief Ep. 3

Il Corvo, il ladro più famigerato di tutta Europa, creduto morto per mano dell'Ispettore Legrand, è apparentemente tornato, e ha preso di mira gli Occhi della Sfinge, due gioielli inestimabili che dovevano essere trasportati fino in Egitto per essere esposti nel Museo del Cairo. Il primo è già stato rubato, ma il secondo è tenuto costantemente d'occhio da Legrand ed è circondato da misure di sicurezza efficacissime e super-moderne. Non c'è modo, per il Corvo, di riuscire a rubarlo.
O forse sì?

Nel primo episodio avevamo seguito il Conestabile Zellner nella sua paciosa caccia al Corvo; nel secondo episodio abbiamo seguito un ladro nel perseguimento del suo obiettivo – che non vi posso svelare – e nel terzo episodio seguiremo ancora questo ladro e un terzo personaggio, di cui non posso dirvi nulla.

Quindi anche questa volta ci sarà un cambio di personaggio nel bel mezzo dell'azione, e di nuovo rivivremo parte degli eventi del primo capitolo dal punto di vista del “cattivo”. In questo caso, però, la scelta risulta più interessante: verremo a scoprire molte più cose, e dovremo risolvere più indizi, rispetto a quando siamo passati da Zellner al ladro, nel secondo episodio. Ma è solo verso la fine che la storia andrà davvero avanti, fino a svelarci come stanno le cose e chi è il Corvo e se quel Corvo è proprio quello che si credeva morto anni fa o un impostore.

E qui vediamo uno dei problemi principali di The Raven: è incostante. Nel primo episodio, sembrava che avessimo a che fare con un giallo à la Poirot; il secondo ci ha buttati nella confusione, mettendoci nei panni del ladro e svelandoci dei risvolti di trama senza darci gli indizi per capirli; in questa terza parte il cerchio si chiude e capiamo che il gioco non voleva affatto essere un “giallo” nel senso classico del termine. Noi giocatori non dobbiamo capire come sono andate le cose, dobbiamo assistere alle rivelazioni man a mano che ci vengono mostrate. Certi colpi di scena non possiamo proprio prevederli. Il che può essere o meno una delusione, in un'AG investigativa, ma è sicuramente un problema visto che le premesse, cioè tutto il primo episodio, sembravano promettere proprio un'indagine!

A questo aggiungiamo il fatto che il finale lascia in sospeso alcuni dettagli e non sia convincente al 100%. E' una bella trovata, e uno può arrivarci per esclusione, ma non tutti i conti tornano, non tutti gli eventi si sistemano al loro posto. Non posso dire di aver identificato una o più falle logiche, ma ci sono dei buchi, nella trama, che non vengono spiegati.
In più, è abbastanza chiaro che il gioco andasse in realtà, diviso in due parti, e non in tre: la prima dedicata solo a Zellner, la seconda al ladro e ai suoi affiliati. Così com'è diviso adesso, il gioco è molto sbilanciato nel ritmo.

Nota a parte per i personaggi: quelli che nel secondo episodio erano scomparsi per ovvi motivi (il ladro agisce di nascosto, dopotutto), adesso tornano, e alcuni ci raccontano le loro storie. Sono storie abbastanza interessanti, ma purtroppo anche in questo caso il ritmo narrativo è gestito un po' alla “come capita”. A volte le storie ci verranno decentemente mostrate tramite eventi in game, a volte invece ce le spiattelleranno in un lungo dialogo, senza che poi ci sia alcun impatto sul resto della trama. Peccato, perché lo sforzo di fare psicologia del personaggio c'è, ma è tutto gestito molto male.



Anche per quel che riguarda gli enigmi, questo episodio è migliore del precedente: come dicevo sopra, sono di più, e più complessi. Non c'è comunque da gridare al miracolo. Anzi, uno in particolare, risolvibile quasi tutto tramite dialoghi, l'ho trovato abbastanza inverosimile, ma i pezzi in cui bisogna creare un improbabile costrutto magnetico con scotch, spago e colla vinilica, sono meno. E' anche presente qualche momento di pura assurdità, come quando dovremo trovare un sistema per piegare del semplice filo metallico – farlo a mano sarebbe stato troppo facile, suppongo.
Anche in questo episodio è possibile chiedere un aiuto al Magico Diario di Zellner, se si resta bloccati, e spendere punti per evidenziare tutti gli hotspot presenti a schermo.

Neanche il comparto tecnico è cambiato, il che significa animazioni pietose e qualche fastidioso bug. Anche la telecamera non è delle migliori e più di una volta ho dovuto fare i salti mortali per trovare l'uscita da una schermata. La grafica, in compenso, è molto bella, la palette di colori brillante senza risultare pacchiana e le musiche perfette per l'ambientazione.



Nel complesso, The Raven non è una brutta avventura, ma non si può neanche definire bella. La trama è interessante e anche “simpatica”, ma non è narrata molto bene e per tutto un episodio – il secondo – il ritmo è troppo lento. I personaggi passano da macchie sullo sfondo a “persone” in pochi minuti, per poi tornare nell'oblio, e anche quelli che seguiamo più spesso, come Zellner, non risultano indimenticabili. Gli enigmi si sforzano di restare sempre logici, e per la maggior parte del tempo ci riescono, ma sono anonimi e troppo semplici.

Penso ancora che The Raven possa piacere agli amanti di Agatha Christie, e delle avventure grafiche investigative, specialmente se si giocano gli episodi uno dopo l'altro, ma non aspettatevi il capolavoro del secolo.

Il Corvo vi attende sull'Ogi Forum

The Raven - Legend of a Master Thief Ep. 2

Qualche tempo fa abbiamo visto l'uscita del primo capitolo di The Raven – Legacy of a Master Thief, della King Art, in cui ci trovavamo alle prese con il furto e il misterioso ritorno (forse) del fantomatico ladro The Raven (Il Corvo). Vediamo cosa ci aspetta nel secondo capitolo di questa avventura.

Il primo capitolo si era interrotto molto bruscamente e il secondo riprende proprio da dove il primo era finito. Siamo sempre nei panni del bonario Zellner che cerca, fra una botta in testa e le prese in giro dell'Ispettore Legrand, di fermare il Corvo prima che questi riesca a rubare il secondo Occhio della Sfinge, che dev'essere esposto nel Musero del Cairo. Purtroppo adesso il Corvo non è tanto raffinato e non violento come prima e si diverte invece ad ammazzare gente e piazzare bombe in giro. Zellner è infatti convinto che questo sia un impostore, e che il vero Corvo sia quello ucciso da Legrand anni prima. Ma allora, chi è il ladro che adesso sta seminando caos da Venezia al Cairo?

Questi saranno i nostri quesiti per la prima metà di questo episodio, perché nella seconda passeremo nei panni del ladro – beh, di un ladro. Non vi dirò, naturalmente, se questo ladro (che potrebbe anche essere una lei...) è o meno il Corvo, e/o se quello che si pensa essere il Corvo sia proprio *quel* Corvo. Il punto è che passeremo nei panni del ladro e rivivremo gli eventi del primo episodio dalla sua prospettiva.

Questo è, in parte, un problema. Infatti, benché la storia resti abbastanza interessante, e sia piacevole vedere i retroscena di tanti piccoli dettagli misteriosi presenti nel primo episodio, in questo modo ci viene impedito di capire assieme a Zellner cosa è successo e chi è il colpevole. Sì, qualche indizio viene sparso in giro, ma non sono sufficienti a capire come sono andate le cose, che ci vengono invece svelate (in parte) in maniera diretta. In secondo luogo, il cambio di personaggio avviene proprio durante quello che sembra il climax della storia, quando sembra che tutti i nodi stiano per venire al pettine. E invece, pam!, torniamo indietro a vedere eventi che bene o male già conosciamo.

Aggiungiamo che, dalla prospettiva del ladro, è tutto più corto e più semplice, con meno personaggi, e che l'episodio si chiude bruscamente come si era chiuso il primo senza dirci granché di interessante... e uno si domanda il perché di questa manovra. Forse avrà un senso nell'episodio successivo, ma, in questo, mi ha solo lasciata confusa.

Dal punto di vista degli enigmi non siamo messi meglio. L'unico passo avanti che ho notato, rispetto al primo episodio, è che questa volta non serve girare gli ambienti ottanta volte, perché non ci sono hotspot che compaiono all'improvviso su quelli che prima erano meri oggetti di sfondo. D'altro lato, però, gli enigmi sono più semplici e, nel pezzo in cui impersoniamo il ladro, sono anche più inverosimili. Non “impossibili”, solo... molto à la MacGyver. In un solo caso ho notato una vera e propria assurdità: bisognerà andare in giro a cercare un cacciavite (misteriosamente chiamato “wrench”) quando ne avremo già uno in inventario, che infatti useremo subito dopo.
Sono ancora presenti i sistemi di aiuto e di punteggio del primo episodio: ogni enigma risolto ci regalerà dei punti che potremo utilizzare per ricevere hints se restiamo bloccati, o per mostrare tutti gli hotspot.

Le animazioni, come nel primo episodio, sono decisamente bruttine, e ho notato qualche bel bug che in un caso mi ha costretta a ricaricare un salvataggio precedente. In alcuni casi è anche difficile beccare il giusto hotspot perché la zona in cui cliccare è situata di lato rispetto all'oggetto effettivo. Insomma, per esaminare un vaso, magari, bisogna cliccare in alto a destra rispetto al vaso stesso. Niente di insormontabile, ma dà fastidio.

Il resto del comparto tecnico è rimasto identico a quello del precedente episodio, cosa che non sorprende. La grafica, al massimo dei dettagli, è molto buona, specialmente gli sfondi sono deliziosi e i modelli dei personaggi, benché abbiano visi un po' strani, sono decenti. Le musiche, sempre in stile Poirot, si accompagnano benissimo all'atmosfera del gioco. Ho notato ohni tanto degli effetti sonori randomici, come dei suoni di passi lì dove nessuno stava camminando, ma si tratta di piccole sbavature.

Nel complesso, non posso dire che questo episodio sia brutto. E' un po' lento, ma se la storia cominciata nel primo episodio è risultata interessante, probabilmente anche questa parte piacerà. Però qualcosa che non va c'è: non si capisce il perché del passaggio al ladro, gli enigmi sono più deboli, e il tutto mi è sembrato anche più corto. Il sospetto che mi è venuto è che l'intera storia andasse divisa in due, non in tre episodi: questo è un po' debole rispetto al primo. Speriamo in un bel finale.

Continua la caccia al ladro sull'Ogi Forum

The Raven - Legend of a Master Thief Ep. 1

Siamo nel 1964 e the Raven (“il Corvo” in italiano) è già stato sconfitto: qualche tempo prima l'ispettore francese Legrand, dopo anni di inseguimenti, era riuscito a raggiungerlo e gli aveva sparato, uccidendolo. Adesso, però, sembra che il Corvo sia tornato: un gioiello, l'Occhio della Sfinge, è stato fregato proprio sotto il naso di Legrand, e sul luogo del crimine è rimasta la “firma” del leggendario ladro, una piuma nera. Legrand avrà accoppato l'uomo sbagliato?

The Raven – Legend of a Master Thief è la nuova avventura grafica ad episodi prodotta dalla King Art, già conosciuta per l'avventura fantasy-comica Book Of Unwritten Tales. Questa volta, però, avremo a che fare con un fantomatico ladro in un titolo molto ispirato ai gialli di Agatha Christie. Vediamo com'è andata.



Cominciamo subito col dire che noi non impersoneremo l'ispettore Legrand, ma Zellner, un poliziotto svizzero vicino alla pensione, un po' sovrappeso, con problemi di cuore e amante dei gialli. Quando l'Occhio della Sfinge viene rubato proprio sul suo treno – lui lavora come guardia sull'Orient Express – Zellner vede la possibilità di partecipare a un caso emozionante per la prima e forse unica volta nella sua carriera, e non riesce a rinunciarci.
Zellner è un protagonista atipico, specialmente per un'avventura investigativa: è un pacioso, reagisce alle punzecchiature rabbiose di Legrand con calma ironia, non crede di essere una grande mente e gli manca l'arroganza tipica dei detectives di questo genere di storie (Poirot, Sherlock Holmes). E' facile prenderlo in simpatia, specialmente dal momento che l'ispettore Legrand si mostrerà scontroso e maleducato nei suoi confronti sin dal primo momento.

Legrand, invece è proprio il tipico grande detective, famosissimo, intelligentissimo (almeno, così si dice) ed è colui che è riuscito a fermare il Corvo! I ragazzi della King Art sono riusciti a rigirare i cliché del genere molto bene con questi due personaggi: grazie al fatto che noi impersoniamo Zellner, e grazie al fatto che ambedue gli investigatori hanno una psicologia molto umana, sebbene non tanto approfondita, la sensazione che si ha non è quella di qualcosa di già visto e già fatto mille volte.

E questo nonostante The Raven sia fortemente ispirato a un giallo di Agatha Christie, in particolare alle avventure di Poirot. Dall'epoca in cui è ambientata la storia, alle locations, che vanno dall'Orient Express a una nave da crociera un po' malandata, ai personaggi e alla trama stessa, tutto richiama i romanzi della famosa scrittrice. E' persino presente un personaggio, Lady Clarissa Westmacott, l'autrice di gialli preferita da Zellner, che è molto apertamente Agatha Christie stessa.

Si è quindi cercato di prendere gli elementi tipici del genere e di cambiarli un po', lasciandoli comunque riconoscibili, in modo che gli amanti di questo tipo di giallo si sentano subito a casa. L'operazione è abbastanza riuscita. Purtroppo i personaggi secondari non sono, almeno in questo primo episodio, granché memorabili: sono il classico mix di nazionalità e professioni diverse che si trova tanto spesso nei gialli dell'epoca. Tutti sono dei sospetti, naturalmente, e si è tentato di dar loro una personalità e un passato, ma restano piuttosto anonimi, specialmente perché non c'è il tempo per conoscerli tutti: alcuni livedremo solo un paio di volte, en passant.

E il Corvo? Il Corvo... non c'è. E' un'ombra che aleggia per tutta la durata del gioco, ma non si vede mai. C'era da aspettarselo, considerando che questo è il primo episodio e la storia, quindi, è incompleta, ma si sente la mancanza di un punto culminante, di qualche evento davvero importante: nonostante non sia tanto corta, l'avventura ha un ritmo rilassato, lento, e non fa in tempo a entrare nel vivo che... finisce. E a questo proposito, il finale è una nota assolutamente negativa: il gioco termina con un cliffhanger e senza grazia, come se qualcuno avesse troncato la storia con l'accetta.



Ma passiamo alle note tecniche, e ai dolori. Il lato peggiore del gioco sono sicuramente le animazioni: sono goffe, legnose, e più volte mi è capitato che Zellner restasse incastrato da qualche parte, camminando contro un ostacolo. Per fortuna è sempre possibile cliccare per far terminare l'animazione in atto e teletrasportare magicamente i personaggi al momento subito successivo. C'è anche qualche bug, che farà misteriosamente scomparire Zellner dallo schermo, anche se potremo continuare a cliccare in giro senza problemi, aspettando che ricompaia.

La telecamera è fastidiosa: capita che, per passare da una schermata all'altra, bisogni cliccare sulla parte bassa dello schermo... facendo comparire l'inventario. Oppure capita che per spostare Zellner, in modo da vedere l'hotspot che si trova dietro di lui, si cambi schermata, perché la location è "stretta". Anche durante i dialoghi ho notato che a volte i personaggi spariscono aldilà della telecamera, e noi vediamo solo mezzo volto.

I dialoghi sono sempre verosimili, molto leggeri, a volte ironici, specialmente quando Zellner ha a che fare con Legrand. In genere caratterizzano bene i personaggi, ma spesso sono composti da chiacchiere amichevoli fra Zellner e i vari sospetti, e raramente sono brillanti. Sicuramente sono in linea con l'atmosfera del titolo, ma non aiutano ad aumentare il ritmo dell'avventura. Il doppiaggio, inglese, non mi è sembrato eccezionale, ma altre fonti dissentono ed essendo le altre fonti inglesi, probabilmente sono troppo severa. Diciamo che a volte il tono mi è sembrato troppo meccanico, e gli accenti troppo pronunciati. Perfetti invece i sottotitoli: ho trovato solo un errore in tutto l'episodio.



E veniamo agli enigmi, vero cuore del gioco. Il lato positivo è che sono tutti logici, anche se sono presenti alcuni cliché del genere (il classico fil di ferro per aprire i lucchetti), e ci sono anche un paio di mini-giochi, per variare. Inizialmente sono troppo facili, ma proseguendo nel gioco la difficoltà aumenta, anche se nessuno mi è sembrato particolarmente ispirato, o geniale, o originale.

Di solito, se trovate un oggetto, dovrete usarlo esattamente nel modo in cui vi aspettate di usarlo. Il problema principale, però, è che a volte capita di non avere abbastanza indizi per risolverli, perché alcuni hotspot si attivano solo dopo che son accaduti alcuni eventi, ma senza una ragione logica. Per esempio, dopo aver esplorato tutta la nave da crociera, e aver risolto un pezzo di gioco, improvvisamente si potrà interagire con una pianta (solo con quella specifica pianta). Ma, visto che la nave era già stata esplorata tutta, e quella pianta non ha rivestito fino ad adesso nessunissima importanza, non viene in mente che è possibile accedervi per risolvere un enigma. Bisogna quindi esplorare ogni volta tutto quanto per poter proseguire.

A questo si aggiungono dei controlli un po' imprecisi. Quando bisogna scassinare la serratura, per esempio, spostare il fil di ferro non è impresa semplice, e molto spesso per esaminare un hotspot bisogna cliccare qualche centimetro sopra l'oggetto, invece che sull'oggetto stesso. Quando due hotspot sono vicini la cosa è fastidiosissima.
E' presente un sistema di hint in game: per ogni enigma risolto, e per ogni passo avanti nella storia, si guadagnano dei punti che è possibile “spendere” sbloccando un hint, nel caso si restasse bloccati. Hint che però raramente servono a molto. Sempre spendendo punti è possibile attivare tutti gli hotspot sullo schermo. Ora, unite quest'aspetto al fatto che dovrete rigirarvi tutte le locations per cercare degli oggetti misteriosamente “attivati”... perderete punti solo per non perdere tempo.



The Raven è un'avventura grafica che, per chi non è stra-appassionato dell'ambientazione, può essere insipida all'inizio. Proseguendo i personaggi prendono vita, la storia si fa più affascinante ed è divertente tenere conto di tutti i piccoli indizi raccolti – che Zellner segna su un taccuino, con tanto di ritratti dei sospetti – e cercare di capire come sono andati i fatti. Però questo episodio, da solo, non dà grandissime soddisfazioni. Se gli altri due episodi (uno è già uscito, e lo troverete recensito a breve) saranno almeno a questo livello, si potrà parlare di un'avventura almeno carina. Al momento, però, questo primo episodio raggiunge giusto la sufficienza.

Inseguite il corvo sull'Ogi Forum

The Book of Unwritten Tales sbarca in Italia

Dopo molto penare sembra essere arrivato finalmente il momento anche per gli avventurieri italiani di vedere arrivare nell'amato idioma di Dante The Book of Unwritten Tales, piacevole avventura di cui vi abbiamo parlato qualche mese fa.

Il gioco sarà distribuito in esclusiva su Zodiac, la piattaforma digitale dedicata alle avventure grafiche. Che sia l'inizio di un nuovo corso per il punta e clicca?

Zodiac Store - la pagina dedicata al gioco
La nostra recensione di The Book of Unwritten Tales
Per scambiare due parole fra di noi sull'Ogi Forum

The Book of Unwritten Tales recensito

Finalmente arriva su OGI la recensione di The Book of Unwritten Tales, quella che in molti ritengono essere l'Avventura del 2011 (pur essendo uscita in Germania due anni fa...). È davvero così? Leggete un po' cosa ne pensiamo.

Recensione
Discussione nell'OGI Forum

The Book of Unwritten Tales

Quanti eroi fai-da-te servono per proteggere un potente manufatto magico dalle grinfie delle armate del Male? Secondo lo sviluppatore tedesco KING ART Games, la risposta perfetta a questa fondamentale domanda cosmica è quattro: uno gnomo coraggioso, un’astuta principessa degli elfi, un umano spaccone e... una palla di pelo rosa.

A me gli occhi
The Book of Unwritten Tales è un’avventura fantasy/umoristica uscita in Germania nel 2009 e ci sono voluti ben due anni prima che un editore internazionale si decidesse a tradurla in inglese per distribuirla al di fuori dei confini teutonici. Un periodo di tempo così lungo sarebbe un fardello insostenibile per un gran numero di giochi appartenenti ai generi più svariati, ma nel caso dei punta&clicca non stupisce che le questioni tecniche passino in secondo piano. TBoUT non solo rientra pienamente in questa casistica, ma offre molto di più: sin dalle prime schermate è impossibile non notare come il gioco sia una vera e propria gioia per gli occhi.

   

I fondali, creati in 3D e poi renderizzati, sono coloratissimi, pieni di dettagli (in movimento!) e molto evocativi – un bello schiaffo morale per chi ancora pensa che le atmosfere fantastiche possano essere riprodotte solo tramite disegni. I personaggi sono dotati di un buon numero di poligoni, soprattutto nei volti, il che consente di riprodurre diverse espressioni facciali (come si nota in particolar modo nello gnomo Wilbur). Non tutti i modelli sono di alta qualità e alcune animazioni sono un po’ limitate e legnose (si vedano i draghi), ma l'impatto visivo è nel suo complesso eccellente anche alle risoluzioni più elevate. Belle anche le scelte delle inquadrature, che non disdegnano "riprese" dall'alto: un semplice quanto efficace escamotage per aumentare la varietà delle schermate.
L’unica nota stonata del comparto visivo è rappresentata dai filmati d’intermezzo, mal compressi e poco ispirati.

Sono Wilbrush Weatherwood, temibile pirata!
La colonna sonora è composta da brani vagamente fantasy, inframmezzati da lievi rielaborazioni di musiche più o meno note (nella dimora dei Nani, ad esempio, è impossibile non riconoscere Nell'antro del re della montagna tratto dal Peer Gynt di Grieg). Il doppiaggio è buono e, nonostante il tono allegro dell’avventura, non eccede in distorsioni macchiettistiche dei personaggi. Di quando in quando sembra che il doppiatore non sia convinto di quel che va dicendo, ma si tratta di episodi piuttosto rari.

Oltre ad essere ben recitati, i testi sono anche scritti in maniera convincente. Trattandosi di una traduzione dal tedesco c'era il rischio che l'adattamento in inglese portasse a un sensibile decadimento della qualità o alla perdita di alcune sfumature. Il compito dei traduttori era ancor più arduo se si considera che TBoUT è pieno zeppo di citazioni: gli sviluppatori hanno preso a piene mani elementi dai giochi LucasArts, con diversi saccheggi attuati anche ai danni del catalogo film di George Lucas. I riferimenti a Monkey Island e a Indiana Jones si sprecano, ma non stupitevi se nel duo Nate+Critter vi sembrerà di riconoscere Han Solo e il suo fido Chewbacca. Individuare tutte le citazioni può diventare un gioco nel gioco, ma a lungo andare la quantità di richiami ad altre opere tende a diventare stucchevole, tanto che talvolta si ha la sensazione di essere alle prese con un fan-game creato da appassionati un po' troppo affezionati. Il citazionismo sfrenato influisce anche sulla trama, ben sviluppata e divertente, ma non particolarmente originale (perché in parte ispirata al Signore degli Anelli). Nota di demerito per il finale, che sa di "tirato via".

Assai meno perplessità generano invece i momenti in cui gli sceneggiatori affrontano in maniera ironica le tematiche tipiche del fantasy e dei videogiochi in generale. La parodia di World of Warcraft, dove i giocatori perdono ore e ore immersi in un mondo fatto di carte bollate e tasse da pagare ("Perché siamo stufi di magie e di draghi") è davvero piacevole e per come è presentata ricorda certi passaggi tipici delle avventure umoristiche della Infocom. In uno degli ultimi capitoli, inoltre, viene data la possibilità di affrontare il gioco da una prospettiva leggermente diversa: lo stratagemma è piuttosto semplice e non del tutto originale, ma il risultato è di sicuro impatto.

Badare al sodo
L'interfaccia di gioco, a prima vista, non si discosta molto da quella tipica dei punta&clicca post-SCUMM: nessuna azione selezionabile, click sinistro per interagire, click destro per osservare. Già dalle battute iniziali, però, ci si accorge che TBoUT non si limita a ripetere il compitino, ma scombina un po' le carte in tavola: in primo luogo, non è possibile usare o raccogliere un oggetto senza prima averlo osservato (tale azione si verifica la prima volta in maniera automatica sia che si clicchi con il tasto destro, sia con quello sinistro). Inoltre, tutti gli oggetti che non hanno alcun ruolo negli enigmi smettono di essere degli hot spot non appena li si è osservati la prima volta. Se la prima caratteristica è classificabile come una semplice scelta stilistica, la seconda ha una grossa rilevanza in termini di gameplay: rimanendo in campo solo gli oggetti utili, al giocatore è spesso sufficiente dare un'occhiata a cosa può essere ancora cliccato per arrivare rapidamente alla risoluzione di un enigma. Se a questo si aggiunge che premendo la barra spaziatrice compaiono tutti gli hot spot selezionabili in una schermata e che i puzzle tendono a svilupparsi ed esaurirsi all'interno di un numero limitato di location, si può ben intuire quanto The Book of Unwritten Tales cerchi con tutte le sue forze di semplificare la vita agli avventurieri.

Quello che all'apparenza sembra essere un peccato capitale per un gioco di questo genere è tuttavia uno degli elementi che danno all'avventura un ritmo praticamente perfetto. Gli enigmi, per quanto facili, sono estremamente logici e si susseguono senza soluzione di continuità: i tempi morti sono virtualmente assenti e ci si ritrova sempre con qualcosa da fare. Nonostante tutto fili quasi sempre liscio come l'olio, il gioco è talmente pieno di cose da fare che per raggiungere la schermata finale ci vorranno circa 10/12 ore. Una lunghezza simile senza inutili tappabuchi o giri a vuoto non la si vede spesso! Peccato per un'eccessiva linearità, probabilmente il prezzo da pagare per mantenere il ritmo a livelli così elevati.

   

Esaminati singolarmente, gli enigmi non sono esattamente memorabili (anche perché alcuni si risolvono praticamente da soli), ma sono sufficientemente vari e ben integrati con i dialoghi (con oggetti che vengono "sbloccati" solo dopo aver parlato con qualche personaggio). Come detto, la risoluzione procede sui binari della logica, senza strani sconfinamenti nel regno della demenzialità, il che rende l'esperienza piacevole e scongiura il rischio di doversi affidare a una soluzione per superare qualche passaggio impervio. Chi cerca un po' di sfida in più si dimentichi che esiste la barra spaziatrice per evidenziare gli oggetti: il pixel-hunting, in questo caso, è piuttosto rognoso e non solo metterà a dura prova più di un mouse, ma renderà qualche enigma un po' più complicato (seppure in maniera artificiosa).

Hai capito 'sti tedeschi...
The Book of Unwritten Tales è sicuramente tra le candidate al titolo di Avventura dell'anno per questo 2011 e conferma ancora una volta che la Germania è attualmente la nazione di punta per il genere. Sia chiaro, per qualcosa di originale è meglio rivolgersi altrove, vista l'assoluta aderenza ai canoni classici degli adventure e un citazionismo che appare quasi ossessivo. Ma se si è "semplicemente" in cerca di un'avventura ben fatta, bella da guardare e piacevole da giocare, allora ci si può tranquillamente affidare ai KING ART Games e alla loro Creatura.

 

Teniamolo d'occhio: The Critter Chronicles

L'edizione inglese di The Book of Unwritten Tales, piacevole avventura in salsa humor/fiabesca, è disponibile solo da alcuni giorni, ma in Germania (terra d'origine del gioco) i portatori sani di lingua teutonica stanno già consumando i tasti dei loro mouse con il secondo capitolo di quella che sembra destinata a diventare una serie di discreto successo.

The Critter Chronicles è il prequel dell'episodio precedente e mette il giocatore in condizione di conoscere un po' più a fondo la storia della Creatura, la palla di pelo rosa (non è Uan) facente parte del gruppo di protagonisti di TBoUT.
Gli sviluppatori della KING Art Games giurano e spergiurano che le cronache della Creatura saranno disponibili in inglese la prossima primavera, ossia un bel passo avanti rispetto ai due anni necessari perché il primo episodio uscisse dai confini patri. 
La speranza è che mantengano la promessa e che il gioco sia un degno sequel, cioè prequel, dell'originale.

Sito ufficiale (deutsch)
Sito inglese di The Book of Unwritten Chronicles (comprensivo di demo)
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