The Dark Eye: Memoria



Il 2012 ha visto l'uscita del primo titolo Daedalic Entertainment dedicato a Dark Eye, il GDR pen&paper tedesco: Chains of Satinav narrava la storia di Geron e Nuri, in un'ambientazione curatissima e ricca di fantasia, con enigmi logici e anche decisamente tosti. Dark Eye: Memoria è il sequel di Chains of Satinav e, in quanto tale, era stato accolto dalla sottoscritta con un certo scetticismo. Si sa che i sequel tendono a deludere le aspettative create dal primo titolo. Invece, e sì, vi sto anticipando il giudizio, Memoria è un gioco molto più bello del suo predecessore. Andiamo a vedere perché.

Memoria comincia lì dov'era terminato Chains of Satinav: senza spoilerarvi il primo episodio, dico solo che Geron sta cercando un modo per risolvere la situazione in cui si trova Nuri, e sembra che Fahi, un mercante girovago, possa aiutarlo. Fahi, però, come ricompensa per l'aiuto, vuole che Geron risolva per lui un enigma legato alla storia di Sadja, una principessa vissuta 500 anni fa, di cui è di vitale importanza conoscere la storia. Memoria è dunque diviso fra passato e presente, fra Geron e Sadja.

E qui vediamo il motivo principale per cui questo sequel non è inferiore al precedente: anche se le storie narrate sono due, è quella di Sadja la principale, quella nella quale passeremo più tempo, che ci mostra i migliori personaggi e che riserva i migliori sviluppi. Non che la parte di Geron sia brutta, tutt'altro, ma non è il fulcro del gioco: Memoria narra una storia completamente diversa, non è un “more of the same” di Chains of Satinav.
E la storia di Sadja è magnificamente costruita, piena di misteri (che verranno svelati, tutti, niente finale aperto o Cliffhanger dell'Apocalisse), di personaggi e dettagli interessanti, sempre coerente; Sadja stessa è un personaggio molto più carismatico di Geron, e altrettanto ben caratterizzato: lei e la sua vicenda restano probabilmente molto più impressi.

Nonostante la maggior attenzione su Sadja, tutto il comparto narrativo è ugualmente ben curato: la profondità dell'ambientazionesolidissima in partenza visto che si basa su quella del GDR, si nota da grandi e piccoli dettagli, i dialoghi sono per la maggior parte molto buoni, gli sviluppi della trama sorprendono senza essere insensati e non sono presenti brutture come deus ex-machina.

Per chi non conosce il GDR da cui Memoria è tratto, è il caso di spendere due parole sull'ambientazione: Dark Eye è un GDR ad ambientazione fantasy, in apparenza abbastanza classico... ma anche molto realistico. Niente villaggi standard con il fabbro che vende full-plate sotto casa. La cittadina di Geron, per esempio, mostra i maiali girare tranquillamente per le strade e Geron stesso accenna a qualche evento locale (come dei ragazzini che svuotano il pitale nel pozzo cittadino, per esempio...). Non tutto è arretratezza e sudiciume, però. Se in Chains of Satinav c'era il Regno delle Fate in tutto il suo strano splendore, qui abbiamo fortezze volanti e tombe dimenticate. Alcuni degli scenari sono molto più fantastici di quel che si trova in media nei videogiochi, e non solo nelle avventure grafiche.



Una volta tanto, anche gli enigmi possono essere definiti “davvero buoni”: dopo i primissimi minuti, in cui siamo in parte guidati da un tutorial, gli enigmi si fanno difficili, con alcuni decisamente tosticelli, restando però sempre logici e mai forzati o inverosimili. Finalmente un'avventura grafica non pensata per i casual gamers! Oltre ai classici enigmi basati sull'inventario e sull'interazione con gli oggetti dello scenario, Geron e Sadja hanno a disposizione diversi Poteri. Geron ha il suo classico (per chi ha giocato il primo capitolo) potere di distruggere o riparare oggetti fragili. Sadja ha ben tre poteri a disposizione... che non svelo per non spoilerare assolutamente nulla. Basti dire che i poteri giocano un ruolo spesso centrale nella risoluzione degli enigmi, e andranno usati in modi anche abbastanza fantasiosi, e spesso non banali.

E' presente anche qualche piccolo enigma nei dialoghi. Non si tratta di granché, ad essere sinceri, sono di solito enigmi semplici, ma fa sempre piacere trovarli. Infine, potrete spaccarvi il cervello con un labirinto – facoltativo, a dire il vero.



Il comparto tecnico è quasi eccellente. Gli sfondi, in 2d, sono splendidi, semplicemente. Dal disegno, al colore, sono minuziosi e bellissimi, anche quando rappresentano il semplice interno di una tenda. Ugualmente, luci e personaggi sono molto ben realizzati; tranne nelle rare cutscenes, dove i tratti dei volti sono stranamente diversi rispetto a quel che possiamo vedere durante il gioco vero e proprio.
Anche le musiche e gli effetti sonori non sono da meno: in una sezione questi ultimi vi aiuteranno anche a risolvere un piccolo puzzle. Il doppiaggio inglese, invece, non sempre è all'altezza. Se Sadja è ben recitata, e Geron è passabile, altri personaggi (come Bryda) son decisamente troppo artefatti.

Nel complesso, Memoria è un'ottima avventura grafica, migliore di Chains of Satinav per quanto riguarda la storia – più complessa, più fantastica – e molto buona dal punto di vista degli enigmi. Chi ha apprezzato il primo capitolo, con molta probabilità apprezzerà anche questo; chi non ha mai giocato il primo, potrebbe anche cominciare da qui.

Ricordatevi dell'Ogi Forum

Daedalic allo sbaraglio: The Dark Eye - Memoria!

 
Ricordate quando non si faceva che dire che le avventure grafiche sono morte? Cosa direbbero i "soloni" di allora vedendo che i tedeschi della Daedalic Entertainment ne fanno uscire una ogni tre mesi? Questa volta è il turno di Memoria, il sequel diretto di The Dark Eye - Chains of Satinav (titolo che l'anno scorso ha riscosso un buon successo di critica e pubblico e che trovate recensito anche nel nostro sito).
 
Già da domani, se giocare in inglese non vi spaventa, sarà possibile indossare nuovamente i panni del giovane Geron, che avevamo lasciato alle prese con una maledizione piuttosto fastidiosa al termine del precedente capitolo. Questa volta, però, la trama non ruoterà solamente attorno al precedente protagonista, ma lascerà ampio spazio alla figura della principessa Sadja di Fasar, la cui storia si sviluppa cinquecento anni prima degli eventi di Chains of Satinav e narra di guerre, demoni ed eroi.
 
Memoria si dividerà quindi tra due personaggi apparentemente molto distanti tra loro, ma i cui destini appariranno presto indissolubilmente legati l'uno all'altro, mentre il passato influenzerà il passato e viceversa, tra puzzle, scenari disegnati a mano e una colonna sonora nuova di zecca.
 
 
Il gioco sarà disponibile su Steam al prezzo di 19,99 euro. Come accennato in precedenza, le versioni disponibili da domani saranno soltanto quella in lingua tedesca e quella in lingua inglese. Nessuna notizia, per il momento, riguardo all'uscita italiana.
 

The Dark Eye: "Chains of Satinav"

The Dark Eye "Chains of Satinav" è l'ennesimo lavoro partorito dalle mente dei ragazzi della Daedalic Entertainment e può essere considerata sicuramente una delle avventure grafiche più attese di quest'anno. Dopo non poche delusioni videoludiche recenti possiamo finalmente parlare di un titolo divertente, coinvolgente e soprattutto convincente sotto molti punti di vista.

La storia ha un'ambientazione apertamente fantasy, ma per fortuna è lontana dalle ambizioni satireggianti di altri titoli. Per secoli il regno di Andergast è stato in guerra con quello di Nostria, ma quando finalmente un lunga e duratura pace sembra riportare il sorriso agli abitanti dei due regni, qualcosa torna a sconvolgere le loro vite: uno stormo di corvi particolarmente aggressivi domina infatti il cielo di Andergas seminando il terrore, presagio di qualcosa di ancora più terrificante che attende all'orizzonte.

Siamo così catapultati direttamente nel cuore della storia di Geron, un esitante giovane cacciatore, una sorte di antieroe convolto suo malgrado in una grande impresa; a fargli compagnia ci sarà una esile ed evanescente fata costretta a fuggire dal suo mondo.

Dal punto di vista grafico, parliamo di un gioco eccellente che a tratti sa mozzare il fiato per la bellezza dei fondali disegnati e dipinti a mano con grande maestria, di alcuni personaggi, per la ricchezza di locazioni perfettamente realizzate in stile fantasy. Insomma senza ombra di dubbio il gioco ha alle spalle un “artwork” davvero straordinario, delicato, a tratti malinconico.

Il titolo riprende inoltre la scelta fatta in altre avventure (Gray Matter), ovvero quella di sostituire le dispendiose animazioni filmiche con più economiche e brevi scene in slow motion con forte impostazione realistico-fumettosa e old style. Non tutti saranno d'accordo, ma a mio modesto parere ancora una volta la scelta è sembrata indovinata, gli intermezzi grafici si rivelano infatti più snelli e esteticamente godibili, anzi oserei dire che danno un tocco artistico davvero non indifferente (alcune scene sono da osservare e gustare con attenzione), quasi sospeso tra il poetico e l'“onirico”, che ben si sposa con l'atmosfera creata e che un'animazione più tradizionale, sebbene tecnicamente più riuscita, non avrebbe potuto regalare. Quando si dice fare di necessità virtù.

Però bisogna sottolineare che per quanto riguarda la struttura di gioco, parliamo di un 2D classico, con tutti i pro ed i contro: alcune volte i personaggi sembrano infatti simili a sagome dai movimenti leggermente “cartonati”.

Ben realizzati e caratterizzati i personaggi principali, il giovane Geron e la bella ed evanescente fata Nuri. A prima vista potranno sembrare abbastanza stereotipati ma il percorso di questi due personaggi porterà il videogiocatore a conoscere meglio i loro vizi e le loro virtù e quella sensazione di scontato verrà presto smarrita per strada. Alla lunga si rivelano infatti una coppia davvero ben assortita, con l'accorto e scaltro cacciatore Geron che insegue il significato dei suoi incubi e del suo passato e si ritrova quasi a fare da balia alla ingenua e capricciosa Nuri, un po' fata e un po' bambina, persa in un mondo che non conosce.

Discretamente realizzati anche alcuni personaggi secondari, protagonisti di alcuni interessanti underplot, che forse meritavano anche di essere conclusi con maggiori informazioni (su tutti quelli dell'onesto mercante o dello stesso Re di Andergast).

La colonna sonora regala qualche soddisfazione ma non spicca mai il volo, molto bella la canzone che accompagna le scelte nel menu principale, peccato che non ci siano altri pezzi altrettanto importanti; il più delle volte infatti si sono limitati a discreti intermezzi che fungono egregiamente da sottofondo ad alcune scene fondamentali, ma che risultano abbastanza anonimi. Per un gioco ben fatto come questo si sentiva la necessità almeno di un altro paio di brani ad effetto.

Ad ogni modo parliamo di migliorare un comparto sonoro che di per sé è pienamente promosso: il doppiaggio in inglese è abbastanza buono, buone le prove di coloro che hanno dato la voce a Geron e Nuri, ed a certi personaggi, qualche caduta di stile dal livello quasi amatoriale nella scelta della voce di alcuni personaggi minori (l'infermiera “Minka” , il curioso animale “occulunculus”, la regina delle Fate, a tratti anche il corvo-veggente sembra poco ispirato.)

Se andiamo ad analizzare la struttura narrativa di Chains of Satinav, finalmente possiamo parlare di un gioco che pur rispecchiando fedelmente l'ambientazione e la struttura di base del genere fantasy, a suo modo e nel suo piccolo riesce ad imporsi con una discreta originalità che lo rende simile ma anche profondamente diverso da tanti altri giochi dello stesso filone di cui abbiamo parlato ultimamente, ma che non sono riusciti ad andare oltre lo schema semplificato del raccontino.

Ovviamente non stiamo parlando di un plot eccessivamente complesso o rivoluzionario, ma che pur nella sua semplicità non sfocia mai nel banale e nell'abusato, anzi riesce dove molti titoli hanno recentemente fallito, facendo di una trama ben costruita e solida, della cura dei particolari, della gestione dei subplot e del ritmo narrativo (mantenuto sempre abbastanza sostenuto), nella caratterizzazione dei personaggi e nella realizzazione di un'atmosfera particolarmente ispirata, i propri punti di forza.

Era da tempo che non sentivo il desiderio di giocare un'avventura anche solo quei dieci minuti serali quotidiani per scoprire cosa sarebbe successo nel proseguo della trama e questo perché il livello di coinvolgimento del videogiocatore riesce a mantenersi elevato. Il colpo di scena finale è anch'esso abbastanza semplice e rientra nell'impostazione favolistica, però risulta ben fatto, non lasciato al caso.

Spesso ci siamo ritrovati a parlare della mediocrità degli intrecci di molte avventure grafiche degli ultimi tempi; se non si può avere l'originalità, quantomeno si chiede cura, attenzione e rispetto per l'intelligenza chi gioca e da questo punto di vista gli ideatori di Chains of Satinav sono un esempio per molte software house.

Il gameplay è forse il comparto che presenta qualche piccola pecca, pur risultando complessivamente discreto anche grazie a qualche scelta abbastanza originale.

All'inizio, nel menu principale è presente l'opzione che permette di utilizzare la versione “casual” o quella per gli avventurieri più navigati; fatta la vostra scelta nella parte iniziale il gioco fila liscio senza particolari ostacoli, ci si imbatte infatti in pochi e classici riddle e si punta molto sull'interazione con l'ambiente, con i personaggi, sulla combinazione di oggetti in inventario e sul pixel hunting (anche se non eccessivo).

Con il procedere, ed in particolare quando si raggiunge il momento di maggiore intensità narrativa, la faccenda diventa invece più interessante anche dal punto di vista strettamente ludico: spunta qualche enigma leggermente più complesso, qualche scelta importante da fare anche nei dialoghi, ed in qualche punto si sente la necessità anche di qualche breve momento di riflessione, rimanendo comunque su un livello di difficoltà ampiamente accessibile a tutti coloro con un po' di pazienza e deduzione logica, qualcosa che probabilmente farà storcere il naso ai videogiocatori più tosti e abituati a ben altri cervellotici enigmi.

Personalmente questa impostazione non mi ha dato particolarmente fastidio, anzi mi ha stimolato quanto basta, però probabilmente almeno un paio di enigmi con un livello di sfida più elevato (soprattutto nella parte finale) avrebbero giovato.

Qualche andirivieni di troppo risulta invece un po' noioso in alcune fasi di gioco, ma tutto sommato la velocità degli spostamenti è accettabile; anche alcuni dialoghi sono leggermente lunghetti, ma niente a che vedere con i monologhi a cui siamo abituati recentemente, inoltre alcuni risultano simpatici per l'ispirazione chiaramente monkeyana (nella parte sull'isolotto, l'ambientazione è vagamente piratesca e quando si interloquisce con alcuni personaggi il loro volto appare in primo piano ricordando anche nelle movenze degli stessi il primo gioco della saga targata Lucas).

Da sottolineare inoltre anche uno spunto curioso: è risultata infatti interessante la scelta di aggiungere nell'inventario la possibilità di intervenire in modo sovrannaturale, però solo attraverso due poteri magici comunque dall'uso abbastanza limitato (rompere e aggiustare gli oggetti e neanche sempre); soluzione per me indovinata perché l'eccesso di questo espediente avrebbe reso troppo prevedibili alcuni momenti di gioco.

Prendendo spunto dagli “easter egg” che abbondano in altri tipi di giochi, anche Chains of Satinav presenta dei titoli (“spaccone”, “pescatore”, “demolitore”, ecc) che conquisterete a seconda delle scelte fatte in alcuni dialoghi, di alcune azioni secondarie compiute o meno e che sbloccheranno filmati, immagini e “achievements”. Probabilmente sono un videogiocatore atipico perché queste perle nascoste non mi entusiasmano in modo particolare, solitamente preferisco concentrarmi esclusivamente sull'intreccio principale e sulla sua progressione logica, tuttavia se questi piccoli intrattenimenti secondari possono portare un briciolo di divertimento in più anche nelle avventure grafiche che ben vengano.

Come ho più volte detto in realtà non sono un grande appassionato di fantasy ma devo dire che Chains of Satinav è un gioco ideato e realizzato davvero bene, senza sbavature ed eccessi, curato e meno sfacciato di altri titoli recenti. Se dovessi definire con poche parole questa Ag la definirei “equilibrata e sobria” ma a tratti anche intensa e brillante, e questo grazie ad un attenzione particolare ai dettagli, al ritmo narrativo incalzante, alla volontà di non far prevalere l'avvenimento drammatico e reale sull'intervento sovrannaturale, o viceversa.

Il gameplay è semplice ma funzionale, si mette al servizio di un intreccio che pur rimanendo nella struttura “favolistica” si sforza con intelligenza di essere anche solo minimamente diverso dalla miriade di prodotti fantasy presenti sul mercato, mostrando un briciolo di rispetto per coloro che ancora oggi acquistano avventure grafiche; partendo da una base semplice e abbastanza classica sono riusciti a costruire qualcosa di interessante.Anche solo per questo è un gioco da premiare e perché no, in alcuni casi da prendere ad esempio.

La grafica infine rappresenta un tocco di classe che arricchisce notevolmente l'esperienza di gioco, diventandone parte integrante per la capacità di saper emozionare e sposarsi perfettamente con l'ambientazione e con la natura dei personaggi. Non un capolavoro, ma un gran bel gioco questo The Dark Eye, titolo che consiglierei a tutti i videogiocatori che amano questo genere e che vogliono riscoprire il sapore di un'avventura quantomeno ben fatta e piuttosto longeva.

(Recensione a cura di: Largo Lagrande)

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Un giorno un'avventura: The Dark Eye - "Chains of Satinav"

Continua il nostro viaggio alla riscoperta delle avventure grafiche by JTA che ci terrà compagnia nelle prossime settimane; oggi è la volta di The Dark Eye: Chains Of Satinav, ennesimo titolo frutto del lavoro della LucasArts tedesca, la Daedalic Entertainment.

Il gioco, come avrete modo di leggere, è piaciuto in modo particolare al recensore, ricordandoci che forse il mondo delle avventure grafiche non è proprio così moribondo come sembra farci credere il sentore comune.

Alla prossima avventura! 

La recensione di Chains of Satinav
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