La minaccia onnipresente del terrorismo ha spinto La Nazione (The Nation nel gioco) ad instaurare un programma di monitoraggio dei cittadini, che è stato chiamato, molto ironicamente, Orwell (per far rivoltare il ben noto autore nella tomba, suppongo). Orwell permette di spiare posta, messaggi e telefonate dei sospetti e indovinate chi ha l'incredibile fortuna di essere uno dei primi a poterlo utilizzare? Ma noi, naturalmente! Meglio della lotteria.

Il gioco che INDIEtro Tutta vi porta questo venerdì, Orwell, è un “simulatore di spionaggio” creato dalla Osmotic Studios. Come dicevo, ci mette nei panni dello spione che fruga fra i dati personali della gente allo scopo di fermare i terroristi. All'inizio del gioco, infatti, una bomba viene fatta esplodere al centro di una piazza, e noi verremo assegnati al caso.

I temi che Orwell vuole, molto apertamente, affrontare, sono attualissimi. Più di una recensione ha associato il gioco alle nuove misure approvate in Inghilterra (l'Investigatory Powers Act), ma la problematica esiste ovunque e ormai la lotta per la privacy sembra persa in partenza. Nel contesto di Orwell, siamo solo un passettino più avanti che nella realtà. Ma veniamo al gioco in sé.

Il gioco in sé è altalenante, a partire dalle sue premesse. L'idea di fondo è che Orwell funzioni così: ci siamo noi, cittadini di un'altra nazione, che abbiamo la possibilità di spiare tutti i dati personali dei sospetti. Dovremo inserire i dati importanti che ricaveremo dalle nostre ricerche nel sistema Orwell, che poi verrà visionato da un investigatore – interno alla Nazione – che effettuerà gli interrogatori e/o gli arresti necessari. Tutto questo è insensato, è come se in un caso di omicidio l'investigatore stesse in centrale a vedere i pezzi della scena del crimine che qualcun altro ritiene importanti allo scopo di catturare l'assassino. La “scusa”, in Orwell, è che si vuole ridurre la possibilità di manipolare i dati, scusa che non regge minimamente – infatti noi potremo manipolare i dati a piacimento.

Faccio subito un esempio, che appare nei primissimi minuti di gioco. Stiamo spiando la conversazione fra una ragazza e il suo fidanzato e lei dice che gli ha rubato la carta di credito – scherzando, ovviamente. Se noi inseriamo questo dato in Orwell, il nostro investigatore bloccherà tale carta immediatamente. E uallà, abbiamo manipolato un dato del tutto irrilevante ai fini dell'indagine per gettare cattiva luce su un sospetto che magari era innocente. Tanto valeva che l'investigatore stesso frugasse fra i dati.

In generale, sono molto dubbiosa sul sistema di ricerca dati del gioco. Fa tutto il computer. Se noi abbiamo un sospetto, il computer ci troverà automaticamente le pagine rilevanti – che ne so, il suo profilo “facebook”, o il suo blog privato o il suo referto medico. Noi dovremo scorrere e aspettare che il computer evidenzi le parti interessanti e poi scegliere cosa inserire in Orwell e cosa no. Di nuovo, se la parte grossa (scremare l'inutile) la fa il computer, a che serviamo noi? Tanto vale che quelle quattro info evidenziate le guardi l'investigatore direttamente, è capace di rendersi conto da solo se qualcosa è rilevante o meno.

Questo sistema rende il gioco molto lineare e quasi automatico. Ogni tanto dovremo scegliere quale versione dei fatti inserire in Orwell, e da questo dipenderà il successo di una missione (per esempio, avremo due indirizzi per un sospettato: qual è quello giusto? Se inseriamo quello sbagliato, lui la farà franca). Ma sono momenti sporadici. Altre volte capita che tutto si blocchi finché non avremo inserito quell'informazione che fa andare avanti la storia, quando in verità ci sarebbero altre piste da seguire.

Insomma, l'idea non è stata eseguita al meglio. Sarebbe stato meglio se noi avessimo interpretato proprio l'investigatore, se avessimo avuto una personalità (che non abbiamo) ed eventualmente qualcosa da perdere nel caso in cui uno dei terroristi ci avesse smascherato.

E qui arriviamo al secondo “problema” di Orwell, ossia il fatto che... funziona. Nel mio playthrough, ho scovato i terroristi, ho sventato un attentato e ho incarcerato un paio di pazzoidi. Senza Orwell, un'altra bomba sarebbe esplosa e chissà quanta gente sarebbe morta. Persino il twist finale, con cui si può “dare il colpo di grazia” a tutto il programma, può avvenire solo ed esclusivamente grazie a Orwell (e alla cazzonaggine di un personaggio). Dov'è il lato negativo del programma, a parte il fatto che io sto spiando i dati personali di gente varia? L'unico momento in cui succede qualcosa di negativo è quando i terroristi assumono per un momento il controllo del sistema e inneggiano ad atti vandalici contro un tizio del governo. Aggiungo che il finale positivo è irrealistico: una volta che un sistema come Orwell è installato, non ci credo neanche se lo vedo che un governo lo mette giù, a meno che non ci sia una rivolta armata dei cittadini, rivolta che per qualche motivo non è sedabile a suon di pallottole. Sicuramente il sistema non viene abbandonato perché quattro tizi hanno protestato su internet.

Ho capito il messaggio che il gioco vuole esprimere, e sono contenta che Orwell presenti diverse sfumature del problema, ma il risultato è un po' confuso e non sempre mi sembra che si sia ottenuto l'effetto desiderato.

Passando ai lati positivi, i dialoghi sono molto buoni. Sia le conversazioni che origliamo con Orwell, sia gli articoli di blog e di giornali online che leggeremo durante il gioco. I personaggi sono tutti abbastanza vivi e realistici e la trama, anche se un po' troppo contorta, è godibile e fa venire la voglia di capire chi sia dietro agli attentati e perché.

Mi è piaciuto un sacco anche lo stile grafico, colorato e dalle linee abbozzate, lo potete vedere negli screen. La ost è piacevole, anche se non memorabile.

Nonostante i problemi che ho elencato, Orwell non è un gioco orrendo: i dialoghi e i personaggi - e in un certo senso anche la storiella investigativa - possono appassionare e tenere l'attenzione del giocatore per i 5 episodi di cui è composto il gioco. Ma non ci troviamo davanti a una storia o a un gioco d'eccezione: serve più rigore nella prima e più libertà nel secondo. In bocca al lupo alla Osmotic Studio.