Red è una cantante a cui è stata rubata la voce. Ha appena scampato un tentativo di omicidio. Il suo amico non ha avuto la stessa fortuna. Red sfila la spada – il Transistor – dal suo petto. Lui è ancora lì, le parla attraverso il Transistor, e forse i suoi assassini conoscono un modo per ridargli un corpo. Tutto sta nel trovarli senza prima essere falcidiati da qualche robot.

Transistor , il gioco che INDIEtro Tutta vi presenta questa settimana, è un action-leggermente-rpg della Supergiant Games, gli stessi dietro la creazione di Bastion. Che la sottoscritta non è riuscita a giocare causa incapacità di controllare il personaggio principale, quindi non può fare paragoni approfonditi fra i due titoli.

Quello che sicuramente accomuna Transistor e Bastion è Logan Cunningham: voice actor del Narratore in Bastion, in Transistor è l'amico di Red, intrappolato nella spada, che le parla durante la loro avventura. Fa un po' da filo portate della storia, perché è quasi l'unica voce che sentiremo per tutto gioco e perché Transistor si degna di considerarci intelligenti e raramente spiega qualcosa al giocatore di quel che è successo, che rapporti ci sono fra i personaggi e cosa stiamo andando a fare. È tutto evidente dal contesto e dai commenti dell'amico di Red, che comunque non sono MAI rivolti a noi-giocatore ma sempre a Red nel contesto della storia. Vero, c'è una specie di Codex nel gioco – ne parliamo poi – ma non è essenziale alla comprensione della storia: aggiunge dettagli e flavor, ma se non ci fosse si capirebbe tutto benissimo lo stesso.

I personaggi principali, ossia Red stessa e il suo amico, sono ottimamente tratteggiati e le loro personalità risaltano da ogni loro linea di dialogo e mossa. La natura e i confini del loro rapporto sono ben delineati. Forse ancora meglio gestito dell'amico di Red – i cui commenti si adattano alle nostre azioni, come già succedeva coi commenti del Narratore in Bastion – è Red stessa. Nonostante non possa parlare, può esprimersi perfettamente tramite azioni, silenzi, esitazioni e qualche rara linea di dialogo scritta su un terminale. I suoi sentimenti e le sue motivazioni sono sempre ben chiare e il suo silenzio a volte si fa sentire molto più delle chiacchiere del suo amico.

In tutta questa meraviglia, qualche linea di dialogo un po' forzata c'è, ma la forzatura è in parte giustificata dal fatto che l'amico di Red parla *anche* per riempire il silenzio dell'amica. Dice cose che sanno entrambi non (solo) per farle sapere a noi giocatori, ma sopratutto per tenere vivo il contatto con Red, per farle capire che è ancora lì.

L'ambientazione, un cyber-punk molto “animoso”, risente un po' del fatto che noi la vediamo solo *dopo* l'incidente dell'inizio del gioco, ossia ormai desertificata e “invasa” da... cose di cui non voglio dirvi nulla. Qua e là vediamo sprazzi di come doveva essere in tempi più pacifici, ed è peccato che non ci sia dato esplorarla dal vivo in quelle situazioni. Ritiene gran parte del suo fascino, grazie anche alla colonna sonora, bellissima, che a volte fa da sfondo e a volte integra la vicenda, come quando potremo far canticchiare Red sul palcoscenico.

Per quanto bella, la storia non è perfetta e pecca nel finale, troppo affrettato e in un certo senso semplicistico. La minaccia che incombeva così feroce su tutta la città viene sedata in quattro e quattr'otto, scontro finale e poi... non ve lo dico. Si poteva fare di meglio, dando un po' più spazio alla risoluzione del problema principale del gioco e poi scivolando nel resto del finale (quello che riguarda Red e l'amico e che invece è perfetto).

I personaggi secondari sono pochi e a ognuno è dedicato il suo spazietto, sufficiente per il ruolo che devono ricoprire e capaci in questo poco spazio anche di regalare qualche sorpresa.

Veniamo al gameplay. Dicevo che Transistor è un action-leggermente-rpg, ma cosa significa questo? Essenzialmente, ogni area del gioco è divisa in due o più scenari ben delimitati, in cui una selva di robottini tenteranno di farvi la pelle. Voi potrete farli fuori in tempo reale o in un particolare scenario a turni. Red può infatti bloccare il tempo e inanellare una serie di “mosse” (abilità, spostamenti, la qualsiasi) per poi riavviare il tempo e vedere che effetto hanno avuto le sue mosse sugli avversari. A quel punto, prima di poter bloccare il tempo di nuovo, sarete costretti a qualche secondo di Real Time. È uno stile di combattimento molto tattico ma non per questo meno frenetico, grazie al susseguirsi di “turni/tempo reale” e all'elevato numero di nemici negli scenari. È anche possibile non usare mai i turni, ma il gioco non è stato pensato per questo approccio ed è un po' darsi la zappa sui piedi da soli.

Il peccato è che gli scontri non sono mai davvero difficili o complicati e raramente richiedono di aguzzare davvero l'ingegno. Sono fatti molto meglio quelli opzionali, che potrete affrontare in una location che fa da oasi per la nostra Red, una spiaggia privata accessibile qua e là per la città. Tutti gli scontri del gioco dovevano essere in *quel* modo. Forse potevano anche essere aggiunti più tipi di nemici: oltre un certo punto, sono sempre gli stessi, ma più potenti.

È ancora possibile complicarsi la vita attivando i Limiters, sbloccabili passando di livello. I Limiters vengono applicati ai nemici per aumentarne la difficoltà: è possibile aumentare il danno che fanno, oppure i loro scudi o il numero e così via. Praticamente, avete un controllo della difficoltà sempre sotto mano e molto flessibile, è fighissimo.

La componente RPG, e uso "RPG" in senso molto lato, sta nelle abilità a disposizione di Red. Ogni abilità può essere infatti usata in tre modi diversi: come abilità attiva (es. un'esplosione che colpisce i nemici); come modifica ad altre abilità (es., qualcosa che aumenta il raggio d'azione di un'altra abilità); e come abilità passiva (es. un aumento della difesa su Red). L'arsenale di Red è quindi molto personalizzabile a seconda dello stile che desiderate adottare. Il gioco incoraggia la sperimentazione di nuove combinazioni: ogni abilità è infatti legata a un personaggio e usandola almeno una volta in ognuno dei tre modi, sbloccheremo la biografia di quel dato personaggio, cosa carina per i più curiosi. Ci sono abilità o combinazioni decisamente più potente di altre, ma non mi è sembrato che ci fosse solo *una* soluzione migliore o una build assolutamente più buona delle altre.

Il gioco presenta una modalità Recursion, ossia la classica New Game +, che ovviamente è molto più tosta e permette di sbloccare abilità e limiters più potenti.

Graficamente, il gioco è stupendo. Lo stile dei disegni delle cutscenes, la palette dei colori, la stessa grafica del gioco creano un'atmosfera dark ma “animosa” molto carina. La OST è ottima, risaltano forse i pezzi cantati da Red, ma anche quelli orchestrali sono molto suggestivi.
Bonus point per le animazioni, che forse sono poche (per me no, ma mi pare di aver letto così online e io potrei non aver notato la carenza, giocando) ma sono molto ben fatte e caratterizzano bene i personaggi, specialmente Red.
Piccolo problema grafico: qualche volta gli oggetti dello scenario nascondono i nemici. È scocciante e si poteva evitare con un effetto “fantasma” quando il mouse passa sul punto in questione. Come sapere dove mirare, se non si vede il nemico?

Quando ho cominciato Transistor mi aspettavo il classico “gioco narrativo”, ossia una cosa molto bella da vedere, dai controlli difficili e comunque dal gameplay scialbo. Invece, ho trovato un gioco molto curato, non sono dal punto di vista narrativo. Transistor ha le sue pecche, ma il risultato è lo stesso un bel gioco che vale la pena, se appena piace il genere.