Zork III, Parte 1
The Digital Antiquarian (la traduzione ufficiale italiana)

Finalmente ci siamo, miei fedeli avventurieri, insieme abbiamo esplorato lugubri caverne ricolme di inquietanti creature e tesori luccicanti, sfidato il folle Mago di Frobozz e le sue stravaganti trappole, ma il nostro lunghissimo viaggio alla scoperta dei segreti del Regno Sotterraneo di Zork, è ormai quasi concluso. Non resta che l'ultimo capitolo della trilogia originale di Infocom, Zork III: The Dungeon Master. E se pensate che il terzo capitolo della saga, non possa eguagliare i primi due, come suggerirebbe l'esperienza in questi casi (qualcuno ha detto "Il Ritorno dello Jedi"?), ebbene, troverete nel prossimo articolo del The Digital Antiquarian parecchi validi argomenti per ricredervi.
Ma non perdete tempo a leggere le farneticazioni di un povero pazzo, asserragliato nella propria magione dalla notte dei tempi (circa un mese o due...), e fiondatevi subito nella lettura della prima parte dell'analisi di
Zork III, una tappa importante nella storia di Infocom e nell'evoluzione delle avventure.
 
 Non prima di aver sbirciato la succulenta lista degli articoli del ciclo Infocom:
 
Zork III, Parte 1
Zork III, Parte 2
 
Buona lettura e... salutatemi il marinaio!
 
Festuceto
 
Nel Settembre del 1982, la Infocom pubblicò simultaneamente il suo quarto e il suo quinto gioco, rispettivamente il secondo e il terzo di quell’anno. Starcross di Dave Lebling era un’avventura ambientata nello spazio profondo sullo stile di Incontro con Rama di Arthur C. Clarke. Ci arriveremo a breve [mentre i lettori del The Digital Antiquarian in italiano dovranno aspettare un po’ di più, perché dovremo prima recuperare gli articoli saltati per chiudere il ciclo di Zork; ndAncient]. Ma oggi voglio parlarvi di Zork III: The Dungeon Master, il capitolo successivo della serie ammiraglia della Infocom.
 
Anche se il finale e un enigma particolarmente intricato, sono presi in prestito dalla versione per PDP-10 di Zork, il resto di Zork III è un’opera originale realizzata dall’infaticabile Marc Blank, che sto imparando sempre di più a riconoscere come la principale influenza dietro allo “Stile Infocom”. Dopotutto è comunque la stessa persona che ha contribuito all’originale Zork per PDP-10, che ha lavorato senza sosta per rendere il parser migliore, che ha ideato la Z-Machine, e che ha allargato la definizione stessa di gioco d’avventura tramite Deadline [di cui, a questo punto, The Digital Antiquarian aveva già scritto, mentre noi dovremo aspettare ancora un po' per leggerne la versione italiana; ndAncient]. Zork III non è apertamente rivoluzionario come Deadline, ma è comunque un’opera migliore e più matura: migliore di qualunque altra cosa si fosse vista prima, non solo da parte della Infocom, ma anche da parte di chiunque altro. Il che non significa che sia un gioco facile. Anzi, è maledettamente difficile. Ma almeno è difficile per i giusti motivi. Non ci troverete labirinti o inutili difficoltà geografiche, niente indovinelli, nessuna difficoltà particolare con il parser, nessun conto alla rovescia per il cibo o per la durata della fonte di luce, né limiti all’inventario (o, meglio, nessun limite significativo). Niente stronzate. Ci troverete solo una piccola raccolta di enigmi più intricati e stimolanti di qualunque altra cosa si fosse vista fino ad allora, il tutto immerso nella più evocativa delle atmosfere.
 
Come dicevo prima, Zork ha sempre avuto una personalità schizofrenica. La serie non ha mai saputo decidere se voleva essere un’eccentrica commedia leggermente satirica piena degli esuberanti eccessi della famiglia dei Testapiatta, oppure una desolata tragedia che si svolge nella sbiadita grandeur del Grande Impero Sotterraneo che fu. La versione per PDP-10 del gioco e quella per PC del primo capitolo vacillavano ampiamente fra i due estremi, mentre Zork II (in gran parte grazie al lavoro di Dave Lebling) ha giocato alla commedia leggera. A Zork III non manca certo qualche battuta ben assestata sui Testapiatta, ma la sua atmosfera è prevalentemente quella di un’ampollosa austerità, con delle distinte stilettate di tristezza per i gloriosi tempi che furono. Inizia così:
 
Come in un sogno, ti vedi capitombolare giù per una grande scalinata oscura. Tutto intorno a te ci sono immagini confuse di lotte contro avversari fieri e diaboliche trappole. Queste però cedono il passo a un’altra serie di immagini: imponenti figure di pietra, un fresco lago di acque cristalline, e ora un uomo vecchio eppur stranamente giovanile. Si volta lentamente verso di te, con i lunghi capelli d’argento che danzano intorno a lui nella fresca brezza.  “Amico mio, hai raggiunto l’ultima prova! Ti sei dimostrato arguto e potente, ma ancora non basta! Vieni a cercarmi quando ti sentirai degno!” Il sogno intorno a te si dissolve, mentre le sue ultime parole riecheggiano nel vuoto...
 
“La tua vecchia amica, la lanterna d’ottone, è qui ai tuoi piedi”, ci viene presto detto; una frase che pare trasudare tutta la nuova visione espressa da Zork III. E infatti siamo ormai molto lontani dalla celebre casa bianca. Se Zork I (con la sua impostazione “punti in cambio di tesori”) è un po’ il prototipo dei giochi d’avventura, Zork III (un po’ come i giochi di The Prisoner) è tutto incentrato sul sovvertire le nostre aspettative di ciò che è un gioco d’avventura. E il suo traguardo più significativo e peculiare è proprio quello di essere un gioco dannatamente buono all’interno dei confini di quel genere che vuole allegramente sovvertire.
 
Ma andiamo avanti. Questa è una mappa della sua geografia, qualora vi vada di seguirmi nell’esplorazione, o (meglio ancora) vi vada di giocare insieme a me. Farò del mio meglio per non spoilerarvi Zork III in dettaglio, come faccio di solito in queste mie analisi; vale sicuramente la pena  faticarci un po’ su in prima persona. Le mie dritte, unite alla mappa e alla lista di oggetti da scoprire in ogni stanza, dovrebbero smussare un po’ gli angoli delle difficoltà principali, lasciando però intatto il cuore dell’esperienza.
 
 
 
 
Dalla Scalinata Senza Fine dove iniziamo, ci spostiamo a sud verso l’Incrocio. Un’altra vecchia amica, la nostra spada, è qui incastrata nella pietra, ma non riusciamo a estrarla in nessun modo. Questo “enigma” in realtà non è affatto un enigma: la spada verrà a noi, spontaneamente, quando sarà il momento.
 
E così ci spostiamo a ovest. Scendiamo una scogliera per scoprire l’oggetto dei sogni di ogni avventuriero come noi: uno scrigno del tesoro (peccato sia chiuso a chiave). E, mentre ci armeggiamo:
 
Sull’orlo della scogliera, sopra di te, appare un uomo. Ti guarda dall’alto e parla. “Salve, tu costaggiù! Si direbbe che hai un problema. Forse posso aiutarti...” Ride sotto i baffi, in modo un po’ inquietante. “Forse, se leghi codesto scrigno all’estremità della fune, potrei issarlo per te. Poi sarò più che lieto di aiutarti a risalire!” Ride di nuovo.
 
Il nostro istinto ci dice di non fidarci di questo tizio. Zork I e Zork II ci hanno insegnato che praticamente tutti coloro che incontriamo nel Grande Impero Sotterraneo ci sono ostili. Di sicuro questo tipo vuole solo scappare col nostro tesoro. E qual è il succo di un gioco d’avventura se non quello di raccogliere tesori? E ovviamente, se ci proviamo e facciamo come ci chiede, scopriamo che tutti i nostri sospetti erano corretti!
 
L’uomo inizia a issare la corda e in pochi momenti raggiungi la cima della scogliera. L’uomo rimuove gli ultimi oggetti di valore dallo scrigno e si accinge ad andarsene. “Sei stata una persona cortese! Ecco, prendi questo, buon pro ti faccia! A me non dovrebbe servire!” Ti passa un bastone di legno liscio, prelavato dal fondo dello scrigno, e inizia a esaminare i suoi oggetti preziosi.
 
La verità (ed è qui che avviene il sovvertimento del genere) è che il tesoro non conta. Tutto quel che ci serve è il bastone.
 
A questo punto abbiamo certamente già notato qualcosa di molto strano di Zork III: il suo sistema di punti sembra fuori fase. Ci sono solo 7 punti da collezionare e non più le centinaia a cui eravamo abituati fin dai tempi delle prime avventure testuali. In più, questi punti vengono assegnati per azioni del tutto anonime, come essere entrati in una certa stanza completamente accessibile, mentre i principali passaggi del gioco passano del tutto inosservati. È possibile avere anche 6 o 7 punti ed essere ancora in alto mare, nemmeno lontanamente vicini alla conclusione del gioco. Ancora una volta ci sembra che Zork III stia giocando con delle regole nuove, che non comprendiamo fino in fondo.
 
Eppure Zork III è un’avventura ben ideata, e non solo un’avventura che sovverte un genere; la prima delle avventure della Infocom priva di scelte di design terribilmente pessime. Questo ci viene ampiamente dimostrato sull’Oceano dei Testapiatta. Se restiamo nei paraggi per un numero casuale di turni, appare un’imbarcazione. A quel punto abbiamo solo un turno per esclamare “Salve, marinaio”, per ricevere così una pozione di invisibilità. Quello di “Hello, sailor” è una battuta che ci ha accompagnati per tutti e due i primi Zork; per questo appare qui, dove finalmente serve a qualcosa. Per i veri veterani, qui c’è addirittura della meta-meta-ironia in gioco: alla fine dell’originale Zork per PDP-10 c’era un quiz su Zork stesso. Una delle possibili domande era: “In quale stanza è utile ‘Hello, sailor’?” In quel gioco la risposta giusta era: “In nessuna”.
 
Meta-ironia a parte, questa faccenda sull’Oceano dei Testapiatta è un enigma sconvolgentemente orrendo. Per prima cosa dobbiamo magicamente predire che ciò che dobbiamo fare è aspettare in una location che all’apparenza è del tutto priva di interesse (il che è vagamente reminiscente della forcina di Caterina la Grande in Time Zone) [un altro gioco di cui il The Digital Antiquarian a questo punto aveva già trattato e che noi abbiamo momentaneamente saltato per lasciare spazio a questo speciale su Zork; ndAncient]; e poi dobbiamo digitare esattamente quell’unica frase giusta! Nessuna di queste due cose avrebbe, ovviamente, fermato la On-line (e forse neppure le precedenti incarnazioni della Infocom) dal ficcarcelo comunque e tirare dritto. È, del resto, esattamente il tipo di enigma che i primissimi programmatori di avventure adoravano: facile da programmare e in grado di estendere tantissimo il tempo di gioco in virtù della sua assoluta ottusità. Quello che accade qui, però, è che tale enigma non è necessario. La pozione è utile solo come soluzione alternativa a un enigma nella parte finale del gioco. Così l’enigma diventa in realtà un Easter egg per i giocatori più hardcore, che adorano esplorare ogni anfratto di ogni segreto. Non riesco a immaginare nessun esempio migliore della sensibilità, in rapida evoluzione, dei game designer della Infocom, della decisione di non rendere necessaria, per finire il gioco, la risoluzione di questo pessimo enigma.
 
Ma ci sono anche altri esempi positivi, invece che negativi, di tale sensibilità. Ad ovest del lago troviamo quello che probabilmente è il mio enigma preferito del gioco; un enigma che è tutto quello che non è l’arbitrario enigma della spiaggia. Un portale magico può trasportarci momentaneamente non solo in un’altra stanza all’interno di questo gioco, ma anche in alcune location di Zork I e Zork II. Qui si tratta di pianificare la fase successiva delle nostre esplorazioni, utilizzando il portale per lasciare una fonte di luce in una location critica. Questo è iniquo, almeno secondo certi criteri, perché quello che dobbiamo fare qui lo possiamo apprendere solo morendo un po’ più avanti nel gioco. Ma, al tempo stesso, è anche un enigma complesso, che ha le sue radici proprio nel genere di storyworld, credibile e intricato, che all’epoca solo la Infocom sapeva creare. Enigmi come questo ci paiono incredibilmente moderni, tanto più se paragonati a quelli ideati dagli autori contemporanei della Infocom.
 
È interessante notare che questo portale ci può anche trasportare in un quarto gioco di Zork, un’anteprima/pubblicità per un’opera che evidentemente Blank stava già covando nella sua mente. Zork IV come sappiamo non è mai apparso (almeno non con quel titolo). Quindi per me è stata una sorpresa realizzare che Zork su PC non è mai stato concepito dalla Infocom come una trilogia, cosa che sembra un po’ in contrasto con l’aria di triste fatalità che si fa sempre più forte mano a mano che ci addentriamo in Zork III. Ma in questa fase la Infocom considerava ancora Zork, la propria serie ammiraglia nonché gallina dalle uova d’oro, una serie che avrebbe potuto andare avanti in modo indefinito. Di certo qualche giocatore si sarà chiesto in che direzione stava però evolvendo la serie, visto che la scena di Zork IV a cui assistiamo è una delle più violente e inquietanti di tutto il canone della Infocom.
 
Altare Sacrificale
Questo è l’interno di un gigantesco tempio di fattura primitiva. Alcune torce tremolanti illuminano in modo vacuo l’altare, ancora zuppo del sangue di sacrifici umani. Dietro l’altare c’è l’enorme statua di un demone che sembra allungarsi verso di te con zanne bavose e artigli affilati come rasoi. Un debole rumore si avverte dietro di te e ti volti, per scoprire centinaia di ricurve figure pelose. Dalle loro gole emerge un cantico gutturale. Il cantico cresce di intensità, mano a mano che una figura ammantata si avvicina all’altare. La grande sagoma ti vede e ti si avvicina minacciosa. Dal mantello estrae un grande coltello luminoso. Ti spinge sull’altare e, con un mormorio di approvazione da parte delle folla, ti squarta l’addome.
 
**** Sei morto ****
 
Questa scena finirà, inalterata nella violenza, nel successivo gioco di Blank, dove cozzerà con il resto del gioco in modo ancor più drammatico di quanto non facesse qui. Tuttavia quel gioco, che effettivamente era iniziato come Zork IV, sarebbe poi stato saggiamente intitolato Enchanter, un’entità autonoma nonché primo capitolo di una nuova trilogia fantasy.
 
Zork III non è nemmeno lontanamente dinamico come Deadline. Nel rispetto della tradizione di così tanti giochi d’avventura, anche moderni, il suo mondo è in gran parte vuoto e statico. C’è però un’eccezione: in un momento casuale, all’incirca fra i 100 e i 150 turni, un terremoto fa franare l’Alto Arco sopra l’Acquedotto. Menziono adesso questa cosa, perché la nostra possibilità di scappare dall’area a sud del lago dipende dal fatto che questo arco sia ancora intatto (oltre che dall’aver opportunamente collocato la fonte di luce di cui ho parlato prima). In ogni caso, per quanto sia relativamente statico, Zork III richiede non meno programmazione e non meno tentativi falliti di Deadline. Ma, prima di venir accusato di un eccesso di lodi, lasciatemi segnalare che la zona dell’acquedotto contiene uno dei pochi inciampi di questo gioco altrimenti scritto tanto elegantemente, quando Blank ci dice come dobbiamo sentirci invece che lasciare che sia lo scenario a parlare per sé: “Avverti un senso di perdita e di tristezza mentre rifletti su questa struttura un tempo fiera, e sul fallimento dell’Impero che creo questa e altre meraviglie architettoniche.”
 
A questo punto non ci resta da esplorare che un’ultima area a ovest dell’Incrocio: la Terra dell’Ombra. Proprio come il marinaio dell’Oceano dei Testapiatta ha tutta l’aria di un enigma su cui Blank ha cambiato idea (per trasformarlo in una sorta di Easter egg e in una soluzione alternativa a un altro enigma), la Terra dell’Ombra nasce probabilmente come labirinto. Al suo interno troviamo una strana figura, apparentemente ostile. La spada, che avevamo visto conficcata nella pietra, di colpo ci appare in mano e, per l’ultima volta nel canone della Infocom, dobbiamo affrontare il combattimento casuale che Dave Lebling aveva sviluppato all’epoca per la versione PDP-10 di Zork. Tuttavia la parola d’ordine resta quella di sovvertire il genere e quindi in realtà non è possibile morire per davvero. Né noi vogliamo davvero uccidere. Giocare la situazione nel modo giusto produce una scena snervante, che ci ricorda (fra le varie cose) il momento climatico della serie TV de Il Prigioniero.
 
>prendi cappuccio
Lentamente rimuovi il cappuccio dal volto del tuo avversario gravemente ferito e ti ritrai con orrore alla vista della tua stessa faccia, stanca e ferita. Un debole sorriso appare sulle sue labbra e poi il volto inizia a cambiare, molto lentamente, in quello di un vecchio uomo rugoso. L’immagine svanisce e con essa il corpo del tuo avversario incappucciato. Per terra rimane il suo mantello.
 
Quel che sta succedendo qui sarà più chiaro (almeno in parte) in seguito. Ma per oggi ci fermiamo su questa nota nefasta. La prossima volta affronteremo l’area a est dell’Incrocio e la parte finale del gioco.

The Digital Antiquarian è un blog, scritto da Jimmy Maher, che si occupa di storia e di cultura del videogioco partendo dall'analisi di singoli videogiochi. OldGamesItalia è lieta di presentarvi la traduzione italiana, autorizzata dall'autore!
Se anche voi apprezzerete questo interessantissimo blog, non mancate di visitare la pagina ufficiale (in lingua inglese) e di sostenerlo tramite Patreon.
Traduzione a cura di: The Ancient One
Editing a cura di: Festuceto


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Lo Zork Users Group
The Digital Antiquarian (la traduzione ufficiale italiana)

Bentrovati amici dell'Avventura! Dopo una lunga attesa, torniamo nei meandri cavernosi di Infocom e di Zork per leggere la storia della nascita dei leggendari InvisiClues, ad opera di quell'irriducibile manipolo di nerd dello Zorks Users Group, guidati dal solito Mike Dornbrook. 
In un'epoca in cui le avventure testuali erano crudelmente sleali, al limite della violazione dei diritti umani (e i primi due Zork non rappresentavano certo un'eccezione), gli avventurieri avrebbero pagato montagne di zorkmid sonanti per poter sbirciare in rete le soluzioni agli enigmi più ostici, e sfuggire così all'insonnia. Peccato che il World Wide Web non esistesse ancora nel 1982! Fu così che i geniali (e costosi) InvisiClues divennero l'ultima speranza per gli insonni giocatori di Zork... e un affare notevole per lo Zork Users Group e la rampante Infocom.
 
 Non vi servirà alcun evidenziatore speciale per godere della lista degli articoli del ciclo Infocom:
 
Lo Zork User Group
Zork III, Parte 1
Zork III, Parte 2
 
Buona lettura e ... occhio agli indizi invisibili!
 
Festuceto
 

 
In un post precedente ho scritto di come lo Zork Users Group fosse stato fondato dopo che Mike Dornbrook aveva lasciato Boston (la patria della Infocom) per seguire un master in “businnes administration” alla University of Chicago, portando con sé quello che in buona sostanza era il reparto di public relation della società. Lo Zork Users Group non era un caso isolato: più o meno in quel periodo stava sbocciando un intero mercato secondario, dedito a prestare aiuto e assistenza ai giocatori dei giochi delle altre società, autentico segno di salute del crescente mercato del software di intrattenimento, pur nel mezzo di una brutta recessione. Lo Zork Users Group era però unico, in virtù della relazione così profonda che aveva con la Infocom. Molti altri publisher vedevano gli attori di questo nascente mercato secondario come poco più che dei parassiti, probabilmente per semplici considerazioni economiche: chi mai vorrebbe vedere altri vendere degli indizi che potrebbe vendere da solo? Altri publisher sembravano invece più inclini a controllare e/o arginare il fenomeno. Per fortuna lo Zork Users Group non doveva avere a che fare con questi publisher.
 
A dire il vero, però, affermare che lo Zork Users Group avesse una relazione privilegiata con la Infocom è poco. Ogni gioco della Infocom usciva con una cartolina che l’acquirente poteva spedire per unirsi allo Zork Users Group. E poi lo Zork Users Group non solo vendeva il proprio  merchandising, ma divenne anche un rivenditore ufficiale degli stessi giochi della Infocom, che commercializzava attraverso i propri cataloghi, insieme a tutta l’altra merce. Ma, per essere sicuri di non tralasciare niente, affrontiamo la storia dello Zork Users Group dagli inizi.
 
Il progetto iniziale di Dornbrook per lo Zork Users Group era di continuare come aveva sempre fatto: spedendo mappe e suggerimenti dal suo nuovo appartamento di Chicago. Tuttavia, senza il suo compagno della prima ora Steve Meretzky e con tutta la pressione del master che stava affrontando, questa si prospettava un’impresa ardua. Però, a cavallo fra il suo trasloco da Boston e l’inizio degli studi a Chicago, Dornbrook trascorse una settimana con la sua famiglia a Milwaukee. Suo padre era appena andato in pensione e, capendo il problema del figlio, gli fece una proposta: si sarebbe occupato lui della gestione degli ordini dallo scantinato della casa di famiglia, lasciando a Mike da Chicago il compito di rispondere alle richieste di aiuti e di concentrarsi su nuovi prodotti. Mike accettò di buon grado e così lo Zork Users Group divenne ufficialmente un’attività con sede a Milwaukee. Anche la mamma di Mike venne coinvolta, in qualità di curatrice della mailing list, che all’epoca consisteva in circa 1.000 nominativi e altrettanti indirizzi cartacei; come era del resto tipico di quei tempi, niente dello Zork Users Group passava per un computer.
 
Una volta stabilitosi a Chicago, Dornbrook incaricò Meretzky di disegnare una mappa di Zork II per venderla accanto a quella di Zork I, e ancora una volta commissionò le illustrazioni al suo amico Dave Ardito. All’inizio del 1982, Meretzky aveva accettato un lavoro ufficiale alla Infocom, in qualità di primo beta tester a tempo pieno. Era perfetto per portare avanti anche l’altro suo lavoretto di cartografo ufficiale dello Zork Users Group: avrebbe saputo tutto della geografia dei giochi prima ancora che venissero pubblicati. Per la mappa di Deadline [di cui, a questo punto del blog, il The Digital Antiquarian ha già trattato in dettaglio, ma che nella nostra traduzione italiana abbiamo momentaneamente saltato, per dare spazio a questo speciale dedicato alla saga di Zork; ndAncient], Meretzky fece ricorso ai suoi studi di edilizia, abbandonando la classica matrice di linee e rettangoli, per mostrare la magione dei Robner attraverso delle planimetrie di stampo architettonico.
 
 
Con la base clienti della Infocom in espansione, affamata, e fedele, lo Zork Users Group iniziò a produrre anche oggettistica di basso livello. Alla fine del 1982, vendevano non solo giochi, mappe e indizi, ma anche poster, T-shirt, adesivi da paraurti, e bottoni. Oltre a spedire i moduli d’acquisto per il proprio merchandising, avviarono una newsletter grossomodo semestrale per aggiornare i fan sugli ultimi avvenimenti del mondo dello Zork Users Group e della Infocom: The New Zork Times. In un post precedente osservavo che gran parte di quello che la gente si ricorda della Infocom era in realtà il frutto del lavoro della sua agenzia pubblicitaria (la G/R Copy). In modo del tutto simile, un’altra gran parte della loro immagine pubblica era stata forgiata non da loro stessi, ma da Dornbrook e dai suoi amici, attraverso l’egida dello Zork Users Group
 
E se lo Zork Users Group stava ampliando i propri orizzonti, gli indizi restavano una spina nel fianco di Dornbrook. E così, mentre gli iscritti allo Zork Users Group aumentavano vistosamente, lui aveva sempre più difficoltà a creare risposte personalizzate nel tempo rimanente dai suoi studi e dalle sue altre attività legate allo Zork Users Group. In più, il compito gli sembrava sempre più monotono, visto che la maggior parte delle domande erano sempre incentrate intorno alla solita manciata di passaggi più ostici. La soluzione più ovvia era quella di preparare un libretto degli indizi standard da vendere, ma l’idea non gli andava a genio, perché temeva che i giocatori si sarebbero, con ogni probabilità, rovinati ampi segmenti del gioco sbirciando la soluzione di appena uno o due enigmi. Un’altra sua preoccupazione, meno idealistica, era che qualcuno si sarebbe sicuramente fotocopiato i libretti degli indizi (o li avrebbe addirittura trascritti in formato digitale), facendoli circolare gratuitamente non appena avesse iniziato a venderli. Ma ormai era anche chiaro che occuparsi manualmente di tutte le richieste di aiuto ben presto sarebbe risultato non solo poco pratico, ma perfino impossibile. Infatti, di tutte, una cosa sola era certa: la Infocom e lo Zork Users Group stavano decollando! E così Dornbrook si mise alla ricerca di alternative a una semplice lista stampata di soluzioni.
 
Valutò di usare dei fogli da grattare come nei biglietti della lotteria [un po’ come i nostri “gratta e vinci”; ndAncient], delle pagine stampate in offset che si sarebbero potute leggere solo con degli occhiali 3D, una piccola finestra scorrevole lungo la pagina, che permetteva di vedere solo una riga o due alla volta. Ma niente di tutto questo si rivelava abbastanza pratico da usare. E così (tratto dagli extra del DVD di Get Lamp):
 
Ero a una festa nella mia città natale con alcuni amici del liceo. Uno di loro aveva frequentato farmacia alla University of Wisconsin. Gli stavo descrivendo i miei tentativi di creare questi libretti, nel tentativo di trovare una soluzione al problema, quando lui mi disse: “perché non usi l’inchiostro simpatico?”
 
Uno dei docenti dell’amico aveva usato l’inchiostro simpatico per delle prove: gli studenti che non conoscevano una risposta, potevano sviluppare l’indizio “invisibile” passando uno speciale evidenziatore sopra la parte appropriata del testo, al costo di una riduzione del voto finale. Dornbrook, che nel corso degli anni aveva lavorato sporadicamente in copisteria, non ne aveva mai sentito parlare. Dopo aver chiamato in tutti i posti che gli venivano in mente per chiedere di quella tecnologia (il tutto solo per farsi considerare un “pazzo” dai suoi interlocutori), alla fine chiamò direttamente l’ufficio del professore. Un assistente recuperò il nome della società da cui si era rifornito il professore: A.B. Dick. Questi, a loro volta, lo misero in contatto con una copisteria che possedeva la tecnologia per realizzare il progetto e così nacquero le InvisiClues. Le prime, scritte da Dornbrook per Zork I e illustrate dal solito Ardito, arrivarono nella primavera del 1982.
 
 
Ogni librettino di InvisiClues conteneva molte domande sul gioco di cui si occupava. L’utente trovava quella che gli interessava e sviluppava la soluzione passando lo speciale evidenziatore sopra la risposta “invisibile”. Ogni risposta veniva presentata come una serie di passaggi graduali, da sviluppare uno alla volta, da un piccolo indizio iniziale fino alla soluzione completa dell’enigma. Ogni librettino includeva un buon numero di domande farlocche per scoraggiare ulteriormente i lettori dallo sviluppare e divorare troppe risposte a caso, oltre che per occultare quello che davvero c’era o non c’era nel gioco (impedendo così al giocatore di rovinarsi il gioco anche solo leggendo le domande). Se sviluppate, le risposte alle domande farlocche rimproveravano adeguatamente (e sarcasticamente) il giocatore.
 
Le InvisiClues erano un’idea oltremodo geniale, seppur con un paio di svantaggi. Erano costose da realizzare e quindi costose da acquistare; se la Adventure International vendeva un “Book of Hints” per tutte e dodici le avventure di Scott Adams al prezzo di 8 dollari, un librettino di InvisiClues per un singolo gioco della Infocom poteva costare molto di più. E poi gli indizi sviluppati iniziavano a sbiadire dopo sei mesi. Eppure, al di là di questi svantaggi, le InvisiClues ebbero un grande successo. Del resto erano molto più divertenti dei messaggi cifrati e delle tabelle incrociate che le altre società utilizzavano per mascherare i propri indizi.
 
Le fortune della Infocom e dello Zork Users Group si impennavano mano nella mano. La Infocom vendette 100.000 giochi nel 1982, partendo dai 12.000 dell’anno precedente. Gli iscritti allo Zork Users Group passarono da 1.000 di inizio anno, fino a 4.000 a metà dello stesso, per superare i 10.000 alla fine. A metà dell’anno successivo furono toccati i 20.000 membri. A quel punto le operazioni della società erano già state informatizzate (tramite un IBM PC con un esotico -per il tempo- hard disk da 10 MB) ed erano stati assunti tre dipendenti part-time al fianco di Mike e dei suoi genitori. La cosa buffa è che, a parte Mike, nessuno di loro aveva mai giocato a un gioco della Infocom, né avevano il benché minimo interesse a farlo.
 
Ci sarebbe molto altro da dire sul 1982 della Infocom, ma nel prossimo post ci sposteremo all’altro capo del mondo, per studiare una cultura informatica completamente diversa [noi della versione italiana del The Digital Antiquarian ci occuperemo invece del "playthrough" di Zork III; ndAncient].

The Digital Antiquarian è un blog, scritto da Jimmy Maher, che si occupa di storia e di cultura del videogioco partendo dall'analisi di singoli videogiochi. OldGamesItalia è lieta di presentarvi la traduzione italiana, autorizzata dall'autore!
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Traduzione a cura di: The Ancient One
Editing a cura di: Festuceto


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Zork II, Parte 2
The Digital Antiquarian (la traduzione ufficiale italiana)


Rieccoci prodi avventurieri, avidi di epiche imprese ed eroiche gesta, ma soprattutto, smaniosi di mettere le mani sulla traduzione italiana di Zork II: The Wizard of Frobozz! Non manca troppo, presto avrete parser per i vostri denti, in rigoroso italico idioma, ma bando alle ciance e lasciamo la parola all'onnisciente Antiquario Digitale, alle prese con l'imprevedibile Mago di Frobozz, un bieco individuo tanto maldestro quanto letale!
 
Zork II è un pendolo che oscilla tra il dramma e la comicità, come scrisse Schopenhauer... un'avventura più complessa e raffinata del suo predecessore, eppure non altrettanto indimenticabile. Prepariamoci alla battaglia finale con il temibile Mago!
 
 L'incantata lista degli articoli del ciclo Infocom:
 
Zork II, Parte 2
– Lo Zork User Group
Zork III, Parte 1
Zork III, Parte 2
 
Buona lettura e ... occhio al Mago!
 
Festuceto
 
L’ultima volta ci siamo lasciati nell’area di Alice, in cima al pozzo. Adesso continuiamo con le altre stanze che si dipanano intorno alla Stanza del Carosello, a cui adesso è molto più facile accedere, avendone arrestato la rotazione nella Machine Room.
 
Nella Dreary Room c’è il primo esempio noto di un intramontabile cliché del genere avventura: una porta chiusa con una chiave sul lato opposto della serratura. Quanto segue è ormai diventata una procedura standard per ogni avventuriero navigato (un po’ come la mappatura di un labirinto), ma senza un precedente bagaglio d’esperienza era da considerarsi un enigma arguto e innovativo.
 
>PUT MAT UNDER DOOR
THE PLACE MAT FITS EASILY UNDER THE
DOOR.
>PUT OPENER IN KEYHOLE
THE LID IS IN THE WAY.
>OPEN LID
THE LID IS NOW OPEN.
>PUT OPENER IN KEYHOLE
THERE IS A FAINT NOISE FROM BEHIND THE
DOOR AND A SMALL CLOUD OF DUST RISES
FROM BENEATH IT.
DONE.
>GET MAT
AS THE PLACE MAT IS MOVED, A RUSTY IRON
KEY FALLS FROM IT AND ONTO THE FLOOR.
>GET KEY
TAKEN.

Questo enigma era presente anche nella versione per PDP-10 di Zork; da qui la relativa sicurezza con cui mi sento di proclamarlo il primo del suo genere. Curiosamente, nel gioco originale, si usava il tappetino di benvenuto che si trovava davanti alla porta d’ingresso della casa bianca. Nella versione PC, invece, Lebling ha piazzato una comoda tovaglietta nel gazebo, accanto allo U.S. News and Dungeon Report.
 
Nel dungeon c’è anche un drago, la cui uccisione è un enigma intricato ma non impossibile. Il drago teneva prigioniera una principessa, una principessa che può recuperare una chiave da un certo unicorno nel giardino, risolvendoci così un problema che ci teneva sulle spine dalla prima volta che siamo passati di là. Il gioco, in modo un po’ subdolo ma efficace, ci fa intuire che abbiamo bisogno di qualcosa da lei e che dovremmo quindi seguirla.
 
>EXAMINE WOMAN
THE PRINCESS (FOR SHE IS OBVIOUSLY ONE)
SHAKES HERSELF AWAKE, THEN NOTICES YOU
FOR THE FIRST TIME. SHE SMILES. "THANK
YOU FOR RESCUING ME FROM THAT HORRID
WORM," SHE SAYS. "I MUST DEPART. MY
PARENTS WILL BE WORRIED ABOUT ME." WITH
THAT, SHE ARISES, LOOKING PURPOSEFULLY
OUT OF THE LAIR.
>OPEN CHEST
THE HINGES ARE VERY RUSTY, BUT THEY SEEM
TO BE STARTING TO GIVE. YOU CAN PROBABLY
OPEN IT IF YOU TRY AGAIN. THERE IS
SOMETHING BUMPING AROUND INSIDE. ALL
THIS RUMMAGING AROUND HAS STARTLED THE
YOUNG WOMAN.
THE PRINCESS IGNORES YOU. SHE LOOKS
ABOUT THE ROOM, BUT HER EYES FIX ON THE
SOUTH.
THE PRINCESS WALKS SOUTH. SHE GLANCES
BACK AT YOU AS SHE GOES.
>S
DRAGON ROOM
THERE IS A DISHEVELLED AND SLIGHTLY
UNKEMPT PRINCESS HERE.
THE PRINCESS WALKS EAST. SHE GLANCES
BACK AT YOU AS SHE GOES.
>E
 
Ecco un altro enigma a cui mancherebbe solo una piccola messa a punto… ah no, aspettate, questo enigma è messo a punto alla perfezione! Se solo fossero stati tutti così...
 
Ma adesso basta con gli enigmi buoni. È giunto il momento del primo dei due leggendari enigmi pessimi di Zork II: la Banca di Zork. Nella sua recensione del gioco su IFDB, Peter Pears ha definito questo enigma “bello”. In un certo senso capisco cosa intendesse dire, ma dal mio punto di vista anche questo è rovinato dalla mancanza di indizi, oltre che da una mancanza di feedback e da numerose difficoltà con il parser. La banca è composta da numerose stanze, ma il suo cuore è il Deposito delle Cassette di Sicurezza.
 
SAFETY DEPOSITORY
THIS IS A LARGE RECTANGULAR ROOM. THE
EAST AND WEST WALLS HERE WERE USED FOR
STORING SAFETY DEPOSIT BOXES. AS MIGHT
BE EXPECTED, ALL HAVE BEEN CAREFULLY
REMOVED BY EVIL PERSONS. TO THE EAST,
WEST, AND SOUTH OF THE ROOM ARE LARGE
DOORWAYS. THE NORTHERN "WALL" OF THE
ROOM IS A SHIMMERING CURTAIN OF LIGHT.
IN THE CENTER OF THE ROOM IS A LARGE
STONE CUBE, ABOUT 10 FEET ON A SIDE.
ENGRAVED ON THE SIDE OF THE CUBE IS SOME
LETTERING.
ON THE GROUND IS A SMALL, WORN PIECE OF
PAPER.
 
Come ci si può facilmente aspettare, la “cortina di luce” in realtà è un’altra uscita. Tuttavia non possiamo andare in quella direzione limitandoci a premere “N”. Se lo facciamo otteniamo solo un “THERE IS A CURTAIN OF LIGHT THERE”, che probabilmente ci dissuaderà dal tentarvi in altro modo. La verità è che possiamo “ENTER CURTAIN”. Problemi di questo tipo col parser ci perseguitano a ogni passo con la banca, ma nonostante questo c’è ancora di peggio. Per farvi breve un enigma che invece è lungo e contorto, il luogo in cui ci troviamo dopo aver oltrepassato la cortina di luce dipende dalla direzione da cui provenivamo prima di entrarvi. Questo non viene mai né spiegato, né accennato, ed è chiaramente una correlazione assai subdola e altrettanto tenue. La maggior parte dei giocatori che hanno “risolto” la Banca di Zork ci sono riusciti solo per caparbietà, spostandosi ovunque e provando di tutto, e quindi alla fine non avevano la benché minima idea di cosa avessero davvero fatto o di come funzionasse l’enigma. Come l’altro enigma tristemente celebre di Zork II (di cui vi dirò fra un attimo), anche la Banca di Zork è alla base di una specifica voce nella “Carta dei diritti del giocatore” di Graham Nelson: il giocatore deve poter “comprendere un problema dopo che lo ha risolto”.
 
Subito dopo, esploriamo l’area del vulcano a ovest, in gran parte tramite una specie di mongolfiera. Molti degli enigmi e delle situazioni di Zork sono state ideate intorno alle capacità della tecnologia usata per creare i giochi della serie. Avendo creato il codice per i veicoli (per implementare la barca di Zork I), i designer hanno continuato a usarlo in più occasioni. Proprio come con il pozzo, l’enigma del pallone richiede innanzitutto di intuire la natura dell’oggetto con cui abbiamo a che fare (“A LARGE AND EXTREMELY HEAVY WICKER BASKET” with “A RECEPTACLE OF SOME KIND” in the center and “AN ENORMOUS CLOTH BAG DRAPED OVER THE SIDE”). Dobbiamo bruciare qualcosa nel ricettacolo (tipo lo U.S. News and Dungeon Report), per gonfiare il pallone. L’idea che bruciare un piccolo giornale possa servire allo scopo non ha alcun senso nel mondo reale, ma i giochi d’avventura hanno sempre avuto delle leggi della fisica a parte, come io e Duncan Stevens abbiamo discusso brevemente nella sezione dei commenti al mio precedente post. Quello che però ci preoccupa di più in questa sede sono le frustrazioni legate al parser, che ancora una volta rendono questo enigma più difficile di quanto non fosse stato progettato per essere.
 
Ed ecco quindi che arriviamo alla Oddly-Angled Room, meglio conosciuta come il tristemente famoso “labirinto del baseball”. Di primo acchitto sembra un labirinto classico, ma rapidamente ci accorgiamo che ogni nostro tentativo di mapparlo fallisce miseramente. Ogni connessione è letteralmente casuale e cambia costantemente senza nessun nesso apparente. E nemmeno le finestre a forma di diamante nel pavimento sembrano esserci di grande aiuto. L’indizio cruciale è la “clava” che troviamo:
 
A LONG WOODEN CLUB LIES ON THE GROUND
NEAR THE DIAMOND-SHAPED WINDOW. THE CLUB
IS CURIOUSLY BURNED AT THE THICK END.
>GET CLUB
TAKEN.
>EXAMINE CLUB
THE WORDS "BABE FLATHEAD" ARE BURNED
INTO THE WOOD.
 
Il gioco in sostanza ci richiede di “fare il giro delle basi”, muovendosi diagonalmente attraverso le varie stanze, dalla casa base (che è collocata all’estremità occidentale del campo da baseball): sudest, nordest, nordovest, sudovest. Le finestre ci forniscono un minimo indizio quando siamo sulla pista giusta, illuminandosi in modo più intenso a ogni movimento corretto che facciamo. Ma, nonostante questo, il tutto rimane profondamente problematico da vari punti di vista. Innanzitutto, Zork col tempo si è diffuso ben al di fuori degli Stati Uniti d’America, raggiungendo giocatori che non sanno niente del baseball, ispirando così il più ironicamente specifico dei Diritti del Giocatore scritti da Nelson: un giocatore “non deve essere Americano per poter comprendere un indizio”.  Senza considerare che anche molti americani non sono affatto interessati al baseball e non ne sanno praticamente niente. Questo diritto si potrebbe riscrivere meglio come divieto di richiedere un qualsiasi tipo di conoscenza esterna al gioco di tipo esoterico o specifica di un determinato campo.  E, comunque, questo enigma risulta ostico anche per chi, come me, adora il baseball. Da quel che posso vedere, non c’è nessun modo per dedurre che la casa base di questo particolare campo da baseball si trovi proprio sul suo lato ovest, e quindi non c’è modo di sapere in che direzione partire per compiere il giro delle basi (se si esclude l’indizio, assai sottile, delle finestre). Il labirinto del baseball non era presente nella versione per PDP-10 di Zork, ma è stato ideato da Lebling specificatamente per la versione PC. Nel corso degli anni, egli si è più volte scusato, affermando che esso nasce dalla sua noia per i labirinti e dal suo desiderio di realizzare qualcosa di diverso partendo proprio da quell’idea. Inutile dirlo: sarebbe stato molto meglio un labirinto normale.
 
Fin qui abbiamo accumulato tesori, facendo punti raccogliendoli, ma (a differenza di Zork I) non abbiamo ancora trovato niente da farci. Nella versione per PDP-10, questi tesori dovevano semplicemente essere portati nella solita vetrina nella casa bianca. Ovviamente questo non è possibile in questo secondo capitolo, perché il tumulo si è chiuso dietro di noi, confinando la casa bianca all’interno di Zork I. La soluzione più semplice a questo problema sarebbe stata quella di inserire un’altra vetrinetta dei trofei da qualche parte. Ma non è quello che scelse di fare Lebling. Egli decise infatti di escogitare uno scopo preciso per la nostra collezione, che andasse oltre il raccogliere tesori per il gusto di farlo (e di aumentare il punteggio). Come si vede anche da altri elementi di Zork II, la necessità di ristrutturare per motivi pratici il materiale della versione per PDP-10, anche questa volta condusse Lebling a fare un passo nella direzione della storia.
 
Adesso, ben avanti nel gioco, penetriamo finalmente nel santuario interno del Mago. Fra le varie cose divertenti da fare e i vari enigmi, possiamo evocare un demone utilizzando le tre sfere magiche che abbiamo raccolto in precedenza: quella nell’area di Alice (che il robot ci ha aiutato a recuperare), quella dietro la porta chiusa della Dreary Room e quella che troviamo nell’acquario dentro il santuario interno del Mago. Ma i demoni, ovviamente, non lavorano gratis. Per farci un favore, egli vuole essere pagato con dieci tesori. Sì, certo, capita proprio a fagiolo, ma unito alle altre innovazioni presenti (fra cui anche il Mago stesso), ciò dona a Zork II un abbozzo di trama e di motivazione per il giocatore, che mancano completamente in Zork I e nella versione per PDP-10. Io lo considero un passo sulla strada della Infocom dalle avventure testuali alla narrativa interattiva.
 
Quando il demone sarà soddisfatto, abbiamo un favore a nostra disposizione. Sfortunatamente però, non è facile né intuire quale possa essere questo favore, né come chiederglielo. Se riusciamo a fare entrambe le cose, questo è ciò che otteniamo:
 
>SAY TO DEMON "GIVE ME WAND"
"I HEAR AND OBEY!" SAYS THE DEMON. HE
STRETCHES OUT AN ENORMOUS HAND TOWARDS
THE WAND. THE WIZARD IS UNSURE WHAT TO
DO, POINTING IT THREATENINGLY AT THE
DEMON, THEN AT YOU. "FUDGE!" HE CRIES,
BUT ASIDE FROM A STRONG ODOR OF
CHOCOLATE IN THE AIR, THERE IS NO
EFFECT. THE DEMON PLUCKS THE WAND OUT OF
HIS HAND (IT'S ABOUT TOOTHPICK SIZE TO
HIM) AND GINGERLY LAYS IT ON THE GROUND
BEFORE YOU. HE FADES INTO THE SMOKE,
WHICH DISPERSES. THE WIZARD RUNS FROM
THE ROOM IN TERROR.
 
E così ora i ruoli si sono invertiti! E un po’ mi dispiace anche per questo povero tizio. Sembrava più giocosamente pazzo che cattivo. Ma la verità è che io mi dispiaccio anche per i mostri che devo uccidere in Wizardry, quindi forse sono io che ho il cuore un po’ troppo tenero.
 
Adesso abbiamo una bacchetta magica al nostro servizio; una cosa estremamente figa. La prima tentazione che ci prende è quella di andarcene in giro, puntandola contro tutto e tutti, sperimentando tutti gli incantesimi dell’arsenale del Mago. Tuttavia, per ragioni inesplicabili da un punto di vista narrativo ma ben esplicate da un punto di vista tecnico, uno solo funziona: Fluttua, che solleva un macigno liberando l’accesso alla Stanza del Menhir, dove troviamo un ultimo oggetto chiave. In particolare volevo scatenare la mia magia su un certo cane da guardia a tre teste nella Stanza di Cerbero, ma -ahimè!- tutti i miei tentativi di Ferment, Freeze, e perfino Filch sono stati vani. Solo Fluttua ha restituito una risposta minimamente appropriata: “THE HUGE DOG RISES ABOUT AN INCH OFF THE GROUND, FOR A MOMENT”. E se anche qui l’implementazione è solo parziale, l’idea di avere un insieme di incantesimi a disposizione del giocatore è comunque assai allettante e resterà con Lebling e i suoi colleghi, che infatti in seguito produrranno una trilogia di giochi basata proprio su questa meccanica.
 
Ci addentriamo così nell’ultima stanza del gioco, la cripta. Abbiamo anche già tutti i 400 punti, eppure il gioco non è ancora finito. Ci rimane infatti un ultimo enigma da risolvere. Dobbiamo spegnere la lanterna nella cripta, proteggendoci con il repellente per grue che abbiamo trovato in giro. Nelle tenebre vediamo il “FAINT OUTLINE” di una “VERY TIGHT DOOR”: la nostra via d’accesso a Zork III. Ed è l’ultimo esempio di un bell’enigma che avrebbe avuto bisogno di una piccola messa a punto: la sua soluzione è indiscutibilmente suggerita dal gioco, ma in una fase molto iniziale e in modo talmente sottile che è quasi impossibile non lasciarsi sfuggire l’indizio. Poi, per chi è davvero sommamente sfortunato, il gioco qui rivela uno dei suoi trucchi peggiori. Uno degli incantesimi lanciati del Mago (per fortuna usato, apparentemente, solo molto raramente) è Fluorescenza, che fa brillare il suo bersaglio in eterno. Che colpo di fortuna, si pensa: non dovrò più preoccuparmi della durata della lanterna! Ovviamente, finché uno non arriva qui e a causa di questo non può più finire il gioco. La Infocom li faceva certamente meglio di chiunque altro, ma nonostante ciò a volte li faceva comunque dannatamente crudeli.
 
E questo è tutto per Zork II: più sofisticato, tecnicamente e tematicamente, del suo predecessore, ma anche con più problemi di design e con maggiori passaggi mediocri. Ovviamente nel valutare un’opera dobbiamo sempre tener presente il contesto in cui essa è stata creata. Le avventure testuali nel 1981 erano di base crudeli e difficili. Negli anni a venire alla Infocom andrà gran parte del merito di aver mostrato al pubblico che le avventure possono rappresentare anche una forma d’arte, rivelandosi al contempo appassionanti anche come giochi, senza risultare odiose ai propri giocatori, ma al tempo di Zork II la Infocom era ancora lontana da questo risultato. Allo stesso modo, la Infocom mostrerà al pubblico che le avventure testuali non devono necessariamente vertere intorno a tesori, enigmi, e punti, ma per ora Zork II si limita a strizzare l’occhio in quella direzione, invece che buttarcisi a capofitto con piena consapevolezza. Né un capolavoro, né un fallimento completo, Zork II rappresenta un’importante tappa intermedia, piuttosto che un punto di arrivo definitivo.
 
Coloro che invece sono in cerca di un gioco capace di rivoluzionare il genere dovranno solo attendere un po’. Il gioco successivo della Infocom non risolverà completamente tutti i problemi di design delle avventure testuali (di cui sto sproloquiando ormai da diversi post) ma avrebbe comunque capovolto completamente la definizione tradizionale di ciò che un gioco d’avventura era e poteva essere.

The Digital Antiquarian è un blog, scritto da Jimmy Maher, che si occupa di storia e di cultura del videogioco partendo dall'analisi di singoli videogiochi. OldGamesItalia è lieta di presentarvi la traduzione italiana, autorizzata dall'autore!
Se anche voi apprezzerete questo interessantissimo blog, non mancate di visitare la pagina ufficiale (in lingua inglese) e di sostenerlo tramite Patreon.
Traduzione a cura di: The Ancient One
Editing a cura di: Festuceto


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The Meteor, The Stone And A Long Glass Of Sherbet

 
L'avventuriero, dopo aver raccolto tutti i tesori nei paraggi, 
li cinge con le braccia e svanisce insieme a loro,
come l'alba svanisce nel passato
(al quale -probabilmente- sia l'uno che gli altri appartengono).
 
Era il 1996, quando The Meteor, The Stone And A Long Glass Of Sherbet si è classificato al primo posto nella seconda edizione dell'IFComp. È un gioco storicamente molto importante, perché il suo autore Graham Nelson (sotto lo pseudonimo di Angela M. Horns) solo qualche mese prima aveva completato lo sviluppo di Inform 6, segnando così l'inizio di una nuova era delle avventure testuali.   
 
Chi lo ha giocato sicuramente se lo ricorderà per la netta divisioni in due parti: un prologo abbastanza moderno (in cui sorseggiamo questo lungo bicchiere di Sherbet) e un corpo centrale dell'avventura (estremamente classico e reminescente di Zork, in cui ci occupiamo della pietra e del meteorite).
Le due parti cozzano vistosamente fra loro; di per sè sono buone entrambe, ma sono... molto diverse. 
 
La prima parte ha dei tratti da "AT moderna" molto interessanti: è sostanzialmente one room, molto lineare, c'è un PNG con cui è possibile interagire, tanti dettagli, e da essa emerge almeno in parte una vera e propria personalità per il nostro protagonista. 
La seconda parte invece è un classico "dungeon crawl" che ricalca i fasti di Zork e che ci cala all'interno di un grande ambiente da esplorare, completamente saturo di enigmi. 
 
The Meteor, The Stone And A Long Glass Of Sherbet è ambientato nell'universo di Zork. Noi siamo un ambasciatore in visita e, annoiatissimi, vogliamo scappare dal tour turistico a cavallo di elefante che ci è stato imposto dalle autorità del paese ospitante. La verità però è che abbiamo una missione segreta (anche se ci vorranno un bel po' di ore di gioco prima di saperne qualcosa di più...).
Il gioco è piacevolmente infarcito di citazioni di Zork (ad es. la lanterna, la vetrinetta dei trofei, o il tappeto sotto cui ci si aspetterebbe la botola per il Grande Impero Sotterraneo) e di Zork 2 (ad es. il giardino con l'unicorno).
 
Anche la seconda parte ha un briciolo di storia ad accompagnarla, raccontata in modo molto sporadico e non troppo efficace, ma che serve comunque a dare un senso al nostro incessante "risolvere enigmi".
L'epilogo delle vicende invece è narrativamente coerente, ma troppo breve per essere una degna conclusione di tante faticose ore di dungeon crawl.
La componente narrativa nel complesso oggi ci appare decisamente povera, ma è comunque più di quanto ci fosse in molti titoli Infocom e in altri titoli delle prime due edizioni dell'IFComp (ad es. già in A Change in the Weather o in The Mind Electric tutto questo non c’era e si giocava senza sapere dove la storia sarebbe andata a parare)
 
 
Rispetto a Zork, qui l'ambientazione è un po' più coerente (non troverete quindi piramidi perdute accanto ai resti di Atlantide...), ma nella sostanza resta comunque una grossa raccolta di enigmi. E, proprio come in Zork, sono enigmi di qualità molto elevata. Tuttavia la struttura logica di tali puzzle resta profondamente di vecchio stampo: la soluzione agli enigmi va intuita, perché il gioco non ci darà nessuna spiegazione per guidarci. La soluzione di ogni puzzle sta nelle cose e ciò che il gioco non ci dice vale almeno quanto ciò che invece ci viene detto.
Anche la struttura del gameplay è quella classica di sempre, suddivisa su "strati successivi": prima bisogna esplorare e mappare, quindi risolvere i primi enigmi, per poi passare ai successivi ben più difficili (e spesso risolvibili solo con ciò che si è ottenuto in premio dai primi).
The Meteor, The Stone And A Long Glass Of Sherbet è un gioco molto difficile per gli standard attuali, e probabilmente per molti risulterà del tutto irrisolvibile senza ricorrere al sistema di hint interno (che però, essendo organizzato ad aree, è più spoileroso del necessario).
 
L'implementazione è sempre di ottimo livello e ci sono molti elementi che semplificano la vita al giocatore. Ad esempio esaminando gli oggetti spesso il parser ci suggerisce i verbi giusti da usare. Certo in un paio di casi il parser è ancora un po’ ostile (es. "push egg north"), ma la strada imboccata è già quella moderna.
Quasi sempre sono indicate le uscite e la geografia delle stanze è molto buona, con un’area centrale (il “cedro capovolto”, diviso su varie location) davvero memorabile, degno della casa di Zork 1 o del "carosello" di Zork 2.
Come nella serie di Enchanter, anche qui ci sono gli incantesimi, e sono un'aggiunta simpatica e apprezzabile, che non deve spaventare il giocatore. Fra tutti gli incantesimi, ne segnalo uno che mostra il passato e che quindi ci invita a esplorare tutto da capo, per scoprire nuovi retroscena sulla trama: una bella idea.
 
Ideale per i fan di Zork in cerca di un clone moderno, questo The Meteor, The Stone And A Long Glass Of Sherbet non è ancora la rivoluzione del genere che sarebbe arrivata negli anni successivi, ma getta già le basi di quello che sarebbero state le avventure testuali del futuro.
 

Speciale 100 Video: giochiamo a Zork con Leonardo Boselli

Festeggiamo il 100° video del canale Milleunavventura con un'avventura testuale molto speciale: Zork I!

Leonardo l'ha giocata nella versione in Inform 6 realizzata da Whovian e Ragfox, che potete trovare a questo link. Durante la diretta, negli ultimi minuti, ci ha raggiunto anche Ragfox stesso, il traduttore del gioco, che ha risposto per noi a qualche domanda e ci ha lasciato con qualche curiosità sul gioco.

Qua sopra, potete vedere la giocata su youtube!

Enigma

Come ogni forma di comunicazione anche l'interactive fiction ha i suoi periodi espressivi. Enigma appartiene (se non cronologicamente, di certo nello spirito) al primo periodo delle Avventure Testuali. Il periodo dell'ingenuità e dell'innocenza.
Ah, che tempi, quelli! In quegli anni il troll lo uccidevi con la spada, il grande drago rosso... a pugni! Le lanterne si scaricavano sempre velocemente e, se restavi al buio, come minimo finivi mangiato da un grue! Niente noiosi dialoghi a bivi o complesse storie introspettive; allora ci si accontentava di andare a caccia di tesori ed era bello scoprire i resti di Atlantide a poche location di distanza da un sarcofago egizio! E a chi importava se il parser si dimenticava di segnalarci il paracadute nell'elicottero che sta precipitando sulla brughiera?!?

Questo è ciò che vi promette Enigma, avventura testuale a parser di Marco Vallarino ("quello di Darkiss"): vampiri, robot, maniaci assassini, psicopatici, sadiche intelligenze artificiali, Enigma Cola e... chi più ne ha, più ne metta, in un eclettico calderone di idee libere e completamente incoerenti fra loro! Il tutto follemente e illogicamente insieme, condensato in una trentina di location (con tanto di maze!) mediante il collante di tanti enigmi (più o meno logici).

Questa lunga premessa per dire che Enigma è un gioco "vecchio stile", nel senso più profondo del termine, e quindi ci sforzeremo di valutarlo come esponente di quel sotto-genere. Non solo per ragioni filologiche e storiche, ma anche per cercare una risposta a un dato di fatto: pur nella sua innocente ingenuità, Enigma ha riscosso un clamoroso successo di pubblico e quindi qualcosa di buono in quella formula deve pur esserci anche al giorno d'oggi.
Di recente ho rigiocato ai primi titoli del genere, da Zork 1 a Colossal Cave, e credo di poter dire che Enigma ne condivide almeno in parte lo spirito e l'ispirazione.

Il segreto del successo di questi giochi al giorno d'oggi?
Uno su tutti: la semplicità con cui il giocatore è coinvolto nella sfida.
Le avventure testuali a parser richiedono di per sé un grosso sforzo da parte del giocatore: leggere, scrivere, mappare, interagire col parser, ecc. A questo sforzo (congenito nel genere) i giochi moderni aggiungo narrazioni  complesse, con interazioni complicate e magari con universi difficili da penetrare e visualizzare nella propria mente. Insomma, spesso è "roba per soli esperti".
Non così Enigma. Ci svegliamo in una stanza strana e non sappiamo come ci siamo arrivati. La porta blindata di uscita è chiusa. Ci sono solo tre ambienti subito esplorabili e in uno di questi c'è il modo per aprire la porta. Semplice e diretto, coinvolgente in un modo... primordiale.
La difficoltà di accesso al mondo di gioco è paragonabile a quella di un Doom. Nessuna dietrologia. Nessuna complicazione. Nessuna sovrastruttura. C'è da aprire una porta e il modo per farlo deve essere necessariamente in quelle tre stanze, in cui giriamo e rigiriamo per i primi minuti di gioco.
Non c'è da stupirsi se tanti giocatori dichiarano di essersi appassionati al genere proprio tramite Enigma.

Questo il più grande pregio del gioco e insieme il suo più grande difetto.
Non è un titolo di grande respiro. Non ci sono interazioni con l'ambiente in grado di sorprendervi. Non è il mondo vivo e sbalorditivo di un Varicella di Adam Cadre. Non cambierà il vostro sguardo sul mondo come potrebbe fare un Trinity di Brian Moriarty.
Il mondo di gioco è incoerente. I PNG sono monodimensionali. Tutto esiste in funzione del giocatore e di ciò che il giocatore deve fare per navigare attraverso gli enigmi.
Enigma farà solo quel poco che promette: offrirvi una sana e strampalata sfida testuale a enigmi, che vi impegnerà per qualche ora, in buona pace ai progressi fatti dall'interactive fiction dai tempi di Zork.

Ci sono anche alcuni difetti di gameplay (oltre a quanto citato sopra).
Non tutti gli enigmi sono logici come dovrebbero. Un conto è calare il giocatore in situazioni irrazionali, altro conto è fargli anche affrontare enigmi irrazionali, talvolta senza indizi abbastanza chiari. Ma nel genere si è visto MOLTO di peggio.
Alcuni enigmi soffrano poi di un parser un po' troppo povero per gli standard odierni. In un paio di occasioni almeno sono rimasto bloccato perché il gioco non riconosceva un verbo abbastanza comune che mi intestardivo di voler usare. Anche qui però si è visto di peggio, anche recentemente (vedi 5 Minutes To Burn Something).
Non sono difetti gravi e l'unico possibile limite del gioco sta proprio nella sua intrinseca natura, che ne fa un buon gioco nel suo genere ma certo non adatto a tutti palati. Se Darkiss (per fare un esempio con un gioco successivo di Vallarino) è un titolo adatto a tutti, Enigma per sua natura non potrà piacere a tutti. È piaciuto a molti e, senza entusiasmarmi oltremisura, non è dispiaciuto nemmeno a me.

Chiedi aiuto per Enigma o confrontati con Marco Vallarino sul forum di IFItalia

Problemi ad orientarvi? Arrivano le mappe per Zork I!

Avete giocato Zork I in italiano grazie al caro Whovian, avete consultato la soluzione del buon Ragfox quando siete rimasti bloccati... cosa manca? Ma la mappa, ovviamente! 
Per tutti coloro che hanno problemi ad orientarsi nel capolavoro Infocom, arriva in aiuto il mitico Ancient, con le mappe del gioco

Le trovate nella zona delle soluzioni, basta che seguiate questo link. Ora non avete scuse per perdevi fra le stanze di Zork!

Plundered Hearts

Plundered Hearts è un'avventura testuale della Infocom, pubblicata nel 1987. L'unica della Infocom scritta da una donna, Amy Briggs (originariamente arrivata alla Infocom come betatester), nonché l'unica con una protagonista femminile.
Il tocco femminile dell'autrice è gradevole e immediatamente riconoscibile nella delicatezza della scrittura e nella leggerezza delle tante immagini che vengo regalate al giocatore. Al riguardo vale citare quella -vividissima- della barca ormeggiata sotto la luna piena della baia dell'isola di St. Sinistra.
La nostra protagonista invece è un personaggio a tutto tondo, che non abusa degli stereotipi femminili ma che sa brillare per la propria femminilità. La sua figura prende vita coerentemente, riuscendo a essere in modo credibile una donna in un mondo di pirati. La nostra eroina salverà il padre, sconfiggerà il cattivo Governatore e troverà l'amore.
Come lei, anche i comprimari sono ben caratterizzati; primo fra tutti il nostro amore, il pirata e gentiluomo Falcon.  

Come tante avventure della Infocom, anche questa ha un setting ben riconoscibile e prende ispirazione da un genere letterario ben definito. Stavolta si tratta di un romanzo rosa, ad ambientazione storica, che si svolge nei Caraibi dei pirati. Personalmente ero molto scoraggiato da questa combinazione, ma devo dire che alla prova dei fatti tutto funziona alla meraviglia.
L'ambientazione piratesca è resa in modo *magistrale* ed è palese che dietro ci sia stato un grosso lavoro di studio e di ricerca, a partire dalla terminologia sempre appropriata al contesto, per arrivare alla ricostruzione della location e dei comportamenti della società del tempo. Pollice su!
Anche il genere "romanzo rosa" è affrontato da Amy Briggs con grandissima intelligenza e non meno ironia. Ne sono ripresi i cliché e i luoghi comuni, per metterli efficaciemente al servizio della storia e dell'avventura testuale. Diventano una cornice che permette al giocatore di muoversi in un "territorio noto", consentendogli però di godere al meglio del gioco e della narrazione. In questo modo Plundered Hearts riesce a essere molto di più di un semplice romanzo rosa con i pirati.

Dal punto di vista della difficoltà (pur non essendo ufficialmente etichettato dalla Infocom) Pludered Hearts è archiviato nella raccolta The Lost Treasures of Infocom come "Intro". Ed effettivamente è una delle avventure testuali della Infocom più facili (insieme a Wishbringer, Seastalker e Moonmist), anni luce più accessibile dei titoli "standard" tipo Zork 1 e Trinity. Resta ovviamente un titolo da non prendere sottogamba, specie se confrontato ai giochi odierni, ma è indubbiamente una delle poche IF della Infocom che realisticamente può essere terminata anche da avventurieri alle prime armi.

Ma in cosa si concretizza questa minore difficoltà?
- Per prima cosa il gioco è diviso in tre aree (l'introduzione, la barca e l'isola), di ampiezza crescente, ma che possono essere navigate senza dover ricorrere a una mappa.
- Non ci sono maze.
- Le location sono connesse fra di loro in maniera logica e fisicamente corretta, quindi anche la creazione di una mappa non è difficile.
- Il numero di oggetti trasportabili è ridotto e non ci sono limiti di ingombro (può sembrare una sciocchezza, ma questa rappresenta una grossa difficoltà nella maggior parte delle avventure Infocom).
- Ogni sezione ha dei limiti di mosse, ma questi limiti sono molto ampi e si sa sempre cosa fare. Personalmente sono "morto" una sola volta per ogni sezione a causa del numerso limitato di azioni a disposizione.
- Gli enigmi sono sempre abbastanza logici e chiari. E tutti sono risolvibili con i "comandi base".
- È veramente ridotta al minimo la possibilità di infilarsi in vicoli ciechi (cosa che invece è già assai comune nei giochi di difficoltà standard).

Da lodare anche la possibilità di risolvere un paio di enigmi (probabilmente i due più difficili, fra cui quello del coccodrillo) in modi diversi; niente di trascendentale, ma aggiunge realismo e varietà al gioco.
Si segnala anche la possibilità, nella bella scena finale, di determinare con le nostre azioni finali diversi. Anche se la scelta dipende in sostanza soltanto dalla nostra ultima azione, anche questo è un altro piccolo tocco di classe.

Promuovo quindi con piacere il gioco, che mi ha appassionato e divertito.

Resta un gioco breve e facile, ma proprio per questo potenzialmente più appetibile per tutti. Se sono ben pochi oggi quelli che posso trovare la determinazione di giocare e completare giochi "impossibili" come Zork e Trinity, Plundered Hearts è invece un titolo alla portata di tutti. Non vi durerà settimane intere, anzi forse solo qualche ora, ma sarà stata una bella esperienza.

Hadean Lands: Inizia la fase beta

Nonostante le preoccupazioni dei tanti baker di Kickstarter, il celebre autore di interactive fiction Andrew Plotkin sta portando a compimento l'opera promessa: Hadean Lands è entrato in fase di betatest!

Noi lo stiamo tenendo d'occhio da un po' e la notizia ci fa molto piacere.
Non c'è ancora una data d'uscita certa, ma almeno la versione digitale dovrebbe essere pubblicata giusto in tempo per essere giocata e giudicata dai giurati della prossima IFComp. È importante sottolineare che il gioco uscirà anche in versione Glulx, un formato giocabile su qualsiasi piattaforma capace di far girare l'interprete richiesto (quindi Win, Mac, Linux, iOS, Android ecc.)

In occasione dell'annuncio del betatest, Plotkin ha rivelato anche qualche altro dettaglio sul suo nuovo gioco:
- Sarà molto difficile
- Non conterrà un sistema di suggerimenti ingame
- L'avventura sarà più incentrata sui puzzle che sulla storia (non diversamente dal suo The Dreamhold)
- Sarà molto lungo, con molti comandi da scrivere (per finirlo saranno necessarie più di mille mosse, contro le 300 circa di uno Zork 1, per dire...)

Leggi l'annuncio ufficiale su The Gameshelf

Leggi il precedente Teniamo d'Occhio da noi dedicato a Hadean Lands

Zork I in italiano è realtà

Dopo un'intensa sessione di beta testing interno, siamo lieti di annunciare che la versione italiana di Zork  I è finalmente pronta per essere giocata da cima a fondo! 

Grazie all'impegno profuso da Whovian (coadiuvato dal qui scrivente Ragfox), tutti gli avventurieri dotati di lampada ma zoppicanti in inglese possono da oggi immergersi nelle profondità del Grande Impero Sotterraneo per scoprire segreti e recuperare preziosi tesori.

Questo progetto di traduzione (che continuerà a svilupparsi in base alle segnalazioni dei giocatori) è da intendersi come un omaggio a una serie e a una software house, la Infocom, che hanno plasmato il genere delle avventure testuali negli anni '80. La speranza è di far (ri)scoprire l'epoca dell'Interactive Fiction commerciale al pubblico italiano che per ragioni di lingua o per motivi anagrafici non ha mai potuto avvicinarsi a questo tipo di giochi.

Vi ricordiamo, inoltre, che è disponibile anche il manuale completo in italiano del primo capitolo, a cui si è di recente aggiunta la traduzione di quello di Zork II e quello di Zork III.

Buon gioco e attenti al Grue!

La scheda della traduzione
Giocate online qui su OGI
La soluzione

Illuminate gli antri oscuri dell'OGI Forum con la vostra lampada.

Zork I (italiano)

La soluzione della versione italiana di Zork è una semplice trascrizione dei passaggi minimi necessari per portare a termine l'avventura. Non considera i passaggi opzionali e gli easter egg vari che pure sono presenti nel gioco.

I comandi seguiti da "x <numero>" indicano quante volte è necessario ripetere lo stesso comando.
Esempio: "aspetta x 3" significa che bisogna digitare il comando "aspetta" tre volte

In alcuni punti è stato indicato il comando "salva" tra parentesi per indicare un punto di salvataggio consigliato. Naturalmente i giocatori sono liberi di salvare il gioco ogni volta che lo desiderano

Qualora vi foste ritrovati in compagnia del ladro, controllate sempre che non vi abbia rubato qualcosa: potreste non essere in grado di terminare l'avventura. L'unico oggetto che potete "perdere" in questo modo è l'uovo d'oro.

Alla fine troverete le Mappe delle aree, già trascritte per voi.

N
N
U
Prendi uovo
D
S
E
Apri finestra
W
Prendi sacco
Apri sacco
Prendi aglio e panino
Lascia panino
W
Prendi spada e lanterna
Muovi tappeto
Apri botola
Accendi lampada
D
(salva)
Lascia uovo
N
Uccidi troll
Lascia spada
W
W
W
U
Prendi borsa
SW
E
S
SE
Odisseo
E
E
Apri vetrina
Metti borsa in vetrina
Apri botola
D
S
E
Prendi dipinto
W
N
U
metti dipinto in vetrina
(salva)
D
N
E
E
E
eco
Prendi lingotto
W
W
W
S
U
Metti lingotto in vetrina
D
N
E
E
E
U
E
N
Prendi fiammiferi
N
prendi chiave e cacciavite
Premi giallo
S
S
Gira bullone con chiave
Lascia chiave
W
Aspetta x 2
N
Prendi forziere
S
SW
SW
W
S
U
Metti forziere in vetrina
D
N
E
N
NE
N
N
Prendi pompa
N
Prendi tridente
U
N
N
W
D
U
Metti tridente in vetrina
(salva)
E
U
Prendi corda
D
W
D
N
E
E
SE
E
Lega corda a ringhiera
D
Prendi torcia
Spegni lampada
S
Lascia tutto tranne torcia
E
Prendi sarcofago
Apri sarcofago poi prendi scettro
W
S
Spegni candele
Prega
E
S
E
W
W
Metti sarcofago e scettro in vetrina
D
N
E
E
SE
E
D
S
prendi fiammiferi e campana
S
Prendi candele e libro
D
D
Suona campana
raccogli candele
accendi fiammifero
accendi candele
leggi libro
spegni candele
lascia libro, candele e fiammiferi
S
Prendi teschio
N
U
N
N
N
W
W
S
U
metti teschio in vetrina
prendi scettro
D
N
E
E
SE
E
D
S
prendi tutto
(salva)
S
D
N
N
N
E
U
E
E
gonfia plastica con pompa
lascia pompa
metti cacciavite e scettro in sacco
Entra barca
Vara barca
aspetta (più volte, finché non si arriva alla location con la boa)
prendi boa
E
Esci
apri boa
prendi smeraldo
lascia boa
prendi pala
NE
scava sabbia con pala x 4
lascia pala
prendi scarabeo
SW
S
S
agita scettro
W
W
SW
U
U
NW
W
W
W
Metti scarabeo, smeraldo e scettro in vetrina
E
E
E
E
D
D
N
Prendi pentola
SW
U
U
NW
W
W
W
metti pentola in vetrina
(salva)
D
N
E
E
S
S
tocca specchio
N
W
N
W
N
prendi statuetta
E
prendi cacciavite
metti torcia e cacciavite in cesto
Accendi lampada
N
D
prendi bracciale
E
NE
SE
SW
D
D
S
prendi carbone
N
U
U
N
E
S
N
U
S
metti carbone in cesto
abbassa cesto
N
D
E
NE
SE
SW
D
D
W
Lascia tutto
W
Prendi carbone, cacciavite e torcia
S
Apri sportello
metti carbone in macchina
chiudi sportello
gira interruttore con cacciavite
apri sportello
prendi diamante
lascia cacciavite
N
metti torcia e diamante in cesto
E
Prendi tutto tranne asse
E
U
U
N
E
S
N
U
S
Alza cesto
Prendi diamante e torcia
W
S
E
S
D
U
Metti torcia, diamante, braccialetto e statutetta in vetrina
Lascia aglio
(salva)
E
U
Prendi pugnale
D
W
W
W
U
Uccidi ladro
Prendi tutto tranne stiletto
D
E
E
Prendi canarino
Metti calice e uovo in vetrina
Spegni lampada
E
E
N
N
Carica canarino
Prendi gingillo
S
E
W
W
Metti canarino e gingillo in vetrina
Prendi mappa
Guarda mappa
E
E
S
W
SW
entra tumulo

MAPPE

Quelle che seguono sono delle mappe artigianali di Zork 1, realizzate mentre giocavamo con la nostra traduzione Italiana del primo celebre titolo della Infocom.

Le mappe erano state pensate "per uso personale" e solo successivamente abbiamo deciso di pubblicarle. Per questo motivo possono non essere accurate al 100% e, in particolare, forse non sono riportati tutti i collegamenti fra le location. Dovrebbe però essere più che sufficienti per orientarsi nel Grande Impero Sotterraneo.
Ci sono certamente mappe migliori e più precise, ma queste sono quelle originali e ufficiali di OldGamesItalia!

Gioca a Zork 1 in Italiano con la traduzione di OldGamesItalia

Discuti di Zork 1 nel forum di IfItalia

Zork I (italiano)

Titolo:
Zork I (italiano)
Autore:
Infocom
Genere:
Fantasy / medievale
Anno:
1979
Sviluppato:
Inform6 - formato Z-Code
Piattaforma:
Windows, Linux, OS X
Download:
Zork I in Inform 6 (z5)

Gioca Online


Trama

Una casa bianca ai margini di una foresta nasconde una delle vie d'accesso a un antico impero sotterraneo. Un Avventuriero senza nome si appresta a esplorarne le profondità in cerca di gloria e ricchezza. Soprattutto ricchezza.
Riuscirà il nostro "eroe" a recuperare i 20 tesori nascosti nelle profondità della terra, superando infidi trabocchetti, spietati avversari e diabolici labirinti?

Note

Traduzione italiana a cura di Whovian (programmazione) e Ragfox (traduzione testi e manuale).
ZORK è un marchio registrato di Infocom - Activision. Gli autori della traduzione intendono questo progetto come un omaggio a un capolavoro del passato e non come fonte di lucro.

Giocando online è possibile salvare il gioco, ma il salvataggio viene perso ricaricando la pagina.

SALVA: crea un punto di salvataggio
RESTORE: carica il punto di salvataggio

Per maggiori informazioni e per consultare il manuale: scheda della traduzione.

Soluzione

La soluzione della versione italiana è disponibile qui.

Dietro le quinte: la traduzione di Zork

Ciao a tutti,
Scrivo queste righe per parlare del mio titanico progetto di traduzione del gioco per computer degli anni 80' Zork I: The Great Underground Empire.

Paradossalmente l'autore della traduzione è un novizio di AT (avventure testuali) ed è anche relativamente giovane: ho conosciuto Zork sentendolo nominare varie volte in serie Tv come "Chuck" e "The Big Bang Theory"; da lì verso novembre dell'anno scorso (sembra un secolo!) mi sono avvicinato a questa particolare AT e, andando sul sito ufficiale, ho scaricato lo zip e iniziato a giocare.

Non essendo particolarmente versato per l'inglese soprattutto riguardo al lessico, dovevo tenere sempre aperto google traduttore per tradurre le parole a me ignote. Che seccatura! Ho poi cercato versioni di Zork tradotte ma sono state tutte insoddisfacenti (una era per esempio spacciata per Zork, ma con mappe totalmente reinventate).

Conoscendo un po' di programmazione* studiata da ragazzino su un libro pocket edition su Python (linguaggio di programmazione che apprezzo molto) ho trovato la wiki di Vincenzo Scarpa sul come creare le proprie avventure usando il linguaggio Inform 6 e mi sono messo a studiare.

Così facendo, mentre testavo le mie nuove conoscenze creando micro-giochini, per rendere la cosa più interessante, tentai di riprodurre la stanza iniziale di Zork, il campo a ovest della casa bianca. Quando ho visto che la mappa si ingrandiva ho pensato che avrei potuto tradurre il gioco se avessi avuto i sorgenti come base, il che mi ha portato a cercare su internet dei listati del gioco (che non ho trovato, se non in versioni insoddisfacenti e rifatte). Mi imbattei poi in reform: programmino in grado di, dato un file .z5*, ricavare un listato più o meno comprensibile.

A questo punto entra in scena OGI visto che, il 24 novembre dell'anno scorso, mi registrai e aprii una discussione per chiedere aiuto per usare reform (per inciso ho risolto rileggendo la wiki di Scarpa). Decompilato il gioco e avendo trovato il buon Ragfox che mi faceva da traduttore è iniziata la lunga epopea che potete trovare qui.

Alla fine (a posteriori, l'ho appena trovato) ho seguito un'idea che Rag aveva espresso nel 2008:
"Ai tempi di Zork credo che l'Italia nemmeno esistesse nelle cartine geografiche dei programmatori. Il problema principale di una traduzione, adesso come adesso, credo sia la differenza di struttura della lingua italiana rispetto a quella inglese. Tradurre così com'è il parser porterebbe a frasi italiane mal costruite e poco intuitive, rendendo alcuni passaggi dell'avventura particolarmente ostici (se non impossibili da superare). Sarebbe forse piu' fattibile se qualcuno si mettesse lì e ricostruisse l'avventura "da zero" [...] usando i testi dell'originale, ma un parser già impostato per la lingua italiana. Ma chi è che ha voglia di fare un lavoraccio del genere?"

Naturalmente io! LooooL!! Alla fine si può dire che ho fatto esattamente così!

Dopo questa lunghissima spiegazione noiosa vi dico che per le At «da giocare» in realtà sono ancora all'inizio, ma a me è sempre piaciuto di più «smontare» l'attrezzo per scoprirne il funzionamento che usarlo, infatti ho sostanzialmente giocato solo a Wishbringer sul forum di OGI (molto bello a mio parere, si riconosce il marchio) e neanche tutto (avete sentito bene) Zork I.

E veniamo all'unica cosa sensata del messaggio: lo stato attuale dei lavori.

Le mappe sono state completamente riempite di croci (ogni croce sulla location indicava che era finita durante i bei tempi andati dove era tutto incerto) e gli oggetti che il giocatore «usa» creati. Sono state recentemente colmate le lacune negli oggetti scenici (a proposito, potrebbe evitare fraintendimenti sapere che in inform 6 tutto è «oggetto»: location, oggetti, personaggi, oggetti dello scenario) per intenderci cose come l'arcobaleno, le scale, i denti o le mani. Solo reform mi ha salvato dalla pazzia nel ricostrure il gioco perché avrei rinunciato da un pezzo o avrei preso a pugni la tastiera (è una citazione rimaneggiata, chissà se qualcuno la riconosce) anche solo per cercare tutte le azioni possibili per il tappeto della casa bianca (avreste mai pensato di stendervici sopra?! Eppure si può!).

Con questo ultimo aggiornamento sui lavori in corso vi auguro di divertirvi con Zork I in italiano e di godervelo (quando uscirà). Ringrazio naturalmente Ragfox senza il quale niente di tutto ciò sarebbe accaduto e (indirettamente) anche Vincenzo Scarpa, in pratica per lo stesso motivo.

Mi fa molto piacere inoltre leggere su forum o blog di qualcuno che parla del mio operato spesso elogiandolo (e elogiandomi, giuro che quando ho iniziato non me lo sarei mai sognato) probabilmente sopravvalutandomi, visto che, come ho già detto, qui il novizio sono io! 

Anche per questo chiedo a tutti quelli che hanno tempo e voglia di scaricare il gioco (vi serve anche questo, è un interprete che permette di aprire i file .z5 e .z8) e fare un po' di beta-test, perché ce n'è davvero tanto bisogno (a volte bastano anche solo 10 minuti per trovare errori di vario genere). Grazie a tutti!

PS: prima che qualcuno lo chieda, Whovian significa «fan di Doctor Who», una serie Tv sci-fi fantasy nata nel 1963 (7 anni in bianco e nero) che quest'anno celebrerà in cinquantenario!!
(fine divagazione)

Buona estate!

Termini criptici:

  • Linguaggio di programmazione: (molto semplificato) linguaggio che consente di creare programmi: vengono scritte varie righe di codice in questo linguaggio e il programma le esegue (nel mio caso il linguaggio è Inform 6)
  • .z5: Formato in cui sono scritti molti giochi fatti in inform 6 (compreso il mio Zork): un gioco di questo tipo si apre con un interprete come Frotz 2002.
  • Parser: programma che scompone le frasi inserite dal giocatore seguendo una sintassi: in Zork sostanzialmente si ha verbo + nome1 (+nome2); tutti gli articoli e preposizioni vengono cancellati (le preposizioni non proprio in realtà) e il secondo nome non è sempre presente, come «uccidi troll» o «lega corda al parapetto».

La scheda della traduzione
Discutiamo su questo progetto sull'Ogi Forum

AV 3X10 - Quando uccisi il troll con la spada

Titolo:
Quando uccisi il troll con la spada
Serie:
Archeologia Videoludica
Durata:
1 h 37 min.
Pubblicato il:
16 giugno 2013

Nuovo e affascinante episodio di Archeologia Videoludica, tutto creato a colpi di parser! Il protagonista del nostro racconto è infatti Zork, una delle prime avventure testuali prodotte da Infocom e pietra angolare della storia videoludica.

Siamo nel 1980 e dopo la creazione del magico impero sotterraneo il mondo dei videogames non sarebbe mai stato più come prima, perso fra oscuri labirinti, inquietanti nemici e magici puzzle; vi racconteremo così le sue origini, la sua storia e la sua diffusione che riuscì a superare addirittura la limitazione di non essere mai stato (finora) tradotto in italiano.

Alla tastiera virtuale un interessante trio composto da Simone "AT" Pizzi, Alex "Z-Machine" Raccuglia e Roberto "il Grue" Bertoni, accompagnati da Marco Vallarino, una delle più promettenti penne della scena attuale e autore di Darkiss, un titolo dedicato al mondo dei vampiri che vi invitiamo a provare.

Guest stars dell'episodio uno dei maestri italiani delle avventure testuali, Enrico Colombini insieme e Paolo Gabriele Sfredda, super appassionato di tutto quello che sia Interactive Fiction.

Accendete quindi le vostre macchine virtuali e mettetevi comodi ad ascoltare la storia che, ancora una volta, entra ad alte frequenze nelle vostre cuffie; come sempre, non mancate di raccontarci di voi e delle vostre impressioni sull'Ogi Forum!

Errata corrige

Ovviamente Infocom è americana, nonostante quanto professato in trasmissione. Ci scusiamo per l'errore non voluto.

IN QUESTO EPISODIO

Il mondo nelle parole

Raccontiamo brevemente le origini di Infocom, la software house per antonomasia quando si parla di avventure testuali e mondi fantastici; ci addentreremo all'interno delle pieghe della sua storia, di quando in una remota parte del Mit la leggenda ebbe inizio.

You're standing in an open field west of a white house...

Zork cosa ha rappresentato per una generazione di videogiocatori? Aiutati da Marco Vallarino, ripercorriamo le emozioni dietro un semplice parser, le sue novità e le potenzialità di un linguaggio che non smette mai di stupire.

Sotto l'Impero

Ma alla fine cosa c'era sotto quella dannata casa? Qual è lo scopo di questo viaggio? In maniera forse frammentaria, ma ricca di vividi ricordi, la mitica ciurma di Archeologia Videoludica vi racconta quello che non avreste mai voluto sapere. Almeno prima di aver conosciuto Zork.

Z-Machine, il linguaggio universale

Chi meglio del mitico Alex Raccuglia poteva portarci a conoscere una delle innovazioni più potenti all'interno della storia videoludica? Parliamo ovviamente della Z- Machine e della sua incredibile flessibilità che ne hanno fatto una delle pietre angolari dello sviluppo delle avventure in tutto il mondo.

Il grue nascosto

Non potevamo che chiudere, orfani del mitico Distruggitore, con tutta una serie di chicche, note e meno note, dedicato al mondo di Zork e al suo essere ancora vivido riferimento per la cultura popolare di chi è cresciuto pane e parser.

Altri links

La traduzione di Zork a cura di Oldgamesitalia
Dietro le quinte della traduzione di Zork (contributo speciale by Whovian)
La pagina Wikipedia di Zork
Un ottimo sito per iniziare a parlare di Zork e affini
Darkiss l'avventura di Marco Vallarino
Il sito di Enrico Colombini
Il sito di Paolo Gabriele Saffredda