Terry Jones – L’Occhio del Condor (Il Tempio - Parte II)

Parola d'ordine per questo gioco: Profezia

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Introduzione

La luce della lampada si rifletteva sulla liscia superficie del gioiello creando stani bagliori, che a loro volta venivano riflessi dagli occhi affascinati di Terry.
"Il colpo al Museo è stato un'esperienza stressante" pensava rigirando fra le dita la fantastica pietra, "ma finalmente l'Occhio del Condor è in mano mia, e attraverso me l'antica profezia si avvererà, perché lo straniero che ridarà la vista al Dio Condor sarò io". Chiuse gli occhi e si abbandonò a quella piacevole sensazione di vittoria: l'"Occhio", assieme alla tavoletta di argilla e alle informazioni trovate nel diario di viaggio di suo zio, gli avrebbero aperto la strada per giungere fino al Tempio del Dio Condor, e con un po' di fortuna avrebbe messo le mani su una enorme quantità d'oro...

Era già pomeriggio inoltrato quando si svegliò: raccolse il diario che aveva posato per terra, accanto al letto dopo averlo rapidamente sfogliato, e cominciò a leggere con attenzione tutte le note relative alla spedizione effettuata dallo zio nella zona del tempio. Scoprì che l'area circostante il tempio era coperta da una fitta vegetazione in cui spesso si celavano pericolosissime paludi e trappole mortali.

Una piccola nota a margine rimase però un mistero: parlava di una frase magica, "UXTIL TLIPAC", e di un incenso sacro che, secondo la leggenda, avrebbe avuto il potere di "aprire il cuore del Sacro Condor": il mistero si infittiva, rendendo tutta la faccenda sempre più interessante...

Restava però il problema del viaggio: per raggiungere il tempio occorreva un velivolo, e l'unico mezzo a disposizione di Terry era il vecchio bimotore dello zio che, fermo da anni in un hangar all'aeroporto di Jefferson, non era certo nelle condizioni più adatte per affrontare un simile viaggio, ammesso che il carburante a disposizione avesse consentito un'autonomia di volo tale da permettergli di raggiungere il tempio e tornare indietro...

Ma non erano queste le difficoltà che potevano fermare Terry Jones; anzi, il rischio lo aveva sempre affascinato, e per giunta la posta in gioco era davvero allettante.

In pochi minuti aveva già fatto i preparativi per il viaggio; si era persino preoccupato di scrivere tre lettere indirizzate a persone di fiducia e le aveva consegnate alla padrona di casa, raccomandandole di spedirle nel caso egli non fosse tornato a casa entro una settimana. In questo modo ci sarebbe stato sicuramente qualcuno disposto ad andare a ripescarlo, vivo o morto, se qualcosa fosse andato storto...

Dopo essersi riletto ogni appunto importante, ripassò le proprie nozioni di volo e di orientamento, consultò il manuale del bimotore e, presi con sé gioiello e tavoletta, si diresse verso l'aeroporto.

Giunto davanti all'hangar si rese conto che ormai era quasi giorno fatto. Afferrò con entrambe le mani la pesante porta di lamiera, che stridette sul duro impiantito di cemento facendo riversare all'interno dell'hangar la fredda luce del primo mattino: l'aereo era là, simile ad una gigantesca aquila addormentata. Terry gli si accostò quasi con riverenza, si infilò nell'abitacolo e controllò in fretta gli strumenti di volo, poi fece una stima approssimativa del rapporto tra la quantità di carburante disponibile e la distanza da percorrere: i risultati non furono incoraggianti, ma ormai c'era poco tempo.

Controllò l'efficienza del paracadute e si sedette al posto di guida: si sentiva leggermente intorpidito, e per un attimo dubitò che sarebbe riuscito a far sollevare da terra quel bestione alato.

Avvio i motori, e il cuore del vecchio aeroplano ricominciò a battere: le turbine, tossendo e sputacchiando, urlarono nella penombra dell'hangar soffiando via con violenza la povere che le ricopriva, e l'aereo rullò verso la pista...

Terry incrociò le dita e spinse i motori al massimo. Sul limite della pista di decollo il vecchio aereo si sollevò ruggendo verso il cielo e cominciò il suo lungo volo verso il sogno di Terry.

Ma, come spesso accade, le cose non filano lisce fino in fondo, e proprio quando la cima del tempio apparve nitida in mezzo alla fitta vegetazione, la lancetta del carburante toccò lo zero, ed il motore, con un ultimo colpo di tosse, si spense.

Terry realizzò istantaneamente che tentare un atterraggio di fortuna in quelle condizioni sarebbe stato un suicidio, e si preparò coraggiosamente a lanciarsi, mentre l'aereo puntava sempre più velocemente verso il suolo...

Soluzione