
Un progetto italiano indipendente nella caotica scena videoludica moderna e, per giunta, in un genere di nicchia qual è la visual novel, la narrativa per immagini, è sicuramente degno di attenzione e di incoraggiamento. Per tale ragione, persino io, neofita delle visual novel, ho deciso di provare il "prequel" di Elisa: The Innkeaper (in italiano "Elisa: La Locandiera") incuriosito dalla novità del team di sviluppo denominato Neoclassic Games, qui, presumibilmente, alla sua prima esperienza. Sarò subito sincero e spietato: sarebbe eufemistico definire i quaranta minuti di gameplay del "prequel" deludenti e insostenibili. Il prodotto dei Neoclassic Games per ora non si è dimostrato di buon livello, e non lascia presagire nulla di interessante per il futuro, ammesso che il progetto, con il crowdfunding di Kickstarter, raggiunga il proprio completamento.
Prima di esaminare la lunga lista di note dolenti, soffermiamoci un attimo sulla presentazione del titolo: "Elisa: The Innkeaper - Prequel". Bene, un prequel, ma...di cosa? Il "prequel", neologismo traducibile in "antefatto", è un racconto (o altro prodotto narrativo) che precede gli eventi descritti nell'universo narrativo di un'opera preesistente, non è ovviamente il caso di Elisa, progetto ancora a caccia di fondi su Kickstarter, di cui tale tragico assaggio rappresenterebbe più propriamente un "prologo", un'introduzione. Cimentarsi nella creazione di un'opera narrativa richiederebbe quantomeno la conoscenza degli elementi teorici della materia, ma proviamo, con malcelata diffidenza, a sorvolare su tale (grave) svista per procedere nell'analisi del gioco.
Elisa è nelle intenzioni degli sviluppatori, un'opera di narrativa fantasy ispirata alla cultura italiana. In effetti Elisa non è altro che la trasposizione videoludica de "La Locandiera", di Carlo Goldoni e, come il capolavoro goldoniano, è ambientato a Firenze, dove l'avvenente Elisa gestisce una locanda ed è corteggiata selvaggiamente da un nobile in disgrazia, sedicente principe, e da un ricco mercante veneziano, in perenne competizione tra loro. Ora, sarebbe anche pregevole l'idea di ispirarsi ai classici della letteratura per la realizzazione di un'opera di narrativa interattiva, si veda il caso interessante della visual novel "A Little Lily Princess", ma vi assicuro, dopo la pubblicazione del prologo di Elisa: The Innkeeper, sono comparse certamente nuove crepe sulla lapide del povero Goldoni. Per iniziare: la lingua italiana. Non ho giocato l'opera in inglese, bensì nella lingua madre del buon Goldoni e degli sviluppatori, e la proprietà di linguaggio, la sintassi e la stessa grammatica lasciano molto a desiderare, al punto da chiedersi se vi sia stata una pur minima revisione dei testi (in barba alla sfilza di betatester citati nei credits). Se si parla di opere narrative, la qualità dei testi è a dir poco cruciale, ma in Elisa sembra sia stata piuttosto trascurata, la forma si presenta molto approssimativa e sgraziata, non mancano banalissimi refusi e ciò è ancora più grave se si pensa allo scopo promozionale del prologo. Insomma quando si dice "partire col piede sbagliato". Bene, se non altro i Neoclassic Games hanno letto il bignami de "La Locandiera", la storia, finora, ne segue piuttosto fedelmente, la trama generale e ne riprende i principali personaggi, rispettandone i ruoli: la bella ed intelligente locandiera, il nobile decaduto senza un soldo, convinto di poter conquistare la fanciulla solo con il prestigio del proprio titolo, il ricchissimo mercante veneziano che, forte del proprio denaro, ricopre di regali l'amata, ed infine il cavaliere misogino, capace con la propria ritrosia di destare la curiosità della dolce protagonista.

I ruoli sono sì aderenti all'opera originale ma, purtroppo, la caratterizzazione dei personaggi è reinterpretata in chiave leggera, moderna, molto "nipponico-adolescenziale", persino l'aspetto dei protagonisti non ricalca l'immagine di uomini e donne maturi, ma piuttosto di ventenni, se non addirittura teenager. Nulla di strano, del resto i fruitori delle visual novel, almeno di un certo tipo molto popolare, sono ben avvezzi ai personaggi in età adolescenziale coinvolti in vicende sentimentali dalle connotazioni talvolta piccanti.
Non è l'aspetto visivo, sul quale torneremo, a destare maggior fastidio e straniamento, ma la tragica piattezza dei personaggi ben lontana dalla profonda genialità goldoniana e dai suoi archetipi riletti in chiave illuminista.
Analizziamo in dettaglio almeno il principio della storia: il principe è seduto al bancone della locanda di Elisa intento a sorseggiare una birra, dialogando amabilmente con la bella e procace locandiera. Ecco, i dialoghi: di una banalità e noia disarmanti, infantili, eufemisticamente poco ispirati. Ma torniamo alla storia: Elisa ascolta le pedanti chiacchiere del principe con interesse e, pulendo il bancone, si bagna inavvertitamente la delicata camicetta bianca lasciando intravedere, in trasparenza, il florido e giovane seno. Il principe inizia metaforicamente a sbavare e, quasi quasi, inebriato dal di lei profumo, è sul punto di toccarla, accarezzarla, ora che la fanciulla è così vicina, protesa, in ascolto, verso di lui. Come dite? Vi pare una scena familiare? Eh sì, Goldoni strizza l'occhio agli "hentai"...ed un'altra crepa corre sulla lapide dell'artista veneziano.
Ma peccato per il nostro principe decaduto che si sia trattato di un sogno! Lo sventurato innamorato si risveglia infatti nella camera della locanda, devastata dai bagordi della sera prima, in preda alla nausea e soffocato da un orrido fetore. Ho l'impressione di raccontarvi la storia molto meglio degli autori, quindi non procederò oltre per non rovinarvi la sorpresa, colpevole di avervi incuriosito verso tale opera narrativa. Come dite? Neanche per sogno? Bene, siete un pubblico sofisticato. In effetti, seriamente, di intrigante finora vi è ben poco, di stucchevole e noioso, molto. E purtroppo con il procedere della vicenda la noia sarà sempre più opprimente e fiaccante.

Ed in tutto ciò cosa si può dire del gameplay? Ebbene, per ora, si riduce, al massimo, a tre (3) scelte, altrettanti bivi, che sembrano non pesare significativamente sullo svolgimento della vicenda. Noi impersoneremo il principe e la prima scelta, subito dopo il nostro risveglio, sarà tra tornare a letto a dormire oppure indagare sulle ragioni del disordine della camera per ricostruire gli ultimi avvenimenti perduti tra i fumi dell'alcol. Piccola nota di merito: simpatiche e piacevoli le illustrazioni super deformed utilizzate per indicare le scelte selezionabili. Scegliendo la seconda strada, troveremo una spada d'argento inspiegabilmente finita nella nostra stanza, completa di fodero, di cui non scopriremo mai il padrone, né come sia finita sotto il nostro letto, l'oggetto sarà incluso nel nostro inventario (ebbene sì, esiste l'inventario) e tornerà utile successivamente. A mio avviso il ritrovamento della spada è una forzatura inserita in un impianto narrativo assolutamente piatto e prevedibile ed in ogni caso, dopo ci ritroveremo sempre alle prese col ricco mercante col quale dovremo chiudere la vendita del nostro castello. Tuttavia se sceglieremo di restare a dormire vi saranno alcuni risvolti "piccanti", sui quali volentieri sorvolerei, e scopriremo delle informazioni utili sul passato di Elisa (nulla di inedito se conoscete "La Locandiera"). Il percorso alternativo ci condurrà pressappoco al medesimo "finale" e prevederà soltanto due scelte, per il resto assisteremo passivamente allo svolgersi degli eventi.
Non proprio una brillante presentazione per un prologo che dovrebbe, a detta degli sviluppatori, rappresentare ben il 20% (un quinto) del gioco completo ed introdurre i personaggi principali della vicenda, ma, d'altro canto, il numero di scelte e, con esse, la possibilità di intraprendere distinti percorsi narrativi con finali alternativi, porebbe aumentare significativamente nel restante 80% dell'esperienza.

Una nota sull'ambientazione: la vicenda si svolge a Firenze, ma, in realtà, potrebbe tranquillamente trattarsi di Roma, Monaco, Parigi o una città di pura fantasia, poiché non vi è alcun elemento identificativo, né visivo né narrativo, in uno scenario totalmente anonimo; eppure sarebbe bastato disegnare la cupola del Duomo sullo sfondo di una delle immagini all'aperto, o il riconoscibilissimo Ponte Vecchio sul lungarno. Inoltre, a parte Elisa, la protagonista, i personaggi non hanno nomi che possano suggerirne la provenienza e contribuire minimamente a connotare lo spazio geografico in cui si svolgono le vicende, al contrario essi sono indicati con denominazioni generiche quali, ad esempio, "il principe" e "il ricco mercante", stereotipi più che archetipi. Nemmeno le coordinate temporali sono evidenti, potrebbe trattarsi del tardo rinascimento, come di una linea temporale fantasy, di sicuro la storia non è contemporanea nonostante alcuni assurdi anacronismi. I più attenti noteranno i sacchetti delle monete con l’effige del dollaro, la penna stilografica del mercante, o gli improbabili fogli A4 … insomma, dettagli che non aiutano certo la verosimiglianza e l’immersività. A tal proposito un discorso a parte meriterebbero l’abbigliamento e le acconciature dei personaggi, che destano non poche perplessità. L’opera di Goldoni fu scritta verso la metà del XVIII secolo, per cui, presumibilmente, essa si svolge in quel contesto storico, ora, sia chiaro, nessuno si aspetterebbe in Elisa, rivisitazione fantasy e liberissima della commedia goldoniana, una puntuale e rigorosa ricerca filologica dell’abbigliamento del ‘700 fiorentino, tuttavia, perché le signorine indossano abiti in stile "Lolita"? La domanda, precisiamolo, è puramente retorica e leggermente provocatoria. Ma se anche volessimo sorvolare sui modelli degli abiti, prendiamo in considerazione i colori utilizzati. Sì, proprio i colori, poiché, un tempo, prima della nascita della chimica industriale, dal colore di un indumento era possibile dedurre il rango sociale di una persona: una semplice, umile locandiera non avrebbe potuto, in alcun modo, possedere una gonna blu, pigmento ricavato dal lapislazzulo e quindi prerogativa dei nobili. Considerazione analoga per il mantello del cavaliere, di un rosso porpora non molto appropriato per tale ceto sociale. Menzione speciale per l’abito bianco e oro del principe, da bandire per l’improbabile foggia, l’audace scelta cromatica e le oscene nappine, senza contare che sembra ispirato ad uno dei più celebri outfit di Freddie Mercury!

La grafica, aspetto preponderante del genere, non è malvagia, ma ben lungi dall’eccellenza: i disegni dei personaggi e dei fondali sono di livello dignitoso, ma non esenti da difetti persino grossolani, in particolare le dimensioni delle mani, decisamente troppo piccole, in proporzione ai corpi. Si poteva lavorare meglio anche su ombre e colori: chiunque usi Photoshop ad un livello medio sarebbe riuscito a posizionare luci ed ombre seguendo i tratti dei volti o le pieghe degli abiti, piuttosto che metterli in modo, se non casuale, quantomeno approssimativo.
Infine il comparto sonoro è forse l’aspetto meno tragico del gioco, la musica è sostanzialmente gradevole ed appropriata, alcuni passaggi della trama sono sottolineati da un cambiamento del tema musicale, nulla di trascendentale o di lontanamente autoriale, ma non è il caso di lamentarsi.
In conclusione Elisa: The Innkeeper, inutile negarlo, è un prodotto complessivamente mediocre, eppure non mi sento di sconsigliarlo a chiunque né vorrei tarpare le ali agli emergenti Neoclassic Games: la scelta spetta al pubblico e, leggendo le recensioni di Steam, si direbbe il prologo sia stato mediamente gradito dai videogiocatori appassionati del genere. Attenderemo l’uscita del gioco finale, semmai si dovesse raggiungere l’obiettivo dei 4,000 €, ed allora, chissà, potrei anche ricredermi parzialmente sulla storia di Elisa la bella locandiera, epigona della goldoniana Mirandolina.
Ringrazio per la consulenza sull'abbigliamento Mariapina "Irpina" Balestra

La piccola Sara Crewe, cresciuta in India con il suo amato e ricco padre, viene portata in Inghilterra e chiusa nel collegio per signorine di Miss Minchin. La piccola non fa in tempo ad abituarsi alle nuove regoli sociali dell'Inghilterra e della società di signorine nel collegio, che arriva la notizia della morte del padre. Peggio, pare che tutto il patrimonio di Sara sia andato perduto a causa di un investimento sfortunato!
Sara si trova quindi alla mercé di Miss Minchin, che siccome è di buon cuore non la butta in mezzo a una strada, ma la spoglia di tutto e la getta in soffitta a fare la serva, pestandola e occasionalmente facendole saltare i pasti.
Pensate se fosse stata cattiva.
Sara, comunque, non si scoraggia neanche quando comincia a essere evitata dalle compagne che prima erano sue amiche, e cerca di affrontare la sua nuova vita dotata unicamente del motore grafico più potente del mondo: la sua immaginazione.
A Little Lily Princess è l'adattamento in forma di visual novel da parte della Hanako Games (o della Hanabira, se vogliamo essere precisi) del romanzo La Piccola Principessa, di Frances Hodgson Burnett. Fa parte, come Il Piccolo Lord e simili, di quel genere di romanzo che racconta i maltrattamenti di poveri bimbi innocenti che riescono a superare le avversità grazie al buon cuore e alle loro qualità (gentilezza, generosità, perdono e altre robe simili).
Avrete già capito che nell'originale ci sono zucchero e pietismo a non finire e anche la visual novel fa salire il diabete perché è davvero molto molto fedele al romanzo.
La trama generale e la maggior parte dei personaggi, infatti, sono gli stessi e i cambiamenti introdotti sono quasi indistinguibili dai passaggi originali. Complimentoni alla Hanako Games per la scrittura, che davvero sembra presa di peso dai romanzi dell'epoca e inserita nel nostro schermo! Si vede che hanno fatto sforzi per rispettare al massimo il feeling dell'originale, anche, come dicevo, nei cambiamenti effettuati.

Questi riguardano per lo più i personaggi. Alcuni, come la sorella di Miss Minchin, sono stati tagliati perché abbastanza inutili. Altri sono stati approfonditi: tutte le compagne di Sara e la cameriera francese, Mariette, hanno infatti la loro route e ognuna porta a un finale leggermente differente. E' infine stata inserita l'inevitabile (stiamo parlando della Hanako Games) punta di yuri qua e là, sempre nel rispetto dell'ambientazione del libro (ossia, non vi aspettate che delle quattordicenni combinino qualcosa. Se lo facevano, comunque la Burnett non ne avrebbe sicuramente scritto).
Il risultato è qualcosa che sarà estremamente familiare a chi conosce e ama il libro originale, che magari si divertirà a ritrovare interi dialoghi copiati pari pari dal libro.
Devo dire che io mi aspettavo un qualcosina in più, che si poteva tranquillamente fare sviando solo un po' dallo spirito dell'opera originale. Per esempio, Sara è fin troppo perfetta e le sue disavventure, come lei stessa dice, sono nient'altro che un capriccio del destino. Si sarebbe potuta fare qualche modifica alla storia per creare un po' più di spessore in Sara, che non è una Mary Sue ma ci va molto vicina. Ho apprezzato, per esempio, l'adattamento giapponese Shokojo Seira, che (nonostante i numerosi difetti) decide di vedere tutta la storia sotto un altro punto di vista e regala anche a Sara numerose lezioni da imparare. Nell'originale, Sara è già perfetta e deve solo diventare “più perfetta” (o, meglio, deve resistere alla tentazione di diventare “meno perfetta”), mentre nel drama Shokojo Seira alcune sue caratteristiche sono apertamente mostrate come difetti da correggere, cosa che la rende un personaggio più complesso.
Non mi è neanche piaciuto il modo in cui sono gestiti i finali. Possiamo scegliere su quale compagna indirizzarci (come fare lo vedremo dopo), ma non esiste l'opzione di non scegliere nessuna. Se non seguiremo nessuna delle routes, quella di Becky, la servetta della scuola, diverrà obbligatoria e il gioco resterà in stallo finché non l'attiveremo. Brutto. Bastava aggiungere un finale standard in cui Sara se ne va da sola o simile, invece di creare questa forzatura.
Avrei anche voluto che ci fosse una route per Miss Minchin. Questo sarebbe stato un bel cambiamento rispetto all'originale, ma avrebbe dato spessore a un personaggio (Miss Minchin) che ora come ora è solo una macchietta malvagia. E poi, nessuno dà mai importanza a Miss Minchin, anche se è la principale cattiva del romanzo! Di nuovo, avrei preso a modello il drama Shokojo Seira che invece le regala grande spazio e crea un rapporto particolare fra lei e Seira.
Il gameplay della prima oretta di gioco
Dal punto di vista del gameplay, ci troviamo davanti a un'apparente gestionale. Ogni settimana dovremo scegliere delle attività per Sara, come danzare, leggere, fare passeggiate eccetera (che poi diventeranno: pulire il camino, fare commissioni, cucinare e simili quando Sara cadrà in disgrazia). Ogni attività ha tre possibili risultati, ognuno dei quali alzerà alcune delle caratteristiche di Sara. Il risultato ottenuto è casuale e le caratteristiche servono per sbloccare determinate scene con le compagne di Sara. Per esempio, se la scena con Lavinia richiede 5 punti di Fame, prima dovremo guadagnarli facendo lavorare Sara, poi potremo “spenderli” nella scena con Lavinia.
Ovviamente, sbloccare le scene serve a scegliere la route sulla quale incamminarci.
Questo sistema mi ha convinta poco. Intanto, è casuale, il che significa che non è facile pianificare cosa vogliamo sbloccare. In secondo luogo, non è neanche veramente difficile, tanto che è davvero impossibile restare tagliati fuori dalla route che ci interessa. Solo ogni tanto ho dovuto sfruttare beceramente dei salvataggi per riuscire a ottenere le caratteristiche che volevo, ma perdersi delle scene è quasi impossibile.
Il che mi porta quindi alla conclusione che tutto questo sistema non serva a niente. Infatti, dopo la seconda route lo facevo quasi in automatico, senza pensarci. Bene o male le caratteristiche si sarebbero alzate da sole. Non è gravissima, come cosa, considerato che questa è una visual novel e la gente (me per prima) la compra per leggere la storia di Sara. Ma se una feature c'è, dev'essere fatta bene: così com'è è inutile e può anche risultare noiosa.
Io avrei inasprito questo sistema dal momento in cui Sara cade in disgrazia e diventa una servetta. Prima, è plausibile che lei possa fare quello che vuole e bene o male parlare con tutte le ragazzine. Dopo, invece, avrei fatto in modo che bisognasse tenere d'occhio i valori di Fame, Gelo, Paura eccetera in modo che fossero più bassi possibile. Se Sara è troppo stanca, non riesce a tenere a bada Lottie o ad affrontare quella snob di Lavinia.
Le route sono in tutto in tutto 6, una per ogni ragazzina (Lavinia, Jessie, Ermengarde, Lottie e Becky) più una per la cameriera Mariette. Bene o male mi sono piaciute tutte. Quella di Becky, la servetta, mi è sembrata quella “ufficiale”, forse perché è la più drammatica (invece di una bambina maltrattata abbiamo DUE bambine maltrattate!!!) e quella in cui Sara sembra più coinvolta emotivamente; però quelle di Lottie, Lavinia e Jessie mi hanno colpita di più perché scopriamo lati di questi personaggi non subito apparenti. Come da regola Hanako Games, le routes a cui non avrei dato un soldo a prima vista sono invece quelle che hanno riservato più sorprese.

Graficamente, come potete vedere dalle immagini, A Little Lily Princess è fatto molto bene. Il tratto valorizza la delicatezza che bene o male è alla base dell'opera originale e che passa una patina di glassa anche sugli eventi più terribili subiti dalle bambine. Stupendi i colori di alcune delle illustrazioni e molto kawaii quelle in stile deformed. Ogni sprite ha molte espressioni e varie pose e in generale il tutto ha un look professionale.
Bella la musica, che forse non farà impazzire ma che era una scelta quasi obbligata visto l'ambientazione e il tipo di storia: sì, sono quelle melodie per pianoforte che di solito detesto, ma qui stanno bene, quindi non mi posso lamentare. Molto azzeccata la song usata nei crediti.
Sono presenti degli Extra, in cui è possibile guardare tutte le illustrazioni sbloccate (più quella bonus una volta completato il gioco al 100%) e ascoltare tutta la OST. Mi sarebbe piaciuta anche la sezione col commento degli autori, ma capisco che chiedo troppo ^^.
Insomma, giudizio positivo ma non entusiasta per questo A Little Lily Princess. Piacerà sicuramente agli amanti del romanzo originale perché la cura con cui è stato adattato ha dell'incredibile. Si poteva però osare un po' di più e fare qualcosa di più profondo narrativamente e più complesso dal punto di vista del gameplay. Siamo diversi gradini sotto Black Closet, ma abbiamo comunque davanti una bella visual novel, perfezionabile ma ben realizzata.

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