The Monster In Me

Come innumerevoli giochi ci hanno insegnato, quando il mondo viene colpito da un'apocalisse, il grande problema che rimane sono gli esseri umani che l'hanno scampata, che non sempre sono, o possono essere, belle persone.
Questo vale anche in The Monster In Me, scritto da Alice Rendell e programmato da Gauthier André, basato su un'idea nata per il Ludum Dare 33.

Siamo in fuga con i nostri tre amici, passiamo di rifugio in rifugio, cercando di trovare cibo dove è possibile e tenendoci lontani da altri esseri umani. Ma prima o poi bisogna fermarsi, anche solo per prendere fiato. Riusciremo a tenere saldo il nostro gruppetto e a sopravvivere?

The Monster In Me è una VN molto breve, ambientata in una singola “stanza”, ma propone 24 finali. Molte nostre scelte cambieranno questo o quel dettaglio e porteranno a un finale diverso. Si va da scelte più “ovvie”, come dare rifugio ad altri sopravvissuti o mandare uno dei nostri a cercare cibo, e si arriva a scelte apparentemente più piccole, come quanto essere onesti con i nostri due amici e simili. Tutto avrà un'influenza sul finale da raggiungere, per quanto alcune azioni possano sembrare superflue o ininfluenti.

In verità, i nostri compagni di sventura, Jackob e Ana, non è che sembrino proprio amici. Sarà anche il fatto che li conosciamo per poco tempo e c'è poco approfondimento del loro background, ma non si arriva a sentirli davvero “vicini”. Narrativamente, la scelta non mi è dispiaciuta, perché si vede che il viaggio e i vari pericoli corsi hanno creato screzi fra Ana e Jackob – e presumibilmente anche fra noi e loro. I nervi sono a fior di pelle e la rispostaccia scappa; quando uno si ostina a fissarsi su un principio e il gruppo decide di andare contro tale principio (esempio classico: non apriamo la porta a chi ci chiede aiuto e Ana o Jackob se la prendono perché “non è giusto”), fioccano i malus al morale.

Sì, c'è il morale, che può subire bonus o malus a seconda di quel che succede e delle nostre risposte. Il suo effetto, in verità, poteva essere reso un po' più evidente, perché a parte casi palesi di malus eccessivi, non sono riuscita a capire che differenza facesse.

Come dicevo, il gioco è brevissimo, ed è possibile raggiungere un finale in meno di dieci minuti. Va da sé che, vista l'ambientazione, i finali negativi sono molto più facile da raggiungere che quelli “positivi”. E le virgolette sono lì per un motivo...

Ho apprezzato molto la grafica, dal tratto “sporco” e poco definito. Il writing di per sé non mi è spiaciuto, ma si poteva fare un po' più di attenzione alla punteggiatura.
Molto bella la musica di intro, mentre il gioco di per sé non ha colonna sonora, una scelta azzeccata, secondo me: un playthrough non è così lungo a farvi desiderare un accompagnamento sonoro e il silenzio rende bene l'angoscia più di ogni musichetta triste.

The Monster In Me non offre nulla di nuovo per chi conosce e apprezza il genere post-apocalittico. Ma proprio chi lo apprezza è il suo giocatore ideale, perché troverà uno scenario familiare da esplorare e da sviluppare in diversi modi con le proprie scelte.

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