Frankenstein

Quando il videogioco incontra la letteratura il rischio è sempre dietro l'angolo, soprattutto se, come in questo caso, il titolo in esame è quello di un classico immortale della letteratura inglese, Frankenstein, o il moderno Prometeo. Rischio di semplificare concetti ed argomenti, di banalizzare, sacrificare, rischio per il videogioco stesso di rivelarsi mezzo inadeguato per narrare qualcosa di più complesso. Parlando di interactive fiction, il genere videoludico ideale per esplorare i confini tra narrazione e interattività videoludica, il nostro compito è probilmente reso più semplice. Questa app per iOS e android pubblicata da Inkle Studio, la software house indipendente britannica che da tempo si è distinta nella produzione di giochi narrativi, si è rivelata infatti un banco di prova privilegiato, ma non per questo meno importante, per le ambizioni del videogaming.

Per chiunque abbia qualche dubbio sull'approccio, vogliamo sottolineare che il Frankenstein in questione, è una rilettura fantasiosa e personale, ma sempre rispettosa del classico di Mary Shelley, da parte di Dave Morris, esperto romanziere, autore di graphic novel, giochi di ruolo e di libri-game in stile Choose Your Own Adventure. Tanto per incominciare la storia qui è ambientata nella Francia rivoluzionaria, in un clima politico arroventato dagli eventi, il che rende più agevole il compito del dottor Frankenstein, che può reperire facilmente corpi e arti mozzati dalla ghigliottina. Cambiano anche i testimoni di quanto accade nel corso del racconto, a seconda del caso leggeremo monologhi del "mostro", di Victor (che forse in preda al delirio si rivolge ad un amico immaginario ), commenti dei membri di una nobile famiglia decaduta che assiste alle vicende. A tal proposito il gioco costituisce anche una vera e propria opera di riscrittura del testo originale, reso più snello, moderno e adatto all'interazione anche attraverso alcuni espedienti narrativi, il passaggio alla prima persona, l'uso del presente per raccontare gli esperimenti messi in atto dal dottore. Il tutto attraverso l'uso della piattaforma per la narrazione interattiva Inklewriter.

Dal punto di vista prettamente ludico l'impianto di gioco è  povero di un vero e proprio livello di sfida, non ci sono enigmi da risolvere, punteggi da raggiungere, il gioco verte esclusivamente sulla raccolta di oggetti e sulla consultazione di documenti da mettere in inventario e soprattutto al giocatore è lasciato il compito di fare una lunga sequenza di scelte, di decidere il prosieguo della storia, esperienza visualmente molto seducente e resa piacevole anche da qualche indiscreto effetto sonoro e in particolare da bellissime illustrazioni animate da attivare attraverso l'interazione con lo schermo (visual touch). Inoltre la priorità con la quale vengono letti documenti o esaminati oggetti, può anche influenzare minimamente la storyline.

Quello che Dave Morris ci mostra è che anche se il videogiocatore o il lettore, se preferite, non può stravolgere il canovaccio centrale con la sua interazione (e questo può sicuramente far storcere il naso a qualcuno che sentirà odore di "casual game"), attraverso le sue scelte può dare alla storia o ai personaggi una serie di sfumature, tonalità e dettagli molto interessanti che lo portano comunque a sentirsi parte integrante dell'esperienza "narrativa". I quesiti morali che incontrerà nel corso del gioco sono tanti, lo faranno entrare nella mente del mostro, gli faranno provare frustrazione, alienazione, sofferenza, disprezzo e tutta una serie di sentimenti contrastanti a seconda dei casi e delle decisioni prese lungo il cammino.

L'esperienza complessiva è dunque molto gradevole , una rivisitazione intelligente, arricchita non poco dall'impatto grafico, da piccoli dettagli che denotano la grande cura con la quale è stata realizzata questa applicazione. Il comparto puramente ludico sarebbe potuto essere più ricco, vario e soprattutto più incisivo in alcuni tratti, ma questo nulla toglie all'interattività che, seppure più discreta, anche rispetto a quella di un libro-game (ovviamente anche per non intaccare eccessivamente la struttura di questo classico) rimane comunque, insieme alla qualità della riscrittura ed alla bellezza delle atmosfere, il punto di forza del gioco.

Il videogioco ha dunque passato il test di maturità? nel suo piccolo anche quest'esperienza limitata e "di genere" ci dimostra come intrattenere in modo originale, intelligente e intellettualmente più coinvolgente non è impossibile e non è assolutamente pretestuoso, se fatto bene, rispettando il giocatore e con una forte consapevolezza del media che si utilizza. Il Frankenstein della Inkle ci riesce, in punta di piedi e con una struttura semplice, quasi delicata, ma efficace. Di sicuro abbiamo ancora una volta la conferma di quanto sia fondamentale nell'economia di un gioco, di qualsiasi tipo si tratti, poter disporre della mano esperta di uno scrittore professionista come Dave Morris che sappia montare e smontare il meccanismo creativo in qualsiasi momento e con coerenza, oltre ad abbinare sapientemente le esigenze narrative e quelle ludiche.

L'articolo fa parte della serie di articoli del Ciclo Inkle Studios

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