The Oregon Trail è fondamentalmente un gioco di gestione delle risorse.
All'inizio avete 700 dollari, gli unici fondi a vostra disposizione fino alla fine del viaggio. Questa somma dovrà esservi sufficiente per acquistare le bestie da soma, ma anche il cibo, le munizioni, il vestiario e le altre "provviste varie" (che di solito si riducono alle provviste mediche). Il gioco si sviluppa su un massimo di 18 turni, ognuno dei quali rappresenta due settimane di viaggio. All'inizio di ogni turno si decide se cacciare o se limitarsi a proseguire con il viaggio. A turni alterni si passa in prossimità di un forte, dove si possono acquistare altre provviste. Si deve poi decidere quanto cibarsi: poco, moderatamente, o in abbondanza; il gioco ci chiede cioè di bilanciare le scorte di cibo con il rischio di malattie derivante da una dieta povera abbinata agli estenuanti sforzi del viaggio. Praticamente in ogni turno capiterà un evento casuale di qualche tipo; la maggior parte è di natura sfavorevole. Ed è proprio questa lunga serie di sventure e di disastri che, chi lo ha giocato, tende a ricordare più di ogni altra cosa:

Secondo l'articolo pubblicato su City Pages, questi "animali selvaggi" erano degli indiani ostili nella versione originale del gioco: indiscutibilmente più eccitanti da immaginare, anche se meno politicamente corretti. Dei chiari segni di modifiche al codice intorno alla linea 2885 lo confermano chiaramente.
È anche interessante notare che l'immortale "IL TUO CARRO HA ROTTO UN ASSE!", fonte di un interminabile mame su internet, non era ancora presente in questa versione.
La litania di tragedie è interrotta solo saltuariamente da "DEGLI INDIANI COLLABORATIVI TI MOSTRANO DOVE TROVARE UN PO' DI CIBO", ma per la maggior parte del tempo la vita sulla Pista dell'Oregon è davvero dura - il che, suppongo, sia aderente alla realtà del tempo.
Rawitsch si impegnò moltissimo per realizzare una simulazione accurata del viaggio, nonostante le limitazioni imposte dall'hardware e dal BASIC dell'HP.
Le probabilità di imbattersi nei vari eventi casuali sono basate quanto più possibile sulla realtà storica. Il terreno cambia, rendendo più lento e faticoso il percorso con l'avanzare del viaggio, quando cioè si inizia ad attraversare le Montagne Rocciose. Anche il tempo atmosferico cambia, richiedendo di conseguenza un vestiario più pesante.
Se scaviamo a fondo scopriamo che, dietro l'apparenza, c'è molto di più di quanto il gioco non dia a vedere al giocatore. Una particolarità che The Oregon Trail condivide con molti altri titoli in BASIC di quest'era è che il gioco stesso sembra presupporre -se non addirittura richiedere- che il giocatore sbirci il suo codice sorgente per comprendere a pieno ciò che sta avvenendo all'interno del gioco. Per esempio io non avevo compreso, prima di leggerlo nel codice, che fermandomi a un forte ad acquistare provviste riducevo drasticamente il numero di miglia che potevo coprire in quel turno. In modo analogo è assai facile non accorgersi dei cambiamenti di terreno e dell'effetto che essi hanno sul gioco, se non si è data almeno una lettura veloce al codice.

Come esperienza narrativa, The Oregon Trail è più affascinante di quanto non ci si aspetterebbe. Il linguaggio è oltremodo succinto, certo, ma giocando si ha davvero la sensazione di essersi imbarcati in un viaggio lungo e pericoloso. Mentre arrancavo, avvicinandomi sempre di più alla meta di Oregon City, con uno dei miei bui feriti, a corto di cibo e di provviste, e con l'inverno che avanzava veloce, ho avvertito una vera tensione e una vera preoccupazione per la mia piccola famiglia. La sensazione di "esserci davvero" è ulteriormente acuita dalle occasionali sequenza "action", in cui vi viene concesso un lasso limitato di tempo per scrivere la parola "BANG", sperando che la caccia dia gli esiti sperati o che si riesca a difendersi dai banditi o dagli animali che ci stanno aggredendo.
A questo va aggiunto che il gioco è assolutamente spietato: la mancanza di cibo, o di medicine, o di proietti, è inevitabilmente foriero di una morta istantanea. Però, a differenza di molti dei primi giochi d'avventura (dove le morti istantanee sono generalmente comiche nella loro crudeltà e subitaneità), qui il tutto risulta assolutamente verosimile. La vita lungo la Pista dell'Oregon era davvero povera e spietata, e sono sicuro che moltissimi aspiranti coloni sono morti per le stesse identiche ragioni. Possiamo dire che c'è una notevole corrispondenza fra gameplay e narrazione, il che è merce rara perfino nei giochi moderni.
La mia personale strategia nell'affrontare il gioco consiste nel comprare pochissimo cibo, riservando i miei preziosi soldi per altre cose. Vado quindi a caccia a ogni turno, confidando nella mia velocità sulla tastiera. Mi sforzo poi di non portare troppa roba con me, perché poi ho sempre la sensazione di perderla in una qualche sventura. Tuttavia viaggiare leggero significa anche dover fare più fermate ai forti; il mio problema principale solitamente è quindi quello di ritrovarmi a corto di tempo, finendo con il restare intrappolato su un sentiero di montagna all'arrivo dell'inverno.
Se sviluppate una vostra strategia, magari migliore della mia, siete invitati a condividerla nei commenti.
La storia di The Oregon Trail dopo il 1978 è stata documentata molto più approfonditamente dei suoi primi anni e quindi non gli dedicherò spazio.
Alla fine del 1980 il MECC aveva acquistato 500 Apple II e li aveva installati nelle aule di tutto il Minnesota, dove i bambini li usavano (fra le altre cose) per giocare alla versione per Apple II di The Oregon Trail, che era appena stata appositamente convertita per quella piattaforma. A questa versione ne seguì una con illustrazioni a colori (1985), una versione CD-Rom smodatamente sfarzosa (1996) e, infine, la versione Facebook (2011) [ulteriormente seguita da quelle iOS e Android, uscite successivamente alla pubblicazione di questo articolo], solo per menzionare le edizioni più significative. Se però spogliamo tutte queste edizioni dalla multimedialità con cui sono state rivestite, è sorprendete constatare quanto le ultime versioni siano simili al modello ideato da Rawitsch nel 1971.
The Oregon Trail non sarà il gioco narrativo più sofisticato del mondo, ma di certo è migliore di quanto fosse lecito aspettarsi da un gioco di quel periodo. Personalmente sono lieto di aver trovato il tempo di approfondirlo e non meno lieto di poterne offrire il codice sorgente a chiunque voglia immergervisi. Mi sento di affiancarlo a Eliza e Hunt the Wumpus, in qualità di uno dei tre giochi per computer "pre-Adventure" che chiunque sia interessato alla storia della narrativa interattiva deve necessariamente conoscere.
Post Scriptum (1 Giungo 2011)
Il mio caro amico Harry Kaplan mi ha inviato un link a una piccola short story scritta da Caitlin Horrocks e dedicata a The Oregon Trail. La storia si diverte -e ci fa divertire- a prendere in giro i limiti narrativi di The Oregon Trail. Resta comunque interessante il modo in cui il mondo di questo gioco abbia ispirato uno scrittore affermato, anche se il risultato è stata una satira educata dell'esperienza di gioco.
Questo rinforza la mia convinzione che The Oregon Trail sia la prima opera di narrazione ludica che abbia avuto davvero successo - anzi, a dire il vero perfino più successo -sul piano narrativo- di Adventure (c'è qualcuno che immagina sé stesso all'interno del mondo narrativo di Adventure, come invece tanti fanno in quello di The Oregon Trail?).
Se insegnassi Inglese alle medie o alle superiori, lo farei giocare ai miei studenti, chiedendogli di scrivere un racconto tratto dalla storia della loro partita, anche a rischio di dover leggere dozzine di messe in scena della tragedia della Spedizione Donner, anche solo per vedere cosa saprebbero inventarsi.
The Digital Antiquarian è un blog, scritto da Jimmy Maher, che si occupa di storia e di cultura del videogioco partendo generalmente dall'analisi di singoli videogiochi. OldGamesItalia è lieta di presentarvi la traduzione italiana, autorizzata dall'autore!
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Vi lasciamo quindi alla lettura del primo ciclo di cinque articoli, che pubblicheremo a scadenza settimanale, dedicato alla rivalutazione storica di The Oregon Trail.
Sulle tracce di The Oregon Trail:
- Parte 1
- Parte 2
- Parte 3
- Parte 4
- Parte 5
È passato un po' di tempo dall'ultima volta in cui mi sono occupato di questo argomento. Non che abbia perso interesse, anzi l'opposto. Infatti in questo periodo mi sono dedicato a un po' di sana archeologia digitale con i miei nuovi amici, Michael Gemeny e Bob Brown del Gruppo Yahoo dedicato all'HP 2000; e insieme abbiamo rinvenuto qualcosa di davvero intrigante.
Sull'immagine di una vecchia cassetta proveniente dal distretto dello York County (Pennsylvania), Michael ha trovato un programma col promettente titolo di "Oregon". Come speravamo, quando l'abbiamo caricato nel sistema abbiamo trovato una versione di The Oregon Trail datata 27 Marzo 1975: di oltre tre anni antecedente alla prima versione precedentemente nota. Ho caricato il listato su questo sito, qualora qualcuno fosse interessato a dargli un'occhiata. Per noi si è rivelato assai interessante.
La prima cosa da segnalare al riguardo è che la piccola lezione di storia che ho tenuto nella terza parte di questa serie di articoli non è interamente corretta. Quando Rawitsch arrivò al MECC nel 1974, evidentemente non convertì il gioco per il mainframe centralizato UNIVAC del MECC o -almeno- non lo fece subito. Inizialmente infatti lo inserì di nuovo su un altro sistema HP-2100. Il che è assolutamente sensato, se pensiamo che quei piccoli sistemi erano piuttosto diffusi nelle scuole del Minnesota e, più in generale, nelle scuole di tutta la nazione. Possiamo quindi dire con certezza che, all'inizio del 1975, il MECC stava già distribuendo il programma ai distretti scolastici di altri stati.

È altrettanto evidente che Rawitsch, o il MECC, o qualcun altro per loro, continuò a migliorare il gioco per anni, prima del suo arrivo su Apple II. La versione del 1978 che troviamo su Creative Computing ha infatti delle caratteristiche che non sono presenti nella versione del 1975. In entrambe le versioni il giocatore deve, in determinate circostanze, inserire velocemente una parola nel terminale: quando è a caccia, quando è attaccato dai banditi, ecc. La versione del 1978 consente di impostare il livello di difficoltà: al lancio del programma viene chiesto al giocatore quanto è bravo a sparare, con gradazioni che vanno da "tiratore provetto" fino a "ginocchia tremanti". Tale scelta determina quanto tempo si ha a disposizione per inserire la suddetta parola. Sempre a differenza della versione del 1975, in quella del 1978 la parola da inserire viene scelta a caso fra quattro possibilità: "BANG", "BLAM", "POW" e "WHAM". Nel 1975 invece era sempre il caro vecchio "BANG". Per chi fosse interessato a scoprire le differenze fra le due versioni, è disponibile anche il listato di quella del 1978; quest'ultimo però non è autentico come quello del 1975. Ho infatti impiegato un bel po' di tempo a sistemare gli errori introdotti dall'OCR e, nel farlo, l'ho anche convertito dal BASIC del CDC Cyber al BASIC dell'HP. Se non altro, credo che in questo passaggio tutti gli errori siano stati sistemati e che ora il listato abbia esattamente l'aspetto e le funzionalità che avrebbe avuto nel 1978 su un sistema HP.
Quindi, se ci prendiamo la libertà di etichettare queste due versioni con i numeri 2 e 3, sarebbe bello avere la versione 1, vero? Sfortunatamente però è improbabile che ciò accada. Poiché quella versione non è mai uscita dal sistema sul quale Rawitsch, Heinemann e Dillenberger la scrissero, e poiché Rawitsch la cancellò da quella macchina nel 1972, l'unica speranza rimasta sembra essere quello stampato ingiallito che Rawitsch si portò con sé al MECC. Questa foto, presa durante un evento svoltosi nel Mall of America in occasione di un anniversario di The Oregon Trail, ci dà qualche speranza visto che Rawitsch tiene in mano qualcosa che ha tutto l'aspetto di essere proprio ciò che stiamo cercando.

Sono riuscito a contattare Rawitsch in merito, ma le notizie che mi ha dato non sono buone: non ha più quello stampato. Quindi, a parte un miracoloso ritrovamento, tutto sembrerebbe indicare che la versione del 1975 sia il meglio che riusciremo mai a fare. È comunque molto meglio di quella del 1978 e mi considero davvero fortunato ad averla trovata.
Esaminare il codice della versione del 1975 ci racconta, già di per sé, alcune cose molto interessanti. Michael si intende di HP BASIC molto più di me e quindi su questo aspetto lascio a lui la parola:
"I numeri di linea di questo codice ci raccontano una parte importante della sua storia, che oltretutto coincide con le testimonianze raccolte. Da quel che si può vedere, direi che inizialmente il codice era mantenuto da un programmatore capace e con uno spiccato senso dell'orgoglio e della dedizione. Si direbbe che, successivamente, sia stato invece mantenuto da un programmatore con meno esperienza, o con meno orgoglio, o con meno tempo a disposizione, o senza le capacità necessarie per tenere pulito l'aspetto formale del codice."
Questo ultimo programmatore è, ovviamente, Rawitsch, che al MECC ha ribattuto e modificato il codice. All'inizio sicuramente da solo e, a differenza di Heinemann e Dillenberger, senza essere un programmatore esperto.
Nonostante gran parte del listato sia numerato in passaggi da 5, questo schema a volte non viene rispettato. Il che è piuttosto insolito, considerato che (come mi fa notare Michael), l'HP-BASIC ha una funzione di rinumerazione piuttosto avanzata, di cui forse però Rawitsch non sapeva servirsi.
Su questa base Michael ha messo insieme un elenco di linee che non rispettano la normale numerazione del listato e che quindi, con ogni prabilità, ci indicano i punti in cui Rawitsch ha apportato delle modifiche o delle aggiunte ai tempi del MECC. Anche a rischio di dilungarmi troppo su questo aspetto, incollo qui sotto tale elenco, per chi fosse ardentemente interessato all'argomento.

Lavorando su questi indizi e sui dati storici che conosciamo, potrebbe essere possibile ricostruire la versione originale di The Oregon Trail. C'ho pensato su molto a lungo, ma non credo che sarebbe una buona idea. Il risultato finale sarebbe inevitabilmente il frutto di molte congetture. E, pur potendo scoprire molte cose dai numeri di linea, non possiamo comunque sapere quali modifiche Rawitsch potrebbe aver fatto alle altre linee di codice (quelle, cioé, che mantengono l'usuale schema di numerazione).
Scommetto però che adesso vi andrebbe di giocarci... Se è così, ecco come potete sperimentare in prima persona The Oregon Trail, in tutta la gloria della versione del 1975 su un HP Time-Shared BASIC:
Bob Brown ha gentilmente reso disponibile il sistema per tutti coloro, che fossero interessati a questo angolo di storia dell'informatica. Sbirciate in giro quanto volete: oltre a The Oregon Trail ci sono un sacco di altri programmi interessanti. Se decidete di frugare a fondo, vi prego però di essere educati e rispettosi.
Riguardo al nostro gioco vero e proprio... cielo se è divertente! Ma su questo mi dilungherò più a lungo appena avrò raccolto le idee.
The Digital Antiquarian è un blog, scritto da Jimmy Maher, che si occupa di storia e di cultura del videogioco partendo generalmente dall'analisi di singoli videogiochi. OldGamesItalia è lieta di presentarvi la traduzione italiana, autorizzata dall'autore!
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Poiché la mia ricerca del codice originale di The Oregon Trail (così come era stato scritto per la prima volta al Carleton College) non ha dato i frutti sperati, mi sono messo a cercare la versione più antica possibile. Si è rivelata essere quella postata da un certo Deserthat sul suo blog. Questa versione era apparsa sul numero di Luglio-Agosto 1978 di Creative Computing.
Ma, prima di occuparmene, lasciate che vi parli almeno un po' dei sette anni trascorsi fra la creazione del gioco e la sua pubblicazione su Creative Computing.
Rawitsch, Heinemann e Dillenberger nel 1971 erano compagni di stanza, membri del programma di "student teaching" del Carleton College; Heinemann e Dillenberger insegnavano matematica, Rawitsch insegnava storia. Fu Rawitsch a pensare e progettare The Oregon Trail come gioco da tavola, e furono Heinemann e Dillenberger a suggerirgli di portarlo su computer, e furono sempre loro a programmarlo in Time-Shared BASIC.
I primi a giocarlo, al di fuori di questo trio, furono gli studenti di storia di Rawitsch, su una telescrivente che il 3 Dicembre 1971 Rawitsch portò in aula su di un carrello con le ruote. Secondo quanto riferisce Rawitsch, i suoi studenti "lo adorarono". Rawitsch, e molti altri docenti del distretto scolastico di Minneapolis, lo usarono frequentemente per tutto il resto del semestre. Tuttavia, quando Rawitsch lasciò il distretto scolastico nel 1972, cancellò The Oregon Trail dal sistema e se lo portò via con sé, sotto forma di un lungo rotolo di carta stampata, che finì per gettare da qualche parte in un cassetto per poi dimenticarsene.
In quei giorni il Minnesota era un vero centro di innovazione tecnologica. Nel 1973 l'amministrazione pubblica fondò un'organizzazione chiamata The Minnesota Educational Computing Consortium (MECC), col compito di sviluppare e implementare nuovi modi di utilizzare i computer nella didattica. Un mainframe UNIVAC 1100 fu installato nella sede del MECC a Minneapolis e vi furono connessi quasi 1.500 terminali dalle scuole di tutto lo stato. Nel 1974 il MECC assunse Rawitsch perché facesse da "intermediario fra il MECC e i college delle varie comunità".
Spinto a riflettere su nuove applicazioni per i computer all'interno del sistema educativo, Rawitsch si ricordò dello stampato ingiallito di The Oregon Trail. Con una telescrivente connessa all'UNIVAC del MECC lo inserì nel sistema, sotto forma di nastro perforato, in un "lungo fine settimana del Ringraziamento" del 1974. L'UNIVAC era un mainframe, e non un minicomputer come l'HP-2100: due macchine completamente diverse. Per fortuna anche sopra l'UNIVAC era disponibile un BASIC. [A dire il vero questa informazione si è rivelata inesatta. Infatti, dopo aver scritto questo post, ho appreso che Rawitsch inserì inizialmente il listato in un altro HP-2100; trovate ulteriori informazioni in merito nella quarta parte di questa serie di articoli.] Il codice fu adattato al BASIC dell'UNIVAC, presumibilmente da Rawitsch, o da qualcun altro del MECC. Sicuramente in quell'occasione The Oregon Trail fu anche migliorato dallo stesso Rawitsch, per renderlo più accurato storicamente, più coerente e più divertente. Negli anni seguenti quella versione fu giocata in tutto lo stato da migliaia di ragazzi in età scolare.
Nel 1977 il MECC rimpiazzò il suo obsolescente UNIVAC con un CDC Cyber-73 al top della gamma, e The Oregon Trail fu nuovamente modificato perché vi potesse girare. Fu questa la versione che fu pubblicata su Creative Computing nel 1978, nonché quella che ho installato sul mio HP Time-Shared BASIC, nel tentativo di sperimentare The Oregon Trail nella versione più prossima possibile a quella originale.
Ora, in merito a Creative Computing... beh, anche questa di per sé è una storia maledettamente interessante.
Fondata nel 1974 da David Ahl, Creative Computing è stata la prima rivista di ampia tiratura dedicata ai computer, antecedente di un anno perfino a Byte. Fedele al proprio nome, Creative Computing affrontava l'argomento non come materia di affari o di ingegneristica, ma come fenomeno artistico e culturale. Nelle sue pagine si trovano tanti consigli tecnici e tanti listati di programmi, ma anche tanta speculazione su ciò che l'imminente rivoluzione informatica avrebbe rappresentato. Questi articoli più leggeri non sono poi così sorprendenti, se consideriamo che molti dei lettori della rivista potevano solo sognare di aver accesso a un vero computer. In quelle pagine c'è molto entusiasmo, ma anche una certa trepidazione, che traspare dalle ripetute ed esplicite preoccupazioni sulle libertà civili all'interno del nuovo mondo che stava per arrivare. Questo idealismo e questa piega antiautoritarista sembrano affondare le proprie radici nella controcultura di fine anni '60, che però in quegli anni stava già lentamente svanendo. Quando leggo quelle pagine, mi immagino sempre l'atmosfera del "Community Memory Project" di Berkeley, così come ce la descrive Stephen Levy in Hackers.
Prima di fondare Creative Computing, Ahl ricopriva il ruolo di Education Marketing Manager per la DEC. Nel rispetto di questo suo background e dei suoi studi umanistici, Creative Computing è sempre stata particolarmente interessata all'uso dei computer nell'educazione, dedicando in ogni numero molte pagine all'argomento. Non deve quindi sorprenderci che The Oregon Trail sia finito nella rivista; sorprende che non ci sia finito prima.
Quando ciò accadde, il MECC (confermandosi un'organizzazione assai lungimirante) era già all'opera con la nuova generazione di "microcomputer" (come venivano chiamati all'epoca). Quell'anno infatti iniziò a installare gli Apple II in molte aule del Minnesota. E sì, The Oregon Trail fu nuovamente oggetto di porting su queste macchine.
E così, chiuso anche questo pezzo di storia, finalmente la prossima volta potrò analizzare più da vicino il gioco vero e proprio, che del resto è proprio dove volevo arrivare quando mi sono avventurato in questa interminabile storia...
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Nel mio precedente post spiegavo che la versione originale di The Oregon Trail era stata scritta su un minicomputer della serie HP-2100. Questo è di per sé un argomento degno di nota.
La prima linea di computer della HP (la serie 2100) poteva essere equipaggiata con molti sistemi operativi diversi. Uno dei più comuni, nonché quello con cui venne scritto The Oregon Trail, si chiamava HP Time-Shared BASIC. Questo sistema era assolutamente unico nel suo genere, al punto di essere considerato un precursore dei tempi. Invece di mettere l'utente nell'ambiente a riga di comando tipico di tutti gli altri SO del periodo, il Time-Shared BASIC (che non a caso era un sistema "a condivisione di tempo") dopo il login calava l'utente in un ambiente BASIC interattivo. Al suo interno non solo si poteva programmare in BASIC, ma anche tutte le altre interazioni con il sistema (caricare, salvare, ecc.) avvenivono tramite i normali comandi del BASIC.
Questa immpostazione fu ripresa da molti personal computer della generazione degli 8 bit, come ben sa chiunque abbia digitato “LOAD ‘*’,8,1” per lanciare un gioco su Commodore 64. Perfino i primi IBM PC, se all'accensione non trovavono un disco DOS con cui avviarsi, ponevono l'utente in un ambiente BASIC (a quei giorni poco usato e oggi quasi del tutto dimenticato). Per anni mi sono chiesto come si sia passati dagli ambienti a riga di comando, tipici della maggior parte dei computer istituzionali, ai BASIC interattivi di queste macchine; ora credo finalmente di averlo capito.
Il Time-Shared BASIC, rispetto agli altri ambienti tipici del periodo, era più accogliente sia per lavorare, che per programmare. Questo, unito a un costo relativamente basso e a una certa facilità di manutenzione tipica della linea HP-2100, permise una grande diffusione di queste macchine nelle università e nelle scuole superiori. La sensazione è che la HP avesse fatto sforzi considerevoli per concepire e publiccizzare l'HP-2100 come una macchina user-friendly e accessibile.
Questo manuale ne è un buon esempio, essendo un'introduzione alla programmazione su BASIC rivolta a principianti. È davvero ben fatto, riuscendo a essere amichevole e accessibile senza però scadere nel ridicolo.
Alla luce di tutto questo, non c'è da stupirsi se un HP-2100 fosse riuscito ad arrivare fin dentro al Carleton College.
C'erano un sacco di giochi e di programmi didattici scritti in Time-Shared BASIC, e alcuni di questi sono finiti su internet sotto forma di un dump (non organizzato, né indicizzato) di un gigantesco nastro perforato. Ho così deciso di emulare sul mio computer il Time-Shared BASIC, per poter frugare in questo caos e vedere se da qualche parte ci fosse una copia della versione originale di The Oregon Trail.
In quel momento mi era sembrata una buona idea...
Pur esistendo un emulatore di HP-2100 (grazie agli incredibili sforzi del The Computer History Simulation Project), il Time-Shared BASIC era comunque decisamente complicato da configurare. Si trattava infatti di DUE HP-2100: uno veniva utilizzato come una specie di gateway per l'accesso degli utenti da remoto, mentre l'altro ospitata il SO vero e proprio.
Per questa ragione, per ricreare il sistema originale, servono due emulatori di HP-2100, ognuno con i software necessari e entrambi collegati insieme tramite socket. A quel punto si deve aprire una TERZA finestra sul proprio PC, dalla quale accedere al sistema tramite telnet utilizzando l'indirizzo di loopback. Non mi sarei mai nemmeno avvicinato ad avere una configurazione funzionante, se non fosse stato per un gruppo Yahoo dedicato a questa piattaforma, che hosta fra i propri file una configurazione dell'emulatore che funziona quasi così com'è, senza bisogno di modifiche. Non vi annoierò con i dettagli delle mie lotte per passare da una configurazione che "funziona quasi" a una che funziona davvero; vi basti sapere che alla fine di tutto sono riuscito ad avere il mio Time-Shared BASIC.
Ho così iniziato a esaminare il dump dei nastri perforati. Erano quasi 6 MB di dati, una quantità davvero enorme per una raccolta di programmi in BASIC non più grandi di qualche kilobyte.
Purtroppo di The Oregon Trail non c'era nessuna traccia.
Ma ciò che ho trovato è comunque dannatamente interessante e ha giustificato più che abbondantemente il tempo che vi ho investito. C'erano letteralmente centinaia di programmi in BASIC: giochi, software didattici per ogni materia, strumenti scientifici e matematici, ecc. Ho perfino trovato quella che ha tutta l'aria di essere la prima versione del vecchio gioco di Star Trek.
È chiaro che, dalla fine degli anni '60 fino alla fine dei '70, intorno a questo sistema esisteva una prospera cultura di sviluppo e scambio di programmi. Il che di per sé non è poi così stupefacente. Ciò che invece deve stupire è che questi programmi non erano scritti e utilizzati da un gruppo di eletti professionisti (come avveniva nel mondo dei mainframe IBM), né da un gruppo di hacker e ricercatori dediti alla causa (come avveniva nel mondo dei DEC PDP), ma bensì da studenti e docenti normalissimi. Questo dà alle loro opere un carattere del tutto diverso. E se questa raccolta del loro lavoro è indicativa dei loro interessi, possiamo affermare con certezza che queste persone fossero molto, molto interessate ai giochi.
Tutto questo bendidìo si merita più attenzione e io cercherò di dargliene almeno un po', scrivendo altri post sull'argomento. In particolare, voglio vedere se riesco a trovare questo Hamurabi, di cui Jason Dyer ci ha parlato in un suo commento al primo articolo di questa serie.
Ma, prima di farlo, tornerò a parlare di The Oregon Trail.
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Grazie, OGI. Arrivederci!
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