Il destino della simulazione militare

Così come le avventure grafiche anche il mondo dei simulatori di volo ha subito una preoccupante battuta di arresto, soprattutto se prendiamo come riferimento il periodo d'oro degli anni '90.

Consapevole della problematica l'aviatore del dos Vaccaro ci propone una disamina della questione, cercando di tracciare una rotta di quello che potrebbe essere il prossimo futuro.

Sarà stato buon profeta? Ai posteri l'ardua sentenza.

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Ma la simulazione militare è davvero finita?

Tempo fa, mi capitò di parlare di simulazione di volo militare.  Il succo del discorso fu che negli anni '90 ogni mese aveva il suo simulatore. Oggi non è più così.

Il videogame, da prodotto di nicchia, è diventato business. Business significa dover raccogliere quanti più consensi possibile e per fare ciò devi puntare su prodotti facilmente digeribili dal pubblico. Non solo c'è stato un fiorire di casual games, ma anche una sorta di semplificazione quasi deteriore di tanti generi.

Pensate ad Assassin's Creed. Un gioco tecnicamente ben realizzato, ma dalla giocabilità e dalla longevità davvero scarse. Due generi hanno pagato il prezzo più caro: le avventure grafiche e la simulazione di volo. Guarda caso, generi dove l'uso della materia grigia non è affatto optional.

Se le prime hanno subito un forte calo di popolarità e un certo decremento nei titoli prodotti,  le seconde sono quasi scomparse! Se pensiamo che l'ultimo simulatore di volo militare con velivoli moderni è Lock On: Modern Air Combat (classe 2003) e che l'ultimo vero sim militare ambientato nel passato è IL2 del 2001 (entrambi comunque con diversi aggiornamenti e ampliamenti), abbiamo una visione piuttosto chiara della situazione.