
L’agente dell’F.B.I., Victoria McPherson, protagonista di Still Life 1, torna in azione con un nuovo caso, un serial killer psicopatico si diverte a mietere vittime tra le donne del Maine. Nuovo caso quindi per l’agente dell’FBI più determinata (e sfortunata) della storia dei videogiochi e capitolo finale per noi della trilogia di Microids iniziata con Post Mortem e proseguita poi con Still Life.
Prima di iniziare con la recensione, una riga di avvertimento: questo gioco è ovviamente il seguito di Still Life 1, nello scrivere queste righe, non posso esimermi dallo spoilerare un minimo gli eventi del primo gioco, quindi se non lo avete ancora giocato, sospendete la lettura di questa recensione tra 3,2,1, ora! XD
Ma poi, perché mai dovreste leggere la recensione del terzo capitolo di una saga, senza aver giocato ai primi due?

D’accordo, veniamo a noi… Il capitolo precedente, Still Life 1, apprezzato da alcuni per via dell’atmosfera, della crudezza e della storia molto profonda e immersiva , e disprezzato da molti per la piattezza della giocabilità e per la presenza di alcuni enigmi stupidi ed esacerbanti, aveva lasciato l’amaro in bocca a tutti ai tempi della sua uscita nei negozi nel 2005.
Il gioco infatti presentava un finale aperto: Victoria aveva raggiunto il serial killer di Chicago sotto un ponte, sorprendendolo sul più bello e gli aveva sparato. Il nostro assassino mascherato, colpito dal proiettile era finito nel fiume e di lui si erano perse le tracce.
Cosa c’è peggio di un finale aperto? Semplicissimo, un seguito che tarda ad arrivare. Microids, subito dopo aver pubblicato Still Life, aveva deciso di sospendere la produzione di nuovi videogiochi, ma a distanza di 2 anni, nel 2007, sorprese tutti annunciando l’inizio dello sviluppo di Still Life 2, gioco destinato a uscire nel 2009. Molti dei detrattori di questa serie picchiano sempre su questo tasto parlando di Still Life 1 e AVEVANO ragione a farlo, ma noi siamo nel 2014 e disponiamo di tutta la trilogia a cifre ridicole, quindi non vedo perché dovrei tenere in considerazione questo fattore, che appunto ignorerò.
Still Life 2 inizia riassumendoci in un breve filmato gli eventi del capitolo precedente, ci fa capire fin da subito che vuole riprendere da quel punto la storia, e per un momento ci caschiamo pure. Infatti, iniziando a giocare, ci viene mostrata Victoria che subito dopo essersi ripresa dallo scontro con il killer mascherato di Chicago, si reca sulla West Coast a Los Angeles, per indagare su nuovi dettagli riguardanti il caso appena emersi. Ci dà quindi l’illusione di continuare la storia precedente, ma invece… no!
Dopo pochi minuti di gioco, sul più bello, la lancetta dell’orologio si sposta in avanti di alcuni anni, fino al 2008, lasciandoci capire che quello era solo un flashback. Devo dire che ho apprezzato molto la tecnica adottata, il ricordo degli eventi che hanno portato alla chiusura del caso del 2005 vengono gestiti tramite dei piccoli flashback, mentre Victoria indaga su un nuovo caso, un sadico assassino che rapisce e tortura giovani ragazze, registrando le sue imprese e mandando i filmati a giornalisti ed F.B.I.

La prima cosa che notiamo è che per l’ennesima volta Microids ha mischiato le carte in tavola. Post Mortem era un’avventura nel classico stile alla Dracula, in prima persona, Still Life 1 era praticamente un clone thriller di Syberia, personaggi in 3D che si muovevano in schermate fisse disegnate in 2D, e nel caso di Still Life 2 ci ritroviamo con una nuova veste grafica completamente 3D, visuale in terza persona con telecamera che ruota, seguendo i movimenti del personaggio all’interno della stanza, risoluzione portata da 800x600 a 1024x768 (ancora una risoluzione 4:3 fissa… e basta! Ora siamo nel 2009 non ci sono più scuse!) e tipologia di gioco ancora una volta completamente differente rispetto ai predecessori. La sensazione è quella di trovarsi a giocare un episodio di C.S.I., dove finalmente gli enigmi e la manipolazione degli oggetti la fanno da padroni. Sì, esatto, finalmente siamo tornati allo standard più classico dell’avventura, indagare, manipolare oggetti, risolvere enigmi, analizzare prove e disinnescare trappole. Non solo, per la prima volta, abbiamo a disposizione un inventario dallo spazio limitato, ogni oggetto occupa un determinato spazio, proprio come negli RPG o nei Survival Horror, così potremo trasportare soltanto un determinato numero di oggetti con noi, lasciando quelli che non ci servono dentro armadi o bauli o mobili. Il gioco in questo aspetto è improntato al realismo, però devo ammettere che dopo un po’ viene a noia dover correre dall’altra parte dello scenario, per cercare un oggetto che avevamo lasciato indietro. Le location di gioco sono pochissime, praticamente tutta la storia si svolge all’interno di una casa, un rudere dove il serial killer si è barricato prendendo in ostaggio Paloma Hernandez, una reporter televisiva che si occupava del caso.
Alterneremo il controllo di Victoria con quello di Paloma, e qui viene fuori il bello: il nostro assassino ha un’ indole sadica e perversa e si diverte a giocare con le sue vittime, sottoponendole a vere e proprie prove di sopravvivenza a tempo. Questa è l’altra innovazione… ci ritroveremo in situazioni di pericolo scandite da un vero e proprio timer e dovremo cercare di metterci in salvo disinnescando una bomba, o allontanandoci da una trappola a gas e via così. Questo accorgimento aggiunge un tocco di adrenalina in più al gioco, costringendoci a ragionare velocemente sulle nostre mosse. Perdendo tempo andremo incontro alla morte, ma agendo avventatamente finiremo con il ferire Paloma o Victoria.
Essì, perché anche se limitatamente (non immaginatevi un fps XD), ora Paloma e Victoria dispongono di una vera e propria barra della salute, ma non temete, difficilmente vi ferirete tanto da assistere alla morte del personaggio, e poi, lungo il percorso, troverete dei medikit in stile Resident Evil con cui tamponare queste ferite superficiali.

Fino a qui, devo dire la verità, tutto è all’insegna del realismo. Per di più, ora Victoria dispone di una sorta di valigetta portatile con tutta la strumentazione necessaria per analizzare impronte digitali e composti chimici nell’aria, raccogliere prove, ecc. Non solo, sia Victoria che Paloma sono in possesso di un cellulare Palmare con cui scattare foto alle prove, mandare sms, effettuare telefonate, su cui verranno anche mostrati gli obiettivi di missione. Una vera e propria rivoluzione quindi.
Ma funziona? Diavolo se funziona! Il gioco scorre via piacevole, ok, la profondità della storia del primo capitolo è stata accantonata in favore di un plot da classico thriller poliziesco, ma… sia benvenuto il ritorno della giocabilità. Il gioco è difficile, dannatamente difficile, vi impegnerà parecchio, alle volte vi sentirete un po’ annoiati per il fatto di avere una sola location in cui muovervi, ma vorrete comunque continuare a giocare per vedere cosa succede dopo e cosa si inventerà di nuovo il nostro serial killer di turno, quale trappola o quale mossa avrà preparato per eliminare Victoria e Paloma.
Con l’incremento della difficoltà e il ritorno degli enigmi, aumenta anche la durata del gioco, che si assesta direi sulle 12-13 ore totali. Avremo a disposizione due finali, e, senza spoilerare, vi dico soltanto che quando sarete in fondo al gioco, a due passi dal finale, avrete una grossa sorpresa: in caso di errore non potrete più assistere al finale più “completo”(senza ricorrere a un trucchetto particolare, che possiamo considerare a sua volta un enigma), e il gioco vi “marchierà” i salvataggi, quindi, anche caricando un salvataggio precedente, assisterete comunque al bad ending. Una bella trovata devo dire, davvero apprezzabile.
Cosa c’è di negativo? Beh, innanzitutto la musica, è totalmente assente una colonna sonora, ci sono un paio di musichette a sottolineare i momenti di tensione, un’odiosa base musicale nel menu iniziale e stop. Si vede che non avevano i soldi per pagare un compositore. Questa cosa si avverte e dopo un po’ vi peserà da morire mentre giocate, anche se all’inizio non capirete a cosa è dovuta quella sensazione di “mancanza” che starete provando.
L’altra cosa è molto particolare e sconcertante. Ero determinato a dare un voto più alto a Still Life 2 rispetto al suo predecessore, ho apprezzato molto il ritorno degli enigmi e il taglio alla C.S.I., alla Silenzio degli Innocenti e alla SAW l’Enigmista, il realismo del gioco, il potersi ferire, gli enigmi a tempo, ma cavolo… dopo Still Life 1, che era molto molto crudo e cattivo nelle scene, assolutamente da sconsigliare a un minore di 15-16 anni, qui non ho trovato lo stesso impatto. Il maniaco c’è, gli omicidi ci sono, ma le efferatezze non ci vengono mai mostrate e neppure accennate. L’assassino ha dilaniato una povera ragazza tagliandola come una fetta di roastbeef? Troverete la salma coperta da un telo, con il solo viso esposto, mentre Still Life 1 era un tripudio di squartamenti, tagli, eviscerazioni in bella mostra. E anche qui ricalchiamo lo stile di un telefilm poliziesco americano, sangue sì, violenza pure, ma l’autore del gioco non GODE a mostrarcela, torturandoci un pochino, come capitava in Still Life 1, la accenna e basta. Starete pensando “meglio così, la violenza gratuita non è una bella cosa”, ecc. Avete ragione, ma diciamocelo, preferireste vedere al cinema un più tranquillo “Profumo - storia di un assassino”, oppure un cattivissimo e perfido “Seven” o “The Saw”? XD Io, personalmente, non ho dubbi in proposito, eheheh.

Arrivato quasi in fondo all’avventura, pensavo quindi di dare un mezzo pallino se non un intero pallino in più rispetto a Still Life 1, ma poi purtroppo succede il patatrac. Senza rovinarvi il finale, vi posso solo dire che la storia, fino a quel punto solida e realistica, va a ramengo all’improvviso. Un costrutto perfetto e geniale sputtanato nel giro di 4 secondi da un’idea demenziale. La buona Gwen, leggendo questa riga, sogghignerà pensando: “Te l’avevo detto io!” e infatti aveva ragione, mi aveva anticipato che arrivati a un certo punto tutta la storia sarebbe andata a peripatetiche, prendendo una piega stupidissima. L’abbiamo ribattezzata amichevolmente l’ epidemia dell'assassino”. Insomma un vero peccato.
Come? Cos’hai detto tu laggiù in fondo? Non ho parlato del comparto grafico? Ok, ok, che volete che vi dica, non si urla certo al miracolo, il 3D c’è e pure per l’epoca era mediocre, niente da segnalare su questo fronte, a parte che la grafica di Still Life 1 era molto più bella e artistica. Ma, d’altronde, lì si era a Praga nel secondo decennio del ‘900, qui siamo all’interno di un rudere di casa. La traduzione questa volta, al contrario dei capitoli precedenti, è di ottima fattura (merito dell’ORANGE STUDIO BOLOGNA), e i doppiatori sono piuttosto bravi (mi pare che la doppiatrice di Victoria sia sempre la stessa).
Bachi, giocando, non ne ho incontrato nemmeno uno, ottimo segno, lo hanno curato bene.
La reperibilità è la solita, nel pacco Steam il gioco è in italiano, al contrario di Still Life 1, ma continuo a consigliare l’edizione Zodiac, visto che lì tutti e tre i giochi sono localizzati nella nostra lingua. Certo, bisogna dire che spesso su Steam il pacco è venduto a molto meno che su Zodiac, ma magari prima o poi anche lì verrà messo in offerta speciale.
Come nota finale, mi ha divertito vedere come alla Microids siano passati da un thriller velatamente soprannaturale alla “Vidoq”, Post Mortem , ad un’indagine in stile “La vera storia di Jack lo squartatore” leggermente più realista, Still Life 1, per finire con Still Life 2, un gioco in salsa “C.S.I.” privo di qualsiasi elemento fantastico. Le hanno proprio provate tutte! XD
Tipologie diverse, tre giochi uno all’opposto dell’altro pure tecnicamente. In realtà, gli sarebbe bastato creare Still Life 1 con una cura degli enigmi pari a quella del secondo capitolo e avremmo avuto un gioco da 9. Così invece abbiamo un gioco che pur presentando migliorie rispetto a Still Life 1, grazie a un pessimo escamotage finale in pieno stile “caliamo il Deus Ex Machina”, perde strada e da un ipotetico 8 si assesta su un bel 7+, un pelino di più rispetto al voto che avevo rifilato al capitolo precedente.
Quindi, eternamente grato a Microids di non avermi presentato altri enigmi come quello dei biscotti di Still Life 1, chiudo il giro di recensioni di questa trilogia, consigliandovi di giocarci tranquillamente tra un Gabriel Knight 3 e un Lost Crown. In realtà lo so che tu bimbo con le mani paffute e unte di focaccia vorresti invece comprare Deponia, lo so, lo so… ti vedo sai, no no, non si fa! XD

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