Baldur's Gate

Ad ormai circa 6 anni dalla sua uscita in America, di certo non è facile parlare di un gioco come Baldur’s Gate, poiché su di esso sono già stati spesi fiumi e fiumi di parole, ma voglio provarci lo stesso, fondamentalmente per un motivo: perché quando mi ci avvicinai per la prima volta, circa 4 anni fa, non ebbi modo di apprezzarlo in pieno, ed ora che finalmente sono riuscito a portarlo a termine, voglio cogliere questa occasione per tentare finalmente di “sviscerarlo” sin nei minimi dettagli…

Una triste alba per la Costa della Spada
Ci troviamo nel mondo dei “Forgotten Realms”, in particolare nella zona della Costa Della Spada, dov’è situata anche la mastodontica Baldur’s Gate, fulcro vitale di tutta la regione, e punto d’incontro di tante etnie diverse, città cosmopolita dove decine e decine di razze diverse vi confluiscono, creando perciò attorno a sé un’ “amalgama sociale” ben stratificata.
Tuttavia, per la Costa della Spada è un periodo di grande incertezza politica, e tutto ciò si riflette anche in una situazione economica poco chiara per la regione, soprattutto dopo l’improvvisa ed inaspettata carestia di ferro che l’ha colpita.
Noi inizieremo la nostra avventura nella mite cittadina di CandleKeep, dove abbiamo praticamente trascorso ogni giorno della nostra esistenza fino ad ora, sotto la saggia guida del nostro tutore, materiale e spirituale, Gorion, il quale è anche il nostro padre adottivo.
Oscure nubi tuttavia imperversano su di noi… La verità sulla reale sorte dei nostri genitori non ci è mai stata detta, ed ora che Gorion ci preannuncia che dovremo partire per un lungo viaggio, verso una destinazione sconosciuta, con uno scopo sconosciuto, le nostre paure diventano terribilmente consistenti.
Così partiremo, lasciando il piccolo “guscio protettivo” di Candlekeep.
La prematura morte del nostro saggio protettore Gorion, all’alba del giorno seguente la nostra partenza, non farà altro che renderci ancor più insicuri e indecisi sulle nostre prossime mosse.
Dovremo affrontare lunghissimi pellegrinaggi, nei luoghi più disparati, ed incontreremo un nugolo di avventurieri, briganti, umani, coboldi, gnoll, ghoul, e tanti altri personaggi che proveranno a sbarrarci la strada, altri ancora che ci aiuteranno nella oscura impresa di “riesumare” il nostro passato sepolto, e scoprire la verità su di noi, sul nostro destino, e sul destino di tutta la Costa della Spada.

2D artistico
Titanico.
Questo è l’aggettivo migliore che può essere usato per descrivere “in toto” questo gioco.
Anche se tutto il gioco è realizzato attraverso una impostazione grafica in 2D “puro”, interamente isometrico, (tecnica ormai al giorno d’oggi praticamente abbandonata, per lasciar spazio al 3D delle nuovissime e fiammanti schede grafiche di ultima generazione) la maestosità delle ambientazioni, il minuzioso dettaglio attraverso il quale sono stati realizzati tutti gli scenari di gioco (sia gli interni che gli esterni) lasciano letteralmente senza fiato.
Certo, forse si ha un po’ troppo spesso la sensazione che tutta la mappa di gioco sia stata divisa in maniera troppo rigida, quasi a “compartimenti stagni”, con una sorta di “sottomappe” (ognuna comunque gigantesca, piena di posti da esplorare e di sub-quests) facendo quindi perdere quel senso di “continuità” nei viaggi che andremo ad affrontare.
L’attenzione che è però stata riposta nella stesura delle mappe è però encomiabile, tanto che il design e lo stile della maggior parte di queste sono delle vere e proprie opere d’arte.
Per accorgervene, basta che vi avviciniate alla Torre di Durlag, locazione che fa parte della espansione “Tales of The Swoard Cost”, che probabilmente rappresenta la quest di maggior fascino, e sicuramente l’ambientazione più evocativa di tutto il gioco, nella quale si respira a pieni polmoni quell’ aria decisamente medioevaleggiante (passatemi il termine!) unitamente ad un intenso sapore “fantasy-epico” che costituiranno il leit-motif principale del gioco, nonché del suo spettacolare sequel, Baldur’s gate 2 uscito pochi anni dopo.

 

La dura vita dell’avventuriero
Sotto il profilo della giocabilità, Baldur’s gate raggiunge delle vette fino a quel momento impensabili.
Infatti avremo a nostra disposizione, all’inizio della partita, ciascuna delle classi di personaggi che hanno fatto la storia di “D&D”, come il mago, il chiedico, il paladino, il guerriero, il ladro, il ranger, il druido, e chi più ne ha più ne metta, senza tralasciare nemmeno le classi “miste”.
Seppur il sistema di gioco sia basato sul “D&D”, quindi non proprio di immediata “fruizione” al pubblico, tuttavia l’interfaccia di gioco “user-friendly” è stata pensata per venir incontro alla maggior parte possibile della “popolazione videoludica”.
La volontà, infatti, è stata quella di non “ubriacare” il videogiocatore con complicate tabelle numeriche poste a casaccio, ed infatti il tutto è organizzato in modo chiaro e semplice, con una schermata-inventario dalla quale in pratica si può fare tutto, leggere il diario, usare gli oggetti, equipaggiare le nostre armi, leggere i documenti, preparare l e magie da usare,etc… 

Nella schermata principale invece, grazie ad una comoda e funzionale “barra degli strumenti” situata nel basso dello schermo potremo impartire gli ordini al nostro gruppetto di avventurieri (per un massimo di 6), come attaccare, difendere, come posizionarsi, parlare con un personaggio qualsiasi (non del nostro party), e così via.
Anche il sistema di combattimento è completamente rivoluzionario: è in tempo reale (come in Ultima7 o Diablo), ma ci viene data per la prima volta la possibilità di mettere il gioco in pausa per poter pianificare al meglio le nostre mosse, a seconda di come si sta evolvendo il combattimento, e quindi avremo tutto il tempo di pensare a come adottare la strategia che riteniamo migliore ( un po’ una scelta “ibrida”, rispetto a quello che avviene nel sistema di combattimento “a turni”, come in “Fallout”).
A proposito di interazione con i personaggi, poi, in BG per la prima volta assume una importanza cruciale la famigerata “reputazione”: infatti i nostri comportamenti e come reagiremo nei confronti dei PNG (personaggi non giocanti, n.d.r.), ma anche dei personaggi del nostro “party”, influenzerà pesantemente la nostra vita nella Costa della Spada.
In linea generale però è sempre preferibile avere con noi un “party buono”, visto che il gioco predilige sempre comportamenti da “avventurieri” degni di questo nome, e ligi alla legge, altrimenti potremmo avere seri problemi con le guardie nelle varie città, e non solo.
L’unico punto che forse non è stato sviluppato in modo “completo” è l’interazione fra i membri del nostro party.
Contrariamente a quanto accade nel sequel “Baldur’s gate 2”, o anche in altri giochi simili, più recenti, che ricalcano la “scia” lasciata dal primo BG, come Neverwinter nights, o Knights of the old republic, i rapporti che potremo avere con i personaggi che si troveranno a viaggiare con noi saranno praticamente inesistenti.
Certo, come si è detto, potremo impartire tutti gli ordini del caso, ma non potremo mai intrattenerci in delle vere e proprie “conversazioni”, quasi come fra “amici”, o addirittura far nascere delle storie d’amore fra due di loro (come in BG2).
Le uniche conversazioni possibili saranno generate casualmente, e saranno costituite per lo più da battibecchi fra membri del party con “buoni” o “cattivi” propositi.
Tutto ciò si riscontra anche in un certo equilibrio che deve essere presente nel nostro gruppetto di avventurieri: provate a mettere insieme un personaggio malvagio/caotico con uno buono/paladino, e vedrete che ne usciranno fuori delle belle, a meno che non abbiate un punteggio di carisma tale da tenere a bada i due…

RPG o “Videogame epico”?
Parafrasando uno dei generi letterari più antichi della nostra storia, il classico “poema epico” di cui sono i maggiori esponenti capolavori come L’Iliade e l’ Odissea di Omero, o l’Eneide di Virgilio, la prima associazione che mi salta per la testa è questa: Baldur’s Gate non è un videogioco come tanti altri (ma questo ormai lo sanno anche i sassi), perché lo spessore degli avvenimenti narrati, l’intreccio con le storie di tutti i personaggi minori che incontreremo (che già da sole potrebbero benissimo costituire un romanzo d’appendice), l’esaltazione del concetto dell’ “Eroe”, inteso nel senso più “classicheggiante” possibile, sono tutte tematiche che vengono sviluppate durante il gioco in un modo che definire perfetto non potrebbe rendergli giustizia in pieno.
Baldur’s gate dunque si pone su di un più alto livello di “comunicazione” con il videogiocatore, tanto da poter coniare appositamente per questo una definizione che, a mio avviso, calza alla perfezione: Baldur’s gate è un “videogame epico”.
Certo, ai più questa associazione potrebbe sembrare quantomeno irriverente, tuttavia a mio modo di vedere si tratta dell’ “inquadramento” più corretto possibile per poter classificare un gioco della portata di Baldur’s Gate.
Facciamo infatti un passo indietro. Prima dell’uscita di BG, il panorama mondiale dei “giochi di ruolo” era letteralmente “intasato” da titoli molti dei quali poco o nulla avevano a che fare con lo “storico” meccanismo del gioco (cartaceo) di “Dungeon&Dragons”, ma la cosa peggiore era che la stragrande maggioranza era priva di una storia decente, degna di questo nome.
Uno dei titoli di maggior successo di quegli anni era “Diablo”, una sorta di gioco d’azione “mascherato” da RPG: molto bello, per carità, ma assolutamente inconsistente sotto il profilo dello spessore della sceneggiatura, della caratterizzazione dei personaggi.
C’era stata anche la serie di “Eye of the Beholder”, dallo spessore sicuramente più significativo, ma che fece molta fatica ad attirare un’ampia fetta di pubblico (anche i non “appassionatissimi” del genere) per la sua particolare impostazione.
C’era stata poi anche l’uscita dei primi due capitoli della saga di “Elder Scrolls” (Arena e Daggerfall) i quali in un certo senso avevano “consolidato” una vera e propria “evoluzione” del genere, aprendo alla visuale “libera” in prima persona (in “Eye of the Beholder” ci si poteva soltanto muovere a “scatti”, con inquadrature “statiche” ), ma che in un certo senso erano stati anche campioni di “bugs”, talvolta anche abbastanza pesanti, tali da renderli in giocabili (soprattutto Daggerfall).
C’era stata, soprattutto, tutta la saga di Ultima, in particolare il settimo mitico episodio, probabilmente quello che per connotati, per impostazione, per ricchezza di contenuti, più si avvicina a BG.
Baldur’s Gate ha saputo, in un certo modo, riprendere il meglio di ciascuno di questi giochi: l’impostazione dispersiva e non lineare da Daggerfall, l’ “epicità” degli scontri armati da Diablo, lo spessore della “trama principale” da Ultima 7, etc… In altre parole, Baldur’s Gate ha in pratica “reinventato” un genere, quello dei “role playing games”, “amalgamandolo” alla perfezione col gioco cartaceo di “D&D”, apportando ad esso delle caratteristiche tali che ancor oggi, a più di sei anni dalla sua uscita, viene considerato da molti della critica e degli appassionati, il miglior gioco di ruolo per PC mai apparso sulla scena videoludica.