La meraviglia di una pallina che rimbalza

Quando vediamo un videogioco moderno spesso ci sembra tutto così scontato, semplice. Certo, lo sappiamo che i team di sviluppo sono composti da una miriade di persone e che il tutto comporta anni di lavoro, però noi vediamo lo spendore di questo impegno e lo consideriamo un fatto scontato; anche la qualità spesso la diamo per scontata, come la grafica, anzi, ancora meglio, ci lamentiamo se vediamo che il tutto è al di sotto di un certo standard. Ci soffermiamo sulle mancanze tecniche, su alcune textures in bassa risoluzione e via dicendo.

Oggi guardiamo tutto questo e ci rendiamo conto che spesso, oltre a darlo per scontato, rischiamo di non apprezzarlo più ed è forse per questo che nasce la mania del retrogaming, anche se questa passione ha radici di vario genere che tuttavia per ora non analizzeremo, preferendo soffermarci sulla questione in un altro momento.

Oggi tutta questa particolare struttura nella costruzione dei giochi forse ci ha fatto perdere anche di vista il senso di gioco stesso, portando il videogames nel mondo dell'intrattenimento più generico, accostandosi e creando una nuova forma di espressione, più interattiva del cinema, ma meno videogioco del "videogioco tradizionale".

Eppure, se noi capitassimo dentro un buco spazio temporale per finire dentro un laboratorio della fine degli anni quaranta troveremmo tutta un'altra storia, tutto un altro mondo e non solo per un fattore strettamente cronologico.
Intanto dentro a quel laboratorio provate a parlare di textures, di numero di poligoni o semplicemente, ancora meglio, di fotogrammi al secondo... e vedrete che sareste presi per pazzi più che per dei cervelloni che parlano di cose tanto strane da dover essere sicuramente interessanti... Ma soprattutto considerate un'altro aspetto, ovvero che in quel particolare laboratorio dove siamo putacaso finiti, con quelle persone che stanno lavorando ed armeggiando su un oscilloscopio, quello che sta per avvenire è la creazione del primo videogioco della storia dell'umanità.

Si, ok, ma apparte questo fatto del "primo" che definisce un privato (sebbene ancora molto controverso ma poi ci arriviamo), cosa ci sta di realmente straordinario? Ecco, è qui il segreto di tutto, ed è forse proprio qui che un giorno torneremo con la nostra trasmissione o con le discussioni, le osservazioni e le analisi assieme agli amici di OldGamesItalia... cosa veramente troviamo di straordinario in questo strano elemento protovideoludico?

Iniziamo con il dire che, differentemente da quanto scritto nei libri di storia videoludica, noi non sappiamo se il risultato fuoriuscito da quell'oscilloscopio fosse un esperimento di altro genere o realmente si stava tentando di realizzare quello che poi è uscito. Però una cosa è certa, quello che crearono era un gioco, quanto più vicino al concetto di gioco in senso più stretto, ossia interazione ludica su basi regolamentate di naturale assimilazione.
Come il gioco delle carte, come i giochi più antichi della storia, Tennis for Two è un gioco vero e proprio, ha delle regole, ha una meccanica, ha una sfida e permette di confrontarsi tramite esso. Cosa esiste di più simile a quello che primordialmente, in modo estremamente remoto, noi concepiamo come gioco? Eccolo, su uno schermo una pallina luminosa si muove e reagisce all'interazione di due comandi, uno da una parte e l'altro dalla parte opposta, e si comporta di conseguenza come fosse una pallina da tennis.

Non è meraviglioso? O veramente siete tanto insensibili? Un laboratorio rumoroso e magari un po angusto, con l'aria filtrata e delle persone in camice bianco che si chiamano per cognome e si comportano formalmente tra di loro, alcuno con dei grossi occhialoni, immersi in luoghi pieni di strani strumenti e qualche luce o valvole o altro.

Accidenti, io mi guardo L.A. Noire e finalmente, per la prima volta nella mia vita, capisco che è un grandissimo prodotto, che è una meravigliosa opera di intrattenimento, ma che non è un gioco. Costruito da un team infinito di persone, bello da vedere, cinematografico quanto volete ma io ogni tanto mi sento risucchiato in quel maledetto laboratorio con quello stramaledetto oscilloscopio e penso alla meraviglia e al sapore di scoperta e quello che ha significato per decenni realizzare giochi elettronici o videogiochi. One man for One Game!

Poi, se veramente Tennis For Two sia stato veramente il primo videogioco, bhe... questa è un'altra storia di cui discuteremo quando avrete imparato ad apprezzare il senso della meraviglia.

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