Amos Newton - Mente Aliena (Straniero in terra - Parte I)

Parola d'ordine per questo gioco: SPAZIO

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Introduzione

Il video accanto alla porta metallica del laboratorio si illuminò di un verde brillante e dal piccolo autoparlante la voce sintetizzata del computer pronunciò lentamente la solita richiesta - "IDENTIFICARSI, PREGO". Il giovane assistente del Professor Bruce Baumbeker si avvicinò al microfono e disse il suo nome: "Amos Newton, Codice di Accesso 7072261", poi attraversò la robusta porta metallica che si era aperta dopo la sua identificazione.
Fu nel momento stesso in cui entrà nel laboratorio che notò nell'ambiente qualcosa di strano. Sì, c'era qualcosa che non andava, anche se apparentemente tutto sembrava in ordine. Prima di tutto il Professore Baumbeker non era lì, e ciò non era normale... lui arrivava al laboratorio un'ora prima dei suoi assistenti.
Poi si accorse che, sul tavolo, proprio al centro, qualcosa brillava di una luce azzurra, e accanto ad essa c'era la pipa del Professore... ancora fumante! Amos si avvicinò lentamentem, e sentì che una goccia di sudore freddo gli attraversava le tempie, e quando fu vicino al tavolo potè osservare lo strano oggetto luminoso più attentamente: era una sfera di metallo lucidissimo, così lucido da riflettere come uno specchio l'ambiente del laboratorio e tutte le sue luci al neon.
L'oggetto era poco più grande di un'arancia ed emetteva un ronzio intermittente... stava per toccare la superficie perfettamente liscia della sfera quando ricordò ciò che il professore gli aveva detto la sera prima, una frase che al momento aveva appena destato la sua attenzione - "Domani lavoreremo al progetto EXPLORER" -.
Dunque era quello il famoso EXPLORER, di cui il Professore aveva parlato solo con lui, accennandovi come se si trattasse di un terribile segreto!
Amos era sul punto di telefonare a casa del Professore Baumbeker per assicurarsi di non aver esagerato con le supposizioni, ma poi si ricordò che lo scienziato non avrebbe mai lasciato la sua pipa... un particolare apparentemente insignificante ma non per chi lo conosceva bene.
Cosa avrebbe potuto fare? La tensione lo stava paralizzando... e all'improvviso notò il piccolo registratore sul pavimento, lo raccolse e dopo averne verificato il funzionamento, riavvolse la microcassetta e, premuto il tasto PLAY, regolò il volume.
Dal piccolo altoparlante la voce del Professore Baumbeker scaturì in tutta la sua chiarezza espressiva - "Ore sette e ventuno antimeridiane... oggi ho convocato il giovane Newton per verificare insieme a lui gli strani effetti dell'EXPLORER, perché dopo aver sperimentato il suo strano funzionamento da solo comincio a dubitare della mia sanità mentale..." -. Amos trasalì a queste parole, e fermò il nastro per un minuto, poi lo fece ripartire - "Il fenomeno che ho riscontrato ogni volta che sfioro con il palmo della mano la superficie della sfera si potrebbe definire uno stato di trance, e per descriverlo meglio ho deciso di commentarlo mentre accade" - ad Amos parve di avvertire una nota di paura nella voce dello scienziato - "Ho pensato che per questa volta userò la mano sinistra, anche perché il fenomeno potrebbe avere una diversa intensità sul lato destro del cervello" - dal piccolo altoparlante risuonò all'improvviso il rumore di una forta scarica elettrica, o qualcosa di simile, e poi quello dell'urto che il registratore aveva probabilmente fatto con il pavimento... infine il silenzio.
Fu allora che Amos capì: il Professor Baumbeker era rimasto vittima, chissà in quale modo, di quella sfera metallica... e l'unica via per rintracciarlo era ripetere i suoi ultimi gesti, cosa che nessun altro, oltre al suo più fidato allievo, avrebbe avuto il coraggio di fare.
Si sedette al tavolo di lavoro e avvicinò lentamente il palmo della mano destra alla superficie dell'EXPLORER... sentì che il ronzio emesso dalla sfera cresceva di intesità, e si trasformava in una leggera vibrazione che avvolse tutto il suo corpo... poi accadde qualcosa di incredibile: l'ambiente attorno a lui non era più quello del laboratorio, bensì una paesaggio sconosciuto, dai colori alieni... e persino il suo corpo era diverso, anzi, non era il suo corpo, e la sua mente aveva ricordi che non gli appartenevano... Scoprì che poteva muoversi in quel nuovo corpo, e ricordare un passato non suo, ed esplorare quel mondo alieno e misterioso...
Era dunque questo il fantastico segreto dell'EXPLORER: la possibilità di entrare nelle menti di altre persone, altri esseri, in mondi e dimensioni sconosciute.. la pericolosità di ciò che gli stava accadendo, la paura di non poter più tornare nella sua realtà quotidiana lo scossero profondamente e con un immenso sforzo mentale si concentrò e si rivide mentre staccava la mano dalla lucida superficie dell'EXPLORER... finché l'immagine non divenne reale e si ritrovò nel laboratorio, seduto davanti alla sfera.
Mille pensieri lo tormentavano, e in mezzo alla confusione di quei pensieri si fece strada l'ipotesi di ciò che poteva essere accaduto: il Professor Baumbeker aveva usato la mano sinistra nel suo ultimo esperimento... e questo rendeva l'effetto dell'EXPLORER ancora più potente, tanto potente da trasportare nella nuova dimensione, sia il corpo che la mente di chi toccava la superficie dell'oggetto.
Forse avrebbe potuto ricostruire il passato di quello strano oggetto, e magari scoprire il modo di riportare indietro il Professore... sarebbe stato pericoloso, ma anche affascinante e soprattutto avrebbe cambiato la sua vita, trasformando un mondo di noia quotidiana in un mondo di AVVENTURA...
I due pannelli metallici della pesante porta di accesso al laboratorio si richiusero dietro le spalle di Amos appena egli fu entrato, nascondendo al mondo il segreto racchiuso fra le pareti di quel luogo, il segreto del Professor Baumbeker e del suo fidato assistente Amos Netwon.
L'EXPLORER era lì, al centro del tavolo, lucente e misterioso come il giorno prima, quando Amos lo aveva visto la prima volta scoprendo la scomparsa del Professore.
Si sedette a guardarlo, poi con l'espressione risoluta stese il palmo della mano su di esso e si lasciò andare...
Fu come cadere in un vortice di immagini e pensieri, finché la mente si fermò, immobile, su un'immagine sconosciuta, un paesaggio certamente non terrestre... Amos si accorse all'improvviso che il meccanismo misterioso dell'EXPLORER lo aveva catapultato nel cervello, e quindi nel corpo, di un essere extraterrestre!
Cominciò a concentrarsi per stimolare i ricordi della mente di cui era ospite, ma le informazioni arrivavano come pagine strappate di un libro, e da ciò che riuscì a mettere insieme sembrava quasi un libro di fantascienza.
L'essere a cui Amos aveva ora il controllo era un abitante del pianeta Klinhar, in una galassia che rispondeva al nome di Ekkrwon.
Il suo nome era Thaaron, ed era stato catturato da un esercito colonizzatore alieno che mirava a soggiogare la sua gente per trasformarla in una colonia di minatori (Klinhar era ricchissimo di minerali e metali pregiati).
Thaaron era stato sottoposto a qualche trattamento celebrale, questo spiegava la sua confusione mentale, e probabilmente a vari test per accertare il grado di intelligenza della sua razza.
Ora, sfuggito ai soldati nemici durante un trasferimento in elicottero, giaceva ferito tra le rocce, sopra un precipizio. Fu attraverso questi "ricordi" che Amos comprese finalmente il vero scopo dell'EXPLORER: aiutare esseri in pericolo prendendo temporaneamente il controllo del suo cervello!
Fu una scoperta sconvolgente, ma non ebbe il tempo di soffermarsi sulle sue implicazioni morali, perché aveva da portare a termine un compito difficilissimo: vivere la situazione di Thaaron e sfuggire ai suoi nemici per correre ad avvertire la sua gente del pericolo imminente costituito dalla razza colonizzatrice che ora minacciava militarmente il pianeta Klinhar.
L'unica via di fuga era costituita dalla sua astronave, ma per ritrovarla e rimetterla in funzione bisognava attraversare un intricato sistema di caverne sino alla base militare nemica, superando i meccanismi di protezione che la difendevano.
Amos-Thaaron cercò di ricordare le parole che i soldati avevano pronunciato per entrare nella base da una grotta apparentemente priva di passaggi... erano due parole in una lingua sconosciuta a Thaaron, ma purtroppo familiare ad Amos: "SESAMO, APRITI".
Amos capì improvvisamente che l'esercito colonizzatore era costituito da terrestri, che in chissà quale epoca futura avrebbero setacciato i sistemi stellari per colonizzare pianeti abitati da razze aliene, rendendole schiave... era una cosa orribile, ed era ancora più orribile apprenderla coi sentimenti e i ricordi di un essere vittima di tale operazione schiavizzatrice. Fu la rabbia a dare ad Amos-Thaaron la forza sufficiente per alzarsi, ferito ed esausto, e continuare la fuga... ma bisognava muoversi in fretta e con prudenza... i pericoli erano sconosciuti e mortali e il tempo per fuggire davvero minimo...

Soluzione