The Ballad Singer

I librogame sono un tipo di gioco molto old, che però non smette mai di avere i suoi appassionati, anche e specialmente qua in Italia. Abbiamo visto diverse riproposizioni ed evoluzioni videoludiche del genere, ad opera di diversi sviluppatori – come non citare la inkle?

Oggi parliamo di un altro esponente del genere, realizzato dalla italiana Curtel Games: The Ballad Singer. Vediamo insieme come si pone nel panorama dei librogame virtuali!

The Ballad Singer si propone come “avventura asimmetrica” e ci offre tante storie diverse, dinamiche, che potremo cambiare a piacimento. Potremo infatti scegliere fra 4 personaggi da interpretare, ognuno con il suo background e i suoi obiettivi.

Se uno di loro morirà, a causa di una nostra scelta infausta, potremo decidere di spendere punti Fato per tornare indietro oppure potremo semplicemente cambiare personaggio: le scelte compiute col primo rimarranno, e anche la sua morte rimarrà e influenzerà la storia del nuovo personaggio. Le scelte, peraltro, sono parecchie e appaiono anche ben ramificate.

Tutto figo sulla carta, giusto? Ma avete già sbirciato il voto, lo so. Dove sta, quindi, il problema?

Beh, sono due. Il primo, bello grosso, riguarda la storia e la scrittura, che sono assolutamente inadeguate al loro compito.

The Ballad Singer prende le mosse da una serie di romanzi fantasy di Alberto di Stefano, la Saga dei Kalesin, edita da A.CAR editore.
Non ho letto i libri e non sembra un editore a pagamento, ma purtroppo la qualità è quella, cioè quella di chi pubblica senza fare neanche un check sintattico-grammaticale su quel che pubblica. E non mi riferisco a problemi di stile o di struttura o che; no, qui il problema è molto, molto più basilare, si tratta della storia fin dalle sue premesse e della composizione delle frasi.

Troviamo infatti personaggi che “trascendono nella collera” e creiamo palle di fuoco con noi “come epicentro”, per dirne due particolarmente assurde.

Anche quando il testo è scritto in italiano “normale”, le cose che vengono dette sono, quasi sempre, stupidaggini, per giunta banalissime. Abbiamo, ad esempio, l'elfa maga che casualmente è infoiata e vuole scopare con il nostro personaggio... così, perché sì, perché boh; abbiamo le guardie rumorose e i mercanti cialtroni; la silfide agile; la prostituta infoiata anche lei; la taverna con dentro il tizio incappucciato (uno solo in mezzo a tutti) per non farsi scoprire (che ovviamente è l'unico a dare nell'occhio)... Qualsiasi cliché possiate immaginare c'è, e scritto con la padronanza di linguaggio e sintassi di un 15enne.

Davanti a tutto ciò, i discorsi sullo stile, sul mostrato, sugli spiegoni ecc, cadono semplicemente: sembra di leggere una fan fiction.

La storia, di per sé, è sottile come carta velina, e così i personaggi, che non hanno alcuna psicologia. C'è una guerra fra un potente mago e alcune razze ribelli. Entrambe le fazioni devono raccogliere degli oggetti e poi entrare in battaglia. Una fazione vincerà. Tutto questo si riduce circa a un'oretta o due di gioco per personaggio e il finale arriva molto anticlimaticamente.

Qui si inserisce il secondo problema: le scelte, è vero, sono tante, e all'inizio le storie dei personaggi appaiono molto intrecciate, ma in realtà lo sono solo superficialmente e alla fine tutto si riduce alla battaglia finale. Non ho neanche ben capito, durante la mia giocata, in che modo tutte le “quest” fatte prima abbiano aiutato il mio pg a vincere (visto che le aveva fallite), e i motivi per cui si vince o si muore sono indefiniti: spesso, bisogna scegliere completamente a caso.

Graficamente, The Ballad Singer si difende bene, invece. Gli artwork sono molto belli e suggestivi, i colori utilizzati sono splendidi. Anche menu e interfaccia, che ho visto bollate come “oldschool”, mi sono piaciute molto.

Dal lato sonoro, va menzionato il doppiaggio in italiano: tutto è letto da una voce narrante e c'è anche una voce femminile che fa le parti di donna. Avrei però gradito un'opzione per disattivare il narratore che, come in tutti i casi in cui devo leggere, mi dà fastidio: o legge lui, o leggo io e francamente io leggo molto più velocemente di lui. È possibile zittirlo, ma “pagina per pagina”, il che è un po' seccante. Ovviamente, il gioco è in italiano, oltre che in inglese.

Ormai avrete capito che non promuovo questo The Ballad Singer. L'idea era molto buona e, anche se la storia non fosse stata molto originale, anche se fosse stata bene o male la solita manfrina, se fatta bene, con un buon impianto di scelte, avrebbe funzionato. Ma lo stato veramente tragico della parte narrativa e la superficialità dell'implementazione del gameplay rendono il gioco molto deludente.

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