AV 4x13 - A difesa della corona

Titolo:
A difesa della corona
Serie:
Archeologia Videoludica
Durata:
2 h 15 min.
Pubblicato il:
22 luglio 2014

Suonino le fanfare per l'epico finale di stagione di Archeologia Videoludica, dove il team in grande spolvero vi racconterà di Defender of The Crown, pietra miliare prodotta da Cinemaware e vero e proprio strategico d'altri tempi.
 
A singolar tenzone l'ormai vitale Giuseppe Saso, in compagnia del cavarellesco Roberto "Tsam" Bertoni e il regale Simone Pizzi, con gli storici inserti del trio Marrone-Santilio-Morgan. Pronti a conquistare il regno della storia videoludica? Che la giostra abbia inizio!
 
Non mancate di correre con il vostro destriero al nostro fianco, scegliendo il terreno di battaglia a voi più congeniale, usando mail, facebook o il singolar piccione!
 
IN QUESTO EPISODIO
 
La rassegna stampa
 
Morgan ci porta in epoca di cappa e di spada con il destriero della carta stampata.
 
Il cinema di fonde con i videogiochi
 
Ascesa e caduta di Cinemaware, una software house che fece la storia.
 
In alto la corona
 
Dedender of the Crown fu un audace tentativo di portare la dimensione cinematrografica all'interno dei videogiochi, idea che diede vita ad uno strategico visionario, ma in grado di catturare il casual gamer così come l'appassionato. Vi raccontiamo il suo gameplay, le sensazioni e le sue caratteristiche.
 
Tutti uguali, tutti diversi
 
Le differenti versioni disponibili e le principali differenze: MS-DOS, NES, Apple IIGS, Atari ST, Mac OS, ZX Spectrum, Amstrad CPC, Commodore 64, Amiga, CD-i, Microsoft Windows, Game Boy Advance. Tante macchine e un solo destino.
 
Ti ricordi, quella volta, sul nostro destriero...
 
Ci abbandoniamo alla giostra dei nostri ricordi, mentre eravamo alla conquista del regno...
 
La tecnica al servizio di sua maestà, il gameplay
 
Non di solo mouse vive il cavaliere: ecco il reame della tecnica e della grafica che, soprattutto su Amiga, affascinò generazioni di giocatori.
 
Il ritorno del re
 
Defender of The Crown non ci ha abbandonato: come l'araba fenice è tornato anche su dispositivi mobile, fra una versione Android e una mitologica versione iOS.
 
Chittesengoogle
 
Alcuni link

A difesa dell'Ogi Forum!

Cinemaware reboot!

Quanti di voi parlando di Cinemaware riescono a trattenere la classica lacrimuccia? Defender of The Crown, Rocket Ranger, The Three Stooges sono infatti alcuni dei titoli che hanno fatto la storia di Amiga, Commodore e affini e che sono stati prodotti da questa fantastica casa americana negli anni '80.

"Defunta" nel 1991 e resuscitata nel 2000 Cinemaware ha saputo inoltre conquistarsi l'amore dei fan anche per la scelta lungimirante di rilasciare alcune sue perle come "freeware" non ritenendole più sfruttabili commercialmente; ora, dopo lo sbarco su iOS di Defender of The Crown, la stessa ha deciso di rifarsi il trucco con un nuovo sito che promette di sorprendere il pubblico ansioso di rivedere all'opera questa software house dal sapore ancestrale.

Una visita è quindi d'obbligo per ogni oldgamer che si rispetti, nella speranza che presto tornino a disposizione i vecchi classici in forma gratuita.

Link al nuovo sito Cinemaware
Link alla discussione nell'Ogi Forum

Eco del forum: i limiti degli 8 bit

Una delle sfide più grandi che gli sviluppatori dovevano affrontare negli anni'80 era quella di riuscire a superare i limiti che l'hardware di allora poneva come insuperabili così che potessero essere rese in bit le idee che frullavano loro nel cervello; Commodore 64, Zx Spectrum, Amiga, ognuna di queste macchine aveva i suoi alfieri, capaci di spingere i sogni al di là dei confini del cielo, portando sui nostri monitor piccole e grandi perle videoludiche.

Simone Pizzi preso da uno dei classici momenti amarcord degli Oldgamer ci lancia in un viaggio nel tempo, alla ricerca di quei titoli che sfidarono le risorse a loro disposizione: Sentinel, Defender of the Crown, Lords of Midnight, quanti di questi hanno popolato la vostra infanzia? Avete qualche ricordo da condividere?

Link alla discussione sull'Ogi Forum

Defender of the Crown (Conquering England)

Ci sono i bei giochi, quelli brutti, le ciofeche assolute e le perle rilucenti, le "droghe virtuali" (come le chiamavate voi, amici di oldgames, eheh...), gli scacciapensieri, i sottovalutati, gli sponsorizzati e pompati, quelli così così e le pietre miliari. Defender of the Crown, per molti videogiocatori di lunga data è una pietra miliare (e così ho anticipato il "valore storico", 'acc!).
Ma come è possibile stagliarsi sugli altri, distinguersi, catturare laddove gli altri nicchiano?
Difficile, se non impossibile, saperlo con esattezza e, soprattutto, in anticipo!!!
Anche se all'uopo pare che alla Cinemaware custodissero una ricetta.
Fatto sta che a questo gioco possiamo legittimamente attribuire la nomea di "cult game". 

 
Ah! Ecco, la Cinemaware ci tiene a farci sapere che questo non è un semplice videogioco ma un film interattivo.
Che, devo da recità? Nooo, mi vergogno... 


Ooooh! Ma che bella presentazione! Che bella la scritta sul muro, guarda come sbrilluccica!
Guarda i mattoni! Come sono ruuuusticiii!!!

Questo gran gioco è stato reso disponibile un pò per tutti i sistemi più in voga allora, tra cui: C64, Amiga, Atari ST, Amstrad CPC, PC DOS (no VGA), perfino il NES... Io l'ho giocato sulle prime tre piattaforme, recentemente, ma all'epoca giocavo il titolo Cinemaware esclusivamente su Commodore64. La cosa sorprendente è che ho scoperto, dopo consulti e smottamenti interiori (!), essere quest'ultimo quello su cui DOTC dava il meglio di sè, secondo il mio opinabilissimo parere e pur sapendo che molti non saranno d'accordo, in quanto DOTC è ricordato più che altro nella sua incarnazione Amighista. La versione Amiga, antecedente (1986) a quella (1987) del computer più venduto al mondo (il C64!) inevitabilmente sconfigge quest'ultimo dal punto di vista grafico, ma non altrettanto gli riesce per ciò che concerne il comparto acustico o per altri aspetti tra cui il 'feeling' dell'esperienza videoludica, dove il raffronto non fa sfigurare, anzi prevale, la macchina più obsoleta.

 
Eddai Robin, stai sempre a farmi la predica!!! Guarda che adesso sono grandicello, sai? Come dici?
La corona è scomparsa? Vabè, capito, ora vado... ma prima... mettiamo due sarcicce sul fuoco? 


'Azz quanti morti... ma la cosa che più mi fa arrabbiare sono quei tizi a cavallo...
con comodo eh! Godetevi pure lo spettacolo! Robe da pazzi, e dire che un cavaliere mi costa 8 danari...

Eh, che tempi...
I Cavalier, l'arme e gli amori...
Pensate che io avevo avuto questo gioco in prestito da un caro amico (che oggi purtroppo non vedo più, forse si era stancato di prestarmi le sue cose) che l'aveva comprato in "edizione jackson", o meglio, per la precisione: le edizioni jackson avevano "fatto uscire" DOTC... completamente tradotto in italiano!!!
Sì, localizzato in ITA.
Ora, non so se questa sia una rarità o meno, fatto sta che in rete fino ad ora non c'è stato modo di andarlo a ripescare (e nemmeno io ce l'ho, vi stoppo sul nascere, perchè dopotutto al mio amico, presto o tardi, qualcosa restituivo...).
Che meraviglia quel floppy mollo mollo (da 5,25").
Già (sospirando), più mollo della pelle delle braccia della nonna quando le alza per indicare qualcosa, o le stende per poi applaudire (con conseguente "effetto gelatina"), eppure in quel dischetto... quanta magia!
Solo sapere di averlo lì, a tenere compagnia agli altri nel "portadischi", mi inorgogliva e allo stesso tempo impreziosiva la mia fiera collezione di C64 disks.
Neanche avevo bisogno di giocarci, mi bastava sapere che ci fosse perchè mi sentissi rassicurato e appagato.
E così, impettito come un piccione tronfio, di tanto in tanto sfoderavo quel gioco che tanto era coinvolgente, una spanna sopra la mischia in questo senso, e assaporavo il clima e la grafica coi contro...fiocchi (secondo le possibilità di un 8 bit) di quel titolone. 


Ma che bel castello marcondironderondello, ma che bel castello marcondirenderondà


TIRO GIU' il castello marcondironderondello, BUTTO GIU' il castello marcondironderondài

Ma che gioco era Defender of the Crown?
Più che altro, era…di "tutto un pò", nel senso che sostanzialmente era sì uno strategico ma miscelava elementi attrattivi anche per chi magari prediligeva gli action-game: le cosiddette "sezioni arcade".
Ciò che più mi preme sottolineare è che era sostenuto da una solida e convincente trama, non solo prodromica, bensì intercomunicante, accompagnatoria delle diverse fasi che non era affatto cosa scontata secondo la pratica di quegli anni sovente avara in tal senso.
Oggi alcuni si lamentano delle trame che divengono troppo invadenti, poi, in aggiunta, spesso ci sono i tutorial, insomma adesso essere imboccati/imbeccati è la prassi, ieri, o forse sarebbe più opportuno dire "ieri l'altro", capire solo di che si trattava era un successo in alcuni casi (soprattutto quando i giochi arrivavano dall'edicola o da chissà dove...), e spesso anche la grafica ottobittesca non aiutava certo a fare chiarezza in tal senso...
Ma se per alcuni giochi le vicende che vorrebbero introdurvici sembrano pretestuose, o fragili, o superflue, quella di Defender of the Crown era ben confezionata, pertinente, puntuale, connaturata al gioco stesso, simbiotica. 


Squilli di tromba, si va a duello!
(cerco sempre di declinare questo tipo di inviti, ho già dovuto buttare decine di armature…
poi però se penso al buffet che segue le sfide…non so rinunciare)
 


Eccoci!ci siamo... tanto lo so che vado per terra... ehi, ma , toh!? Quello lì in tribuna lo conosco!
Sì sì, è il mio vicino di scuderia! Ciaoooo......SBOOING, SDENG, OUCH! Uff, di nuovo...!

L'aspetto sensazionale dal mio punto di vista non fu però solo questo.
Meravigliosa, infatti, la stupenda colonna sonora anch'essa aderente al gioco storico (genere) della Cinemaware.
Aaaaah, le musiche... le sentite? Voi, che l'avete cullate, per giorni, come me, in quegli anni... andatele a ripescare dai recessi della vostra memoria, non vi sarà difficile.
Ad ogni situazione la sua musica, ottima pensata (una soluzione analoga, ma nel genere delle AG, sarà adottata dalla Revolution Software nel 1992 con Lure of the Temptress, il cosiddetto Virtual Theatre; ndBeren).
Anche grazie alla soundtrack, oltrechè grazie a grafica e narrazione, siamo condotti lì dove i programmatori vorrebbero sempre portarci, all'interno del meccanismo videogame, ingranaggi a nostra volta dello stesso, senza i quali il motore del divertimento videoludico perde colpi od addirittura è costretto a fermarsi.
I programmatori a volte oggi non riescono nell'intento nonostante abbiano a disposizione strumenti nell'era dell'8 e 16 bit impensabili. Troppe possibilità possano rappresentare una trappola, quando invece con i pochi attrezzi a disposizione riesci davvero ad ingegnarti efficacemente. 


LUI: Cara, avvicinati...
LEI: Cos'hai in mente?
LUI: Ma niente, perché?
LEI: Guarda che non si fa niente, eh!
LUI: ('azz!) Vabbè, ci vediamo le fiamme nel camino anche stasera...
LEI: Ah, ok
LUI: Dimmi, non è romantico?
LEI: Sì, ma stai fermo...
LUI: sissì (basta! Domani vado al bar)
 


LUI: Dio mio tesoro quanto sei bella!!! Ma tu non puoi saltare fuori dal C64, è impossibile!
LEI: Ma, hihi, cosa dici? Non vedi come sono pixellosa?
LUI: Adoro anche i pixel che ti contornano, se non è amore questo…
LEI: Che caro...
LUI: Rosalinda…
LEI: Ok…ma sii delicato
LUI: … (evvaaaaaiiiiiii)

E’ giusto riconoscere come nelle produzioni Cinemaware l’accuratezza di musica e grafica fossero un segno distintivo.
DOTC indubbiamente è rimasto nei cuori dei videogiocatori proprio perchè si elevava eziandio dal punto di vista grafico, in particolare penso al C64 beneficiato da una realizzazione da incorniciare rapportandola alle sue possibilità.
La versione Amiga causò invece diversi episodi di distaccamento della mascella (1986!).
Ma DOTC era evidentemente arricchito di quella magia che è difficile creare a tavolino, e che semplicemente e inspiegabilmente si instaura da sè!
Questo era ed è il suo “valore aggiunto” senza il quale oggi non lo ricorderei con questo affetto. 

 
Aaaah, da qui si possono scorgere i miei possedimenti. Eh, già ,questa vista mi rilassa...
MAH...quell'esercito sulla collina…NON E’ IL MIO! Cribbio, non si può stare un solo minuto tranquilli!
Soldati preparatevi a combattere!!! E…no Rosalinda, non aspettarmi per cena...

 Il gioco permetteva di calarsi nei panni di uno fra i 4 sassoni a disposizione e mettersi a conquistare la terra d'albione in un periodo storico antico, vicino al 1200 DC, in piena guerra civile.
A rivaleggiare con noi c’erano inoltre 4 normanni desiderosi di impossessarsi della corona vacante, letteralmente scomparsa.
Ogni personaggio selezionabile aveva caratteristiche peculiari in virtù delle quali impostare la tattica di gioco.
Come già detto la trama traghettava il videogiocatore da una fase manageriale ad una d'azione inframmezzandole con sequenze mozzafiato e musiche avvincenti.
I perigli erano invero dietro ogni "turno" nei quali il computer, dopo la nostra mossa, muoveva gli altri sassoni (solitamente debolucci) ma anche nemici normanni (assetati di sangue), in una sorta di gioco da tavolo virtuale.
La promessa di allargare i propri confini e gestire un esercito sempre più numeroso e forte, unitamente alla speranza di avere in sposa una donzella, onesta e innamorata, consentiva di trovare coraggio e prepararsi anche alla tenzone che di tanto in tanto veniva organizzata dai signorotti aspiranti al regno o di partire in scorribande verso i castelli che custodivano i più cospicui tesori...
La guest-star del gioco era un certo Robin Hood, nostro amico, prodigo di consigli ma anche disposto ad aiutarci concretamente, per ben 3 volte , col suo manipolo di uomini. 


Quando ho visto la tua ombra mi sono preso paura, ma a voler guardare bene non è che tu sia sto grande spauracchio!
Preparati ad assaggiare la mia spadina, fellone...

Personalmente non ho mai vinto tornei a cavallo (sigh), rassegnandomi a qualche effimero successo in singole sfide.
Nei tornei appena detti (meglio se il nostro eroe vi è portato, per caratteristiche) era possibile giocarsi fama o territori.
Io preferivo lo sputtanarmi e perdere un po' di carisma, al cedere i miei possedimenti...
Meno difficoltà nel riuscire nell'intento di gabbare i re avversari, saccheggiando i loro castelli (o riscattando donzelle), qui con un po' di esercizio la riuscita dell'impresa si faceva scontata (diversamente dalla versione Amiga in cui bisognava premere alla velocità della luce sul mouse).
Vi erano poi sezioni in cui era richiesto l'utilizzo delle catapulte, poiché l'assedio di un castello lo pretendeva...
E queste erano le parti arcade. 


Quelli rappresentati dagli scudi sono alleati e le bandierine nemici.
Quello a cavallo è il ns esercito, importante inizialmente proteggere gli altri sassoni, si vive meglio e si trova (x chi vuole) moglie.

Altrettanto affascinanti erano la gestione del denaro ottenuto dalla rendita delle terre, la sua conversione in armamenti (fanti, cavalieri, catapulte...), le alleanze coi sassoni ai quali cedere/chiedere autorizzazioni al passaggio sulle loro terre (ma li si poteva anche attaccare, volendo), le battaglie in cui decidere fino a che punto protrarre il combattimento e lo stile da adottare (attacca ferocemente, bombarda, difendi, fino a...scappa! per salvare i brandelli del proprio esercito).
Il mix di queste ultime fasi tattico-strategiche con quelle arcade forma, insieme alle musiche e alla trama, il cocktail Defender of the Crown, un gioco profondo, longevo. Tanto longevo da risultare ancora godibile. 


A rieccoce! Ancora non l’avete capito che con la spada nun c’è storia? So er più forte.

A quanto ne so di giochi analoghi a DOTC non ne erano ancora usciti, ma ne sarebbero venuti sempre più in virtù del clamoroso successo di quest'ultimo che, tra l'altro, era un dichiarato tentativo di dimostrare come un VG potesse avere uno spessore avvicinabile a quello di un film (utilizzando per lo scopo finanche scenette di intermezzo), di garantire altrettanto coinvolgimento ,con, in più, la gustosa possibilità di prendere parte attiva alle vicende che a noi si mostravano dipendentemente dalla nostra abilità. 

   
Non c’è niente da fare, sono un romantico. Quando c’è l’elemento amore in un videogioco questo diventa per me un incentivo.
Vieni qui Rosalinda che ti stampo un bacio...
Abbassa la tapparella, và!

Potenzialmente DOTC può benissimo piacere a tutti, indistintamente.
Io ne sono la riprova scrivente visto che non sono solito avvicinarmi a gestionali, strategici etc.
Il suo look accattivante, le sue musiche coinvolgenti e la sua immediatezza invogliano all'approfondimento e all'applicazione, finalmente ripagata in pieno.
Un gioco che è stato accostato a questo era il successivo Iron Lord.
Un gioco che personalmente collego a questo è Dune che ho giocato su Amiga e che ho ancor più adorato, anche se in quel caso la componente manageriale si miscela a quella adventure più che a quella arcade.
Dune, successivo a DOTC, è un altro mix riuscitissimo di generi. Molte le analogie ancorchè involontarie, anche su Arrakis (dune) la musica è splendida e contribuisce all'immersione, vi sono poi elementi comuni come la conquista, l'esercito, e l'accumulo di spezie che ha sostituito quello di denaro, ma...siamo lì...e c'è anche l'amore!!! (come in DOTC se si è fortunati) Questo paragone, va detto, potrebbe considerarsi azzardato e ve ne saranno probabilmente altri più azzeccati, ma la mia esperienza non così vasta di player lì mi ha portato... 

 
Cedric è un tipo ganzo, dal baffo malandrino, sarà perché mi ricorda Magnum P.I. o perché nelle sfide
con la lancia se la cava bene… la mia scelta spesso lo premia.
 


Sapete perché qui Cedric è indebolito nel carisma? Bravi, mi hanno buttato giù da cavallo, n’artra volta.
In questa schermata vediamo conti economici, stato civile, abilità, numero di soldati, cavalieri etc etc.

In conclusione, pur dubitando che qualche OldGamer si sia perso DOTC, nel malaugurato caso l’avesse fatto rimedi subito. Invito estendibile a giocatori più giovani. E ancora oggi spero che vengano sviluppati giochi che da questo titolo abbiano tratto insegnamenti. Più in generale mi viene da domandarmi che tipo di giochi avrebbe sviluppato Cinemaware oggi, se non fosse caduta in disgrazia, al di là degli ultimi pur appetibili remake. Secondo voi, quale sarebbe stata la loro rappresentazione di film interattivo ad oggi, in virtù delle tecnologie attuali? Con questo interrogativo vi saluto e vi chiedo di apportare nel forum altre informazioni, impressioni, suggestioni e quant’altro evocate, suggerite, indotte da questo bel giochillo. Sarebbe bello ampliare questo mio tentativo di recensione con altri commenti e altrettanto interessante sarebbe approfondire la versione Amiga. Chi ci vuol provare?

Nota: è possibile giocare una versione flash offerta direttamente da Cinemaware a questo indirizzo.

It Came from the Desert

Sul finire degli anni ’80, inizio anni ’90, l’Amiga faceva il bello e il cattivo tempo nel mondo degli Home Computer e la Cinemaware ne esaltava le qualità in quasi tutti i videogames che immetteva sul mercato. Dopo i successi di: Defender of the crown, The Three Stooges, Rocket Ranger e lo strategico Lord of The Rising Sun, arriva It Came from the Desert, avventura omaggio ai Bmovies in cui un meteorite porta delle semplici formichine a diventare insetti giganti amanti della distruzione.


La storia:
Nei panni di un geologo che sta studiano i ritrovamenti di meteoriti caduti nella zona, vi troverete a dover combattere e sventare la minaccia che incombe sul tranquillo villaggio di Lizard Breath, nel deserto.
Il gioco inizia il 1 Giugno 1951 nella vostra casa di Lizard Breath e avete solo pochi giorno (fino al 15 giugno) per sconfiggere la minaccia. Durante le fasi puramente adventure, dovrete prendere delle decisioni o reagire a delle situazioni. Ad esempio, in ospedale, dovrete decidere se tentare la fuga oppure accettare il giorno di cure imposte dal medico, perdendo tempo prezioso. Nei dialoghi, i vostri pensieri e possibilità di scelta vengono visualizzati in un riquadro con un teschio mentre le risposte degli altri personaggi sono visualizzati in basso.

 

Ogni scelta che si prende nel gioco, ci porta su una strada ben precisa e molti personaggi che incontreremo faranno di tutto per metterci i bastoni tra le ruote o non aiutarci nella nostra ricerca.
Ad alternarsi ai dialoghi c’è la parte arcade che ci porterà ad affrontare la minaccia in modo più attivo. Durante la ricerca ci può capitare di imbatterci in una formica gigante, impugnamo la pistola in perfetto stile Doom e apriamo il fuoco cercando di liberarcene, prima che sia lei a liberarsi di noi.

Oltre a dover sparare alle formiche, bisogna evitare che una banda di pazzi locali ci intercetti durante i nostri spostamenti, obbligandoci a una stupida gara in cui bisogna correre verso l’avversario cercando di spostarci il piu tardi possibile, senza schiantarsi contro l’avversario e senza finire fuori strada oppure, a bordo di un piccolo aereo, spruzzare veleno contro le formiche, senza restare a corto di carburante o bisognerà affrontarle a piedi, che ci mette in posizione di enorme svantaggio sia per il numero di formiche che per il caldo torrido che rischia di farci stramazzare al suolo per la stanchezza.
Una volta raccolte le prove della minaccia si mobiliterà la guardia nazionale a difesa di Lizard Breath e si dovrà affrontare la formica regina nella battaglia finale.

 

Momento di Scienza e tecnica del gioco:
Il gioco è un capolavoro della piattaforma Amiga, grafica e sonoro erano molto ben curati nel classico stile Cinemaware e sia la trama che il gameplay garantivano molto interesse. A differenza di precedenti titoli, ad esempio Rocket Ranger nelle fasi di decollo o Defender of the Crown nei tornei, qui le parti arcade sono molto più immediate e divertenti e lasciano più spazio alla bravura che al caso. La trama si sviluppa molto bene con tanti indizi che portano a vicoli ciechi che ci faranno solo perder tempo o personaggi scettici che alla visione delle formiche giganti diventano isterici. Peccato per i caricamenti che in questa versione sono peggio di un calcio negli zebedei.
Il suo valore, come già detto, è indiscusso su Amiga anche se non porta grossa innovazione nel genere, mostra un sacco di aspetti che ne fanno un gioco da provare e da ricordare.
Rapportato ai giorni nostri, presenta ancora qualche spunto e motivo per cui vale la pena giocarlo, sicuramente il game play è migliore di tanti titoli blasonati degli ultimi anni e la grafica si fa apprezzare tuttora (nonostante la bassa risoluzione e i pochi colori di cui disponeva l’Amiga a suo tempo). 

 

Giudizio Finale:
Purtroppo non ho mai avuto la possibilità di giocarlo a fondo e finirlo ma quando mi è capitato per le mani, non ho mai rifiutato di perderci un po' di tempo. In questi giorni, per scrivere questa recensione, l'ho ripreso e devo dire che mi ha conquistato come un tempo. Un'avventura insolita per gli appassionati del genere abituati ai capolavori di Ron Gilbert o della Sierra ma si è ritagliata un posto nei migliori giochi di tutti i tempi (come altri titoli Cinemaware).