Cosa è la mente se non movimento nella sfera intellettuale?
- Oscar Wilde
 
The Mind Electric è un'avventura testuale a parser scritta da Jason Dyer, autore abbastanza prolifico e attivo da molti anni, nonché autore di un bellissimo blog dedicato alla storia dell'interactive fiction.
Nel 1995 The Mind Electric si è classificata al secondo posto (parimerito con Toonesia di Jacob Weinstein) nella primissima edizione dell'IFComp, dietro ad A Change in the Weather
 
The Mind Electric è un'avventura testuale a parser, a tema cyberpunk, ambientata dentro un mondo virtuale che sembra preso direttamente dalla fantascienza degli anni '90. Nel gioco interpretiamo l'avatar della nostra mente, intrappolata in una strana prigione virtuale dalla quale dovrà riuscire a scappare con l'aiuto di un misterioso benefattore all'esterno della simulazione. 
L'idea è affascinante e durante il gioco ci vengono offerti alcuni interessanti accenni di un background più ampio: non sappiamo chi ci ha imprigionato, ma sappiamo che fuori dalla realtà virtuale c’è una guerra, che dura da molto tempo e che vede due fazioni contrapporsi fra loro.
Lo stile cyberpunk che domina il gioco è reso bene ed è perfettamente in linea con le tipiche fantasie degli anni '90, da William Gibson fino a Il Tagliaerbe
 
Il mondo di gioco è di dimensioni piuttosto ridotte, con una geografia che rende bene l'idea di trovarsi in strani spazi virtuali. 
Le descrizioni sono brevi, ma sufficientemente evocative, e mettono bene in risalto gli oggetti con cui è possibile interagire.
 
 
Il gameplay di The Mind Electric è prevalentemente di natura enigmistica, con puzzle ben congeniati e piuttosto intelligenti. Tuttavia, come era tipico di quegli anni, The Mind Electric resta un gioco molto difficile e -seppur non in modo sleale- la maggior parte degli enigmi ha veramente troppi pochi indizi per rappresentare una sfida appagante per il giocatore moderno; questo rischia di scoraggiare gli avventurieri meno motivati. Un vero peccato, perché gli enigmi -quando si riesce a risolverli senza ricorrere al sistema di indizi- danno veramente soddisfazione.
Questo mette in luce un aspetto della community dell'interactive fiction tipico di quegli anni: ai tempi della prima edizione dell'IFComp si iniziava a parlare di giochi troppo “crudeli”, dei limiti di tempo da eliminare, dei vicoli ciechi, dei giochi da rendere più brevi e accessibili; insomma, si iniziava a discutere di come rendere più accessibile e amichevole il genere. Tuttavia non si parlava ancora abbastanza del livello di difficoltà, che allora (un po' in tutti i generi, a dire il vero) era molto più alto di quello odierno (e che certamente rappresentava una barriera all'ingresso per molti giocatori). Basti dire che all'epoca questo The Mind Electric (ma anche il vincitore di quell'anno A Change in the Weather), era sì considerato un gioco con enigmi dotati di troppi pochi indizi, ma non un gioco troppo difficile in sé...
 
 
Tuttavia, per chi gioca con l'aiuto del sistema di hint o della soluzione, la principale occasione mancata di The Mind Electric resta l'insufficiente sviluppo della trama: nel corso della partita viene solo accennata, per poi essere svelata tutta insieme nel finale, in un unico grande blocco di testo. Un vero peccato, perché l'atmosfera c'era tutta e anche il messaggio veicolato dal gioco era interessante; avrebbe decisamente meritato uno sviluppo migliore. 
 
"È un fatto - o l'ho sognato - che, per mezzo dell'elettricità, il mondo della materia è diventato un grande nervo, vibrante migliaia di miglia in un impetuoso punto del tempo?"
- Nathaniel Hawthorne