Attention: spoiler! The Inner World: The Last Wind Monk è un diretto sequel di The Inner World, quindi per forza di cose ci saranno spoiler sul primo titolo. Siete avvisati!

The Inner World è ambientato ad Asposia, un mondo in cui il vento viene evocato dai FluteNose, ossia da degli abitanti con il naso a forma di flauto. Ma Emil, scagnozzo del dittatore Conroy, ha fatto credere a tutti che i FluteNose sono capaci di evocare dei mostri che trasformano in pietra le persone. Ha intenzione di radunarli tutti e ucciderli. Sta a Robert, ultimo erede al trono di Asposia e, ovviamente, un FluteNose, sconfiggere Emil e liberare la sua gente.

Queste le premesse di The Inner World: The Last Wind Monk, sviluppato da Studio Fizbin per la Headup Games e per Kalipso Media Digital. Come dicevo in apertura, si tratta di un sequel diretto di The Inner World, e infatti il gioco parte con un recap del gioco precedente. Anche chi non ha giocato a The Inner World, però, capirà tutto quel che c'è da capire su questo The Wind Monk... anche troppo.

Sì, perché uno dei problemi del gioco è che la storia è priva di sorprese di alcun tipo, e quindi priva di mordente. Sappiamo già tutto fin dal recap iniziale. Chi sono i kattivi, chi sono i buoni, cosa bisogna fare, tutto. Anche la ricerca dell'ultimo Monaco del Vento, che è chiaramente una scusa per far “maturare” Robert, non è una sorpresa, né presenta risvolti particolarmente interessanti. C'è una specie di colpo di scena verso la fine, ma non basta a eliminare la patina di piattezza e semplificazione del resto della storia. Mi viene da dire che è pensata “per bambini”, se non fosse che ci sono storie per bambini piene di uscite inaspettate (e comunque questo The Last Wind Monk presenta delle battute che non so se sono comprensibili appieno da dei bambini piccoli).

Tolto questo, la storia in sé non è malaccio. C'è un tentativo di dare profondità psicologica al protagonista, Robert, che però non riesce appieno perché il gioco è troppo diretto e non ci sono sfumature: i kattivi sono kattivi – tutt'al più incompresi – e i buoni sono buoni – tutt'al più con una vena di sadismo, come nel caso di Laura, l'amica/compagna di Robert.

Ultimo problema relativo alla storia: il senso dell'umorismo. Quest'avventura dovrebbe essere comica, ma... me ne sono accorta solo a metà gioco, quando finalmente ho capito che alcune frasi erano battute ^^'. Raramente il gioco mi ha fatta ridere, tranne che alla fine, dove in effetti c'è una battuta simpatica.

Il gioco è un'avventura punta e clicca classica: dovremo risolvere puzzle, combinare oggetti nell'inventario, parlare con i personaggi e così via. Gli enigmi vanno dal decente al buono; a volte sono un po' macchinosi, ma fanno ragionare e richiedono una buona dose di lateral thinking in alcuni casi. Questo è in parte dovuto all'ambientazione, molto buona, che regala diversi “oggetti” o esseri dalle proprietà uniche. Ad esempio, in tutte le mappe trovate dei cosini luminosi, con cui a un certo punto dovrete interagire. Oppure ancora, ad un certo punto dovrete convincere delle bestiole trivellatrici a fare dei buchi in uno scatolo. Insomma, bisogna capire le logiche dell'universo di gioco per ragionare bene gli enigmi.

Nel caso in cui si restasse bloccati, è disponibile un hint system, che dà suggerimenti sempre più dettagliati, fino a dare la soluzione dei vari enigmi. C'è anche il modo di visualizzare tutti gli hotspot, e ce ne sono davvero *tanti* nelle aree, cosa che fa sempre piacere.

Il gioco è complicato anche dalla possibilità, in alcune aree, di usare più di un personaggio: a volte Laura e Robert dovranno lavorare assieme per risolvere gli enigmi. In realtà, si poteva sfruttare di più questo espediente, perché in alcune aree due personaggi saranno assieme ma fossero stati soli non avrebbe fatto differenza.

Graficamente, io non esco pazza per lo stile utilizzato, ma devo dire che i disegni sono ben fatti, specialmente gli sfondi. Alcune aree sono proprio carinissime, piene di anfratti nascosti e dettagli. Le animazioni non mi hanno esaltata, invece, mi sono sembrate un po' povere.

Le musiche sono molto varie e credo che saranno scaricabili separatamente da Steam. Siccome i FluteNose evocano il vento con la musica, è normale che si sia posta maggiore attenzione a questo aspetto.

Il gioco è sottotitolato in italiano. Il doppiaggio inglese mi è sembrato buono, specialmente quello di Robert e quello di Laura.

The Inner World: The Last Wind Monk può piacere a chi è assetato di avventure grafiche e vuole far lavorare la materia grigia, ma ha poco da offrire per chi cerca una bella storia o anche una storia coinvolgente. Il risultato è un gioco nella media, che non ricordete a lungo.