Butterfly Soup

Diya è una bambina timida: è Indiana-Americana, sorda da un orecchio, e questo già le rende difficile capire bene quel che dicono gli altri. I suoi genitori sono molto severi, come da tradizione per genitori asiatici, e Diya, quindi, non sa imporsi. Anche giocare a baseball, la sua passione, la riempie d'ansia, perché deve trovarsi di fronte a una platea di gente che non aspetta altro che di vederla fallire.

Per fortuna, con lei c'è Min-Seo, una bambina coreana il cui principale metodo di comunicazione consiste nel prendere la gente con una mazza da baseball e/o minacciarle di morte (“picchia passante” è il comando di default del cervello di Min).

Quando Min si trasferisce in un'altra città, quindi, per Diya è un duro colpo – ma le due si re-incontrano qualche anno dopo... Cosa sarà cambiato, nel frattempo?

Butterfly Soup è una visual novel realizzata da Brianna Lei... e in verità non è solo la storia di Diya e Min. E' la storia di quattro ragazze asiatiche (tra cui anche Noelle, la migliore amica di Diya, e Akarsha, una loro vicina di casa) che cercano di farsi strada più o meno incolumi fra la scuola, le pressioni dei genitori, i dubbi adolescenziali e la gelosia fra di loro.

I personaggi e la loro crescita sono i punti forti del gioco. Le quattro ragazze sono molto ben caratterizzate, vive e ricche di dettagli, e sono animate da dialoghi verosimili, divertenti e ben scritti. La visual novel ha una sezione dedicata a ciascuna ragazza e, benché il POV ogni tanto vacilli fra una fanciulla e l'altra, la divisione funziona e ci permette di conoscere le paure e le speranze di questo gruppetto di “amiche”.

In rete il gioco è applaudito per come viene resa la diversità delle ragazze, tutte di colore e alcune di loro lesbiche o bisex: la Lei ha fatto un ottimo lavoro, creando personaggi che non si esauriscono in nessuna delle singole caratteristiche che ne compongono il carattere e che quindi risultano credibili e memorabili. Ho apprezzato particolarmente gli hint che mostrano come una bambina di colore, che vive in una comunità “di colore” anch'essa (almeno in massima parte) percepisca il resto del mondo in base al proprio piccolo circondario.

L'unico appunto, qui, è la caratterizzazione dei genitori delle fanciulle, questi sì ridotti a macchiette stile “genitore asiatico X”: per quanto siano severi e possano sembrare “cattivi”, i genitori asiatici hanno le loro motivazioni, che vanno oltre il semplice desiderio di realizzarsi attraverso la propria prole, e la disciplina che inculcano ai figli ha anche diversi effetti positivi (se qualcuno fosse interessato, qui trova una lettura interessante).

La storia è una slice of life, che riesce a non risultare lenta proprio grazie al coinvolgimento nelle sorti dei vari personaggi – kudos alla Lei per questo! Gli eventi di per sé mancano un po' di mordente: il conflitto è poco, e non ero mai in ansia per le ragazze. Il tono, in generale, mi ha ricordato anime tipo 5 cm per Second, solo senza quella patina sdolcinata che fa tanto finto-profondo: c'è lo stesso struggimento per le difficoltà della crescita, la stessa delicatezza verso i sentimenti delle ragazze e i loro rapporti, e non mancano i momenti commoventi.

Il writing, come dicevo, è buono. Avrei evitato i pezzi in cui Diya, o le altre, si rivolgono (o paiono rivolgersi) al giocatore direttamente, ma sono pezzi brevi e si può fingere che non esistano. Per il resto non ho nulla da rimarcare, le battute sono ottime, sia nei momenti più “intensi”, sia in quelli più scemi (di solito quelli con Akarsha).

L'inglese utilizzato non è difficile, ma io stessa ho avuto difficoltà nella parte in cui le ragazze giocano a baseball: non conoscendo lo sport, non ho capito una mazza (...) dei termini utilizzati. Suppongo che non avrei capito nulla neanche se il pezzo fosse stato in italiano, però.

Il gameplay unisce le classiche risposte a scelta multipla con un pizzico di esame dello scenario. In alcuni casi, semplicemente, è possibile osservare elementi delle aree in cui ci troviamo ed eventualmente interagire. Non cambia niente, in verità non cambia nulla neanche se scegliamo risposte diverse: Butterfly Soup può essere considerata una “kinetic novel in disguise”.

Dal punto di vista tecnico, sprite e sfondi mi son sembrati molto ben fatti. Gli sfondi, credo, sono foto ritoccate, mentre gli sprite sono disegnati a parte. Molte le espressioni, c'è varientà anche per i personaggi secondari. Gli unici a non avere sprite sono i passanti e i genitori delle ragazze.
Simpatici menu e interfaccia (anche se un po' troppo rosa, il menu!).

Le musiche sono diverse, vanno dalla lagna assoluta alla musica metal, alle musiche di sottofondo generiche. Buoni gli effetti sonori, specialmente nelle scene del baseball o della partita che le ragazze guardano da spettatrici.

Per quel che riguarda le funzionalità tipiche delle VN, che ormai non posso dare per scontate: c'è il tasto per tornare indietro, ma mancano il tasto per guardare solo la scena (senza il testo sopra) e il tasto Auto. Niente, non ce la facciamo a metterle tutte...

Il gioco dura un 3-4 orette e ha un solo finale, quindi non è molto lungo. Butterfly Soup è scaricabile gratis da Itch.io, ma pagando 5 dollari o più si ha anche un pdf con i concept drawings, alcune note dell'autrice e cosine varie – la sezione Extra della VN, insomma.

Come concludere? Butterfly Soup è una bellissima letta per chi apprezza il genere: i personaggi sono il suo punto forte e sono quelli che tirano con sé tutto il resto, riuscendo persino a compensare una storia un po' priva di ritmo e senza tanto conflitto. Se avete 3-4 orette e volete tirarvi su di morale, è l'ideale.

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