Unheard

Gli investigatori, di solito, raccolgono indizi concreti, tangibili, e si basano su quel che vedono della scena del crimine per arrivare alla verità.
Non così il detective di Unheard, avventura della NEXT Studio, che si basa solo ed esclusivamente sui suoni per indagare eventi accaduti anche diversi anni prima.

Come funziona esattamente la cosa? Scopriamolo assieme!

Unheard è un'avventura inusuale. Come detto più sopra, si basa completamente sui suoni. Il nostro compito sarà quello di risolvere dei casi; per ogni caso ci verrà fornita una mappa, in bianco e nero, e potremo spostare la nostra rappresentazione (un omino grigio) dovunque all'interno di questa mappa. Gli altri personaggi, ossia i sospetti e le vittime del caso in questione, sono rappresentati da semplici cerchi.

Noi potremo ascoltare qualsiasi cosa venga detta, qualsiasi suono prodotto, nella mappa che ci viene presentata. Possiamo spostarci di stanza in stanza, per ascoltare conversazioni private e potremo riavvolgere il tempo per riascoltare ogni cosa o per ascoltare un evento che avviene in contemporanea ad un altro.

Per “chiudere” ogni caso, dovremo prima di tutto scovare i nomi di tutti i “partecipanti”, quelli rappresentati come cerchi. Possiamo farlo ascoltando qualcuno che viene “chiamato” da qualcun altro o deducendo da altri indizi l'identità delle persone.

In secondo luogo, dovremo anche rispondere ad alcune domande sul crimine che stiamo indagando (tipo: “Chi ha sparato a Tizio?”, “Chi è il vero mandante?”, “Chi ha rubato questo oggetto?” ecc).

I casi sono apparentemente slegati fra loro, ma Unheard ha un piccolo twist finale che non vi svelerò. La storia è comunque secondaria nell'esperienza di Unheard: le indagini hanno decisamente il sopravvento.

Il gameplay è in effetti molto interessante e ha molto potenziale, potenziale che poteva essere sfruttato un po' di più, in questo caso. Non è infatti troppo difficile risolvere le varie mappe, sia perché è sempre possibile riavvolgere l'audio (e così deve essere, altrimenti sarebbe impossibile scoprire cosa succede in due posti contemporaneamente), sia perché non ci sono penalità quando sbagliamo a rispondere alle domande o a identificare le varie voci. Queste penalità potevano essere inserite per rendere il gioco un po' più “kattivo”. Serviva anche qualche domanda in più, per rendere impossibile al giocatore “barare” andando a caso nelle risposte.

Se l'aspetto grafico del gioco è piuttosto scarno, come potete vedere dalle immagini (ma fa comunque il suo lavoro), quello sonoro è ottimo. Il gioco consiglia l'uso delle cuffie, che rende molto meglio, ma l'audio direzionale funziona anche senza. Unheard è un piacere da ascoltare, anche quando il doppiaggio non è all'altezza.

Purtroppo, Unheard non usa sottotitoli di alcun tipo: bisogna quindi essere capaci di capire l'inglese parlato per giocarlo. Capisco perché sia così, mettere i sub per ogni casa che si sente e metterli “intelligenti”, ossia che cambiano a seconda della distanza a cui ci troviamo dai parlanti, senza che si generi confusione ma senza neanche indicare chiaramente chi sta parlando... tutto questo era impossibile. Però, in questo modo, il gioco resterà inapprocciabile per chi non ha una buona conoscenza dell'inglese.

Mi sono divertita molto con Unheard e con i suoi puzzle sonori. Non è un gioco troppo impegnativo, ma le varie mappe, specialmente l'ultima, tengono occupato il nostro cervello in sessioni di 20-30 minuti. È un concept interessante e inusuale, che spero venga ripreso e declinati in altri (e più tosti) modi!

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