Omen Exitio: Plague

Jake Huntington è un medico abbastanza rinomato, con un'onorata carriera. Ma un bel giorno decide di lasciare la sua città natale e di arruolarsi, per sfuggire a una presunta colpa del passato.
Ma, si sa, queste cose non funzionano mai... e quel che potrebbe succedere al buon Hungtington è molto, molto peggio che essere raggiunto dai suoi sensi di colpa.

Omen Exitio: Plague è un libro-game di ispirazione lovecraftiana realizzato dalla Tiny Bull Studios, una software house torinese.

La storia, come avrete capito, segue Jake Huntington nel suo viaggio, prima come soldato e poi come medico, alla scoperta di una misteriosa malattia che pare starsi diffondendo per l'intero mondo.

L'ispirazione di Omen Exitio sono i classici librigame del passato, e la cosa si nota molto, non solo nell'interfaccia, che richiama direttamente quella di un libro dalle pagine ingiallite, ma anche nel gameplay, come vedremo.

Ho letto critiche all'interfaccia, che secondo alcuni recensori sarebbe troppo statica. È vero che non propone alcune delle trovate più dinamiche e “moderne” di altri libri game, come quelli della serie Lone Wolf. Si tratta essenzialmente di un libro che sfoglieremo e su cui compariranno dei disegni. L'inventario, il diario per personaggio e le opzioni sono altre pagine del nostro libro, a cui potremo accedere con un click.

Questa semplicità non mi sembra però un problema. Ok, non sarà molto accattivante, ma fa il suo dovere e non distrae; è intuitiva e facile da gestire. La vera “carne” del gioco sta altrove.

Passiamo quindi al gameplay. Il nostro Jake avrà cinque abilità: Combattimento, Agilità, Medicina, Osservazione e Carisma. Completando eventi nel gioco, ci verranno assegnati dei punti che potremo spendere per alzare le suddette abilità, e queste, ovviamente, determineranno la riuscita o il fallimento di alcune imprese.

Ho constatato con piacere come spesso ci sia più di un modo di riuscire nelle varie imprese e quindi non è necessario sviluppare il personaggio “come volevano gli sviluppatori”: volete un Jake più basato sulla medicina e l'osservazione che sul combattimento? Va benissimo, può funzionare. A seconda degli approcci scelti, naturalmente, alcune cose cambieranno e, anche grazie ad alcune scelte “etiche”, potremo raggiungere uno dei cinque finali del gioco.

Il mio problema iniziale è stato il fatto che non capivo quanto impatto avessero le mie azioni su mondo del gioco. Da un lato, è una buona cosa, perché significa che la storia fila liscia. Dall'altro, ci sono alcuni fattori che potevano essere gestiti meglio. Ad esempio, non si raggiunge il game over. O, almeno, non è facile: non basta fallire questa o quell'azione, per quanto importante. Non sono riuscita a far scendere la vita di Jake sotto un certo punto, ad esempio: è sempre intervenuto qualcuno a salvarmi.

Questo, a livello narrativo, è bruttino. Credo che l'intenzione fosse quella di far proseguire il gioco nonostante gli errori, facendoci vivere con le conseguenze nefaste delle nostre azioni (es, alcuni personaggi possono morire) e questo va benissimo. Va meno bene dover ricorrere a un Deus Ex Machina per salvare il personaggio, e questo, fallendo, succede spessissimo. Piuttosto fatelo morire se l'errore è tale che non gli permette di salvarsi da sé, oppure fate sì che la posta in gioco di quell'azione fallita sia qualcos'altro, e non la sua vita.

Anche il fatto che il save sia unico non mi ha convinta: avrei preferito il classico sistema di bookmark, che avrebbe dato maggior flessibilità (e rigiocabilità) al titolo.

Infine, è possibile distribuire i punti anche nel bel mezzo di una scelta. Questo toglie pathos al gioco, perché è possibile mettere i punti all'occorrenza, a seconda della sfida che ci si para davanti, invece di pianificare secondo logica.

Nel complesso, il gameplay si apprezza meglio alla seconda giocata, quando ci si accorge di quanto impatto abbiano davvero le nostre azioni. Non mi è dispiaciuto, ma lo avrei limato di più.

La storia prende a piene mani da Lovecraft, nel senso che proprio chiama in causa alcune delle creature da lui ideate. Personalmente, ho apprezzato la scelta della malattia come mistero centrale (invece della classica creatura mostruosa) e in generale la trama non mi è dispiaciuta.

La scrittura è altalenante. Ci sono pezzi dalle belle descrizioni, ma più spesso c'è troppo raccontato e, sopratutto, le scene vengono interpretate per noi. Ad esempio, compare un pg e il narratore (non Jake, il narratore) ci dice che “nonostante X e Y non ci fidiamo” o che “è kattivo e brutale”... quando magari noi giocatori la pensavamo diversamente!

In questi casi la soluzione è quella di far comportare il pg come si comporta e lasciare che ognuno tragga il proprio giudizio: l'eventuale ambiguità che ne risulta darà anche più suspance alla narrazione, perché non sapremo esattamente cosa pensare di quel pg. Si tenta una cosa simile con un personaggio in particolare, ma è subito evidente che sia “kattivo” e questo rende quasi automatica la scelta di non fidarsi di lui.

Passando al lato tecnico, abbiamo già detto dell'interfaccia, statica ma pulita e funzionale. I disegni che accompagnano la narrazione sono ben fatti, per quel poco che ci capisco della materia.
La colonna sonora non resterà nella vostra memoria, ma fa il suo mestiere e sottolinea adeguatamente le scene.

Omen Exitio è un chiaro omaggio ai librigame del passato e quindi può piacere a chi cerca un'esperienza simile e, anche, agli appassionati di Lovecraft. Si sente un po' la mancanza di alcuni "traguardi" di altri librigame virtuali, sia dal punto di vista narrativo che da quello del gameplay, ma il gioco regala comunque le sue soddisfazioni. In particolare, il gameplay cerca di restituire un'esperienza di gioco flessibile ma fluida, cosa che ho apprezzato molto. Gli sviluppatori hanno anche assicurato che vogliono offrire supporto al gioco, con il rilascio di contenuti aggiuntivi gratuiti. Vediamo cos'avranno in serbo per noi!

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