Dungeons of Legend: Cast Within

Una delle mie passioni sono senz’ombra di dubbio i dungeon crawler e normalmente non me ne faccio scappare neppure uno, a patto che l’ambientazione sia fantasy e così, girovagando sullo store di Steam, ho notato la recente uscita di un giochino indie molto molto interessante: Dungeons of Legend: Cast Within, dei Dungeon Brick Studios. Potevo farmi scappare un dungeon crawler in prima persona, in grafica finto-retrò poligonale? Neanche morto! Ed eccomi qui, dopo aver terminato da qualche minuto il gioco a riportarvi le mie impressioni.

Partiamo con un presupposto, questo gioco è minimalista in ogni suo aspetto, un po’ come lo erano Doom o Doom II ai loro tempi, nessun filmato o animazione tra una mappa e l’altra, semplicemente dei videogiochi dove a farla da padrone era il gameplay e tra un livello e l’altro comparivano al massimo due scrittine a spiegarci cosa stava succedendo. Dungeons of Legend è proprio così, presenta una piccola e spartana introduzione in grafica di gioco, poi basta: tra un livello e l’altro solo una schermata fissa e alcune frasi che ci informeranno sul progredire degli eventi o si soffermeranno su alcuni dettagli della trama. Non c'è neppure un filmato conclusivo o i rolling credits. Perché citavo Doom e Doom II? Perché il concept con cui è stato concepito questo giochino me li ha ricordati molto, infatti qui non abbiamo un vero e proprio dungeon crawler, ma un piccolo rpg che cerca di mettere assieme alcuni elementi interessanti dei videogiochi del passato.

Appena lanciato, dovremo generare il nostro personaggio, scegliendo fra tre classi disponibili - mago, ladro, guerriero - dopodiché dovremo dargli un nome. Fatto questo avremo una scheda con le classiche caratteristiche di tutti gli rpg (forza, destrezza, ecc.) e potremo distribuire i primi punticini. Non ci sono skill, non ci sono talenti, potere della semplicità. Avremo anche la possibilità di scegliere se disattivare la funzione di automapping in gioco e se rendere la morte del personaggio definitiva.

Questi elementi sono molto importanti, perché il titolo di base è molto semplice e attivando queste due feature alzerete il tasso di difficoltà di moltissimo; io però alla prima partita vi consiglio di giocarlo normalmente.

La trama non è nulla di complicato: verremo catturati da un gruppo di malfattori e scaraventati in un dungeon. Dovremo capire il perché esplorandolo e, una volta evasi, cercare vendetta. L’avventura, come avrete intuito, si svolgerà in solitaria: nel gioco non ci sono dialoghi, non ci sono png da cui ricevere quest, bensì nemici da sconfiggere, dungeon da esplorare, qualche boss da eliminare e tanti puzzle da risolvere. Il “bestiario” è sufficientemente variegato e anche gli scenari lo sono, cosa da non sottovalutare o dare per scontata.

Il sistema di movimento è quello classico dei crawler, che prevede il movimento a caselle, i combattimenti sono a turni e in prima persona, un po’ come in Legend of Grimrock o come in Eye of the Beholder. Avremo a disposizione due barre, una rappresenterà i nostri punti ferita, l’altra l’energia o la magia se interpretiamo il mago. Avremo a disposizione tre tipologie di attacco, una non consuma energia e sarebbe il colpo semplice, le altre due sono colpi più potenti, ma daranno fondo alla barra in questione.

C’è anche la possibilità, attraverso la pressione di un tasto, di utilizzare la barra dell’energia/magia come uno scudo e far sì che i danni che riceveremo vengano sottratti a questa barra invece che a quella dei punti ferita. Una volta che la barra dell’energia arriverà a zero, potremo solo sferrare attacchi semplici, questo fino a quando suddetta barra non si rigenererà, bevendo una pozione o camminando senza combattere, oppure premendo a raffica l’apposito tasto “salta il turno”.

Non c’è bisogno di cibarsi né si può dormire in Dungeons of Legend, ma i combattimenti sono semplici e in giro si trovano un sacco di pozioni, quindi non avrete problemi a curarvi o a ricostituire i vostri punti energia\ferita rapidamente. Un’altra semplificazione è il fatto che non sarà possibile né necessario dare via al solito “balletto” intorno al nemico, classico del genere ludico in questione, qui bisogna solo stare attenti a posizionarsi in modo da avere i lati e il retro “coperti” da pareti o ostacoli, di modo da poter essere attaccati da un solo avversario per volta.

Uccidendo nemici faremo punti esperienza e salendo di livello potremo distribuire ogni volta tre punti tra le nostre caratteristiche base. Come in tutti i giochi di questo tipo avremo un inventario piccolo e limitato, quindi dovremo scegliere con intelligenza che oggetti portarci dietro, siano essi spade, amuleti o pozioni.

Come spiegavo la difficoltà base del gioco è molto bassa e molte funzioni classiche dei dungeon crawler sono appena accennate o molto semplificate, questo perché, secondo me, si è voluto dare attenzione e concentrarsi moltissimo sulla decina di mappe/livelli che compongono il gioco, un po’ come si faceva ai tempi di Doom o di Dark Forces o di Hexen. È per questo motivo che mi sono venuti in mente questi titoli. Ogni mappa presenta dei pulsanti segreti da premere che apriranno nicchie o passaggi segreti, e in ogni livello troverete una serie di enigmi in perfetto stile Grimrock, ma che mi hanno anche ricordato molto quelli di Hexen II.

Si parte piano e i primi livelli sono molto facili da superare, ma poi man mano la difficoltà degli enigmi e la dimensione e complessità delle mappa va a salire. È presente veramente di tutto, dal labirinto alle pareti invisibili alla stanza con cannoni che sparano palle di fuoco e trappole che si attivano a ritmo, sino a veri e propri enigmi di logica pura.

Una cosa che invece non ho apprezzato è l’eccesso di pozioni che troveremo disseminate per la mappa: sono davvero troppe e questo rende la vita davvero troppo facile, inoltre alcuni tipi di pozioni, se sceglieremo di interpretare il guerriero, non ci serviranno a nulla, ma saranno indispensabili interpretando il mago.

Per portarlo a termine vi ci vorranno dalle 5 alle 8 ore, ma potreste metterci anche di più, in quanto su alcuni enigmi, soprattutto quelli più avanzati, ci si può facilmente piantare anche per una mezzora.

L’engine di gioco è Unity, ed è utilizzato molto bene, non fatevi ingannare dalla grafica retrò: qui abbiamo illuminazione dinamica e altre chicche davvero fiche. La musica c’è, ma è perfettamente trascurabile (lo è sempre nei dungeon crawler): avremo dei semplici temi musicali d’atmosfera che ci accompagneranno nel nostro percorso. Gli effetti sonori sono ben fatti e, come al solito, molto molto importanti, vi troverete a premere dei pulsanti in un determinato ordine e a tendere l’orecchio per sentire se una porta in lontananza si apre, o se dei cannoni che sparano fireball si sono acquietati.

I controlli prevedono l’uso di tastiera e mouse, niente pad, scelta ovvia vista la tipologia del titolo. Se però siete proprio dei fissati, potrete comunque servirvene grazie a programmi come Xpadder che permettono di assegnare ai pulsanti o levette del pad il corrispettivo tasto della tastiera.

Adesso arriva la parte più difficile della recensione: ma allora puoi consigliare questo gioco a tutti? La risposta è no. Se cercate il classico dungeon crawler, un gioco puro dalle millemila sfaccettature e difficoltà come per esempio Legend of Grimrock, questo titolo non fa per voi perché presenta un tipo di gameplay troppo semplificato e annacquato. Se però cercate qualcosa di diverso, di non troppo impegnativo, se amate vecchi giochi come Doom o Hexen, dove la mappa la fa da padrona e sballate all’idea di vederla applicata a un crawler di fattura semplice, avete trovato il gioco perfetto per voi. Allo stesso modo, se siete dei videogiocatori poco esperti e volete approcciarvi per la prima volta ad un dungeon crawler, questo titolo è perfetto per voi, vi divertirete, verrete introdotti al genere in maniera dolce, butterete un occhio su alcune feature tipiche di questi titoli e una volta terminato potrete passare a roba più seria. Per le stesse ragioni ve lo stra-consiglio se siete padri o madri e cercate un rpg da poter giocare assieme al vostro bambino di 9-10 anni o più, un po’ per divertirvi assieme e un po’ per introdurre il pargolo o la pargola al genere ludico in questione.

C’è poco testo in gioco, ma è tutto molto importante: documenti che troveremo disseminati nei livelli, che ci aggiorneranno sulla trama del gioco (normalmente disprezzerei questo stile di spiegoni, ma è tipico dei crawler vecchi e nuovi), le scritte che appaiono tra un livello e l’altro, gli indovinelli o gli indizi per risolvere gli enigmi. Però tutto questo testo è in inglese: poco male, è talmente breve e semplice che se non conoscete la lingua vi basterà tenere a tiro il cellulare per tradurlo al volo.

Purtroppo un punto negativo di Dungeons of Legend è dato dal prezzo: ora che è appena uscito costa sui 12 euro, un prezzo piuttosto dignitoso per un indie game, ma presto passerà al prezzo pieno di 17 euro, che sono forse un po’ troppo per il reale valore del prodotto in questione.

Spero comunque di vedere altri videogiochi realizzati da questo piccolo gruppo indie, la strada è quella giusta e si possono introdurre tante migliorie e feature.

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